10 cose che Muhammad Ali sapeva sulla comunicazione

10 cose che Muhammad Ali sapeva sulla comunicazioneCassius Clay

Il colosso del Kentucky ha portato con orgoglio questo nome per i primi ventidue anni della sua vita.

E’ stato con questo nome che ha cominciato a tirare di boxe, dopo essere capitato per caso in una palestra mentre cercava la sua bicicletta rubata.

Ma è con il nome di Muhammad Ali che è diventato il grande campione che oggi tutto il mondo piange.

Ma perché è riuscito a diventare l’icona controversa che tutti conosciamo, anche se non appassionati di boxe? La ragione è la stessa per cui sto scrivendo questo articolo: Muhammad Ali era un grande comunicatore, un uomo che sapeva arrivare al suo pubblico (e non solo) nel modo più diretto e spregiudicato possibile.

Un pubblico vastissimo di cui ho fatto parte anche io. Ecco perché oggi, a due giorni dal suo ultimo saluto a questa terra, voglio riassumere con voi le 10 cose che Mohamed Ali ci ha insegnato a proposito di comunicazione.

Sbruffone, antipatico, irriverente. Ma mai sleale o inutilmente violento.

Cassius Clay o, dopo la sua conversione all’Islam, Muhammad Ali, aveva una grande dote: era capace di sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda delle persone che voleva contattare. Le catturava, le arpionava e sapeva tenerle legate a sé.

Una dote fondamentale che occupa un posto di primaria importanza anche nel mio manuale pratico di comunicazione in pubblico, Tecniche di oratoria. Guida all’arte di parlare in pubblico.

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Gli ha consentito di portare avanti rivendicazioni per i diritti dei neri, contro il razzismo e la guerra e molto altro, con grande efficacia e pervasività.

Sono 10 gli insegnamenti che secondo me possiamo trarre dall’oratoria di Muhammed Ali.

Siete curiosi di conoscerli? Allora via, cominciamo!

1. Non lasciarsi abbattere dalle avversità 

Capiterà molte volte di dover comunicare qualcosa in condizioni difficili. Provate a fare mente locale, di sicuro vi è già capitato.

Perciò è essenziale non lasciarvi abbattere dalle avversità.

Guardate Cassius Clay: il morbo di Parkinson, di cui ha sofferto a partire dagli anni ’90, non lo ha certo ridotto al silenzio. Gli ha impedito di combattere, è chiaro, ma lui ha trovato un altro modo per canalizzare il suo messaggio e accidenti se ci è riuscito!

Non si è lasciato abbattere e non si è fatto piegare né dalla malattia, né dall’ostracismo, né dalla cultura dominante la società bianca americana, in tempi in cui il razzismo uccideva le persone.

La prima cosa che mi ha insegnato con la sua pratica quotidiana è proprio questo: non è con le sole parole che si può comunicare con la gente.

Le immagini cui il mondo era abituato, in cui Muhammad Ali divorava il microfono dopo essersi sbafato l’avversario, sono state sostituite nell’ultima parte della sua vita da un personale autorevole e imponente, appena scalfito dai tremori che attanagliano tanti malati.  La sua straordinaria presenza fisica e il suo coraggio, i sui occhi e i suoi gesti, eloquenti, indimenticabili, ci insegnano che quando si ha una forte convinzione si è capaci di arrivare a chiunque, anche attraverso i silenzi e la sofferenza.

Non rassegnatevi alla sofferenza e non soggiacete ai vostri limiti.

Se qualcosa di vero c’è dentro di noi non possiamo temere nessuno. Dobbiamo solo tirarlo fuori.

2. La forza delle parole

Le parole possono colpire più di un pugno ben assestato

E sapete perché? La parola arriva a ciascuno nel tempo giusto. Giusto per lui, naturalmente. E’ come una freccia su un tronco d’albero che attende impaziente di essere raccolta e utilizzata. Non importa quando accadrà, essa è lì ad aspettare. Quando è il tempo la coglierete e saprete usarla nel migliore dei modi.

E’ un po’ come un seme gettato nella terra. Non tutti cresceranno nello stesso momento, ma prima o poi anche quel seme sedimenterà e genererà frutti, se il terreno è fecondo.

La parola è ciò che possediamo per fecondare il mondo e in questo modo trasformarlo. Usiamola

3. Rapidità del pensiero e delle azioni

Che invidia per il sistema nervoso di Cassius Clay. Ve lo ricordate ballare sul ring e schivare ogni colpo, irridendo l’avversario? Persino a una bambina come me faceva impressione.

Poi improvvisamente sferrava il colpo, sempre al momento giusto. Un colpo inesorabile e quasi sempre decisivo.

Come i pugni di Muhammad, anche le parole, gli sguardi, i gesti, devono avere un timing preciso. Sono efficaci in un dato momento, né prima né dopo. Altrimenti non funzionano.

Fateci caso. Quante volte avete atteso troppo a pronunciare una data parola e avete perso l’attimo? Ancora vi mordete le labbra, non è vero?

Siate sincronizzati con il vostro momento, usate il tempo come la vostra arma segreta. Non fatelo passare invano e coraggiosamente parlate. Non ve ne pentirete. Sentite cosa dice Muhammad Ali a proposito:

“Ero così veloce che avrei potuto alzarmi dal letto, attraversare la stanza, girare l’interruttore e tornare a letto sotto le coperte prima che la luce si fosse spenta”

Forse non raggiungerete mai questi tempi e d’altra parte a voi non sono affatto necessari. Ma forse dovete provarci, o la vostra vita non lascerà alcuna traccia.  E non è forse ciò che cercate, lasciare un segno?

Allora fatelo. Parlate e dite ciò di cui avete bisogno o che sentite nel momento giusto.

4. Rompete gli schemi, siate spavaldi

Se non siete disposti a rompere gli schemi non diventerete mai grandi comunicatori. Ciò non significa che dovete superare il buongusto o diventare volgari e prepotenti, ma innovatori.

Per innovare bisogna cambiare il modo in cui tradizionalmente si fanno le cose

Avete paura? Certo, è del tutto normale, “cosa penserà la gente” e cose di questo tipo vi staranno già ballonzolando nella testa. Ci vuole un po’ di coraggio ma… è inevitabile se volete cambiare le cose che vi stanno attorno.

Se Muhammad Ali si fosse affidato al fair play o al politically correct come volete chiamarlo, forse si sentirebbe parlare di lui sulle testate sportive, ma non ovunque! Non credete?

5. Ridimensionare l’avversario

Sentite cosa dice il campione a proposito di un suo temibile avversario:

“Joe Frazier è troppo brutto per essere un campione. Joe Frazier è troppo stupido per essere un campione. Un campione dovrebbe essere bello e intelligente come me”

Gasatino, non è vero? Forse pensate che abbia esagerato. Può darsi, ma ha funzionato.

Mettere a disagio l’avversario colpendolo sul vivo lo ha ridimensionato, lo ha fatto sentire più piccolo e fragile, insomma vulnerabile.

Non mi piace l’idea che si utilizzino simili mezzi per soverchiare l’avversario, almeno non se non sono su un ring.

Ma tuttavia considerate che una buona stima di sé produrrà il medesimo effetto. Il vostro interlocutore lo sentirà e anche senza utilizzare colpi così “bassi” vi metterà in una situazione di vantaggio. Non esagerate però.

6. Andate oltre i vostri limiti 

Sia che si tratti di limiti personali o di limiti oggettivi di una data situazione che state vivendo, è importante non considerarli come un muro invalicabile. Non fatevi impressionare!

E ricordate:

Se un muro è troppo alto, potete sempre aggirarlo

Non ponetevi limiti, considerate quelli che vi si presentano di fronte e cercate il modo più efficace per superarli.

Tenete conto che il pensiero è maieutico. Voi immaginate e prima o poi si avvererà. Fate in modo che niente sia impossibile, non abbiate paura di esprimere la vostra opinione con forza. Più netta e precisa sarà più facilmente resterà impressa. D’altronde:

“Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre”

Se volete cambiare il mondo, considerate che impossibile non è per sempre.

7. Usate le parole nel loro significato simbolico

“Muhammad significa degno di lode, e Ali significa altissimo. Clay significa creta, polvere. Quando ho riflettuto su questo, ho capito tutto. Ci insegnano ad amare il bianco ed odiare il nero. Il colore nero significa essere tagliato fuori, ostracizzato. Il nero era male. Pensiamo a blackmail (ricatto). Hanno fatto l’angel cake (pane degli angeli) bianco e il devil’s food cake color cioccolato. Il brutto anatroccolo è nero. E poi c’è la magia nera… Quel che voglio dire è che nero è bello. Nel commercio il nero è meglio del rosso. Pensate al succo di mora: più nera è la mora, più dolce il succo. La terra grassa, fertile, è nera. Il nero non è male. I più grandi giocatori di baseball sono neri. I più grandi giocatori di football americano sono neri. I più grandi pugili sono neri”

Non serve sottolineare quanto sia importante la scelta delle parole. Se dovete far passare un messaggio non siate timidi né parchi: usate le parole più precise che conoscete, fate in modo di essere compresi.

Ricordate che il significato etimologico delle parole che utilizziamo nel quotidiano a volte ha un valore fortemente evocativo. Sappiatele usare al meglio, come faceva Muhammed Ali. Anche attraverso qualche metafora.

8. Coniugare leggerezza e ed efficacia

La violenza deve restare stabilmente fuori dalla vostra comunicazione.

Se ce l’ha fatta uno che di mestiere faceva il pugile, potete farcela anche voi.

Non siate quindi aggressivi, ma fermi e implacabili se necessario, mai violenti. Siate pungenti come l’ape. Ma attenti, l’ape dopo aver punto, muore.

Io sono il più grande, mi muovo sul ring come una farfalla e pungo come un’ape 

Questa è una delle più celebri frasi di Muhammed Ali, senza dubbio una delle più efficaci.

9. Portate oltre voi stessi la vostra visione

Partiamo da un’altra famosa affermazione del grande campione:

“Io sono il più grande. L’ho detto prima ancora di sapere di esserlo”

Anche questa non è male:

“E’ la ripetizione delle affermazioni che ti porta a crederci. E quella credenza si trasforma poi in una convinzione profonda e le cose poi cominciano ad accadere”

Non servono altre parole, non credete?

10. In conclusione

Una volta Muhammed Ali, intervistato dal grande giornalista Gianni Minà, ha detto:

 “Le mie qualità di pugile tecnico, veloce di gambe e di braccia, innamorato della fantasia, insomma il mio modo di stare sul ring e di provocare l’avversario più con gli atteggiamenti irridenti che con la volontà di fargli male, non sarebbe servito a niente se io non avessi capito quasi subito che dovevo utilizzare i mezzi di comunicazione invece di farmi usare, se veramente volevo rendere manifesto il mio disagio, la protesta, il dolore, le richieste, l’orgoglio della mia gente. Dovevo utilizzarli quei microfoni che mi buttavate davanti alla bocca, dopo le mie vittorie. Dovevo sputare le mie sentenze, le mie sfide possibili o esasperate sui vostri taccuini, cercando di precedere le vostre domande, imponendo i miei argomenti ai vostri. Così forse ho contribuito alla presa di coscienza e alla crescita della mia gente perché ho cercato di cambiare il rapporto fra un pugile, un atleta e la società in cui vive. Allora molti non me lo perdonavano. Ora la più grande soddisfazione della mia vita è di essere stimato anche da quella metà dell’America che non mi amava, che mi detestava perché non mi capiva, che mi chiamava “comunista” perché mi rifiutavo ad andare a combattere in Vietnam”

Che stile, non è vero? Sono gesti e parole che mi rimarranno impressi. In fondo è questo il potere della comunicazione. Pronunciare parole capaci di sopravviverci.

E voi, conoscevate questa abilità del grande pugile? Che cosa ne pensate di questa analisi?


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Commenti

  1. Mi esprimo in torinese per mitigare la volgarità della frase “facil ciolè con el picio dur” ovvero Cassius è stato un grande, ma aveva a disposizione una platea sconfinata e quindi il raffronto con uno qualunque come il sottoscritto non regge……certo in quanto a comunicazione efficace rimane un bell’esempio. Scusandomi per la frase in torinese, credo però che sintetizzi bene il pensiero.

    1. Ciao Pier Luigi! Fantastica la tua citazione in piemontese, un dialetto che ahimè si sta perdendo.. Tra l’altro scopro che l’adagio lanciato qualche anno fa da un comico genovese ci va molto vicino…. 🙂
      L’esempio comunque rende bene l’idea, hai ragione: una platea gigantesca può essere di grande aiuto, ma se non si hanno qualità può essere davvero controproducente… Piccoli o grandi se usiamo bene le nostre carte, possiamo giocare una buona partita, non credi? Ti abbraccio e … ti sto preparando una sorpresa, forse anche due

      1. Ciao Elena, concordo con il tuo giudizio finale, ma ti assicuro che sto attraversando un periodo terrificante sul piano amministrativo e solo il pelo o la demenza senile mi supportano, se riuscirò a sopravvivere farò una festa del ringraziamento!?!?!? Attendo a piè fermo le sorprese e ti abbraccio forte e………..guarisci presto !!!!!!!!!!!!!!!!

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: