4 regole d’oro per una comunicazione efficace

4 regole d'oro per una comunicazione efficaceHo sempre avuto una certa dimestichezza nel parlare in pubblico, lo faccio sin da quando ero adolescente, e ne sono  passati di anni  🙄

Al Liceo ero piuttosto attiva nell’organizzare assemblee e manifestazioni e non di rado mi capitava di discutere con molti studenti, in aule così grandi da far tremare le ginocchia. Ricordi bellissimi.

Le prime volte sono state tremende, ma poi con la pratica il megafono era diventato per me una sorta di “prolunga della mano destra” e in più dedicavo molto tempo a costruire ponti, legami, relazioni con ragazzi di altre scuole, anche molto differenti dalla mia. Insomma, in poche parole facevo molto esercizio e mi divertivo parecchio  😉

Più avanti la dimestichezza con le parole mi è stata molto utile sia all’università che nella vita lavorativa, una vita sempre molto difficile e precaria. Avendo esercitato lingua e cervello a lungo, la mia attitudine alla comunicazione mi ha fatto sentire meno emarginata, anche in momenti in cui tutto avrebbe potuto giustificare una tale negativa sensazione.

Quando la vita mi ha offerto opportunità piuttosto importanti di direzione amministrativa e politica, mi è venuto naturale concentrare la mia attenzione non solo sui contenuti, che inevitabilmente contano molto, ma anche su alcuni aspetti della comunicazione pubblica tanto basilari quanto trascurati, specie da un’autodidatta. E anche se non te ne accorgi, capita sempre che qualcuno ti suggerisca, in modo più o meno garbato, che è ora di occupartene ed allora conviene fermarti e riflettere su come sia possibile migliorare.

Insomma, carpe diem, o qualcosa del genere. Un pratico esempio di come a volte le critiche servano eccome a rimetterti sulla strada giusta.

In definitiva questo è stato il mio percorso per raggiungere quella dimestichezza di cui vi parlavo poc’anzi, un lavoro che ahimè non finisce mai: correttezza nell’esposizione, linguaggio, proprietà e scelta delle parole, e in ultimo, emozione.

Non abbiate paura delle vostre emozioni

Ci sono molte altre cose che entrano in gioco quando si comunica dal vivo, ma oggi mi interessa soffermarmi in particolare su una di queste, quella che tendiamo troppo spesso a censurare piuttosto che a valorizzare, proprio lei, l’emozione.

Posso dire come la chiave di tutto stia proprio in quest’ultima parola di cui spesso abbiamo paura. Avete presente quelle vampate di calore che inaspettatamente invadono le gote come un fiume in piena? O quelle ginocchia a mo’ di gelatina che cominciano a disfarsi poco prima di prendere la parola? Ecco, per emozione intendo qualcosa del genere.

Ma se ci fermiamo a questo ci perdiamo qualcosa. Per emozione io intendo soprattutto quell’energia che abbiamo dentro e che è capace di fare la differenza in molte cose, compresa la sfida di cui parliamo oggi: parlare in pubblico.

Perché? Perché mette pepe in ciò che state raccontando, perché scalda un argomento, lo rende vivo, concreto, autentico. Lo rende definitivamente vostro.

Come si impara a parlare in pubblico?

Partirei da queste considerazioni per rispondere a questa domanda, perché se rimaniamo concentrati sulla paura e sull’ansia che anche solo l’idea di dover prendere la parola ci provoca, non apprezzeremmo mai cos’è l’emozione positiva.

Abbiamo paura di bloccarci, di essere giudicati, di non essere all’altezza. Queste e molte altre paure entrano in gioco quando stiamo per intervenire, è assolutamente normale ma è esattamente ciò che vi farà fallire.

Quando la mente si concentra su questi aspetti negativi, il corpo non può andare in un’altra direzione, Con questo voglio dire che imparare  a parlare in pubblico è una questione di testa e di convinzione: se pensate di fallire , fallirete, su questo non c’è alcun dubbio.

Una mente positiva però non è abbastanza per farcela, bisogna avere proprietà di linguaggio e buone idee. Almeno queste sono le due condizioni basilari per poter parlare di una buona comunicazione pubblica. Ma veniamo alle 4 regole base di cui abbiamo parlato nel titolo di questo post.

1) Regola numero uno, leggete molto

La lettura mi ha aiutato tantissimo, ragion per cui la difendo come strumento principale nel processo di apprendimento ma anche di socializzazione. Vi sembra strano? Molti di noi pensano che leggere un libro sia una sorta di attività intimistica, diciamo così, e invece è quanto di più sociale esista, perché ci mette in contatto con realtà che altrimenti non avremmo mai conosciuto. Ci mette in relazione con altri, anche se stiamo comodamente in poltrona.

La lettura serve per conoscere nuovi contesti, approfondirne altri, ma è essenziale soprattutto per apprendere nuovi fonemi e saperli utilizzare al meglio. E’ nella scrittura che si medita sulle scelte che gli autori fanno in favore di determinate parole e si approfondisce il loro significato in un determinato contesto.

E’ un’attività utilissima per chi ha la necessità di svolgere una professione a contatto con le persone, una professione in cui il dialogo e la capacità di esprimersi correttamente e con la dovuta passione diventano la chiave per migliorare se stesso e perché no, per eccellere nel proprio campo, che è ciò a cui dovremmo tendere tutti

Le parole sono ottimi strumenti per attirare l’attenzione del pubblico. Personalmente utilizzo spesso questa strategia quando voglio attirare l’attenzione del mio pubblico e fissare bene un concetto che considero chiave nel ragionamento.

Ascoltare qualcosa di nuovo o che non si conosce costringe l’interlocutore a portare attenzione a ciò che stai dicendo e, se si è perso qualcosa, a recuperarlo immediatamente, magari importunando il vicino per farsi spiegare meglio cosa è stato detto e perché.

2) Curate i contenuti

Res tene, verba sequantur

Il secondo aspetto su cui mi sono concentrata è stato i contenuti, che in realtà sono la ragione stessa per cui ultimamente intervengo in pubblico, appunto per trasmettere contenuti, idee, proprie o di un gruppo cui si appartiene.

I contenuti sono sempre stati essenziali, ma devo ammettere che me ne sono resa conto solo con il passare degli anni.

D’altronde non ho mai amato più la forma della sostanza, questo perché mi interessa comunicare ovvero arrivare al cuore e alla testa delle persone, non trasmettere informazioni. Ciò che  fa la comunicazione infatti è cambiare le relazioni tra le persone, produrre modificazioni e mutamenti, in noi stessi in primo luogo ma anche negli altri, si possono modificare opinioni, atteggiamenti, giudizi consolidati.

Usate fatti concreti, esempi di vita, della vostra vita, sarete infinitamente più efficaci. E siate seri. Non significa che dobbiate tenere il muso lungo, anzi, a me piace la spontaneità e la trovo molto efficace, ma non confondetela con l’improvvisazione.

3) Non improvvisate

Quante volte abbiamo sentito dire che le persone che se la cavano meglio sono quelle che sanno improvvisare? Certo è una bella fortuna sapersela cavare quando si è presi alla sprovvista, ci sono fior di scuole teatrali che insegnano esattamente questa tecnica, che è appunto una tecnica, non una metodica o una qualità.

Dunque vale improvvisare, qualche volta?  Quando dovremmo utilizzare l’improvvisazione?

Beh senza dubbio quando siamo colti di sorpresa. Spesso basta ammettere di non poter rispondere e annotarsi la domanda per poi approfondire in un secondo momento, ma se ci troviamo davanti a delle persone che sono lì proprio per ascoltarci o se dobbiamo partecipare ad un’importante riunione di lavoro, improvvisare non è il metodo migliore.

Avreste dovuto prepararvi e non l’avete fatto. Magari contate sulla vostra simpatia, sulla vostra spontaneità e sul vostro savoir-faire e vi siete dimenticati di prepararvi bene. Ummm…

L’improvvisazione in questi casi sembra più una mancanza di rispetto verso coloro che stanno ascoltando, non trovate?

Con questo voglio dire che non basta essere spigliati e simpatici, o conoscere molto bene tutte le parole del dizionario per essere dei buoni comunicatori. Quando si parla in pubblico, sia in un incontro ristretto che davanti a mille persone, la cosa essenziale da curare è proprio al conoscenza del tema e dell’argomento che dovrete trattare in tutte le sue possibili declinazioni.

Se poi conoscete anche esperienze di altri hanno già percorso quella strada prima di voi, tanto meglio. Vediamo in pratica cosa significa.

Immaginate di indire una specie di concorso per un posto di lavoro nella vostra azienda. State selezionando il personale e si presenta un tizio vestito di tutto punto con un curriculum perfetto e una buona lettera di presentazione. Il tizio è simpatico e voi vi state disponendo positivamente nei suoi confronti. Ma se alla prima domanda di rito il vostro candidato rispondesse in modo vago e voi aveste la sensazione che si stia arrampicando sui vetri, quale potrebbe essere la vostra reazione? Certamente ne resterete irritati perché vi starete chiedendo come mai improvvisa su un argomento che è oggetto di quel colloquio. Insomma, anche se si trattasse di una persona simpatica che vi avrà fatto ridere, difficilmente gli affidereste il lavoro. Non è forse così?

Avrebbe dovuto prepararsi adeguatamente. Forse contava troppo sulla sua simpatia. Mai successo qualcosa di simile?

4) Gestire le emozioni, ovvero sopravvivere all’ansia di parlare in pubblico.

Ecco, questo è il punto che fa la differenza e che caratterizza il mio manuale, Emotional Public Speaking.

Si dice che oltre il 70% delle persone soffra di ansia da discorso in pubblico. Se vi è capitato qualche volta di dover prendere la parola probabilmente l’avrete sperimentata voi stessi e forse, dico forse, quest’ansia vi avrà impedito di terminare un ragionamento nel modo che ritenevate più opportuno o indicato. Forse vi ha fatto fare un passo indietro e lasciare ad altri il compito di tenere quel discorso (e poi chissà che rabbia per non aver avuto il coraggio di tentare!).

Non preoccupatevi, è normale, siete in ottima compagnia!

Tempo fa mi scrisse una donna che aveva esattamente questo problema: non riusciva a prendere la parola e questo le provocava grande disagio e soprattutto le aveva fatto fare qualche passo indietro nella sua carriera lavorativa con conseguenze anche economiche non indifferenti. Non era disperata, sembrava piuttosto rassegnata.

Naturalmente le ho suggerito qualche stratagemma, ma poi mi sono detta che forse avrei potuto mettere la mia esperienza a disposizione di tutti, visto che io stessa mi ero trovata in difficoltà e avevo superato i momenti di crisi e di ansia trasformandoli in punti di forza.

E’ in quel momento che mi sono accorta che le emozioni erano la chiave!

Nessuno di noi è contento di avere di fronte un robot che a manetta spara alla velocità della luce quante più informazioni possibili. Le persone vogliono sentire una storia e vogliono sentirla raccontare partendo da un’esperienza personale. E così mi sono detta:

ecco una buona tecnica per cominciare ad utilizzare bene le emozioni e a metterle a disposizione di un processo che possa aiutarmi ad incontrare davvero le persone che ho di fronte.

Censurare la parte emotiva è sbagliato. Nessun colore potrà venire alla luce.

Cos’è dunque la comunicazione efficace?

Un messaggio che arriva al momento giusto nel modo giusto

Quando ho capito che non era tanto una questione di tecnica ma di emozioni, di pathos, di comunicativa e non di comunicazione e basta, allora è cambiato il mio modo di parlare in pubblico. Usare le mie emozioni positivamente faceva la differenza e così le ho portate nella direzione che volevo io.

Arrossivo e la bocca si seccava (ogni tanto mi capita ancora), ma non me ne vergogno più. Mi sono data degli strumenti per prepararmi e per controllare l’ansia, facendo in modo di canalizzare l’energia che produce la tensione per trasformarla in eloquio e comunicativa. Ho lasciato che passassero sentimenti, convinzioni, passione.

Ho lasciato che le emozioni mi conoscessero e che io conoscessi loro.

Se non le proviamo e non le accettiamo, non impariamo a canalizzarle, non riusciamo a trasmetterle, tutto qui.

Ecco come è nato il mio manuale Emotional Public Speaking

Di preciso non so dirvi il momento in cui ho deciso di coniugare questa mia esperienza personale di crescita e miglioramento personale con la mia passione per la scrittura, so solo che è avvenuto!

Un giorno ho cominciato a scrivere e a mettere nero su bianco la mia esperienza per poterla condividere con altri. L’ho pubblicata in self publishing perché sono molto delusa dall’editoria tradizionale e perché volevo sperimentare una forma totalmente autonoma di pubblicazione, che consentisse il pieno controllo dell’opera.

Questa scelta mi consente oggi di promuovere il mio manuale al prezzo che ritengo più opportuno. Ho scelto l’accessibilità, perché desidero raccogliere pareri e opinioni ma anche perché ho piacere di offrire un lavoro cui ho dedicato molto tempo e passione a un numero di lettori e curiosi più ampio possibile.

Eccolo, è disponibile a un prezzo accessibile a tutti in tutte le librerie on line, ma qui potete acquistarlo direttamente su Amzon.

Vi è piaciuto questo articolo sulle 4 regole base per una comunicazione efficace?  E voi, come ve la cavate in pubblico?

Ci sono cose che si imparano e ci sono cose che abbiamo naturalmente. In genere li chiamiamo talenti e scoprirli è uno dei compiti che la vita ci affida.

Buona ricerca a tutte e tutti!

17 thoughts on “4 regole d’oro per una comunicazione efficace

  1. Oh beh, non parlo di improvvisazione, ma di metodo: qualcosa di meno rigido di un sistema, ma un po’ più regolato di improvvisazione!
    Anche nella formazione la creatività é davvero importante.
    🙂

  2. La parola “esperienza” per me é fondamentale. Le mie sessioni di formazione sono intrise di aneddoti relativi ad esperienze vissute in prima persona.. Ritengo che per conquistare e coinvolgere altre persone sia necessario esser coinvolti in primis. E penso che la teoria, senza esempi pratici, rischia di essere ostentazione di puro esercizio di stile, un po’ un gioco per pochi eletti, insomma. Poco democratico, e poco funzionale. Poi, certo, tutto dipende dal contesto e dalla platea.
    Preparazione, serietà, spontaneitá. Emozione si, ma gestita. Ironia e un pó di leggerezza.
    Un filo d’olio, sale e pepe q.b….
    Scherzo (solo nell’ultima frase, ovviamente): regole generali si, ma niente sistemi: piuttosto un metodo, che vuole il confronto contestuale di volta in volta. Cosi funziona di sicuro!!!
    😉

    • Ciao Marina, ti ringrazio per queste osservazioni, immagino tu sia una professionista della formazione e dunque il tuo punto di vista è prezioso, perché viene da un’esperienza di campo. E’ giusto sottolineare l’importanza dell’esperienza personale: Non solo mette pepe (!) ma aggiunge quel tanto di autentico che permette di rendere tutto più accessibile, credibile, possibile. Se ci è passata lei, allora…. Personalmente detesto gli esercizi di stile, come hai giustamente osservato hanno a che fare con l’ostentazione, ed io la digerisco male.
      Sono però contraria, per le ragioni che ho esposto, all’improvvisazione ovvero alla destrutturazione dell’intervento. Credo che un’ossatura di regole e punti fermi possa garantire un corretto svolgimento del ragionamento. Ogni tanto un volo pindarico serve per scombinare le carte, ma okkio a quando si rimettono i piedi per terra!

  3. Giuseppe says:

    Complimenti vivissimi per questo tuo nuovo articolo. Ben scritto e soprattutto con belli e utili suggerimenti. Leggerò molto volentieri il tuo ebook.

    • Ciao Giuseppe, ti ringrazio per queste tue parole e per l’apprezzamento, speriamo che ti piaccia! Resto in attesa di un tuo commento sulla mini guida e se hai tempo e vuoi lasciare una recensione…. Non può che farmi un grande piacere. A presto e buona serata

  4. riuscire a comunicare in pubblico non è sempre facile a causa di molti fattori concomitanti ma per te non ci sono problemi dopo che ti ho ascoltata alla Radio…. 🙂
    un caro saluto

  5. Da ragazza arrossivo e un po’ mi tremava la voce, ma ciò non mi impediva di dire quello che pensavo. Ormai parlo tranquillamente a chiunque, fosse una, o cento persone, bambini, o autorità. Penso che sia una questione di “pratica”, se si riesce a perseverare le prime volte, poi …. tutto è più semplice. Sicuramente bisogna conoscere l’argomento, avere un lessico appropriato e, soprattutto, essere un po’ incuranti del giudizio degli altri. La perfezione non esiste, l’errore, l’incertezza, l’emozione, come dici tu, sono ciò che ci rende meravigliosamente umani. Un saluto.

    • Concordo, la pratica è essenziale e bisogna buttarsi nella mischia, come dici tu. Trovo proprio indicato richiamare la nostra “umanità”. Non siamo macchine per fare business o “conversioni” ma persone, con le loro originali peculiarità. Una delle cose che mi ha sempre tenuta lontana dalla PNL ad esempio, che mi sembra troppo codificata.
      Quando ero in dubbio, ciò che mi ha sempre spinto ad andare avanti e a prendere la parola era la convinzione che ciascuno di noi abbia un valore, un contenuto speciale da offrire agli altri. Dunque anche io dovevo avercelo da qualche parte! Tirarlo fuori è stato come sbocciare… Un saluto a te e buona giornata

  6. Io ho tenuto delle lezioni di fotografia presso un fotoclub 🙂 20/25 persone alla volta. Non avevo emozioni strane, forse perché mi sentivo padrone dell’argomento.
    Non so se la mia comunicazione è stata di facile comprensione o noiosa, non ho potuto ricevere feedback diretti. Diciamo che la gestione delle emozioni ha funzionato.
    Adesso vorrei iniziare a parlare più sovente e a più persone 🙂

    • Beh David, 20/25 persone sono un bel numero, insomma come debutto non è stato niente male! Se non hai ricevuto feed back negativi possono essere accadute due cose: o sei stato esaustivo o li hai “spianati”… Scherzi a parte, se con le emozioni te la sei cavato subito, allora hai un talento naturale! Sono curiosa, dici di voler parlare a più persone, hai in mente qualcosa di particolare? Conosci i webinair? Io li ho appena scoperti, ma non ho mai partecipato personalmente. Sembra una cosa interessante, una specie di public speaking on line interattivo.. Magari fa il caso tuo :)))) A presto e grazie per essere passato

  7. L’etichetta ” Comunicazione ” è presente anche in uno dei miei blog. A questo importante tema dedico attenzione da tempo. Ho letto con interesse il tuo post e mi trovo d’accordo sui punti esposti. Le volte che mi sono trovata a parlare in pubblico ho sempre tenuto in gran conto l’efficacia comunicativa, come? Preparando in modo estremamente serio il mio intervento: niente improvvisazione, come scrivi anche tu. Perché il messaggio arrivi senza rumori occorre che sia chiaro e ben definito soprattutto a noi stessi. Quindi una stesura direi quasi maniacale dell’intervento ( in alcuni casi anche attraverso la temporizzazione: anche il tempo è importante), una stesura da rileggere e ripetere a voce alta magari davanti a uno specchio, con attenzione al ritmo alle pause e alla chiarezza. Mi è capitato di parlare in pubblico in diverse situazioni e per diversi argomenti e temi. Sempre ho pensato al pubblico: a loro dovevo rispetto. Non c’è cosa peggiore della noia suscitata da un cattivo relatore, non c’è nulla di peggio dello sbadiglio. Attirare l’attenzione è un’arte. Comunicare con efficacia è un’arte.

    • Ciao, felice di averti sul blog! Senza dubbio la paura di annoiare o di non interessare le persone può essere un freno ma anche uno stimolo a individuare strategie sempre diverse per attirare l’attenzione. In genere succede quando si parla troppo a lungo di un determinato argomento, senza intercalare con esempio concreti o altro (immagini, video, ecc). Si dice che l’attenzione si tenga alta per un quarto d’ora, poi scema.. E’ abbastanza così, almeno nella mia esperienza. Tengo sempre un orologio da polso sul tavolo, giusto per non andare troppo lunga… Non trovi che anche questo sia rispetto per la tolleranza degli altri? ;)))
      Grazie per essere passata, a presto

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