5 cose che ho imparato dal silenzio

5 cose che ho imparato dal silenzioCare Volpi,

domenica sono tornata a scrivere dopo il mio ultimo post Silenzio.

L’ho fatto come se nulla fosse, tornando alla mia rubrica Pillole d’Autore con la recensione di Mar Morto, di Jorge Amado.

Ma non posso cavarmela così, mi sono detta, perché dal silenzio ho imparato molto ed è davvero un peccato tenere questo tutto per me. Non siamo forse una piccola ma brillante comunità?

Cosa significa per un’autrice “silenzio”?

Definire il silenzio non è semplice tuttavia provo a tracciare una pista. Silenzio per me è

Assenza di parole, di gesti, di rumore. Intorno e dentro di noi

Se accettate una semplice convenzione, intendo usare la parola silenzio contrapposta alla parola rumore, per significare più rapidamente quella condizione di pace ed equilibrio interiore che il silenzio produce e che è sostanzialmente assenza di interferenze.

Una condizione piacevole al punto da ricacciare indietro qualunque paura.  Molte persone sono letteralmente terrorizzate dal silenzio, fateci caso. Sono coloro che pronunciano parole a raffica, riempiono ogni spazio, fanno una miriade di cose senza soluzione di continuità, al solo fine di impedire che una pausa, di qualunque genere, si materializzi con il vuoto di parole, gesti, cose. E provochi smarrimento.

Forse sarà capitato anche a voi di provare questa sensazione. A me è capitato qualche volta con la scrittura, davanti a ciò che conosciamo tutti meglio come “panico da foglio bianco“.

L’ho riprovato recentemente e mi sono ricordata una cosa semplicissima:

Non è forse dal nulla che tutto è stato creato?

Per la me autrice, il silenzio ha significato abbandonare il rumore, la concitazione delle cose e la loro scientifica successione, dimenticare i doveri, se non quelli ritenuti essenziali, rimettere al centro l’ascolto. In una parola, silenzio per me ha significato ridare spazio a me stessa.

Così mi sono dedicata alla lettura e ho incontrato Dorothea Brande, autrice de Diventa scrittore. L’atteggiamento e l’esercizio mentale per diventare un grande autore.

A proposito: l’ho ascoltato come audiolibro. Non sai cos’è un audiolibro e come reperirlo? Leggi Come un audiolibro può salvarvi dalla metropolitana.

Tornando a Dorothea, la sua tesi è accattivante: per creare lo scrittore deve avere doppiezza, ovvero deve percorrere una strada duplice, da un lato la mente, dall’altro l’inconscio. Ci tornerò.

Ma intanto sappiate che questo testo mi ha molto colpita per le riflessioni che mi ha costretto a fare, e per aver attirato la mia attenzione su un tema da me alquanto trascurato. Sentite cosa ne dice Dorothea:

La scrittura creativa è una funzione di tutto l’uomo. L’inconscio deve fluire liberamente e riccamente, portando, su richiesta tutti i tesori della memoria, tutte le emozioni,gli incidenti, le scene, le reazioni che ha riposto nelle sue profondità.

Dorothea  Brande

Mi sono detta: ecco, sei pronta. Ora che hai creato il silenzio, puoi contattare il tuo inconscio. E sapete una cosa? Ha funzionato!

Prima cosa, ascoltare

Ascoltare gli altri ma anche me stessa.

Tenendo un blog mi accorgo che gli adempimenti quotidiani che le girano intorno (il mio blog è femmina 🙂 ) sono molteplici. Leggere i commenti, immaginare i prossimi articoli, seguire con la giusta attenzione le cose scritte dagli altri amici blogger.

Tutto è in qualche modo rumore, nel senso che produce nella nostra testa quella simpatica sensazione che ti da il mercato la mattina di un giorno di sole. Tante cose belle e colorate, molte delle quali sane e benefiche. Ma anche tante grida indistinte che fanno venire un gran mal di testa!

Ascoltare, seguendo la riflessione cui mi ha condotto Dorothea, ha significato per me entrare in relazione con il mio mondo interiore, là da dove provengono le idee per la scrittura ma anche le risorse per maneggiare la vita di tutti i giorni.

Quella parte di me che quando c’è rumore è come se stesse in stand by. Viva, certo, ma quasi ignorata. Ma nel silenzio, quella parte torna a farsi sentire.  L’ascolto è la chiave.

Quando ho scritto Silenzio ho sostenuto che

Il silenzio è la più alta forma di comunicazione che abbiamo

Lo confermo, e ora mi è più chiaro cosa davvero il mio inconscio volesse suggerirmi con quell’affermazione.

Seconda cosa, lasciare andare le cose

Tanto non crolla nulla, giuro!

Presa dalla foga di ottemperare ai molteplici impegni della mia giornata (ricordate l’elenco? Lunghissimo!) la sola idea di mollare per un attimo mi terrorizzava, Pensavo che qualcosa di sicuro sarebbe andata storta se avessi mollato, fino addirittura a crollare. Per quello “tiravo la carretta”.

Non avevo affatto trascurato i suggerimenti che avevo individuato con Quando è troppo è troppo, anzi, applicandoli devo dire che sono stati utilissimi per darmi la tregua di cui avevo bisogno. Piuttosto mi preoccupava abbandonare il blog, temevo vi avrei persi.

Non è stato così, non è mai così. Affidarsi all’ignoto è un esercizio che consiglio a tutti, significa abbandonarsi, significa avere fiducia. Ed io avevo fiducia, innanzitutto in me stessa, ma anche in voi.

Il silenzio non distrugge le relazioni, non annulla il confronto, non fa perdere le occasioni: Le sposta semplicemente su un altro livello.

Cosa può insegnarci questo in merito alla scrittura?

Che il dialogo tra le persone può avvenire a livelli molto diversi. Non è detto che serva lo scambio tradizionale, può essere un pensiero sottile e costante che ci tiene uniti.

Io vi ho sentiti. Chissà se voi avete sentito me nel mio silenzio?

Terza cosa, ritrovare la fiducia in me stessa

In mezzo al rumore capita che non ci accorgiamo di non essere più connessi con la nostra intima natura, con la nostra più profonda energia. Siamo distratte da suoni, cose, avvenimenti.

Quando ciò accade, è più facile cedere alle suggestioni o alle parole degli altri, parole che, molto spesso, non sono funzionali al nostro benessere ma al benessere di chi le pronuncia.

Riconoscere queste trappole è più complicato se abbiamo “rumore” intorno. Così’ può accadere che perdiamo la fiducia in noi stesse.

Il silenzio è la più alta forma di protezione da questo rischio che conosco. Mi ha riportato la fiducia piena nelle mie capacità e quando sono tornata allo scoperto mi sono sentita più forte.

Quarta cosa, conservare le cose che amo

“A volte per poter apprezzare ciò che amiamo, bisogna osservarlo come se ci stesse sfuggendo. Prima che ci sfugga davvero.

cit. me

Un’intuizione vera. Il silenzio serve ad osservare ed apprezzare le cose che amiamo davvero e che abbiamo intorno ogni giorno senza nemmeno farci troppo caso.

Mentre ci arrovelliamo perché non riusciamo a trovare una buona fine per il nostro romanzo o non riusciamo a raggiungere un obiettivo a noi caro, ci dimentichiamo di guardare dove ci troviamo e quanta strada, quanta ottima strada, abbiamo fatto fino a questo momento.

Guardarsi intorno e osservare le cose cui teniamo di più prima di perderle. Cose che correndo qua e là sono praticamente impossibili a farsi, non siete d’accordo?

 

Quinta cosa, assaporare la libertà

Una scrittrice deve avere un fuoco dentro che la spinge a portare fuori ciò che matura nascosto.

Il mio fuoco è il vissuto di libertà che mi porto dentro da sempre.

Quando sento questa energia muovere la mia intensa esistenza, ecco che i sogni di correre libera per i prati, o di volare irrompono nelle mie notti serene. Quando questa energia cala o si fa da parte, allora è giunto il tempo del silenzio.

Il silenzio mi ha mostrato tutti i limiti del “buon senso comune”, limiti che imbrigliano la mia creatività, soffocandola di buone intenzioni e cose giuste da fare.

La mia libertà è il dono più bello che mi ha fatto il silenzio.  Già solo per questa ragione varrebbe la pena provarlo, prima che sia troppo tardi.

Certo, il silenzio non si può tenere per sempre

E allora, quando giunge il momento, non avete idea di quanto sia bello ritrovare le persone che abbiamo lasciato per apprezzarle ancora di più.

Quanto a questo blog, non siete ancora tornati tutti, ma conto presto di riavervi qui, magari a raccontare dei vostri silenzi o delle vostre pause più o meno obbligate.

Ogni tanto in rete si leggono autorevoli post su come e quanto occorra pubblicare. É chiaro amici miei che si tratti di opinioni valide. Ma nulla distrugge di più le cose belle della routine.

E voi, avete mai vissuto un periodo in cui avevate bisogno di silenzio? Come gestite la vostra routine di scrittori/lettori/appassionati? Ditemelo qui

Un abbraccio e ben ritrovate care Volpi

Commenti

  1. Il silenzio è fondamentale per la musica: senza pausa non c’è suono. In questi giorni sono in silenzio. Da ieri mattina non ho più parlato se non con me stessa. A me piacciono molto queste pause di puro silenzio. Poi le parole acquistano un peso maggiore.
    Quando sto in silenzio sto bene: a me non fa paura il silenzio. Mi infastidiscono le parole inutili e superficiali.
    Quando sto per giorni in silenzio, scrivo. O leggo. O sto ferma in ozio. Mi sento libera e senza costrizioni. Il ritmo me lo dà il mio corpo.
    La creatività, di cui scriverò prossimamente, nasce proprio da lunghi periodi di vuoto, di ozio.
    Ciao cara, a me fa piacere che sei tornata in questa compagnia chiassosina
    Eletta

    1. Ciao Eletta, ricordo bene la tua attitudine al silenzio e la descrizione devi tuoi momenti risuona molto con quelli belli che ho passato io. Leggerò come sempre con interesse le tue osservazioni sulla creatività. Grazie per esserci nonostante il tuo silenzio

  2. Sì mi è capitato e lo stato di grazia che ne è scaturito mi ha dato energia per diverso tempo, ma come per la felicità si tratta di parentesi e non capitoli, purtroppo.
    Personalmente sono una persona molto poco sociale, vivo lontano dalla confusione, frequento poco la città e i suo caos, accendo raramente la televisione e la mia cerchia di amicizie non conta oltre la decina di nomi. Quindi le esperienze che mi colpiscono finiscono per essere quotidiane e normali, ma non meno creative. Per cui credo che esista un modo per entrarci in contatto, non per indurle, semplicemente un codice per farle uscire, che si tratti di meditazione, di stato di equilibrio, di serenità, di felicità… insomma è tutto dentro, è solo necessario farlo uscire. E il silenzio è un ottimo modo.
    Ps: i miei gattini ringraziano, smack

    1. Sai che recentemente ho realizzato che una grande fonte di ispirazione creativa sono i nostri sogni? Essi sono più liberi di noi e sono capaci di cogliere ciò che noiosa in genere vediamo appena o non vediamo per niente…

    1. Ciao orso bianco, benvenuto tra le volpi, direi che ci stai a pennello :))! Hai toccato un tema molto delicato: un mondo rissoso, rumoroso e assordante. Sogni anche tu di ritirarti da qualche parte tipo sul cucuzzolo di una montagna o in un’isola in mezzo al mare? Ecco il mio modello di silenzio preferito!
      Grazie per essere passato tra di noi

        1. Io ho scelto una valle poco turistica…. Che in verità è una mezza montagna, però funziona benissimo! Notte 🙂

  3. Il silenzio è una miniera di tesori, lo sanno bene i padri del deserto e tutti coloro che lo sperimentano per accrescere e affinare la dimensione spirituale. Io adoro il silenzio anche se è così raro a casa mia!

    1. Mi hai fatto tornare alla mente il deserto, inteso come area di silenzio interiore ed esteriore. Lo provai molti moltissimi anni fa come pratica spirituale e fu una folgorazione. Grazie per avermi portato di nuovo a quella bella esperienza!
      Sebbene io non sia incline alla meditazione, tuttavia un pò di off line, come discutevo prima con Barbara, è sicuramente un toccasana! Immagino che con una famiglia numerosa trovare il proprio silenzio non sia facile. Ma sono sicura che una forma la troverai o forse l’hai già trovata! Grazie per essere passata di nuovo di qui

  4. Il 2 giugno ho scoperto una cosa importantissima: la modalità offline del mio smartphone (quella col simboletto dell’aereo 😉 )
    Che non è la stessa cosa di tenerlo spento, perché accenderlo ci mette almeno un quarto d’ora a caricare tutto il sistema, con l’offline basta un click e sei di nuovo nel mondo. Insomma, è proprio il tasto del silenzio, il “mute”.
    Perché quel giorno mi hanno fatto arrabbiare in tanti, non volevo essere trovata, avevo bisogno del mio silenzio.
    Col risultato che ho iniziato a mettere ordine nel mio spero-un-giorno-lo-sia romanzo, con tanto di cartellone storyboard pieno di post-it (ogni post-it una scena). Adesso spero che questa diventi un’abitudine settimanale almeno per un’oretta.
    …oh, sul quanto e quando pubblicare tutti dicono di tutto. Chi tutti i giorni, chi tre volte a settimana, chi due, chi ogni 15 giorni, chi quando voglio, chi solo dal lunedì al mercoledì, mai di venerdì, assolutamente no il weekend…. Ma il segreto non sta lì. L’importante è comunicare bene.

    1. Barbara tu sei incredibile, traduci sempre la tecnologia con la quotidianità 🙂 Il tastino aereo è una preziosa risorsa, perché anche se siamo facili alla comunicazione non significa che possiamo esserne travolte!
      Fai bene ogni tanto a sperimentare l’off line, oggi siamo continuamente connessi col risultato che spesso poi siamo disabituati a reggere i rapporti personali, che richiedono qualcosa di più che una faccina o qualche frase ben studiata. Il silenzio aiuta a recuperare una dimensione intima e personale, da usare non solo in caso di “legittima difesa” 😉 ma anche come strumento per stare a ragionare un pò con noi stessi. Magari per produrre un magnifico storyboard da tavolo con tanto di post it colorati come hai fatto tu.
      Per fare queste cose, per trovare le soluzioni più difficili, bisogna dedicarci del tempo. Il silenzio ci aiuta.. A proposito di abitudini… In questo periodo ne ho acquisita una che proprio non mi aspettavo, ve la racconterò…

  5. Il silenzio è la porta per parlare con se stessi, una porta che spesso, troppo spesso, resta chiusa. Che tua sia riuscita a goderne è davvero cosa preziosa e, in questo mondo così caotico, anche rara. Se poi sei riuscita a unirla con la creatività e farne buon uso, direi che il silenzio ha bussato alla tua porta nel momento migliore. Io da quando ho i bimbi, e ora i gatti, non so più cosa sia il momento di raccoglimento e silenzio se non poche ore la notte. E’ davvero agognato il silenzio e anche la lucidità di poter dedicare attenzione alle attività di lettura e scrittura, sempre troppo compresse tra le mille incombenze di tutti i giorni.

    1. Recentemente sto riflettendo spesso sul rapporto tra mondo interiore e creatività. Talvolta capita di essere molto proiettate verso le esperienze esterne a noi in cerca di ispirazione. Si dice che sia necessario e anche molto arricchente, ed è così. Ma se tutti questi input che richiamiamo dall’esterno non sono in qualche modo elaborati, come possiamo utilizzarli?
      Il silenzio ha bussato alla mia porta quando ne avevo più bisogno. Sai come si dice? Qualche volta se non ci pensi tu ci pensa l’universo. Ti è mai capitato?
      PS: Adoro i tuoi gattini

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: