Brasile, un anno dopo Dilma

Brasile, un anno dopo Dilma
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Circa un anno fa, Dilma Youssef, prima donna Presidente del Brasile, nome in codice Estela, veniva destituita, con l’accusa di corruzione.

Ne parlai a suo tempo, nel mio articolo 5 scommesse che vorrei perdere sul futuro del Brasile.

E proprio ieri, leggendo un interessante articolo di Guillermo Oglietti e Sergio Martìn su Celag ,  mi è tornato in mente.

Non tanto per la descrizione della fiera presidenta destituita, ma per le scommesse che alla fine dell’articolo facevo sul futuro del Brasile che alla prova dei fatti ho, almeno parzialmente, vinto.

Ma è solo questione di tempo, vederete che le vincerò tutte.

Intanto torno sull’argomento per palare di come talune operazioni politiche vengano preparate da massicce campagne di comunicazione denigratoria. Efficaci a demolire, per poi ricostruire a proprio vantaggio.

Tenetevi forte care Volpi che comincia il piccolo viaggio nel Brasile di Temer.

Il Brasile dopo Dilma

5 scommesse che vorrei perdere sul futuro del Brasile
5 scommesse che vorrei perdere sul futuro del Brasile

Non era difficile prevedere cosa sarebbe successo dopo la destituzione di Dilma, e se avete dato un’occhiata all’articolo qui a fianco vi sarete accorti che una tale previsione poteva essere fatta con semplicità da chiunque.

Come nel resto dell’America Latina, quando il nuovo corso elettorale si instaura, porta una ventata di capitali freschi e di affari per  le imprese private di tutto il mondo.

Come accade? Vendendo le ricchezze di uno dei massimi produttori e trasformatori di materie prime al mondo, il Brasile.

Gioielli di famiglia in saldo: le grandi imprese pubbliche

Il punto che la rivista Celag fa sulle privatizzazioni è feroce: in un anno Temer ha venduto 57 partecipazioni statali in imprese strategiche nel settore dei trasporti, porti e aeroporti, nel settore dell’energia e dell’acqua (privatizzata l’azienda di distribuzione dell’acqua di Rio de Janeiro) e si prepara a cedere il controllo di un’altra impresa strategica nel settore aeronautico, Embraer, terza industria aerea del mondo. Stessa sorte prevista per la secondo miniera del pianeta, l‘Isntituto de Reaseguros y Vales.

Le privatizzazioni per la verità erano già state realizzate negli anni ’90, ma lo Stato brasiliano manteneva per sé l’equivalente della nostra “golden share” cioè il diritto, per peso politico, non legato alla misura dell’investimento economico, che lo Stato riserva a sé per imporre la sua volontà sulle scelte strategiche delle imprese privatizzate.

La golden share ha peraltro il mirabile scopo di tenere tranquilli i sostenitori della gestione pubblica e del controllo da parte dello Stato, perché offre l’impressione che esso possa ancora in qualche modo determinare le scelte delle società miste pubblico/private, oggetto delle attenzioni di Temer.

Utile tutto ciò anche ad allontanare l’impressione, reale, che le  maggiori imprese del paese passino sotto il controllo di aziende (e per il loro tramite, di Stati) stranieri, ovvero esteri. Una tecnica che inventò la signora Tatcher e che anche da noi è ampiamente utilizzata. Non vi suona?

Alcune domande sorgono spontanee:

Per chi dunque ha lavorato Temer?

 

Dove sono finite le battaglie contro la corruzione e per la “bonifica” delle istituzioni?

Un Presidente che in un anno ha visto scendere il suo share personale al 10%, come fa a stare ancora in piedi?

Il ruolo nella vicenda dei mezzi di comunicazione di massa

La comunicazione e i social media hanno avuto un ruolo in questa storia. E’ sufficiente una campagna massiccia contro lo stato corrotto per sostenere l’avvento catartico del privato.

Dei corruttori non si parla più, sono spariti tutti, ma che conta. Definire l’obiettivo, isolarlo, e poi distruggerlo.

In fondo la comunicazione è una guerra di parole. E poco importa se queste parole producono povertà e marginalizzazione economica. Chi dirige i giochi ha ben altro cui pensare.

Ecco perché, nella società post moderna, manovrare conoscere e governare le regole della comunicazione può, a volte, se non fermare i processi, ma almeno esserne consapevoli.

Che capire cosa succede, non so come la vedete voi, ma per me è già un enorme passo avanti.

 

Commenti

  1. Il caso Dilma è consolante, motivante e deprimente al contempo. Gli eventi dimostrano che ” allora è possibile” (fare produttivanente, e veder realizzare i risultati per il bene comune); che se è possibile allora insistere nella lotta e negli sforzi non è una ideologica perdita di tempo, ma una necessità universale; Ma che la prepotenza degli interessi economico-internazionali, orientati dalla rossa guida della malversazione, finisce col prevale all’interesse per la vita umana

    1. Buon giorno Marina, è molto difficile per me avere un’opinione compiuta sulla vicenda perché il mio paese, intendo il Brasile, è davvero caratterizzato da una corruzione e malversazione talmente diffusa negli ambienti di potere che è complicato distinguere, specie così da lontano. Ma è cosi diverso da qui? Io volevo solo mettere in evidenza come il massacro di una donna come te Dilma sia stato funzionale alle politiche che, come dici tu, rispondono a interessi economici internazionali. Tristemente penso a quel popolo, proprio come tristemente penso al mio.

      1. Elena io sono affascinata dall’essere umano, ma ne sono anche tanto intristita. La realtà brasiliana non é poi tanto distante da quella di tanti altri paesi – che siano l’america latina o l’estremo oriente… Homo faber fortunae suae, sostenevano i saggi del tempo che fu. Pensa alle popolazioni del cosiddetto terzo mondo; all’Africa disumanizzata in favore delle ricchezze minerarie; all’oriente brutalizzato per il sottosuolo; pensa all’Europa, xenofoba e nazionalista, che si sta disgregando in un vortice di frustrazione, paura ed impotenza… Rimane ben poco di quella tanto millantata umanità evoluta e civilizzata. Perché, sai, ho un concezione un bel po’ diversa di cosa siano civiltà ed evoluzione rispetto a quanto ci si para oggigiorno dinanzi! Confondere la mitomania e l’ossessione per il potere con ciò che é vita mi rimanda ad un concetto di pazzia e di malattia che non ha nulla a che fare con la bella umanità che a volte mi carezza il cuore. Sembra che un brutto virus abbia fatto presa su di noi, modificandoci strutturalmente, disumanizzandoci. E qui si che avrebbe senso imporre un vaccino!!!
        Ps. Davvero il Brasile é il tuo paese? Vieni da li?

        1. No Marina, non sono brasiliana, ma italianissima, anzi, piemontesissima! MA sono una cittadina del mondo che si lascia affascinare da alcune storie. Quella di Dilma mi aveva molto colpito e di conseguenza quella del suo paese, dove ci sono le stesse ossessioni che ci sono qui, concordo assolutamente. Il potere è diventato non il mezzo per fare qualcosa di buono, ma un mezzo in se stesso, una meta , un fine ultimo. Mi affascina sempre il modo in cui il potere, la malvagità si organizzano e utilizzano gli strumenti della comunicazione di massa per passare informazioni pilotate. Sto attenta perché mi interessa difendermi… Teniamo il cervello acceso 😉

  2. Ecco questo te lo invidio, uno sguardo lucido sul mondo. Assomigli molto a mio padre, capace da pochi segnali di capire l’andamento e l’evoluzione economico dei paesi. A differenza mia che invece resto imbottigliata dalle emozioni e faccio fatica a esprimere proiezioni.

    1. Credo che sia il più bel complimento che abbia mai ricevuto, grazie Nadia, davvero mi ha commosso. Sono sempre incerta se affrontare certi temi qui, ma ci sono “urgenze che non riesco a contenere. Sono felice che in qualche modo tu abbia apprezzato… Baci

      1. Somigli molto a mio padre, certo al femminile, non l’ho mai detto ma anche lui è stato, ormai è in pensione, un sindacalista infervorato nella sua missione. Quindi per quello che riguarda l’etica e l’animo generoso vedo lampi che vi collegano.

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: