Come revisionare un romanzo

Come revisionare un romanzoEssendo alle prese con la revisione del mio ultimo romanzo, attività che occupa molto del mio tempo, ho pensato di condividere con voi la mia “routine” per la revisione, perché per la prima volta mi sono data un’organizzazione, una sistematizzazione degli interventi da fare sul testo e ciò ha reso il lavoro più facile e il risultato più soddisfacente.

In genere infatti la prima stesura di un romanzo (ma vale anche per un saggio, un racconto o un semplice articolo) si occupa dei contenuti, delle idee e della loro organizzazione. Una volta compiuta la fase creativa, occorre dare una forma corretta al nostro scritto, in modo tale che possa raggiungere equilibrio e ritmo che rendono un componimento accattivante e addirittura indimenticabile.

Ma come dare gambe a questo processo?

Occorre passare dalla modalità “emozioni” alla modalità “sistematizzazione”, ovvero comporre le specializzazioni dei due emisferi del nostro cervello, quello destro e quello sinistro, per licenziare il nostro miglior romanzo di sempre.

Ecco dunque la mia routine per la revisione dei testi. Spero possa esservi utile.

Come revisionare un romanzo

#Parole come campane tibetane

Adoro l’effetto che fanno le campane tibetane durante la meditazione. Ovunque sia finita la mia mente vagante, esse mi riportano lì, al punto giusto, dove voglio essere.

Le parole vanno scelte con cura e alcune devono svolgere per il lettore la stessa funzione delle campane tibetane per chi medita.

Ci sono autori, come a mio avviso Carofiglio di cui ho parlato in questo post, che sanno utilizzare le parole giuste al momento giusto e che sanno compiere al meglio questo lavoro.

Questa attitudine, frutto di una ricerca e di una cura quasi maniacale, ha un effetto molto positivo sul flusso della narrazione e della lettura.

In fondo, per emergere dal gruppo numerosissimo di esordienti, dobbiamo stupire, catturare definitivamente l’attenzione del nostro amato lettore e tenerlo ancorato al nostro testo. Certo, noi vogliamo farlo attraverso la nostra storia, ma raggiungeremo l’obiettivo solo se useremo le parole giuste.

Una parola “speciale”, esatta, collocata nel punto giusto funzionerà come un “aggancio” per il lettore, lo terrà inchiodato, facendogli ricordare la scena, il fatto narrato, più a lungo.

Le parole sono pietre. Non vanno scagliate contro le persone ma fatte sedimentare nelle loro anime perché restino lì a lungo.

Consiglio: tenete sotto mano un dizionario dei sinonimi e dei contrari. Vi sarà molto utile 😉

#Spazzate via senza pietà ciò che non serve

Preparatevi perché vi servirà tutto il vostro coraggio! Avete presente le pulizie di primavera, che dovremmo fare almeno una volta all’anno? Sollevare i i tappeti e togliere la polvere, battere i materassi, lavare a fondo i vetri e le piastrelle, insomma, eliminare ciò che non serve e che appesantisce il nostro romanzo.

All’inizio, lo dicevo, ci vuole forza e coraggio perché ciò che avete scritto di primo acchito vi parrà tutto utile, tutto da tenere. Invece, no. Domandatevi di cosa potreste fare a meno senza che la storia si inceppi o incespichi in qualche modo.

State cert* che avete di sicuro scritto troppo, perciò, togliete!

Regalate leggerezza al vostro romanzo, imparate da Calvino.

Consiglio: non riuscite ad eliminare qualcosa del vostro scritto perché pensate che serva tutto? Siete nei guai e forse avete fatto indigestione di voi stessi. Fermatevi qualche giorno e poi riguardate con altri occhi il vostro scritto. E se non sapete dove andare a cercare gli “intrusi”, guardate nelle lunghe parti descrittive e tagliate, senza pietà, tutto ciò che a che fare con i vostri giudizi. Se c’è qualcosa da dire in proposito, fatelo dire a un vostro personaggio

#Eliminare una parola per riga

Una volta fatto quanto descritto al punto precedente, procedete con l’eliminare una parola per ogni riga del vostro componimento.

Ora siete certi che avete tolto tutto il superfluo. Il superfluo allontana il lettore, ricordatelo.

#Curare la successione delle scene

Vi è mai capitato di perdere il filo del discorso in un romanzo? Di essere catapultati da una scena all’altra senza essere in qualche modo “accompagnati”? Una sensazione piuttosto sgradevole, non è vero?

A me fa una rabbia… Sembra che un fulmine abbia carbonizzato una parte della storia, o una maglia della rete che vi stava cullando nella storia si sia rotta, facendovi franare a terra.

Non si fa!

Concentratevi sulle vostre singole scene e immaginatele come una presentazione di slide. Le immagini che avete in mente e che avrete trasmesso al vostro affezionato lettore dovranno passare l’una dopo l’altra senza soluzione di continuità.

Se avete utilizzato il flashback o altre tecniche che giocano con gli assi temporali o spaziali della storia, potreste lasciare qualche traccia qua e là nella trama, in modo tale che il lettore possa perdersi e poi facilmente ritrovarsi, senza nemmeno rendersene conto.

Consiglio: Usate una matita colorata per delineare le viarie scene. Mettete una linea alla fine di ciascuna e poi osservate cosa avete scritto dopo. C’è almeno un elemento di richiamo della scena precedente o del capitolo precedente?

#Mostrare senza raccontare

Ah che disdetta, questo sì che è una fatica immensa. Avete scritto il vostro poema con tanto ardore che vi siete peritati di descrivere ogni reazione, ogni sentimento, cosa succede prima e poi che succede dopo.

Il lettore ama la suspense e non ha alcun interesse né a conoscere per esteso vita morte e miracoli di ogni personaggio, né tanto meno la vostra opinione. Almeno, non tutto in una volta!

Avete sicuramente sentito la formula show, don’t tell. Ecco, significa questo: mostra, descrivi, piuttosto che raccontare. Su quel che resta di ciò che avrete tagliato, compite un ulteriore momento di verifica provando a tenere conto di questo suggerimento.

Consiglio: Provate a trasformare in dialogo ciò che avete descritto. Oppure, per non appesantire, utilizzate appunto il feed back. Ogni tanto è bello conoscere meglio i personaggi apprendendo qualcosa del loro modo di essere nel passato…

#Utilizzare termini specialistici o, al contrario, di uso troppo comune

A volte siamo tentati di trasporre nel testo scritto il nostro linguaggio quotidiano. Se siamo abituati a dire “Prendo un Aulin” , è molto probabile che il nostro interlocutore comprenda subito che abbiamo un terribile mal di testa.
In un romanzo l’utilizzo di termini commerciali o specifici come l’esempio più sopra, potrebbe da un lato disorientare il lettore (se anche voi soffrite di mal di testa, non è detto che ne soffrano tutti!) e dall’altro impedirgli di immedesimarsi nella storia, dalla quale verrà distratto da un termine o troppo specifico che non conosce o troppo gergale.
Alla stessa stregua i termini scientifici o specialistici sono a mio avviso da evitare. Se decidete di usarli, ricordate sempre che dovete trovare il modo di esplicitarne il significato.

 

Questo ovviamente non vale per i testi scientifici!

 

 

Consiglio: invece di usare un termine specialistico, provate a descriverne la funzione. Mi piace molto di più trovare la descrizione di una pastiglietta così azzurra da apparire innocua ma capace di risollevare anche gli animi più imi, piuttosto che leggere Viagra. Mi saprebbe di battuta da amici al bar….

#Correggere eventuali bachi della storia

Quando la vostra storia è davvero conclusa, potreste trovare nel vostro testo passaggi in cui avete detto troppo (di un personaggio, di un ambiente, di una situazione) e passaggi in cui avete detto troppo poco.

A questo punto avete due possibilità: riscrivere tutto il romanzo nei punti che richiamano quell’assenza, o utilizzare il flashback  come già accennato prima, lasciare che il personaggio vi dia una mano raccontando un particolare del suo passato o del passato di qualcun altro che “aggiusti” la storia.

In genere io apprezzo, come lettrice, quando il narratore si fa da parte. A volte, lo trovo davvero ingombrante!

Inoltre il feed back offre al lettore di poter compiere una pausa, di abbandonare per un momento la sequenza logica del ragionamento e magari recuperare parti di trama che per varie ragioni si è perso.

 

Consiglio: avete una morale da trasmettere? Fatela emergere da un racconto relativo al passato di un personaggio. Renderà la cosa più piccante.

#Controllare la biografia dei vostri personaggi

Di sicuro avete un’idea di quanto sia facile inciampare nelle biografie dei personaggi, uno degli errori che a me capitano più spesso.
Una bionda diventata rossa, una donna senza età che improvvisamente ne ottiene una… e via dicendo.
Una buona revisione dovrà fare i conti con la coerenza interna del vostro romanzo. Ciò vale per i personaggi ma anche per eventuali fatti storici che avete richiamato nel testo, termini mutuati da altri idiomi, e via dicendo.
Non c’è nulla di più fastidioso per chi legge di una citazione sbagliata, un fatto storico riportato malamente, una parola in lingua straniera scritta nel modo sbagliato.
Troverete molti lettori che indulgeranno con voi su queste distrazioni, ma non su quelle relative ai vostri personaggi.
Ciascun lettore si lega infatti a ciascuno di loro in modo diverso, lo assumerà come riferimento, ne introietterà il punto di vista, leggerà la storia con gli occhi del “suo” personaggio preferito. Il lettore vuole una biografia coerente e di norma non tollera errori.
Perciò, fate attenzione durante la revisione!

 

Consiglio: alcuni di noi tengono così tanto ai personaggi da fare per ciascuno di loro una sorta di scheda di riconoscimento, con tanto di fisionomia del personaggio, descritta o, per chi ha confidenza con la matita, disegnata. E’ un ottimo modo per raggiungere l’obiettivo della coerenza interna del testo.

Conclusioni

A mio avviso, la revisione è uno dei lavori più gravosi dello scrittore. Forse l’ho fatta un po’ lunga, ma sebbene non consideri questa routine esaustiva, di certo queste tips mi hanno aiutato non poco nel mio lavoro di definizione del materiale grezzo uscito dalla prima stesura del romanzo. Mi auguro che possano aiutare anche voi.
Se avete suggerimenti su come implementare e migliorare la routine, accomodatevi! Come sempre attendo le vostre considerazioni.
Buona revisione a tutt*!

Commenti

  1. Un ottimo quadro di questo difficile processo che tormenta tutti noi. Io a volte ho l’impressione di mettere ordine in una soffitta piena zeppa di roba: per quanto mi dia da fare, resta sempre un sacco di robaccia da sistemare o buttare, polvere annidata ovunque, ecc. E la parte più difficile è secondo me capire cosa salvare e cosa cestinare. Speriamo che, revisione dopo revisione, si impari. Mi sembra comunque che tu abbia portato questo processo a un buon livello 🙂 Bello il discorso delle campane tibetane, davvero da tenere a mente, per la scrittura ma non solo.

    1. Ciao Maria Teresa, la metafora della soffitta piena inevitabilmente mi ha fatto venire in mente qualcosa che ha a che fare con il nostro vissuto, spesso molto presente quando scriviamo.
      Capita moltissimo anche a me di trovare, durante una revisione, moltissimo materiale che alla fine non è legato al flusso della storia ma al flusso della mia coscienza o meglio del mio inconscio. Come se qualcosa dovesse venire fuori in un determinato modo, sconnesso, spesso ridondante, perché avevo bisogno di farlo venire alla luce. Come qualcosa che riemerge dopo molto tempo alla nostra consapevolezza, un po’ impolverato ma con un significato da riscoprire, guardare con attenzione e poi, magari, rigettare indietro. Buttare. Io produco in effetti tanto materiale di questo genere. Ho un inconscio che ha molto da dire 🙂
      Mi fa piacere che tu abbia apprezzato il lavoro di messa in comune della mia routine. Non ha alcun intento professionale o presunto tale. ma cose come le campane tibetane a mio avviso funzionano molto bene, sono felice che tu abbia deciso di tenere con te qualcosa. Un abbraccio

  2. Se sapessi come si fa una buona revisione, farei l’editor professionista.
    Io scrivo revisionando, per cui immagina la fatica. Prima di continuare a scrivere, revisiono quello prima.
    Quindi il finale è quello meno revisionato. Per i racconti va così.
    Per il romanzo…vedremo. Lascerò decantare almeno un mese, cercherò di farne una prima revisione da me, ma è probabile che romperò il salvadanaio e mi cercherò un editor.

    1. Ciao Barbara, qui siamo tutte apprendiste stregone! Anche io scrivo così. Primo capitolo, poi , prima di passare al secondo, una bella ripassata. E’ una fatica enorme, anche perché in genere è passato poco tempo e io non ho preso la necessaria distanza dal testo… Questa routine non si riferisce a quella fase, ma a quando terminiamo di scrivere una versione che consideriamo “decente”. Che poi, quando la riguardo alla fine del percorso, decente non lo era per niente 🙂
      Fa parte del gioco…
      Anche i miei finali sono sempre i meno revisionati. Ma, non so se è allenamento o cosa, in genere mi escono fuori con il minimo della fatica. Il vero scoglio per me è l’inizio… che iattura! A proposito: a che punto sei con il tuo romanzo?

  3. No, a parte gli scherzi, è che l’unica cosa che abbia funzionato per me. A dirla tutta, ora come ora per il nuovo progetto che ho mi trovo nella stessa situazione perché non sono in grado di fare la selfer mi mancano troppe competenze e quindi non voglio fare un lavoro mal fatto, sto cercando anche io di trovare una soluzione alternativa. Tra le case editrici disponibili ne ho vagliato alcune, ma il terrore di mostrare un lavoro non idoneo e professionale mi preoccupa molto. Quindi mi ritrovo bene o male nella tua condizione.

    1. La verità è che un tempo l’editore aveva risorse da spendere per migliorare un testo e farne qualcosa di straordinario. Oggi cercano il prodotto finito. Devi fare tutto da te, prima e dopo la pubblicazione. Scrivere più che un’arte sta diventando una corsa ad ostacoli….. Cmqe sono d’accordo con te sulle professionalità dell’editor che non possono essere improvvisate… Buon lavoro per la tua revisione e per le prossime presentazioni del tuo romanzo che pare stia andando piuttosto bene

      1. Tengo le dita incrociate Elena, ogni volta è una scommessa e sì, condivido, una corsa a ostacoli, prima e dopo, ma per ora sono ancora lontana dal proporre qualcosa a un editore…

  4. Sono tutti punti molto validi, che applico anch’io. Di solito uso fin dall’inizio le schede (una per ogni capitolo, con punto di vista e due righe di riassunto), e devo dire che durante la revisione sono molto comode, perché stendendole vedo la storia nel suo insieme e posso valutare eventuali squilibri, oltre che simulare i cambiamenti che mi vengono in mente.

    1. Ciao Grazia, l’uso delle schede per i capitoli è molto utilizzato, alcuni si avvalgono di software ad hoc per realizzarle e tenerle sempre aggiornate. Tu come fai, usi la carta o sei tecnologica?

        1. Ho un ottimo rapporto con il PC, ma mi sono accorta che scrivendo a mano, liberamente (e disordinatamente), di solito a colori, penso meglio. Strano ma vero. 🙂

        2. Non è strano affatto. Una buona idea riprendere confidenza con carta e penna… Grazie per la condivisione e buona giornata

  5. Sono d’accordo sulla revisione dopo aver lasciato decantare un po’ il lavoro. La proprietà di linguaggio mi sembra essenziale se si vuole esprimere una situazione, un avvenimento, un sentimento e così via. Ogni verbo va rivisto per vedere se collima con le parole che lo precedono. Molte volte, da una revisione, scaturiscei un’altra storia. Interessante il tuo blog. Ciao

    1. Hai detto una cosa verissima, Nuccio. Da una revisione può nascere una nuova storia o comunque arricchire, implementare, quella esistente. Per questo penso che dovremmo con pazienza dedicarci a questa attività in prima persona. Sai quanto cambiano anche i personaggi, quando li lasci riposare per un po’? Lieta che tu abbia trovato qualcosa di tuo interesse sul blog, se ti va, torna. Le Volpi sono sempre qui

  6. Lasciare del tempo tra la fine della prima stesura e la revisione, almeno un mese, questo lo dicono tutti e se proprio sono nei guai, toccherà, già fatto, mettere mano al portafoglio e avvalersi di un editor di fiducia.

    1. Sí, revisionare se stessi è un lavoro molto complesso. A me serve molto più di un mese per prendere le giuste distanze… Tuttavia io sto crescendo molto concentrandomi con tutte le difficoltà su questa attività. Ma quanto tempo…. Ho 240 cartelle word da lavorare, fatevi i conti…. . Se decidessi per il self di sicuro però acquisterei i servizi di un editor.

  7. suggerimenti utili e pieni di buon senso. Le revisioni non finiscono mai. Per il dizionario… tengo sempre in linea un sito con sinonimi e contrari che consulto spesso. Lo trovo utilissimo in molte occasioni.

    1. Ciao Giampaolo, io ho sempre aperto quello di Treccani, ché trovo comodo ed esaustivo. Il metodo della ricerca della parola giusta, può sembrare paradossale, l’ho imparato non da molto. Eppure è fondamentale utilizzare proprio quel verbo o quella parola per rendere perfetta una frase. Tipo confesso inoltre che ho una predilezione, a parità di significato, per le parole brevi. Trovo che arrivino meglio. Che ne pensi? Buona serata!

      1. Ho anch’io un dizionario – non della treccani – ma trovo comodo questo online. Motivo? Spazio 😀 la mia scrivania è ingombra. Stampate pc una pila di libri alta 80 cm e pericolosamente in bilico. Rimane poco per appoggiare gomiti e tenere un blocco per gli appunti.
        Concordo sulla scelta dei nomi e di eventuali sinonimi che rendono immediata l’attenzione del lettore. Hanno doppia valenza. Evitare ripetizioni, sempre noiose, e dare veloci e brio alla lettura.

    1. Rosalia mi sono divertita tantissimo quando sono andata a cercare il refuso che hai segnalato (in un post sulla revisione ha un che di freudiano, hai ragione!). Ci ho pensato su e ti dico che non so se sia un lapsus ma di certo avevo voglia di avere un feedback su quello che ho scritto per voi. La tua lettura attenta è in qualche modo la risposta.
      So che stai revisionando anche tu, che metodo usi? Conoscevi già queste tecniche?

      1. Io odio la revisione… direbbe Puffo Brontolo! A parte gli scherzi, durante la revisione vivo una sorta di straniamento: “Ma ho scritto davvero io questa roba? “. E’ un processo sfiancante, bisogna mettersi in discussione senza pietà e tagliare, tagliare, tagliare.

  8. Letto e memorizzato. Ne farò di certo un buon uso visto che mi trovo nella situazione di revisionare quanto scritto e già rivisto. Perché davvero di revisioni non se ne fanno mai abbastanza e forse tenendo ben presenti questi punti posso arrivare a sentirmi soddisfatta. Grazie mille, al solito sei sempre un tesoro!

    1. Ciao Nadia, l’esperienza dimostra che hai ragione, non si revisiona mai abbastanza e ti confesso che sebbene mi sia data un metodo, tuttavia al termine del lavoro resta sempre un senso di incompletezza, una sorta di vuoto ch’è non sono riuscita a colmare. Ma forse è normale che sia così : ciò che scriviamo è un pezzo di noi. Solo un pezzo… Tu hai una routine per la revisione?

      1. No, ho troppa poca esperienza e ammetto di non essere capace a fare tutto da sola, ho sempre bisogno del punto di vista esterno del beta reader, del lavoro dell’editor… Ma credo che quello che hai elencato sia il metodo giusto, quello che per lo meno mette sulla strada del buon lavoro.

        1. Credo che oggi come oggi convenga inviare agli editori un testo il più possibile corretto, non solo grammaticalmente. La mia intenzione è, dopo aver terminato questo lavoraccio della revisione, farlo leggere a uno o più betareader (quest’estate ne ho ho recuperati alcuni davvero validi ) per vedere l’effetto che fa. Sono sempre tentata di utilizzare la professionalità di un vero editor, ma non so se posso sobbarcarmi il costo…. Il meglio sarebbe trovare un editore disposto a investire su di te….

        2. Certo, il testo da inviare a un editore deve essere il più possibile già pronto e quindi privo di quegli ammanchi che hai segnalato nel post. Investire su un editor vuol dire avere un budget da spendere, conditio sine qua non mica da ridere. In questo ti viene incontro il sistema del crowdfunding…

        3. Ahahah Nadia sei mitica. Gira gira trovi sempre il modo per tirarmi dentro il crowdfunding… Chissà che prima o poi non ti riesca

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: