Una corona su misura per Titti

Tempo fa Gianpaolo, padrone di casa di Poesie e racconti. I colori della fantasia, lanciava questa sfida tratta da Scrivere Creativo:

scrivere una storia tra le 10 e le 200 parole avendo a disposizione:

  • un gatto
  • un’auto da corsa
  • la foto seguente

Una corona su misura per Titti

Poiché gli promisi che avrei accettato la sfida, sebbene con un notevole ritardo, ecco la mia mini storia, che ho intitolato “Una corona su misura per Titti“. Avete voglia di leggerla? Tranquilli, non supera le 200 parole, parola mia  😯  😆 

Una corona su misura per Titti

La principessa aveva scelto l’abito per l’incoronazione, lungo e tempestato di pietre preziose, ma dal colore garbato. 

Arrivò alla residenza reale con la sua auto sportiva e sgommando generò un nuvolone di terra che si depositò sulle livree nere della servitù. Il Gran Ciambellano si rivolse a lei dandole il benvenuto, e lei gli domandò:

“E’ pronta la corona?”

“Certo Vostra Grazia, è nella teca di famiglia da secoli, vi attende”

“Oh, ma, non parlo della corona per me, ma di quella per Titti!”

La servitù si guardò stranita e il Gran Ciambellano ebbe un mancamento. Aveva creduto a una battuta di spirito di Vostra Grazia, ma si era sbagliato. Lei gli passò un enorme gatto nero dal pelo lucido che lui afferrò impacciato, beccandosi un bel graffio, proprio sul naso.

“Senza Miss Titti , niente incoronazione. Capito?”

Il Gran Ciambellano annuì e così fecero gli altri. La Principessa si ritirò nelle sue stanze e la servitù provò a tenere buona Titti, che non si faceva accarezzare, figuriamoci prendere le misure del capo. Si liberò subito dalla morsa e fuggì nella sala del trono. Annusò attentamente ogni cosa e cominciò a miagolare impazzita all’indirizzo di una piccola cesta di vimini. Dentro, il cane del Re, appena passato a miglior vita.

I due si guardarono fissi, poi Titti soffiò così forte che il povero cane del Re dovette ritirarsi con le orecchie basse. 

E così fu subito chiaro chi avrebbe di lì in poi regnato su Saturnia. Ma non prima di aver indossato la sua legittima corona.


La verità è che le parole sono 250, ma ho voluto giocare lo stesso. Vi è piaciuta la storia? Avete mai partecipato a sfide di scrittura creativa come questa?

Potete raccontare anche voi la vostra storia nei commenti qui sotto. Chi ci prova?

 

Commenti

  1. Ciao Elena. Divertente il tuo racconto! Complimenti anche a Gianpaolo che andrò subito a trovare. Da parte mia, per qualche anno ho partecipato a due community per scrittori e ogni mese facevo contest e concorsi. Poi mi sono stancata, ho così poco tempo che preferisco concentrarmi sui miei progetti personali. Però ammetto che è stata una bella palestra 😉

    1. Grazie Rosalia, felice che ti sia piaciuta! Si, immagino che sia faticoso. La palestra stanca sempre ma tiene allenati! Io però per un po’ torno ai miei scritti… (devo finire quella revisione e scrivere il post che ti ho promesso!).

    1. Ho vinto? Che bello, adoro! I gatti sono i re della casa, la storia è solo la metafora del reale.. . Certo però che al cane un pò di sfiga l’ha portata per davvero…. Grazie per avermi fatto confrontare con qualcosa di nuovo per me

      1. hai vinto alla grande! I gatti? Non ne ho ma è come se ne avessi 😀 Adorano il mio giardino e il tetto della mia macchina. Qualcuno quando mi vede si avvicina pe runa coccola. Naturalmente sono quelli dei vicina 😀

  2. per i tuoi lettori che non frequentano il mio blog lascio la mia storia già pubblicata a suo tempo.

    Gino era a Londra per assistere a due eventi: l’incoronazione di Carlo e la corsa a Silverstone. “Però…”, pensò Gino grattandosi la testa, “c’è sempre un però”. Doveva scegliere, perché non sarebbe riuscito a vederle entrambe.

    Si aggirava per Milton Road quando vide esposta la copia della corona che sarebbe stata sul capo di Carlo.

    «Quanto costa?» chiese al commesso segaligno che l’aveva accolto con un inchino.

    «Non è in vendita» rispose senza scomporsi.

    “Se è in vetrina, allora è in vendita. Ma come convincere questo pinguino?”

    Si avvicinò alla corona, che era di legno dorato. Un cartellino penzolava. Cento pounds. “Pounds?” si disse sfiorando con un dito la croce. “Peccato lasciarla lì”. Guardò l’ora. si rese conto che doveva volare se intendeva prendere la navetta per Silverstone. Mentre camminava per arrivare alla stazione un gatto lo seguiva. Non era molto in carne e lo fissava come per dire ‘Ho fame’.

    «Vieni piccolo» gli disse prendendolo in braccio. «Si va a mangiare» ed entrò in un negozio per prendere delle crocchette.

    «La navetta è persa?» borbottò, mentre in un piatto metteva il mangiare. «Mi comprerò un modellino di Ferrari Formula 1 e la farò correre nel salotto di casa».

  3. Ho partecipato, ho ospitato, e tutt’ora partecipo agli esercizi del blog Michele Scarparo: ci sono state ben 60 edizioni settimanali del Thriller paratattico (e mi pare che ne ho vinte due, sono arrivata che l’esercizio era già verso la fine); poi c’è il Guarda che quarta (di copertina) dove c’è l’immagine di una copertina inventata (di solito parodia di un titolo originale) ed è lì che è nato il mio racconto La fabbrica di acciottolato (perché inizi con 200 parole di trama, ma capita che alcune davvero diventato storie complete); Storia in sei parole, sembra che il primo fu Hemingway: «For sale: baby shoes, never worn» (Vendesi: scarpe per neonato, mai indossate).
    Non sempre ho tempo, però penso che queste “palestre” siano molto importanti per allenare i muscoli a quella che sarà la maratona finale. E per chi riesce, più palestre, più corsi, più muscoli! 😉

    1. Accidenti Barbara tu sei una professionista di storie a vincoli… Non conoscevo il corto di Hemingway, fantastico. Sul fatto che si comincia con 200 e si finisce con 1000 sono d’accordo. Quello che mi ha colpito di più è che questa esperienza mi ha portato sulla terreni mai sperimentati prima. Aiuta, eccome, a procedere oltre noi stessi. R dire che pensavo fossero solo giochi….

  4. Carina la storia.
    No, mai partecipato, già a fatica riesco a completare i lavori che mi impongo è la mancanza di tempo a non lasciarmi spazio, però credo siano utili davvero a chi attraverso l’esercizio si stimola a creare. Si sa da cosa nasce cosa….

    1. Ciao Nadia, anche per me è stata la prima volta. L’avevo promesso a Giampaolo che mi sarei cimentata, ed eccomi qui. Mi è stato utile soprattutto confrontarmi con la lunghezza. Io spesso sono prolissa…. La storia mi è apparsa subito in testa. Fortuna

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: