Dal Tanaro alle Ande alla ricerca della Pachamama

Dal Tanaro alle Ande alla ricerca della PachamamaPacha Mama: in lingua quechua la Madre Terra, la dea della fertilità, dell’agricoltura e di tutto ciò che è legato alla terra. Per gli antichi popoli andini la Pacha Mama era la vita stessa, il sostentamento, il rifugio, il proprio posto nel mondo.

Ognuno di noi ha un legame speciale con le proprie origini, ma non è detto che sia il luogo in cui siamo nati e cresciuti. Qualche volta una forza dentro di noi ci spinge a cercare altrove il nostro posto,  così valichiamo montagne, attraversiamo mari e raggiungiamo luoghi lontani e sconosciuti, per trovare (o ritrovare) noi stessi.

Oggi vi racconto una storia che parla di una ricerca come questa. È la storia di Tatiana, Davide e del loro bimbo, Alessandro, una giovane famiglia che ha lasciato la terra astigiana per dirigersi in sud America, alla volta del Chile.

Dal Tanaro alle Ande alla ricerca della Pachamama

La mia intervista a Tatiana e Davide, con la partecipazione del piccolo Alessandro.

Buon giorno ragazzi, fa un po’ impressione intervistarvi via mail mentre siete dall’altro lato del pianeta. Solo qualche mese fa ci siamo salutati a Rocchetta Tanaro e ora… Dove siete, esattamente?

Ci troviamo più o meno al centro del Paese, a circa 70 km dalla città di Chillan, nella neonata Regione Nuble. Quando, due anni fa, abbiamo deciso di riprodurre il progetto Italiano in Chile, abbiamo monitorato diverse zone e questa ci è sembrata la più indicata, anche se il mondo la conosceva appena.

Il Chile è rinomato grazie a tre punti di interesse che turisticamente sono perfetti: il Deserto di Atacama, la Patagonia e l’Isola di Pasqua. Ma ci sono quasi 4000 km di territorio praticamente sconosciuti al turismo-avventura. Noi vogliamo far conoscere questa diversità e valorizzarla.

Parlateci del progetto italiano di Pacha Mama. Di cosa si tratta?

Pacha Mama è un ostello situato al centro del Parco di Rocchetta Tanaro, una riserva naturale che si trova tra Asti e Alessandria. Noi lo consideriamo uno spazio di vita a contatto con la natura, ma in realtà è soprattutto una filosofia differente da quella che si sta imponendo nella nostra società.

È un progetto della Cooperativa Sociale Produzione e Servizi che mette insieme soci giovani e anziani alle prese con un mercato del lavoro sempre più cinico dove la vita si trasforma in merce, in prodotti da consumare, in rapporti sociali che sono perlopiù “pubbliche relazioni”.

Noi volevamo dire basta a tutto ciò, basta alla fretta con cui le cose si consumano, per offrire uno spazio, un rifugio a tutti coloro che dal modello sociale dominante sono stati esclusi, o ne sono stati triturati. Un luogo, fisico e mentale, da cui ripartire, con approccio diverso, basato sul rispetto dell’uomo, della sua dignità e dell’ambiente che lo circonda.

Dunque è un progetto di lavoro. Quali figure professionali vi operano?

Quando è nato il Progetto in Italia abbiamo realizzato che per poter fare dell’outdoor un mestiere serviva una miscela di differenti competenze. A parer nostro quelle più adatte a creare un “sistema lavoro” orientato all’ambiente sono l’educatore professionale, la guida escursionistica e listruttore di sopravvivenza.

L’ancora con il “reale”, ovvero la parte pratica del progetto, l’abbiamo impostata così e ha funzionato! Il raccordo tra competenze diverse permette di creare gruppi di lavoro capaci, spesso coraggiosi e forti. Ma il nostro progetto è altro: vogliamo vivere bene, felici, bere acqua di sorgente, cenare davanti al fuoco, non pensare troppo a come vestirsi al mattino. Cose semplici fatte con grande professionalità.

A Rocchetta Tanaro avete puntato sulle scuole per costruire una nuova coscienza

Lo strumento principe per realizzare un progetto di così ampia portata sono le giovani generazioni. Per questo siamo partiti, con fatica, dalle scuole.

Insegniamo a conoscere la natura e gli animali che la popolano a bambini che spesso non hanno mai visto una mucca o uno scoiattolo da vicino.  E pratichiamo il silenzio, che lascia al cervello lo spazio per fare ciò a cui serve: pensare.

Rocchetta Tanaro è ora affidata alle amorevoli cure di Daniela, mentre voi state cercando di riprodurre qualcosa di simile in Chile

Nonostante il successo del progetto, a un certo punto ci sentivamo legati, stretti nella morsa delle “relazioni obbligatorie”.

Dopo tanti anni di attività legata al turismo ambientale abbiamo realizzato che molte interfacce “istituzionali”, (anche se non tutte) non avevano niente di “umano” e nemmeno di etico. Capiamo sia brutta questa definizione ma abbiamo realizzato che a volte l’estetica tarpa le ali all’iniziativa. Questo è il prezzo che a nostro avviso sta pagando l’Italia, un paese che amiamo con tutto il cuore ma che riteniamo perso nella sua storia, disorientato dai suoi infiniti “sistemi” per auto-organizzarsi.

Spesso noi umani ci adagiamo quando troviamo un luogo o una situazione confortevole, tendiamo a mettere radici, intensifichiamo i rapporti, per arrivare spesso ad una sorta di assuefazione nauseante. Volevamo evitarlo.

In cosa si distingue Pacha Mama Chile?

Il nostro progetto ha lo scopo di difendersi dall’omologazione. Proponiamo una vita senza radici, senza proprietà fisse, che metta al centro l’iniziativa, l’avventura, la conoscenza di ci che è introno a noi . L’outdoor riesce bene a convogliare questi concetti strampalati in una serie di attività, a volte tecniche, altre semplicemente emozionali.

Per scendere un po’ dalla nuvoletta stiamo proponendo un prototipo lavorativo, appunto il Centro Pacha Mama. Un luogo dove sviluppare attività legate alla relazione con l’ambiente naturale (trekking, arrampicata, survival, canoa, pratiche di meditazione, riconoscimento ed uso delle erbe spontanee, viaggi d’avventura ecc.)

Il fine del progetto è lo stile di vita, ovvero creare le migliori condizioni per cui gli operatori che partecipano al progetto possano, nei limiti del reale, vivere così, autodeterminandosi, facendo quello che amano fare ed in luoghi naturali.

Per realizzare questo però servono dei compromessi, almeno inizialmente. Serve rendere credibile il progetto, servono dei patrocinatori. Noi abbiamo contattato Università, Comuni, Enti di protezione delle aree naturali,  che valutano le proposte in base alla serietà e all’affidabilità. In un paese “straniero” tutto ciò va conquistato, ex novo.

Pachamama in fondo è un’opera romantica ed umana con una pennellata di economia, giusto per sopravvivere  😉

Com’è la Pacha Mama house?

La Pachamama House Si trova ad Atacalco, a pochissimi chilometri dalla gigantesca Reserva Nacional Nuble. Habitat naturale (e protetto) dello Huemul, una sorta di cervo delle Ande in via di estinzione. La Reserva diventerà il più grande Corridoio della Biosfera di tutto il Sud America, un luogo davvero meraviglioso, se verrete a visitarci ve ne accorgerete!

La nostra sede è interamente realizzata in legno sul terreno di proprietà di un amico chileno conosciuto due anni fa, Guido, che per anni ha fatto il tecnico forestale per il Conaf, l’ente di gestione delle riserve naturali.

Anche lui voleva realizzare un progetto simile al nostro, così ci abbiamo lavorato insieme.  Guido ha messo a disposizione il “contenitore” e noi i nostri progetti e la nostra esperienza.

Oggi ci consideriamo dei fortunati: al risveglio possiamo ammirare la prateria circondata da boschi nativi e avvolta dalle montagne. In fondo alla valle vediamo scorrere il torrente Diguillin e all’orizzonte creste innevate e cime andine che al tramonto diventano rosse come il fuoco.

È la Cordillera delle Ande, un posto isolato ed immerso nella natura. Con due giorni a cavallo si arriva in Argentina. Qui le distanze sono tutta un’altra cosa 🙂

Distanze, tempi, in poche parole una cultura completamente diversa. Quali sono le difficoltà di adattamento che riscontrate, se ve ne sono?

Le difficoltà ci sono, eccome! In primo luogo è difficile sopportare il peso della lontananza dalla persone con le quali abbiamo vissuto per tanto tempo.

Poi occorre fare l’abitudine ai tempi sudamericani, a volte snervanti, e altre volte perfetti. Hanno un modo di lavorare e di rapportarsi completamente diverso dal nostro, all’inizio è complicato.

Abbiamo subito imparato una cosa per noi fondamentale: il rapporto che noi europei abbiamo col tempo è folle.

Certo, aspettare, a volte per mesi, prima di ottenere una risposta, è dura. La vita è dura, in Chile, molto dura. Molte persone muoiono pochissimi anni dopo aver smesso di lavorare per qualcosa o qualcuno che non hanno mai amato. Tutte gli anziani che conosciamo fanno fatica a sopravvivere.  Le difficoltà qui sono vere… Il vento fortissimo che scoperchia il tetto in lamiera, la neve improvvisa che ti impedisce di scendere a valle per gli approvvigionamenti, le auto che non vengono mai aggiustate del tutto… 

Il Chile ha subito una lunga e durissima dittatura. Oggi cosa resta di quella storia?

C’è qualcosa che conoscendo il loro passato, fatto di tortura, repressione e sofferenza, di certo colpisce. Non abbiamo percepito rabbia, né rancore per il passato. Sono andati avanti.

Il Chile è un paese che ha voglia di correre. Per anni ha sofferto terribilmente a causa della dittatura e le conseguenze si respirano ancora. Essere gestiti non è un metodo di vita a lunga campata, l’individuo deve poter avere il proprio metro di misura per utilizzare al meglio il concetto di “azione – reazione”, di “spazio e tempo”. 

La gente qui ha reagito: sa affrontare grandi scelte con una serenità che in Italia non c’è. Semplicemente ha bisogno di non provare più questi sentimenti. 

Se doveste partire proprio ora, chi portereste con voi, nel cuore?

Tutte le persone che abbiamo incontrato. Pacha Mama non è ancora una realtà pienamente operativa, ma le persone a noi care sono state la nostra migliore risorsa.  Joceline e Luciano ad esempio, una coppia chilena che per anni ha viaggiato in bicicletta per l’europa ed il sud america e che oggi gestisce il Marley Coffee, un piccolissimo caffè in montagna dove spesso nascono idee e stimoli per nuove proposte di attività. 

Anche loro come noi si occupano di outdoor e cultura ambientale e con loro è nata una bellissima sinergia lavorativa ma anche una forte amicizia.

Un ultima domanda, ammetto molto personale. Siete una giovane coppia affiatata in un paese completamente diverso dal vostro. Come ha influenzato il vostro rapporto questo viaggio?

Abbiamo penso una grande fortuna, condividiamo tutto. Anche per scrivere le risposte a questa intervista abbiamo lavorato insieme!

Come ogni coppia al mondo, ci arrabbiamo per cose che pochi minuti dopo ci fanno ridere, cogliamo gli aspetti l’una dell’altro e del nostro piccolo in ogni loro mutamento, ci stiamo vicini in ogni momento. Cresciamo uniti anche se distinti.

In Chile si è creato tra di noi un rapporto più animalesco, i  confini individuali tra il giusto e sbagliato si sono fatti nettissimi. Siamo una cosa sola ma nello steso tempo ognuno di noi tre ha sempre bene in mente cosa vuole, cosa vorrebbe, a cosa può rinunciare ed a cosa no.

Forse è grazie a questa chiarezza che la nostra relazione è sempre più forte.

In fondo, facciamo lo stesso tipo di vita che conduciamo anche in Italia, ma con codici e ritmi totalmente diversi. Una sorta di prolungamento di qualcosa che già esiste altrove.

L’amore che ci diamo sembra essere un fluido irresistibile che ci dono felicità ed equilibrio.

Tornerete in Italia?

Certamente! Abbiamo molte persone care laggiù. Ma ciò che più desideriamo ora è realizzare la nostra Pacha Mama chilena. A questo proposito, presto potrete venire a trovarci per sperimentare la sopravvivenza da queste parti, per imparare a riconoscere le stelle che qui, nel sud del mondo, sono completamente differenti e così numerose da farvi girare la testa.


La nostra intervista all’altro capo del mondo finisce qui. Spero che la storia v sia piaciuta!

Se avete domande o curiosità, scrivete pure, con i tempi chileni sarete soddisfatti 🙄

Intanto desidero ringraziare Tatiana, Davide e il piccolo Alessandro (Diablito) per averci raccontato il loro sogno che sta fortunatamente diventando realtà. Con l’augurio che ciò possa accadere per i sogni di tutti.

Intanto, se ancora non avete un biglietto aereo a portata di mano, potete passare un paio di giorni nella tranquilla oasi naturale del Parco di Rocchetta Tanaro, dove gli amici di Pacha Mama italia ci aspettano per vivere insieme un vero ritorno alla natura. Provare per credere!

 

Commenti

    1. Ciao Nadia, è proprio vero. Se di storie come queste ce ne fossero di più illegale mondo sarebbe un posto popolato difficile donne e uomini che mettono davanti a tutto la loro gioia e la ricerca di sé, e non l’accettazione che passa attraverso essere ciò che ci chiedono di essere. Mi ha fatto riflettere su molte cose che mi riguardano…

  1. Una storia meravigliosa! Ammiro la forza e la determinazione con cui Tatiana e Davide hanno perseguito il loro sogno. Una scelta di vita che significa conquista ma anche rinuncia. Lodevole sotto ogni punto di vista. Grazie Elena per avercela raccontata

    1. Mi hanno colpito questi ragazzi che ho conosciuto a Rocchetta Tanaro per la scelta di libertà che hanno fatto. Sono partiti senza costrizioni e sono rimasti liberi. Ci vuole un gran coraggio a mio avviso. Molti sognano di lasciare tutto e trasferirsi dall’altra parte del mondo. Ma quanti lo fanno davvero?

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: