Il dolore ignorato delle donne

Il dolore ignorato delle donne
Photo by Alice Donovan Rouse on Unsplash

Mercoledì mattina, quasi le 8. Una ragazzina sta attraversando le viuzze di un paese in provincia di Foggia per andare a scuola. La raggiunge un uomo, le chiede qualcosa, le spara in faccia e se ne va. Più tardi, lui si uccide.

Era l’ex compagno della madre della ragazzina. Lo aveva lasciato perché la perseguitava. Aveva denunciato, ma nessuno le ha creduto.

Una donna tedesca, di quelle che vivono ai margini della nostra società e chiamiamo clochard, è stata violentata e poi legata, nuda, nel mezzo di uno dei più bei parchi di Roma: Villa Borghese.

Una giovane educatrice in un campo di reinserimento profughi salvata in corner da un paio di ospiti, una ragazzina spenta a soli sedici anni dal fidanzatino, “geloso”: tante, troppe storie che non vogliamo più sentire.

Già, ma come fare a silenziarle? Come fare in modo che non accadano più?

Storie che, una volta ascoltate, si rimuovono il più velocemente possibile dalle nostre giornate sempre uguali, tutte prese dalle nostre piccole cose.

Eppure sono le storie che ci ricordano il dolore ignorato delle donne

Quello contro cui la nostra società fredda e insensibile non si scaglia più, soggiogata, assente, colpevolmente silente.

Strade in cui incredibilmente non abita o non passa nessuno, luoghi in cui ci dimentichiamo di tendere un orecchio e poi, magari, una mano, direttamente o indirettamente.

Per ritrovare quell’autentico rispetto, quell’amore pulito e caro che i bambini protagonisti del video che vi ho linkato al fondo dell’articolo rappresentano, insegnandoci a vivere da uomini e donne.

Non perdetevelo.

Lo sapevate che

  • Le donne vittime di violenza nella maggior parte dei casi (più del 70%) è minacciata, violentata e uccisa da uomini con cui hanno relazioni familiari o sentimentali?
  • Le donne vittima di violenza nella maggior parte dei casi hanno già denunciato l’aggressore poi trasformatosi in assassino, ma le loro denunce sono rimaste ignorate?
  • Le violenze vengono compiute senza che nessuno, ma proprio nessuno, intervenga, né prima né dopo, né fuori né dentro la famiglia?

Questo mi fa pensare a quel dolore dimenticato delle donne con cui ho voluto intitolare questo mio post.

Perché la donna che denuncia non è protetta e il suo dolore ignorato?

Chi deve intervenire, davvero?

Le proposte di aggravamento delle pene vanno bene (anche se a me basterebbe che fossero interamente applicate quelle già previste), ma forse dovremmo introdurre il “reato sociale” che porta questa società a trascurare, ignorare, omettere ciò che invece si potrebbe fare subito alle prime avvisaglie per difendere l’incolumità delle donne!

La luce emanata dai bambini

A volte bisogna tornare bambini per comprendere a fondo il significato delle parole amore e rispetto.

Grazie a Fanpage per aver concepito un video così bello e così commovente.

Se vi va, ditemi cosa ne pensate e fate girare sui vostri profili social questo post. Una volta tanto, difendiamoci meglio…

Buona visione.

 

Commenti

  1. “Il dolore ignorato delle donne” per me è come la Memoria dimenticata…..
    La violenza fisica sulle donne è argomento divenuto (oserei dire) quotidiano. Occorre una certezza delle pene, occorre anche tanta attenzione non solo da parte delle forze dell’ordine ma del cittadino testimone di stupro.
    Se io mi trovassi in queste circostanze, non esiterei a bloccare queste bestie che si fanno chiamare uomini impropriamente……
    Ciao Elena, buona serata

    1. Carissimo Antonio, grazie per il tuo commento. Hai toccato un punto dolente a mio avviso : come mai nessuno vede, nessuno interviene, nessuno sente? Possibile che non si possa mai prevenire uno stupore, una violenza? Cosa accade all’uomo quando è rifiutato, sessualmente parlando?

  2. Il discorso é lungo e complesso, e ha a che fare con la cultura individuale, che é il mattone della civiltà. É possibile agire solo da lì, con l’esemplarita’ di un agire sano e sensato, un agire né maschio né femmina: un agire intelligente. La persona deve costruire lì dove l’istituzione non fa. Nel passato, emergere, per le donne era ancora piú arduo di adesso, eppure qualcuna ci é riuscita. L’evoluzione richiede un lungo cammino, fatto a volte di minuscoli passi…ma é necessario il contributo individuale di tutti. Prima di essere maschi e femmine, noi siamo ἄνθρωπος: esseri umani. E questo dobbiamo capirlo e farlo capire a tutti.

    1. Un agire intelligente. Quanto mi piace questa tua affermazione, la condivido @Marina! In fondo noi non sgomitiamo per emergere, vogliamo solo vivere degnamente come tutti gli altri esseri umani… Un abbraccio. Scriverai anche tu sull’argomento?

  3. È solo un battersi il petto davanti alla tv; una partecipazione lontana di chi ascolta la notizia, prova una pena infinita per vittima e famiglia, odia il carnefice e poi? Poi cambia canale, come, forse, è normale che sia, perché a cosa serve dare risalto a un evento, usare termini orribili: massacrare, brutalizzare, torturare, se poi tutto resta immutato? Un criminale che saluta il suo pubblico come una star, mentre viene portato via in manette, un altro che fra un paio di mesi sarà intervistato da un giornalista per una trasmissione che strappi l’audience. Tutto quello che sta accadendo e che sconvolge è una cassa di risonanza per menti malate, convinte che un gesto ignobile li renderà famosi. Ovviamente non stigmatizzo l’attività giornalistica, è giusto che se ne parli, che si provi orrore, ma il rischio è che tutto questo orrore sia solo terreno di dibattiti: noi vogliamo soluzioni, non le chiacchiere di chi, poi, se ne lava le mani.

    1. Sì Marina, è proprio questo che mi uccide, l’oblio. Per ciò è giusto usare le armi che abbiamo nel nostro quotidiano, per noi la scrittura. Sono molto felice che Nadia abbia deciso di accogliere il mio invito a fare di questo post una sorta di post virale. La prossima settimana, sabato 30 settembre, ci saranno manifestazioni in tutte le città. Ci andremo?
      Ne scriveremo?
      Intanto aspetto il post di domani di Nadia :-*
      Come la mia amica Marina, sono andata molto vicino a una violenza. La cosa che ricordo di più, dopo aver superato la paura, è la consapevolezza di quanto sia sottile il confine tra la violenza e il quotidiano. Lo tocchi con mano. E’ questo che voglio cambiare

      1. Il confine tra violenza e quotidiano é sottile perché l’una appartiene all’altro, ne é contenuta. L’essere umano ha la propensione alla violenza, e ne abusa, spesso, senza nemmeno rendersene conto.
        Ha ragione la mia omonima: vogliamo fatti, le parole sono tante e non bastano più. Ma i fatti non arrivano se chi deve predisporli non esce da questo schifo culturale. Ancora parliamo di quote rosa, ancora a sottolineare la diversità, come se ci dovessero fare delle concessioni perché abbiamo un sesso diverso. Troppi refrain di un passato che é ancora davvero troppo presente, e troppo poco presente in una attualità che puzza di formalina. Parliamo di diritti e non riusciamo a vedere che apparteniamo tutti alla terra. Non ce lo ricordiamo più. Questa é la tragedia di una modernità vissuta in un paese che si dice civile..

        1. In questi giorni torna spesso la discussione intorno alle quote rosa. La condivido in linea di massima, ma mi chiedo/vi chiedo: se ci fossero state donne nei luoghi di ddecisione delle pene, delle tutele, della prevenzione, sarebbe andata nello stesso modo? Io penso di no. Allora, mentre aspettiamo di conquistarci il nostro legittimo spazio, come facciamo a recuperare un gap ad oggi incolmabile?

  4. (Segue dal precedente )

    Bene e male: ma si perde di vista la sostanza. Uomini e donne sono esseri umani. E in quanto tali devono avere garantiti gli stessi diritti.
    Anche io ho subito una violenza pesante da parte di un uomo( uomo?)durante la quale ho rischiato anche di perdere la vita. Era l’ora di pranzo, in un giorno qualunque e passeggiavo, vestita, sulla spiaggia. In questura, poi, mi sono sentita rimproverare che una donna non dovrebbe mai girare da sola.
    Violenza su violenza: una comunità ignorante può solo alimentare la violenza e l’errore. Al di là di tante belle parole.

    1. Ciao Marina, come non essere d’accordo. Sulla questione dell’umanità ho già scritto, proprio con l’idea di tenere insieme tutt* noi, perché la violenza contro le donne è un fatto antico che non abbiamo ancora superato. Pensiamo di esserne fuori, ma poi scopriamo che ne siamo dentro. Certo, la violenza è più cupa e più dura nei contesti sociali più fragili, ma le differenze sociali in questo caso contano poco: come spiegare la violenza di due carabinieri? E di molti altri che appartengono a famiglie “per bene”?
      No, qualcosa di peggio è in corso. L’idea che ci siano giustificazioni buone per la violenza. Le frasi che Barbara e altre hanno scritto, sono quelle che sentiamo ogni giorno nella testa. Non ne posso più.
      Penso che dobbiamo reagire insieme, uomini e donne insieme, e , come ho scritto nell’articolo, pretendere di essere credute e che i nostri carnefici paghino il prezzo alto della violazione della nostra libertà.
      Ti abbraccio, scusa il ritardo nella risposta ma un virus intestinale mi ha fiaccata!

  5. Cara Elena, lo sai come la penso e non posso che ribadire la mia visione…il video e’ molto dolce, ma trovo corrette e istruttive solo un paio delle risposte date dai bambini:

    “non lo faccio perché sennò é violenza; non lo faccio perché sennò si fa male.”

    Le altre risposte purtroppo non fanno che riconfermare l’ignoranza di un mondo culturale retrogrado e, a mio avviso, antiumano: “sono un uomo, é una femmina, le femmine non si picchiano etc etc…”
    Luoghi comuni – migliori negli effetti immediati di tanti altri, tipo quelli secondo i quali le donne vanno sempre e preventivamente sottomesse – che riconfermato la concezione di una diversità di genere “punitiva e limitante”: la donna considerata come entità fragile, angosciata, icona intoccabile. Una ipostatizzazione che fa il pari con quella che la vede come l’incarnazione del male e del peccato. (Segue)

  6. Il video è bellissimo, grazie per averlo postato. E’ così difficile educare all’affettività e alla non violenza, non ci si può sottrarre a dare sempre il buon esempio, a spiegare fino allo sfinimento.

    1. Ciao Sandra, sì l’ho trovato davvero profondissimo e toccante. Se restassimo tutti bambini…. Se ti va, puoi scrivere anche tu sull’argomento, come ha già fatto Nadia. Forse io ci tornerò proprio oggi, perché c’è un appello che secondo me dobbiamo veicolare…. Ti abbraccio forte

  7. Sono giorni che ascolto questo bollettino di guerra… mi sembra di sentire discorsi che ancora facevano le comari di paese con mia nonna quand’ero piccola, silenziosa in un angolino a giocare con la Barbie. “Eh ma se l’è cercata…” “I panni sporchi si lavano in famiglia…” “Troppi grilli per la testa…” Dopo mezzo secolo, la mentalità è ancora ferma al fatto che è la donna a cercarsela la violenza e anche quando denuncia farebbe bene a stare zitta. E questa mentalità ad occhio è all’interno delle istituzioni (che se poi parliamo di “quote rosa” è perché ancora uomo e donna nelle istituzioni non si equivalgono, inutile fingere). Erano uomini quei carabinieri che hanno depositato le denunce? Erano uomini quei magistrati che dovevano dar seguito e intervento a quelle denunce? Erano uomini o erano donne gli assistenti sociali che hanno sottovalutato il pericolo?

    1. Sì, Barbara, un bollettino di guerra . Hai ragione a citare frasi giudicanti come quelle che scrivi nel commento, sono insopportabili eppure oggi stanno tornando sulla bocca di tutti. Siamo fermi a mezzo secolo fa. La società non evolve se non in una direzione di rispetto e tutela dei diritti e della dignità delle donne. Hai ragione a dire che nei posti in cui certe decisioni devono essere prese (tutele, fermi, protezioni, interventi) siedono spesso degli uomini. Ecco perché è importante che le donne assumano sempre di più ruoli di comando, perché non è vero che non fa differenza. La fa eccome. Tra la vita e la morte di una donna assassinata, violentata, perché ha denunciato e nessuno l’ha ascoltata…
      Scrivi anche tu sul tema, un invito che ricolgo a tutte e tutti

  8. Una riflessione importante e un video da brividi. Condivido con tutto il cuore. La società attuale è una barbarie: uomo contro donna, mostri adulti contro bambini innocenti, tutto in un’ escalation che fa venire la voglia di chiudersi e di vedere l’altro come un pericolo. Dobbiamo invece rimanere uniti come fratelli e creare un argine silenzioso e pacifico contro la violenza, di qualunque genere e in qualunque forma. Prendere esempio dai giganti del passato: Gandhi, Madre Teresa, Martin Luther King che hanno lottato per i diritti senza mai macchiarsi le mani di sangue e senza chiudere il cuore.

    1. Buon giorno Rosalia, io sono una persona sensibile, ma quando ho visto il video la prima volta ho pianto dalla metà fino alla fine. Piangevo per la miseri del mondo in cui viviamo e facciamo vivere quei bambini, per tutto il dolore che ignoriamo e provochiamo, anche con la nostra indifferenza o i nostri giudizi. Il problema che vedo oggi è che di giganti al livello di quelli che citi tu non ce ne sono. Mancano personalità autorevoli e carismatiche, positive, buone, capaci di ispirare la gente. Invece in giro vedo personaggi che incitano all’odio, non è la giusta direzione.
      Possiamo lottare noi per i diritti. Credo ci saranno manifestazioni il 30 settembre in giro per l’Italia contro la violenza alle donne. Intanto propongo di portare la nostra testimonianza, la nostra presenza… Grazie per il tuo contributo

  9. La violenza è frutto della solitudine. Solitudine di chi commette violenza, spesso terrorizzato di non trovare un’altra persona che lo voglia amare; solitudine di colei che subisce, ignorata da chi le è vicino; solitudine di ognuno di noi che non apriamo un dialogo ed un abbraccio verso chi incontriamo tutti i giorni, chiudendo così il cerchio di chi teme di non essere più amato. Siamo sempre più carenti di rispetto e di amore: dato e ricevuto. Un piccolo contributo di ognuno, può fare una piccola differenza, ma il contributo di tutti, può rendere il mondo migliore. Grazie della condivisione e buona giornata.

    1. Ciao Sabrina, sono d’accordo, la solitudine è un tema. Soprattutto quella delle donne, che non sono ascoltate , sentite, nel loro dolore e turbamento. Gli uomini? Certo che se permettiamo loro di considerarci “una compagnia” e non una “compagna”, allora quando restano soli si sentono persi. Ma da qui a usare violenza, è inconcepibile. Davvero, io non riesco a comprenderlo e non riesco a giustificarlo.
      Sono stanca, voglio vedere un cambiamento e voglio fare qualcosa per cominciarlo. Procedo a tentoni, ma cosa posso usare se non, come dici tu, un nostro gesto quotidiano, un nostro pensiero scritto, che possa indurre alla riflessione anche là dove certe riflessioni non sono molto usuali?
      E quando dico nostro, intendo di uomini e donne…. Che ne pensi?

  10. Sai di aver toccato un tasto delicato e importante a cui nessuno può sottrarsi di commentare, spero tanto aiuti non solo a sfogarsi ma anche a far luce.
    Essere contro alla violenza non basta, qui servono fatti come hai detto tu, leggi ce ne sono anche troppe, servono gesti non solo per applicarle ma che le facciano rispettare e in questa parola sta tutto.
    L’educazione dei figli, degli alunni, delle persone deve passare attraverso il filtro del rispetto e dei sentimenti. (Se mi infervoro su questo argomento tiro fuori un serpente infinito di parole, cercherò di condensare.)
    Servono attenzione, educazione ed equilibrio. Fattori mancanti alla società, da sempre. Oggi la scusa è la tecnologia, ma il disagio sociale è innato nell’uomo, forse figura solitaria e incapace di vivere in coppia e in società? Forse allergico alle regole? Forse menefreghista, egoista e vile. La violenza appartiene alle emozioni più basse dell’istinto, alle frustrazioni, alle debolezze e non dovrebbe mai fare rima con amore, amicizia, intimità.
    Inspiegabile come l’idea del possesso trasformi i rapporti amorosi in insani, come le vendette trasversali possano sfogarsi brutalmente su innocenti, come la cronaca sia sempre più nera.
    Sono una donna, ho una figlia, nutro paure, ambisco alla serenità come sensazione appagante, vivo con un uomo padre dei miei figli, cresco un futuro uomo. So di avere nel mio piccolo una miniatura di società e che molto dipende dai miei umori, dalle condizioni esterne, dal ciclo lunare e dalla ruota che gira, ma sono stufa di essere la parte debole, agli occhi del mondo che deve accettare e ingoiare. Che le donne siano rispettate e inizino rispettando in primis se stesse. Ce ne vogliono di più di prese di coscienza come il tuo articolo.

    1. “Servono attenzione, educazione, equilibrio” scrivi, cara Nadia e hai ragione. Sono mancanti nella società, aggiungerei rispetto. La violenza, come tu sostieni, sta alle debolezze e alle emozioni più basse. Non alle bestie, che le bestie certe cose non le fanno. No, questa è una delle caratteristiche dell’essere umano terribili e orribili. MA fino a quando gli uomini non prenderanno in mano la situazione, non condanneranno, non interverranno (perché ignorare le denunce, è inaccettabile!) non ne usciremo.
      Insomma, da sole non ce la facciamo. Ormai di questo sono tristemente convinta
      Sì, hai ragione, ci vogliono più prese di coscienza. Io per pubblicare questo articolo ho mandato a monte il calendario editoriale, che prevedeva un post sui miei amati audiolibri. ne sono felice.
      Vi propongo, care amiche e amici blogger, di fare un post bombing sui nostri blog sull’argomento. Che ne dite?
      Un abbraccio

  11. Il dolore ignorato delle donne…
    Vorrei, se permetti, spostare il focus dell’argomento : il dolore ignorato degli ultimi, coloro che questa nostra
    società degli smartphone, delle startap, della democrazia partecipata, dei social non riesce a gestire, e preferisce ignorare. I nostri malati, i nostri pazzi, le nostri poveri abitano le sacche di ignoranza e degrado nelle periferie e nei piccoli paesi in cui le istituzioni non arrivano. Troviamo denaro per le grandi opere, gli stadi, ma non per potenziare servizi sociali e strutture realmente a servizio degli ultimi.
    Questi fatti di cronaca ci palano di figli tolti ai genitori, affidati ai servizi, di precoci dipendenze da sostanze, di patologie psichiatriche già evidenti Tutto ideale terreno di coltura per la violenza, anche di genere!
    Brunilde

    1. Certo Brunilde, concordo su tutto. Ma oggi credo che dobbiamo denunciare con nettezza la violenza contro le donne, senza spostare la discussione su argomenti pur degnissimi. Sai, non sono certa che abbinare la questione della violenza contro le donne al degrado sociale. Purtroppo tale violenza è presente anche in contesti protetti. È un’urgenza, deve coinvolgere anche gli uomini

    2. Buongiorno Brunilde,
      Io credo che lei abbia centrato il punto. Il degrado sociale é il terreno fertile per il degrado culturale, che a sua volta é la compostiera che alimenta la violenza, le cui espressioni sono molteplici e sotto gli occhi di tutti. Tra queste, senza diminuirne affatto il peso, anche la violenza di genere. Ma consentitemi, né più meno di altre…
      A mio avviso é lì che si dovrebbe i intervenire, ma la politica trova piú comodo e propagandistico gettare fumo negli occhi alimentando dibattiti su una delle conseguenze…anziché rimboccarsi le maniche e decidere di pianificare seri interventi (necessariamente complessi e a lunga scadenza).
      Un saluto

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