10 esercizi di autonomia femminile

10 esercizi di autonomia femminileQualche tempo fa pubblicavo sul blog questo articolo, frutto di tutte le riflessioni e le esperienze che ho fatto fino ad ora e che ho deciso di mettere a fattor comune.

Ciò che vive una di noi puo’ essere utile a tutte  😀

A distanza di tempo lo trovo ancora decisamente attuale. D’accordo, meritava una piccola revisione, una sorta di affinamento, infatti ho provveduto. Un contenuto “evergreen” ha comunque il diritto di essere rinfrescato, ogni tanto.

Ve lo ripropongo, perché sono giorni in cui dovremmo poter riflettere un poco su noi stesse e sul punto in cui siamo arrivate. E’ utile ad affinare la rotta e capire se e quanto ce ne siamo discostate. Riprenderla, dopo, sarà un attimo. Pronte?

Ecco i miei 10 esercizi di autonomia femminile

Prima di cominciare vorrei fare con voi un gioco, Pensate all’ultima immagine mediatica (fotografica, televisiva o altro) che ricordate di aver visto e che ritraeva una donna. Fatto?

Ora ditemi: quanti anni ha quella donna e quanta stoffa ha addosso? Sta svolgendo una professione in particolare o è in posa? Ma soprattutto:

E’ un’immagine in cui vi identificate?

Il tema dell’identità femminile mi ha sempre affascinato e ogni tanto ci ritorno su, come sapete. A guardar bene, essa non è il monolite che ci affibbiano addosso, pesante come un macigno e spesso della taglia sbagliata, piuttosto qualcosa che ha a che fare con la pluralità e con le differenze, ma anche con la fatica quotidiana per affermarla. D’altra parte, il mondo legge se stesso al maschile, almeno io questo vedo, e voi?

Ma noi, noi sappiamo quanta varietà e pluralità c’è nei generi che riteniamo sia un peccato dimenticarne una parte. Per questo è importante esercitare la nostra femminilità, quotidianamente. Anch’essa non è un monolite, ci sono molte forme, ognuna ha il diritto di rivelarsi. Che bellezza!

10 esercizi di autonomia per affermare il femminile

che c’è in noi (ma che ancora non ha svelato tutto il suo potere)

  1. Armarsi di cultura: sostantivo femminile, la cultura, la conoscenza, coltivare il sapere è oggi l‘arma più potente che abbiamo. Non per vincere la gara del conoscere più degli uomini (che barba dover sempre dimostrare di essere brave) ma per essere pienamente consapevoli di ciò che ci circonda e che ci capita, saperlo leggere e saperlo trasformare. Studiare, leggere, scrivere, sperimentare. Non abbiatene paura
  2. Uscire dai cliché: a scuola siamo studentesse diligenti e ubbidienti, al lavoro affidabili, sempre disponibili, spesso troppo prevedibilmente dentro gli schemi della carriera definiti dai maschi. In famiglia siamo pronte ad occuparci di ogni cosa per amore o per dovere, abbigliate come se fossimo appena scappate di casa per lavorare meglio e in modo più efficiente. Suvvia, innovate! Siate creative! Mettiamola così: uscire dagli schemi, lasciarsi andare, fare qualche pazzia, giova in primo luogo a noi stesse ma anche al contesto in cui viviamo. Un gesto o un comportamento in controtendenza con ciò che la gente si aspetta da voi, spiazzerà chi vi sta intorno e dopo vi sentirete davvero benone. Provare per credere. Non siamo mica un monolite, o no?
  3. Dire qualche no. Ok non significa che dobbiamo diventare delle “signore no” a tutti i costima difendere gli spazi, fisici ed emotivi, è necessario per affermare la nostra identità. Chi ci avrà di fronte deve sapere che non siamo né scontate né manipolabili. Non offrite immeritati vantaggi. Schiena dritta!
  4. Cambiare il modo di parlare. Il linguaggio è fondamentale, rappresenta il nostro vissuto e il nostro modo di intendere la vita. Un linguaggio monocolore è non solo noioso ma incompleto, sbagliato e classista. Pensateci un attimo: esistono le parole operaio/operaia, cassiere/cassiera, infermiere/infermiera. Ma non medica, studiosa, ingegnera, ministra, assessora e così via. Suvvia, appropriamoci del linguaggio giusto! un ulteriore passo per appropriarci del nostro giusto ruolo nella società.
  5. Fare scelte autonome. Siate coraggiose! Non abbiate timore di sbagliare, solo chi sperimenta può fare qualche passo in avanti. Non rinunciatevi! Andate avanti, con allegria e fiducia. Non siete forse specialmente originali?
  6. Scegliere un ambito in cui vi sentite eccellere o particolarmente portate e sperimentarsi come leader. Proponete, guidate, verificate. Prendere in mano le redini vi farà cambiare persino postura. Provate, e non cedete. Specie di fronte agli uomini. Si comporteranno come al solito, ovvero “Ma cosa ne sai tu di queste cose, baby”. Credetemi, non ve lo diranno a parole ma con gli occhi sì. Nella maggior parte dei casi stanno bleffando. Altrimenti, bleffate voi! Non dimenticate che in quel campo specifico che avete scelto siete molto preparate, non permettete a nessuno di intralciare il vostro esperimento. Fatto? Adesso come vi sentite? Meglio, no?
  7. Chiedere ciò che vi spetta. Non ve lo regaleranno di certo, perciò insistete. Siate cedevoli come il giunco, piegatevi ma non spezzatevi. Non perché ve lo meritate, ma perché è vostro diritto.
  8. Cooperare, coalizzarsi. Se qualcuna di voi sale un gradino, non si soffermi a contemplare le altezze ma si volti e offra il braccio a colei che le sta dietro. Forza, tiratela su! Ora siete in due, non siete più sole e se insistete, ne arriveranno delle altre. Non è difficile. Siate generose.
  9. Non rinunciare alla femminilità. Sì lo so che il mondo del lavoro, il modello familiare dominante, l’intera società parla al maschile. Ma voi, voi avete un compito: illuminare i tratti femminili che sono rimasti sepolti, trascurati o volutamente ignorati. Perciò scegliete la vostra personale lampada e irradiate il vostro intorno di femminilità. Ne ha bisogno, credetemi.
  10. Rivendicare i nostri diritti. Nel lavoro, in famiglia, in campo sportivo, nel gioco, tra gli amici. Siete diverse, una diversità meravigliosamente evidente, avete il diritto di esprimerla e di viverla, Non lasciatevi tarpare le ali. Sul lavoro non vi spiegate perché guadagnate di meno? O perché svolgete un lavoro di mansione inferiore anche se siete preparate allo stesso modo rispetto ad un uomo? Sappiate che l’Italia è mal messa in quanto a parità tra i generi nel mondo del lavoro. Bisogna cambiare questa situazione. Si può, unite, uniti, si può.

E siccome il tema è la civiltà di una società, non pensiate, cari maschietti alla lettura, che tutto ciò non vi riguardi. E se avete capito almeno la metà del messaggio che vuole lanciare questo articolo, la prima donna che incontrerete fate esercizio, perché

Qualunque cosa stia facendo sta portando avanti una personale e difficile lotta.

Chiudo con una provocazione…. Ognuno di noi ha un lato femminile, poiché in ciascuno c’è una parte del tutto. Per questo care Volpi questi esercizi funzionano, per ciascuno di noi.

Buon lavoro!

 

10 thoughts on “10 esercizi di autonomia femminile

  1. Un articolo davvero meritevole, grazie di averlo riproposto. Su ognuno dei punti che hai elencato ci si potrebbe confrontare a lungo, adesso però mi viene da riflettere soprattutto sull’ultimo, relativo al mondo del lavoro. Io ho sempre lavorato il triplo rispetto ad alcuni colleghi uomini, con stipendi decisamente inferiori, ma non è tanto questo il punto. La cosa secondo me peggiore era constatare come persino i capi donne ritenessero consciamente giusto che per un uomo fosse giustificato prendere compensi più alti, perché convinte che valessero di più. Questo, insieme ad altre cose, mi ha sempre fatto pensare come una rivoluzione debba partire principalmente da noi. Non si può cambiare il modo di percepire una donna se noi stesse ci percepiamo in un certo modo, no?
    (Ovviamente non mi identifico affatto nell’ultima immagine mediatica che ricordo… )

    • Ciao Maria Teresa, ti ringrazio per l’apprezzamento 🙂 E’ vero, su ognuno dei punti richiamati ci sarebbe da scrivere e chiacchierare a lungo! Magari da questo post usciranno tanti spin off sui singoli temi, così possiamo approfondirli meglio, chissà… A proposito della tua riflessione, amara, mi soffermo un momento. Tutti sanno benissimo che le donne hanno più a cura il lavoro e il benessere del gruppo, sono molto più “funzionali” all’azienda di molti uomini. Per una deformazione culturale della nostra società che non si riesce ancora a cambiare però, noi donne siamo pagate meno perché valiamo di meno. A parte le solite domande insopportabili: “Lei ha intenzione di fare figli”, oppure “E’ sposata, fidanzata?”, ci tocca pure restare al palo quando altri, magari con metodi tutt’altro che puliti, ci passano davanti. Sono più affidabili, così ci dicono. Ci ho scritto un romanzo su questa faccenda….
      Mi capita ancora, sai? Me ne accorgo quando sono ad una riunione con colleghi uomini, magari semi sconosciuti. Se prende la parola una donna l’attenzione inevitabilmente cala. C’è qualcosa nel retrocranio delle persone che scatta immaginando “esperti” i colleghi maschi e noi una sorta di “reclute”. Mi è capitato più di una volta di essere scambiata per la segretaria di Ferro, supponendo che Ferro, per il ruolo che ricopriva, fosse un uomo. Ora mi fa sorridere, ma allora mi arrabbiavo parecchio. E a pensarci bene, non c’è niente da sorridere. Se poi anche le donne arrivano a teorizzare che le differenze salariali ci sono e sono giustificate, allora… In definitiva hai ragione quando dici che la rivoluzione deve partire da noi.
      In fondo, è già partita, bisogna solo proteggerla e diffondere al massimo questi pensieri in libertà, perché diventino patrimonio comune. Un po’ di ribellione allo status quo ogni tanto non puo’ che farci bene…..Grazie per aver condiviso. Un abbraccio

  2. Standing ovation. Me lo programmo per condividerlo il giorno della donna, che dovremmo smetterla di accontentarci del mazzolino di fiori una volta l’anno.

    • Ciao Barbara, sei molto carina e ti ringrazio particolarmente per aver deciso di condividerlo. Ci ho messo un po’ a scriverlo e ad affinarlo e penso che possa davvero farci bene…. Un esercizio per volta. Grazie di essere passata e per far incontrare ai dieci esercizi i tuoi amici…. Buona serata 🙂

    • Ciao Sabrina, grazie se potessi ora qui ci starebbe una faccina arrossita :). Non ho figli/e e dunque ti sono grata per quello che hai detto, mi sembra di poter trasmettere qualcosa lo stesso a qualcun altro, è molto importante! La condivisione e la coalizione (il punto 8) sono un fattore chiave. Se una volta raggiunto un obiettivo non ci voltiamo e aiutiamo una nostra “socia” a fare lo stesso, beh, penso che abbiamo sprecato un’occasione. L’occasione di mostrare una delle caratteristiche fondamentali della femminilità, la generosità. Se ti va, condividi l’articolo con le tue amiche/ci, sì che possano conoscere queste nostre riflessioni. Grazie di cuore

  3. Salve a tutti! Io, per deformazione esistenziale, faccio la ola per il punto numero uno, perché é giustamente collocato in cima alla lista. La cultura, io la intendo nel senso in cui l’ho imparato dalla lingua tedesca, anni fa, ossia nel senso di “civiltá”: Kultur indica un fenomeno di dinamica progressione evolutiva dell’umanitá. Un percorso sempre vivo, sempre in movimento.
    Vorrei non dover distinguere tra maschi e femmine, ma solo tra persona e persona. Purtroppo questo lo impedisce troppo spesso quella cultura che non é intesa come Kultur, ma come tradizione, una conoscenza tràdita che tradìsce le nostre esistenze. Insomma:impariamo dal passato, e da quanto chi ci ha preceduto ci tramanda. E a volte, é proprio il caso di dirlo: che situazione trEmenda!
    😛

    • Si dice che l’evoluzione di una società si possa misurare per come tratta le donne. Io aggiungerei che l’evoluzione di una Kultura, nel senso che tu hai giustamente ricordato, riguarda l’atteggiamento e il rispetto che abbiamo le une nei confronti delle altre. Rispetto significa piena accettazione delle differenze e rinuncia ad assumere una caratteristica, sia essa fisica, psicologica, di genere ecc. ecc, come dominante. Credo che gli esercizi di autonomia che ho indicato e che di certo possono essere migliorati e integrati, rappresentino in realtà un viatico per ciascuno di noi. Quella cultura e quel livello di civiltà da cui siamo molto lontani e che sta a noi operare per raggiungere. Imparare dal passato, l’importanza della storia…. Fondamentale 🙂

  4. Andrea Rodini says:

    Scusate l’intrusione di un maschio, ma questo tema mi sta molto a cuore.
    Faccio il musicista e da tempo pongo un quesito alle mie allieve: quale è il modo “femminile” di approcciare la musica?
    Quale artista donna ha veramente portato la visione del mondo al femminile nella musica? Perché di una donna brava in musica si dice che è “cazzuta” o “ha le palle” (Le artiste donne per prime vogliono sentirselo dire).
    E per estensione mi si è posta la seguente domanda che non ha ancora trovato una risposta, neppure dalle mie amiche più illuminate ed intelligenti: quale è la visione del mondo al femminile? Considerato che il vivere civile è fondato anche su regole molto “pratiche”, come verrebbe organizzato il codice civile? È il codice della strada (una cosa a caso)?

    Cioè in pratica: chi sono le donne? Cosa desiderano? Come organizzerebbero il mondo?

    Grazie

    Andrea Rodini

    • Buon giorno Andrea e benvenuto tra le Volpi! Innanzi tutto non è un’intrusione perché questo è un blog aperto al confronto, anzi ti dirò che trovo assolutamente necessario il confronto tra i generi, perché una società si “compone” insieme… :). Dunque grazie per il tuo commento!
      Veniamo al tuo interessantissimo quesito che giro subito a tutte le amiche e agli amici del blog, perché è ‘roba di sostanza’ come direbbe Montalbano. Credo che ciò che tu poni sia la chiave di svolta. Il mondo legge se stesso al maschile, ma come facciamo a dargli “una lettura ” al femminile? In realtà si è tentato di rispondere a questa sfida con l’adeguamento del linguaggio. Importante, ma a mio giudizio non dirimente, anche se la difficoltà con cui tentiamo di affermare l’idea che chiamare un sindaco donna “Sindaca” non sia un’aberrazione ma una necessità che serve per manifestare la non neutralità dei ruoli, come ben sappiamo, sono molto grandi.
      Eppure, siamo ancora qui.. Ad usare termini, come giustamente ci dici in questo tuo contributo, che sono riferibili all’universo maschile e non hanno ovviamente niente a che fare con la femminilità. Non mi piace ‘donna con le tette’ al posto di ‘donna con le palle’, perché di fondo c’è una concezione della forza legata alla prestanza fisica. Mentre la forza è interiore e parte dal nostro radicamento, dal nostro essere noi stesse senza lasciarci sminuire da una società che comodamente è seduta sulle nostre fragilità. Non trovi/trovate?
      Su questo blog io spesso rivendico il diritto alla fragilità, al pianto, alla manifestazione del dolore. Non so se sia una componente universale delle donne ma senza dubbio è uno dei miei tratti e non intendo rinunciarvi.
      Credo che l’esperimento che tu desideri realizzare con le tue allieve, ovvero se non ho capito male il modo femminile di approcciare la musica, sia fondamentale, vorrei incoraggiare io stessa quelle donne a sperimentare e a lasciarsi andare. Che si senta nella loro musica il colore dell’animo delle donne, che sono cooperative e accoglienti. Lo Yin, in una parola.
      Non so sul codice della strada, ma per esempio sulla medicina di genere, se i farmaci si ideassero tenendo conto anche delle reazioni del corpo della donna (oggi i parametri sono tutti sui maschi) penso che avremmo un riconoscimento della nostra differenza fisiologica e comportamentale, che sono entrambe fondamentali al percorso di guarigione.
      Sai cosa penso? Che anche nei luoghi di lavoro dovrebbe essere possibile assentarsi il primo giorno del ciclo o magari lavorare da casa, perché molte di noi soffrono tanto. Magari si può recuperare dopo. Il punto è riconoscere le differenze. Ma, come spesso osservano le amiche del blog, ultima MAria Teresa, dobbiamo essere in primo luogo noi donne ad affermarle, da qui i 10 esercizi….. Ti sono piaciuti?
      Una curiosità: come rispondono le tue allieve a quella tua domanda? Che cos’è la musica al femminile secondo te? E’ solo una questione di genere o anche di scelta di note ecc, in una parola tecnica?
      Un caro saluto Andrea, torna presto

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: