Frontiere di filo spinato

Frontiere di filo spinato

Sono appena rientrata da un viaggio all’estero ed ho attraversato la frontiera dell’Unione Europea entrando in Slovenia dalla Croazia, sull’asse così detto “balcanico”, che scorre a fianco del mar Adriatico e che rappresenta la via di ingresso di molti migranti in Europa.

Troppo spesso ci dimentichiamo che si tratta di sopravvissuti ai viaggi marittimi della speranza, che approdano in Grecia o in Turchia, che provengono da quella terra bollente che è il medioriente.

Sopravvissuti a quel mare o a quelle guerre che per altri invece sono diventati tombe.

Alla frontiera la solita coda all’ingresso che si trovava negli anni immediatamente precedenti alla libera circolazione di merci e cittadini europei. Al trattato di Schengen. Da qualche tempo, a seguito della pressione di alcuni paesi tra cui Germania e Austria, questi controlli sono ridiventati stringenti. Si dice per far fronte all’emergenza.

#Una persona normale alla parola emergenza penserebbe a quelle vite sull’orlo di essere stroncate

A quelle famiglie sfuggite dalla guerra e dalla disperazione. Situazioni cupe di cui spesso proprio l’Europa e i paesi civili sono responsabili.

E invece no.

Invece l’emergenza sono i controlli per tenerle fuori queste famiglie di profughi.

Non so esattamente quando, ma a un certo punto il mondo deve essere impazzito. E noi con lui 

#Frontiere di filo spinato sotto i miei occhi

Su quella frontiera che ho attraversato da cittadina europea c’è qualcosa che ho visto e che mi ha fatto rabbrividire. Le strade statali sono state interrotte tra Italia e Slovenia, là dove un tempo era la vecchia dogana. Non si passa più, ci si muove solo più in autostrada. E tra Croazia e Slovenia, mentre si attende pazienti il proprio turno nelle lunghe file per il controllo documenti, lo sguardo cade sul ciglio dell’autostrada, dove pesanti rotoli di filo spinato giacciono pronti in attesa di essere srotolati anche per strada. Da quel poco che vedo nel bosco non si passa già più, almeno non tanto facilmente.

In un attimo mi appare il nuovo volto dell’Unione Europea. Un volto che, nonostante l’accordo con la Turchia, è fatto di muri, filo spinato, di frontiere dell’abbandono della civiltà e dei respingimenti di persone come noi.

Frontiere in cui si è fermata la civiltà e tutto ciò che un tempo ci ha reso umani.

E qui non ci sono muri, mentre altrove si pensa di costruirli, prima possibile. Alla frontiera del Brennero l’Austria lo ha già dichiarato, altri ci stanno pensando, proprio in queste ore. Germania, Belgio, Danimarca, Svezia. E la Francia, che ha già detto la sua al confine di Ventimiglia.

Libertè, egalitè, fraternitè.

Come se la peste potesse invadere “l’occidente” e la vecchia Europa, chiusa nella sua fortezza di cristallo, fragile e con i vetri sporchi di mani che spingono e di volti che attendono che si apra una porta.

Sguardi disperati al fronte di una guerra contro l’umanità che sembra non voler smettere mai. Fatta di bombe e mitraglie, di mine, di fame e di disperazione, ma anche di un abbruttimento morale di cui non sembra pentirsi nessuno.

#La ragione di stato e la sicurezza delle frontiere

E’ questo che tiene lontano queste persone da noi che quelle guerre le vogliamo dimenticare, per timore di dover ricordare che ne siamo un pò responsabili.

Quel filo spinato che guardo dall’abitacolo della mia auto europea mi separa da queste disgrazie ma anche da ciò che chiamiamo, spesso senza sapere cosa significa, umanità.

Vorrei togliere quel rotolo di filo spinato con le mie stesse mani.

Vorrei fermare la guerra con le mie stesse mani.

Vorrei avere la voce abbastanza forte da farla sentire fino a dove le decisioni sono assunte. Che nel cuore delle persone uno spazio ancora di buono deve pur esserci.

Perché un giorno chiunque di noi potrebbe trovarsi di fronte a una frontiera chiusa da un rotolo di filo spinato.

Nel 2015 l’Europa ha accolto 1 milione di rifugiati. Una cifra assolutamente gestibile. Chi è che ha interesse a sostenere il contrario?

L’estate si avvicina e non c’è niente di nuovo sul fronte orientale.

Voi che ne pensate? Davvero non c’è altra strada?

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: