Guida per blogger alle prime armi (e non solo)

Guida per blogger alle prime armi (e non solo)Care Volpi, dopo le giornate di “passione tecnologica” della scorsa settimana, con i guai che già conoscete che mi hanno condotta fino alla veste grafica che oggi orgogliosamente sfoggio come se fosse il mio vestito nuovo, ho deciso di dedicare un po’ di spazio a un tutorial per neofiti o comunque per chi si sente ancora in cammino come blogger, proprio come me.

Così ho chiesto a uno dei miei salvagenti tecnologici nel mare magnum del web, Gerardo Pandolfi, di scrivere un tutorial per le Volpi ed ecco il risultato!

Grazie a Gerardo per questo Guest Post. A me non resta che augurarvi Buona lettura!


La guida per blogger alle prime armi (e non solo) di Gerardo Pandolfi

Oggi rispetto a ieri è diventato molto più semplice diventare un blogger o per lo meno, iniziare a mettere in rete il proprio lavoro.

Spesso il termine blogger viene usato in modo improprio, in quanto si pensa che basti aprire un “blog” per diventare di conseguenza blogger.

E’ come aver preso la patente e già definirsi piloti, come potete immaginare tra le due cose c’è molta differenza.

Per quanto mi riguarda il blogger è colui o colei che del proprio sito web e/o blog ne ha fatto una vera e propria attività, che sfrutta il portale web per avere followers, clienti, insomma un seguito che può portare ad avere un suo perché.

Quando ho iniziato pensavo al successo, alla fama, pensavo che tutto fosse semplice e bello, ma è bastato poco per sbattere contro una serie muri.

Le tre chiavi per un blog di successo

Gli ostacoli principali che tutti coloro che iniziano con la propria passione blog devono conoscere girano intorno a quelle che possiamo definire le tre chiavi per un blog di successo:

  • Contenuto
  • Popolarità
  • Seguito

Il contenuto è fondamentale per attirare le persone sul vostro blog, successivamente però vi servirà popolarità, altrimenti resterete in penombra a lungo.

E per finire serve un seguito, composto da appassionati e persone interessate che apprezzano il vostro lavoro.

In questo articolo cercherò di spiegarvi da dove partire per creare una struttura per poter inserire il vostro lavoro, in quanto i punti sopra descritti, non dipendono da cosa usate, da quanto sia bello il vostro sito, ma semplicemente dalla passione, dalla voglia e dalla tenacia di continuare, continua e continuare.

Cominciamo!

Nome e/o Brand

Prima di tutto serve il nome che poi andrà ad identificare il vostro lavoro, ciò che vi permetterà di essere trovati e ricordati. In rete si trovano molti consigli su cosa usare, ma per esperienza sono tutte spiegazioni campate per aria. Infatti oggi nel 2017 non è più così importante seguire le regole base previste dai guru, regole come: nome corto, facile da ricordare, ecc ecc ecc.

Un esempio eclatante è The Blonde Salad . Se dovessimo dar retta ai guru sarebbe un nome troppo lungo, con un articolo “the” davanti e inerente a un format difficile da decifrare. Eppure, funziona.

Quindi vi consiglio di scegliere un nome che vi piace e che vi rispecchi. Io ho scelto il mio nome GerardoPandolfi perché tratto quello che è il mio lavoro, la mia passione e la mia attività e poi… di gerardopandolfi.com c’è ne uno solo!

Ultima cosa, se avete possibilità di scegliere, le estensioni più gettonate e di valore da acquistare sono: .com, .net e .org

Piattaforma

Indubbiamente la migliore piattaforma su cui appoggiarsi è WordPress, che offre due tipologie di servizio: gratuito almeno in partenza oppure tramite hosting.

WordPress è il più completo e diffuso CMS per la creazione di siti web in generale, che permette di attingere ad infiniti servizi oltre ad essere molto semplice e alla portata di tutti. In questo caso però dovremo fare una scelta iniziale basata su quanta esperienza abbiamo.

Se siete alle primissime armi e volete avere un prodotto funzionale e pronto all’uso, vi consiglio WordPress.com il quale vi permette di usufruire di una serie di pacchetti in base alle vostre esigenze.

Questo vi permette, una volta scelto il piano più idoneo a voi, di poter iniziare praticamente subito a configurare il vostro sito e in pochissimo tempo ad iniziare già a scrivere e pubblicare.

La seconda soluzione è basata su WordPress.org self-hosting, ossia di utilizzare un hosting esterno che ospiterà il vostro sito. Questo però comporta un abbonamento appunto all’hosting, che ne mio caso è SiteGround sul quale sarà possibile installareil  di WordPress.

La differenza tra i due servizi è nella gestione e integrazione. Infatti su hosting non avrete nessun vincolo di gestione, espansione, integrazione, potrete inserire forum, servizi multimediali e molto altro ancora, mentre nella versione sopra descritta, essendo ospitata sui sever di WordPress, sarete limitati all’abbonamento scelto. Non è detto che a voi non basti 😉

Grafica e/o Tema

I gusti sono gusti e su questo non ci piove, ma la grafica del sito, che nel caso di WP è basata sull’installazione di temi costruiti ad hoc per questo CMS, ha sempre il suo perché.

Un sito che si presenta semplice, pulito, intuitivo e che mostra subito quello che fate, permette di avere un maggior riscontro.

Facciamo qualche esempio: se siamo una testata giornalistica dovremo utilizzare un tema che permetta di far vedere tante cose e subito (mashable.com), se abbiamo un’attività lavorativa è importante far capire a chi visita il sito cosa facciamo (hmns.it) e se siamo un blog come nel mio caso, devo permettere a chi lo visita di poter leggere i post in modo chiaro (gerardopandolfi.com altro esempio iphoneitalia.com).

Dove posso acquistare i temi? Io vi consiglio ThemeForest che attualmente è il più grande store di temi per WP e non solo. DesignOrbital offre una buona scelta di temi basati ed ottimizzati al massimo per sfruttare WP (il tema che attualmente ho in uso arriva da qui) e per finire vi suggerisco StudioPress , apprezzato da moltissimi per via dei suoi temi costruiti mediante una struttura solida e performante.

E una volta che il sito è pronto?

Adesso che il nostro sito ha un nome, una struttura solida basata su WordPress e una veste grafica idonea, cosa vi resta da fare?

Beh qui inizia la parte più difficile perché bisogna farsi conoscere e produrre.

Questi alcuni consigli che spero vi siano utili:

  • Scrivere e pubblicare almeno 2 articoli a settima, in quanto per Google questo è il numero “minimo” per essere considerati nel suo motore di ricerca.
  • Aprire una Pagina Facebook per farsi pubblicità, pubblicando i propri post e mandando inizialmente la richiesta di mettere Mi Piace ai proprio amici e parenti. Non trascuratela mai, perché i vostri followers sono anche coloro che potenzialmente visiteranno maggiormente il vostro sito.
  • Se pensate di poter seguire altri social, aprite un account Twitter, Instagram, ecc
  • Non trascurate mai chi commenta e chi chiede aiuto, perché è importante creare una sinergia tra voi (inteso come sito) e i visitatori.
  • Se vi è possibile, cercate delle partnership, così da incanalare traffico e farvi pubblicità.
  • Per finire, munitevi di pazienza. Nulla arriva velocemente e ci vorrà del tempo prima di avere le prime soddisfazioni.

Gerardo Pandolfi è una persona genuinamente disponibile con noi blogger senza speranza 🙂

Trovate cosa sa fare e come contattarlo qui.

Io lo ringrazio per aver regalato alle Volpi questo post e per tutto quello che fa per mantenere in ordine la nostra tana. Ogni tanto ci critica, ma lui è un esteta 🙂

Commenti

  1. Brava Elena, hai fatto un bel lavoro con il nuovo look! E brava ad aver ospitato un “tecnico” tra le tue righe.
    Chi vuole far numeri col blog, solitamente lo fa per lavoro (per guadagnarci), quindi definirei improprio l’espressione “sembra un lavoro”, dato che in effetti lo é! 🙂
    Quanto ai commenti, attenzione che non diventi un lavoro anche quello. Molti scrivono parole di convenienza solo perché possa apparire il link al proprio blog – un altro modo di fare pubblicità.
    Io ritengo che un post debba essere un’occasione di riflessione, e quindi di scambio. E lo scambio si fa nei commenti: non uno spazio che deve essere riempito, quindi, ma l’occasione di un cammino che può essere percorso insieme, sia pure per pochi tratti.
    La mia esperienza di blog racconta un po’ quello che ho letto qua sopra: non tutti hanno il coraggio o la voglia di esporsi. Pensa che alcuni commenti, a me, arrivano via mail! E’ cosí, non c’è nulla di male, va benissimo. L’importante é incontrarsi, no?
    Un abbraccio

    1. Ciao Marina, sono felice che ti piaccia il nuovo look, è stata una fatica … :D. Sui commenti sono assolutamente d’accordo con te, se ricordi qualche tempo fa avevo persino introdotto un memo nel blog per richiamare l’attenzione di chi passa di qui che questo non è uno spazio per farsi pubblicità ma appunto, per un utile (il più possibile) scambio di opinioni o di saluti, perché ci sta anche quello, a mio modo di vedere.
      Ma sai che ti dico? Continuano! Io personalmente seguo con costanza solo i blog di blogger con i quali sento che si stabilisce una relazione. Lo so che può apparire un’assurdità, però è così e mi piace. Non sempre sono capace di dire amenità, ma ho piacere di esserci perché conosco la fatica di scrivere e mi va di apprezzare ciò che altri fanno, anche solo brevemente.
      A me raramente arrivano via mail, mi scrivete solo quando faccio qualche stupidaggine tecnica o per chiedermi guest post o informazioni sui libri, che peraltro promoziono pochissimo. Quindi nella maggior parte dei casi è uno scambio, sì, tra blogger. Ma non sempre. C’è un solo blog che sistematicamente seguo senza che il suo curatore si sia mai affacciato al mio ed è Penna Blu. Nell’ultimo post, se hai voglia di andare a vedere, c’è una discussione su recensioni eccetera a pagamento, cioè proprio l’idea che col blog si facciano “conversioni” di qualsiasi natura. Lì ho lanciato una provocazione: mi offro come commentatrice a pagamento. Per dire che i commenti, come le conversioni, tutto in rete si può acquisire,ma non è detto che porti a ciò cui ambiamo, ovvero un giusto riconoscimento. Un abbraccio fin laggiù.

      1. Ho letto, ho letto… In effetti ci sono anche molti blog che parlano del nulla, come quelli che ripropongono articoli pubblicati su altri blog e appena ritoccati. Solitamente poi le pagine sono zeppe di link pubblicitari. Mi é capitato di vedere cose di questo genere su argomenti sdoganatissimi, tipo “i gattini”, piatti di cucina e banalità sugli animali domestici. Ma davvero si arriva a monetizzare tanto?? Tempo fa parlai con una persona che sosteneva di volersi aprire un blog per fare soldi. É finita in quel circuito, ne ha aperto piú di uno… Non so quanto le abbia fruttato il gioco, perché non ce la faccio proprio a intrattenermi sul nulla! Mah…
        Una domanda che proponi spesso vige sul perché scriviamo. Mi ricorda l’interrogazione sull’essere di Aristotele: dell’essere si parla in tanti modi, diceva, ma nessuno é in grado di definirne la sostanza….

      2. Si può scrivere per tanti motivi, ma credo che senza passione – la scrittura come ogni altra cosa- il risultato di ció che fai rende sordo chi la passione la cura, e svanisce presto nel nulla. E allora a che giova essere intravisto e condiviso da chi REALMENTE non ti legge? É vero che pecunia non olet, ma fino a che punto si puó scrivere senza piacere?
        Ogni volta che scrivo, espongo qualcosa di me: emozioni, riflessioni, tensioni… Gli aspetti personali escono inevitabilmente, anche se in modo indiretto, magari dentro un racconto, o uno scherzo… Scegliamo quelle parole, quel modo, insistiamo proprio su quell’ argomento… Si puó fare questo con indifferenza?

        1. Ovviamente anche la scrittura può diventare un mestiere. Anche i mestieri o meglio le professioni possono essere vissute con passione e a volte con fatica. Io ne so qualcosa…

      3. Si si certo..per “diventare un mestiere” mi riferivo ad un uso specifico che si fa di quest’espressione, ossia il fare qualcosa in maniera meccanica e ripetitiva. Non credo che sia questo ció che fai quando scrivi…

  2. Ciao Elena! Complimenti per la nuova veste grafica che dà risalto ai contenuti! Grazie Gerardo per le dritte. Il mio cruccio è pubblicare più articoli durante la settimana. Non voglio esaurire il tempo che preferirei dare alla scrittura. Nel passato ho dato tanto al blog col risultato di essere ben presto esausta. Temo di ricadere nel circolo vizioso. Per quanto riguarda i commenti, mi piace seguire molti blogger e spesso lascio commenti, ma alla lunga anche questo porta via tanto in termini di tempo. E voi, Elena e Nadia, cosa ne pensate?

    1. Frequentare altri blog e commentare è come passare da amici e dire buongiorno, solo che concordo i blog aumentano e diventa quasi un lavoro. Non parliamo poi se si tratta di postare più di un articolo alla settimana, un lavoro a tempo pieno. Vedo che in molti reggono il ritmo ma non so quanto tempo resta loro per scrivere o fare altro, so però che come in tutti gli altri campi si deve imparare a essere molto organizzati e decidere di dedicare slot precisi di tempo aiuta. Io ho personalmente ridotto a due gli appuntamenti e sono comunque sempre oberata, ma programmo con anticipo di almeno un mese tutto il calendario per non restare mai sprovvista di argomenti e post.

      1. So che molti credono nell’organizzazione come un mantra. È così anche per me, eccetto quando si tratta di creatività. Lì non c’è orario, modalità, strategia che tenga

    2. Buon giorno Rosalia, grazie per i complimenti, sono felice che ti piaccia! Tocchi un tasto molti dolente. Ha ragione Gerardo, bisogna pubblicare con costanza e continuità, ma ci vuole un sacco di tempo! I commenti sono il sangue del nostro scrivere in rete il tempo per garantirli non dovrebbe mai mancare? Io quando vado in burn out smetto per un pò. Poi riprendo. Siamo umane il fatto che il blog tolga tempo alla scrittura inoltre è verissimo.

  3. Rimanere se stessi è la soluzione migliore, alla fine pensare di poter essere uguali ad altri è impossibile, quindi quello che più importa è avere il focus di quello che vogliamo fare e su quello sviluppare tutte le nostre idee.
    Se hai bisogno di qualche consiglio o info, mi trovi su Telegram (non so se lo conosci), basta cercare gerardopandolfi oppure info@gerardopandolfi.com o sul mio sito =)

  4. Grazie, credo anche io che restare se stessi paghi, e che la regola standard non sia adattabile a tutti. Sono fermamente convinta che trasmettere quello che si è sia il motivo centrale che deve caratterizzare ogni post. Dubito che avrò mai i numeri di Belen quindi mi tengo ben stretta e felice i miei, ben consapevole che i libri restano per alcuni e non tutti.

  5. Ciao, ho conosciuto Elena per caso perchè aveva un problema e pian piano abbiamo trovato una soluzione insieme. Per la tua domanda la risposta non è semplice, perchè il fare “numeri” non dipende direttamente dal contenuto, ma da quello che “tira” o di quello che le persone hanno bisogno. Una foto di Belen fa più views della consegna del premio Nobel… come lo “scaricare film” attira più pubblico di “cosa leggere sotto l’ombrellone”.

    Quello che ti consiglio è di restare sulla tua linea d’irriverenza che ti distingue dalla massa e che ti rende unica in quello che fai.
    Se vuoi fare qualche numero in più devi puntare su vari fattori: social network, collaborazioni, numero di articoli pubblicati, ecc e anche così si fa fatica. Non c’è una formula magica se non quella di essere te stessa e di trasmettere quello che sei!

  6. Sì concordo con tutti i punti, e credo di averli tenuti presenti nella creazione del blog, La parte più complicata resta il mantenere viva l’attenzione di chi ti segue, non risultare un l’ho già letto altrove e crescere nel seguito di lettori. Spesso i blog vengono letti e commentati da altri blogger, la persona comune ha come la paura di far notare la sua presenza, si sente in territorio inviolabile e questo trattiene dal mostrare il proprio gradimento. Colgo l’occasione della tua consulenza, per domandarti una cosa Gerardo: è più utile restare stravaganti e originali nei contenuti del proprio blog, o uniformarsi al genere? Nel mio caso si tratta di un blog dove si parla di libri, vita e sentimenti positivi. Per esempio faccio interviste, pur non essendo giornalista, ad autori o persone legate al mondo dell’editoria, per mettere in mostra i libri che ho letto e mi sono piaciuti. Il mio stampo è di essere impertinente, non maleducata, ma a volte inopportuna con le domande, per uscire dai soliti tagli troppo pragmatici. Mi pace piaccia, ma di certo non vanto numeri folli che aiuterebbero a far veicolare meglio il messaggio. Ecco il mio problema restano i numeri, come fare per farli crescere?
    Mi piace Elena la nuova veste grafica, hai ridotto all’essenziale lo sguardo della volpe e ora pare parlare direttamente con il lettore. Però la scritta Il blog di Elena Ferro non si vede quasi resta un po’ mascherata.

    1. Cara Nadia, hai subito colto lo spirito di questo guest! Faccio solo due considerazioni, senza nulla togliere ad altri. I numeri : i nostri non sono blog che puntano ai grandi numeri. O meglio è giusto puntarci e prima o poi saremo così di tendenza che li faremo, non ho dubbi. Il punto è che non vendiamo nulla, non scriviamo tutorial, o non sempre, non scriviamo per la Seo o di quello che “tira”. Scriviamo di noi e delle nostre passioni. Chi passa di qui viene per leggere di noi. Chiediamo qualità e non fast reading. In merito alla questione dei “passanti” sprovvisti di blog che non commentano, ecco loro sono il mio vero cruccio. Fatevi vivi, accidenti! Non mordiamo mica

      1. Forse chi legge senza commentare è colui che davvero si accontenta di leggere e carpire l’essenza del nostro messaggio, e gli basta. Forse il meccanismo messo in atto dai blogger è destinato a restare tale solo per loro. Però in effetti non saprei che farmene di un blog con grandi seguiti ma snaturato, meglio così, vero e sincero e ognuno diverso dall’altro.

        1. Già. Chissà se qualcuno conosce la fórmula magica per aumentare l’ingaggio sui blog…. Cmqe é sempre un piacere ricevere visite da un’amica

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: