Hillary, la dama rossa e la pacca sulla spalla

la dama rossaLa spettacolarizzazione della politica ha cambiato il nostro modo di vivere la partecipazione democratica.

Una volta c’erano i comizi in piazza, il porta a porta, le riunioni serali con i propri sostenitori.

Oggi siamo di fronte a strumenti nuovi che richiedono nuove abilità e una grande preparazione, anche fisica.

I talk show televisivi o i grandi dibattiti hanno infatti regole rigide fatte rispettare da giornalisti/intervistatori selezionatissimi.

Capita anche nella lunga ed estenuante (per i candidati e per i loro sostenitori) campagna elettorale per le Presidenziali USA, che sta entrando nel vivo del confronto dei programmi dei candidati.

Purtroppo l’attenzione si concentra non su cosa propongano, ma come lo propongano.

Il primo confronto è avvenuto l’altra notte, quando Hillary Clinton e Donald Trump si sono sfidati per un’ora e mezza senza esclusione di colpi, sotto gli occhi di 100 milioni di spettatori. O tifosi, se preferite.

Uno degli spettacoli più imponenti del mondo, un record.

Ma come incidono le capacità comunicative nella sfida per diventare la persona più potente del mondo?

Amici miei, se dovessi ascoltare il cuore, non scriverei questo articolo. Sono affezionata ai contenuti, anche se mi rendo conto che la comunicazione sia un fatto importante, non ci avrei scritto un manuale se non lo pensassi.

Ma qui stiamo parlando d’altro, siamo in un quadro, quello della campagna elettorale americana, che si compone di effetti e colpi di scena, di gesti che restano nell’immaginario collettivo. Non di visioni per il futuro e soluzioni per il presente.

Detto questo, sto seguendo le vicende oltreoceano perché penso che

[tweetshare tweet=”La campagna elettorale di #hillaryclinton è un’occasione straordinaria per tutto il #genere femminile” username=”levolpi_blog”]

Ho apprezzato la recente apparizione di Hillary al Tonight Show di Jimmy Fallon. Spettacolare,  non trovate?

Era appena uscita dalla convalescenza ed era in cerca di un riscatto, dopo le  molte accuse di eccessiva “privacy”. Hilary in quell’occasione dichiara:

Il medico mi ha letteralmente obbligata a stare a letto per due giorni interi, impedendomi di lavorare. E’ stato inizialmente difficile, ma poi ho riconosciuto che fosse necessario. Quei due giorni di pausa mi sono serviti per capire che in questa campagna elettorale devo parlare dei problemi della gente e di come risolverli, non delle polemiche montate ad arte

Un ottimo inizio direi. Un’affermazione come questa genera subito empatia con il pubblico.

 

Hilary rompe gli schemi, sotto tutti i punti di vista

Fateci caso, avete mai visto un Presidente degli Stati Uniti con un paio di occhiali da vista? Eppure non si tratta di giovanotti o giovanotte…..

Vi è un principio non scritto che a quanto pare richiama l’inviolabilità del Presidente, che deve mostrarsi perfettamente abile per dirigere il paese.

Hillary rompe lo schema e straccia quel principio. Lei, che si candida a diventare la Presidente, ammette, seppure con ritardo, la sua vulnerabilità. Le da un contenuto, un senso. Rompe un tabù.

Hilary è attenta alla platea cui fa riferimento, le donne prima di tutto

Ha aperto una sorta di casella mail in cui riceve le lettere dei bambini, che lei assicura di leggere con attenzione.

Le danno una dimensione umana. Se sia lo staff impegnato nel rendere più “morbida” una donna che ha la fama di essere una dura, o lei stessa a richiederlo, non importa. Hillary ha vissuto tutta la vita sulla difensiva, in  famiglia come sul lavoro. Ha bisogno di un lato umano e vuole coltivarlo.

Allo show Hillary è sciolta, rilassata. In una parola, sembra se stessa.

Ma nel duello tv, consumatosi l’altra notte, questa immagine autentica, friendly, gioviale e disponibile lascia il posto a una Hilary quasi incerta in alcuni passaggi, specie quando risponde agli attacchi. E la magia svanisce.

 

La scelta del colore rosso per l’abito, azzeccato?

In questi casi nemmeno la scelta del colore dell’abito può essere casuale. Il rosso è il colore del successo, dell’ascesa, richiama energia. Hillary probabilmente lo indossa perché ha bisogno di dire al mondo che nonostante la fermata obbligata della polmonite (che in molti non le hanno perdonato) ha la forza e l’energia necessaria per farcela, per guidare il paese.

Ma la scelta è un arma a doppio taglio: rosso è anche il colore del sangue e della visceralità, piace alle donne perché ci si identificano, ma spaventa gli uomini.

Indossarlo richiede un self control e una capacità di dominazione degli eventi che spesso manca a Hillary quando è sotto pressione.

 

E’ preparata, ma non riesce a trascinare Trump sul suo terreno

Trump dice di lei:

Ha esperienza, ma una pessima esperienza

Piuttosto duro come attacco. Lei appare in difficoltà, non riesce ad uscire dal loop in cui è precipitata con la firma dell’accordo NAFTA da parte di suo marito, Bill.

Conosceva la violenza verbale del suo avversario, un Trump peraltro stranamente e volutamente sotto tono. Non sembra dare l’impressione di avere in mano una buona strategia per venir fuori dalla trama che Trump ha disegnato per lei.

Definire il terreno dello scontro politico è essenziale per mantenere la direzione del confronto. Replicare continuamente alle accuse appare come una forma di debolezza che colloca chi la pronuncia in una situazione di subalternità

 

Riprendere in mano il confronto, usando le stesse tecniche dell’avversario

E’ un buon viatico, ma molto pericoloso.

Perché dovrebbero scegliere chi emula? Meglio l’originale…

Hillary attacca Trump sul piano personale, lo sbeffeggia e lo accusa di razzismo, di odio contro le donne, mette in evidenza il lato peggiore dell’avversario. Che però si nasconde bene nel suo abito sobrio e cravatta blu, il colore della pace e della tranquillità. Ciò che vuole comunicare Trump è chiaro:  con me sarete al sicuro

 

La postura, un biglietto da visita essenziale

Hilary sul palco e davanti al microfono non si scompone mai, nemmeno di fronte ai peggiori attacchi.

Avere una buona postura comunica sicurezza e fermezza. Insieme ad una buona comunicativa è un segno di forza ed equilibrio.

 

Ammettere i propri errori

Se pensate che sia un segno di debolezza, siete sulla cattiva strada. Lo testimonia la scelta azzeccata di Hillary, che di fronte all’attacco di Trump sulla questione delle mail  riservate fatte circolare, ammette candidamente il suo errore.

E lascia il suo avversario senza munizioni.

Perché un colpo vada in porto, chi è di fronte deve riceverlo, incassarlo. Se invece ci spostiamo, lo schiviamo o semplicemente ignoriamo l’attacco, il colpo perde di intensità e di efficacia. Va a vuoto.

 

La coerenza è necessaria e non si inventa

Chi pensa che i tempi lunghi della campagna elettorale facciano dimenticare agli elettori tutto ciò che è stato dichiarato, si sbaglia di grosso. Mai sottovalutare la memoria dell’elettore.

Specie quando si è sulla scena da tanti, tantissimi anni, come Hillary. Trump ha invece un vantaggio: per fortuna in politica ci è appena entrato e speriamo che ci esca subito.

Certo che però ha avuto gioco facile a mettere in difficoltà la dama rossa a proposito di dichiarazioni poi platealmente ritrattate sulle questioni più disparate.

Ciò insegna come sia fondamentale, per costruire un rapporto di fiducia con le persone, che ciò che si dice sia coerente con quanto già detto o fatto. Altrimenti occorrono solide motivazioni.

[tweetshare tweet=”Chi non cambia mai idea non è una persona intelligente, ma un testone” username=”levolpi_blog”]

Chi la cambia spesso però appare inaffidabile.

 

Ma in definitiva, come è andato il confronto?

Hillary ha vinto la sfida del duello ai punti, come è stato osservato. Ma la verità è che nessuno dei due convince appieno ed è un bel problema per l’America.

Come donna sono felice che Hilary abbia ottenuto questo risultato. Gli USA sono quello che sono, ma una donna alla loro guida penso sia una sfida straordinaria e da vincere.

Il problema non è stato il durante, ma il dopo

Finito lo show, i due si sono ritirati ciascuno nel proprio angolo del ring. Lui subito al riparo della sua famiglia e del suo staff, che lo ha accolto e protetto mettendosi a cerchio intorno a lui.

Hillary invece ha dimostrato un’eccessiva freddezza. Circondata da sua figlia e da Bill (sarà questa la ragione?), l’ho trovata in forte imbarazzo. I due coniugi si sono sfiorati quasi sempre di schiena, stringendo mani a più non posso.

L’immagine della donna forte per me è svanita in un momento, ed ha fatto posto a una Hillary in cerca di consenso e sostegno. Non un comandante in capo insomma, che è quasi sempre solo nelle decisioni più importanti, ma qualcuno che ha dato l’impressione di voler ostentare un carisma che non ha saputo mettere in campo.

Ma il peggio è stato quella pacca sulla spalla di Donald a Hillary. Il capolavoro della comunicazione dello staff dello sfidante in pericolosa crescita di consensi.

Con un gesto, apparentemente innocente e persino paterno, Donald ha messo sotto tutela la donna che lo ha sfidato.

Non sarà facile liberarsi da quella morsa, ma Hillary può farcela, deve farcela.

Deve lasciare dietro di sè la sua scomoda famiglia, il suo staff pasticcione e riservato all’inverosimile, e scrollarsi di dosso ogni sostegno che venga dall’alto al basso.

Quel suo gesto così spontaneo e forte dell’allargare le braccia per accogliere è il suo punto di forza

Camminare da sola è difficile, ma necessario.  Per ottenere il consenso, c’è un solo modo: mostrare la propria autenticità, essere se stesse.

Così Hillary diventerà la persona – donna più potente del mondo. Per davvero.

 

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: