I rivoluzionari da Facebook non abitano in Argentina

I rivoluzionari da facebook non abitano in ArgentinaAnni e anni passati a insistere su partecipazione e cittadinanza attiva, cercando di portare la gente in piazza a manifestare e poi, in un amen, ti arriva Facebook et voilà, ti ritrovi con i rivoluzionari da tastiera o con i presenzialisti da social.

Presenti, sì, ma solo nella realtà virtuale del web. Peccato che le cose accadano nella vita reale. L’avrete capito, oggi vorrei discutere con voi di social e partecipazione.

L’arte dell’indignazione on line è sempre più in voga: via web, via Facebook o Twitter che sia, ormai si centuplicano i messaggi di presa di distanza sugli argomenti più diversi: calcio e gestione delle squadre, politica, vita scolastica, salute, educazione dei bambini, sesso e chi più ne ha più ne metta.

Tutti hanno qualcosa da dire o su cui dissentire. Non parliamo dei provvedimenti legislativi o di norme che non si condividono… In un batter d’occhio si scatena l’inferno sui social a suon di battute sui tasti di smartphone o tastiere del PC. Naturalmente tutto questo succede mentre le piazze si svuotano, i centri di aggregazione e di associazione si riducono, la discussione nella vita reale langue e si ritira, attendendo tempi migliori.

Cui prodest, ovvero a chi giova secondo voi? Ma soprattutto, perché?

Disaffezione? Mancanza di fiducia? Stanchezza, disillusione? 

Come è semplice oggi: basta far nascere una Pagina Facebook e il gioco è fatto, ce ne sono a migliaia di nuove ogni settimana. Scegli un titolo accattivante, crei un gruppo, lanci una provocazione e poi inviti tutti i tuoi amici a cliccarci sopra un bel “mi piace” e via, si costruiscono movimenti, partiti, associazioni. Rivoluzionari da Facebook

Se poi vuoi fare il botto, basta comprare un pò di “mi piace” all’ingrosso. Ci sono società che ne vendono a pacchi di mille, tanto che c’è addirittura un post ufficiale di Facebook in cui il Social prende le distanze da queste pratiche, che hanno costi relativamente bassi per chi le richiede, ma ingenti ricavi per chi le promuove. Pensate che ci sono persone pagate un dollaro per un migliaio di clic (fasulli e pilotati, ovvio). Pazienza se sono finti, se non corrispondono a identità o convinzioni vere. L’importante è figurare.

E poi con un clic ci si lava in fretta la coscienza: qualche foto di strenne etiche per natale o di altre cause importanti e socialmente accettabili, diffusione di idee e comportamenti che vogliono apparire virtuosi… peccato però che nella maggior parte dei casi tutto ciò sia solo virtuale.

Poco importa se nella vita di tutti i giorni si è cittadini mediocri che passano con il rosso, evadono il fisco, scavalcano le code facendo finta di nulla, passano a testa alta davanti ai mendicanti per non vedere, insomma compiono atti di quotidiana ingiustizia. Alla sera condivideranno qualcosa di bello e di riparatore, perché la sera sono tutti rivoluzionari. Sui social, è ovvio. O si prendono la rivincita sulla vita, rifacendosi dei torti subiti.

Poveretti quelli che ci credono ancora, nella partecipazione. Come si danno da fare a organizzare! Ma le loro voci non si sentono più nell’assordante vociferio del web e di conseguenza anche le loro richieste. La loro voce non sembra nemmeno vera perché non è megafonata dai social. Trattasi di roba vecchia, superata, antica, che richiede fatica e tempo, tempo reale. Insomma, molto meglio un semplice clic!

Non è un caso che nel mondo dei social le iniziative si chiamino eventi e vi partecipino in migliaia. Che poi andarci davvero non è mica obbligatorio, anzi, addirittura demodé. Nella società dell’apparire bisogna mostrarsi partecipi, non certo esserlo.

Sarà per questo che FB, sempre attento all’evoluzione dei costumi, ha inserito un pulsante “mi interessa” che vale a dire: carino quello che fai, ma io non vengo/non leggo/non ascolto ecc. E’ pur sempre una mezza paraculata, ma almeno nessuno si aspetta di vederlo davvero dal vivo il tizio “interessato”.

Meno aspettative = meno delusioni.

Non pensate che sia una realtà virtuale distorta, a volte amplificata, in una parola facilmente manipolabile?

Così torno a chiedere: cui prodest?

Per fortuna non tutto il mondo è paese: domenica scorsa in Argentina il giovane ex Ministro Kicillof oggi deputato, stanco della propaganda del nuovo Governo, ha chiamato in piazza i suoi sostenitori per smentire alcune affermazioni di Macri che, a suo dire, sono errate e tendenziose. Lo ha fatto attraverso i social, usando tra il resto anche il mitico Facebook. E così, in una domenica estiva, al Parco del Centenario di Buenos Aires, si sono radunate centinaia di migliaia di persone ad ascoltarlo. Pazzesco, la gente ha partecipato per davvero! Non ho dubbi che quelle voci dovranno essere ascoltate. Sul serio.

E’ lecito chiedersi come mai nel nostro paese per cose del genere o anche peggiori si riesca a riempire al massimo una piazza…

Insomma, per me la partecipazione è una cosa seria.

Che dite, mettete un mi piace o mi commentate? 😉

 

 

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