Il disgelo è cominciato e il futuro di Cuba c’è

Il disgelo è cominciatoIl momento per Cuba sembra finalmente arrivato. Dopo troppi anni di ostracismo, dovuto all’embargo economico imposto arbitrariamente dagli Stati Uniti nel 1962 per fiaccare la rivoluzione castrista, ora sembra aprirsi una finestra di luce su questa dolorosa vicenda che sull’isola ha lasciato segni profondi.

Se da un lato infatti la rivoluzione Cubana ha restituito al popolo dell’isola dignità e una sua propria forma autonoma di governo, dall’altro l’embargo e l’isolamento progressivo del governo comunista di Fidel Castro hanno generato una condizione sociale ed economica molto complicata, chi ha viaggiato a Cuba l’ha senza dubbio toccata con mano.

Cosa dunque ha portato i fieri cubani a mantenere con forza e caparbietà il loro punto di vista? 

Il disgelo è cominciato

La costanza, la coerenza, la forza delle idee di un popolo che ha potuto mantenere, pur nei necessari cambiamenti, un’impostazione assolutamente specifica e distinta che oggi si presenta all’onor del mondo: la nazione cubana.

Certo, la nuova generazione nata dopo la rivoluzione ha in parte recepito il canto delle sirene del mondo occidentale, ma non si è lasciata travolgere, come invece è capitato e capita a molte altre culture che con il “primo” mondo si confrontano, si scontrano, si modellano.

Sono questa fiducia, questa forza ideale, questa convinzione che il proprio modello economico e sociale andasse difeso ad ogni costo che ha portato i cubani fino a qui e Raul fino al cuore d’Europa, in visita al vero artefice della ripresa delle relazioni diplomatiche, quel Papa argentino che in America Latina ha spesso generato contrasti anche molto forti. Ma chi la dura la vince, recita un vecchio adagio.

E così Fidel, sopravvissuto a una tremenda malattia, cede il potere al fratello che apre al disgelo, prima nei rapporti economici interni, con una timida quanto significativa apertura al mercato privato, poi con l’esterno.

E il futuro di Cuba c’è

Ha potuto resistere Cuba perché sebbene il mondo abbia tentato sempre di isolarla e denigrarla, non è mai stata davvero sola. Il forte legame con i Paesi socialisti dell’America Latina non è mai venuto meno, anzi si è rafforzato nel tempo ed è senza dubbio uno dei fattori determinanti la sopravvivenza di un’esperienza tanto speciale quanto rivoluzionaria nel mondo a noi conosciuto.

C’è un percorso che si snoda lungo tutto il 2014 che ha condotto fino a qui: nel mese di luglio a Fortaleza i Brics si danno una vera e propria struttura finanziaria autonoma rispetto allo strapotere del FMI, mentre nel mese di ottobre le Nazioni Unite mettono in votazione ai paesi membri l’ennesima risoluzione contro l’embargo a Cuba (la numero 68/8 del 2014)  che non passa per il potere di veto di Stati Uniti e Israele, ma che trova il consenso di ben 188 stati membri.

Così a dicembre dello stesso anno il Presidente degli Stati Uniti d’America, Barak Obama, registrando un cambiamento degli equilibri mondiali, dichiara con la famosa frase: Todos somos americanos, la sua intenzione di ammorbidire l’embargo contro Cuba.

Solo indiscrezioni a proposito del ruolo di Papa Francesco nel disgelo dei rapporti tra i due stati? Oggi il quadro si chiarisce definitivamente, quando Raul Castro, durante la sua prima visita come Capo di Stato in Europa, incontra per primo il Pontefice che con il suo operoso silenzio, ha costruito e tessuto la tela delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Dopo 55 minuti di dialogo con Papa Francesco, Raul dichiara, con viva soddisfazione : “Soy comunista (…) el partido no permitió jamás la misión de los creyentes. Hoy está permitido que haya creyentes. Es un paso adelante”. Poi confesserà al Premier Renzi,  “Se il Papa continua a parlare così, mi sa che ritorno alla chiesa cattolica”.

Ancora una volta è un argentino la chiave di volta per Cuba.

E mentre Raul è a Roma, Hollande si reca in Cuba a sostenere ancora una volta i legami forti tra i due Paesi e la necessità di rimuovere l’embargo economico. Un fatto storico di portata eccezionale, suggellato dall’incontro tra il Presidente Francese e Fidel Castro, più in forma che mai, in barba ai suoi detrattori.

La resistenza di un intero popolo alla fine ha pagato. Oggi possiamo dire con orgoglio che Il futuro di Cuba esiste, c’è.  Sono più di dieci anni che lo sostengo.

Que viva, Cuba!

Commenti

  1. Oggi Cuba è stata cancellata dalla lista dei paesi terroristi, compilata dagli States e mai veramente messa in discussione da nessuno degli altri paesi “occidentali”. Felice di averci visto giusto nel mio ebook “Il futuro di Cuba c’è”. Lo trovate sulle pagine di questo sito

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