Il passeggero #attentatofobico

Il passeggero attentatofobicoAvete mai incontrato un passeggero #attentatofobico? Prendete un treno o un aereo di questi tempi e avrete modo di riconoscerlo subito.

E’ un cittadino informato, legge molti giornali e ha la timeline di Twitter sempre sotto il naso.

Guarda i tiggì (di quelli dove la cronaca nera passa per i primi 20 dei 25 minuti di notizie) e generalmente ha un’età intorno ai 30-40 anni, è elegante e ben vestito, occhi da gatto impaurito, un pò del genere Gatto con Gli Stivali, avete presente?

Entra con fare circospetto nel suo scompartimento scrutando uno ad uno gli altri passeggeri. Dei raggi ics se ne fa un baffo, lui si fida solo del suo naso imperlato.

Se può, evita scrupolosamente posti accanto a barbe troppo lunghe o abiti troppo abbondanti. Il passeggero #attentatofobico sa che non fa affatto freddo su quel treno, perciò è ovvio che nascondano qualcosa di terribile sotto tutte quelle coperture, quei loschi figuri.

#Il passeggero attentatofobico

Prima di sedersi controlla il vano portabagagli. Nessuno lo nota ma lui sta contando le valigie ad una ad una. Se tutto torna, si siede tranquillo e il viaggio può proseguire senza problemi.

Ma se per caso le valige fossero anche solo una in più dei passeggeri dello scompartimento, beh, allora per lui è finita la pace.

“Siamo sotto attacco” – pensa, e il passeggero attentatofobico non può nascondere il panico che come una biscia gli sale addosso attorcigliandogli la gola.

Il viso gli diventa gonfio e le gote rosse, il sudore comincia ad imperlare la fronte. Il passeggero attentatofobico sa che sta perdendo il controllo e tenta disperatamente di riprendere in mano la situazione.

“Di chi è questa valigia?” – urla ad alta voce.

Ma ha l’aria atterrita. E poi in treno è come se ognuno viaggiasse da solo. Cuffiette, pc, libri, sonnellini. Nessuno dà alcuna retta all’impanicato passeggero di cui, francamente, tutti fan fatica a comprendere dove vuole andare a parare.

Ma lui insiste. Sa che anche gli altri sono in pericolo, non si darà pace finché non avrà risolto l’arcano.

“Possibile che nessuno sia il proprietario di questa valigia?” – ripete.

Un anziano signore, di quelli che vorresti tanto fossero tuo nonno, senza alcuna dimestichezza con gli arnesi elettronici e insonne da mesi, informa il passeggero attentatofobico che la valigia è di una coppia che si è appena allontanata un momento, probabilmente per andare al bar.

Respiro profondo. Il viso torna lentamente di colore normale e un sorriso isterico si palesa sul volto del passeggero attentatofobico, che si siede, finalmente, pur mantenendo un comprensibile stato di allerta.

Continua a monitorare la valigia, la tiene sott’occhio senza perderla di vista nemmeno un istante. Sa che sarà in grado di controllare la situazione, dovesse accadere il peggio, lui sarà pronto.

Ma non succede nulla.

Apre il tavolino e continua a sorridere alla cortese signora seduta accanto a lui come se avesse una paresi. Mentre inganna il suo tempo, tempesta la povera donna di domande inutili, che non hanno bisogno di nessuna risposta. E’ il suo modo per scaricare quella biscia che lo ha assalito poc’anzi, se ne faccia una ragione la signora.

Intanto è passata una mezz’ora e il passeggero attentatofobico non ce la fa più.

Comincia a sudare, a tamburellare con le ditine isterichine sul tavolino, controlla continuamente l’orologio e il suo smartphone.

E’ panico.

“Dove diavolo sarà andata a finire quella maledetta coppia di attentatori?” – rimugina tra sé.

A quest’ora saranno già scesi dal treno, in un posto sicuro, a godersi lo spettacolo dell’esplosione. Deve essere così. Il passeggero attentatofobico ha dimestichezza con la matematica. Ha calcolato che da quel vagone al bar un passeggero di età media, anche in caso di traffico sul corridoio, potrebbe metterci dai 3 ai 4 minuti. Il tempo medio di permanenza al bar, coda e sorseggio del caffè inclusi, data l’ora, non può superare i 10 minuti.

La coppia dunque è fuori tempo massimo presumibilmente da una ventina di minuti. Non va bene. La valigia è ancora sotto il suo attento controllo.

Mordicchia le labbra. prova a rilassarsi parlando con la signora, ma quella dorme, ignara. Fa finta, è ovvio, ma a un certo punto…. eh.

Lui sfoglia un attimo il giornale, lo richiude. Guarda l’ora. Ancora nessuna notizia dalla coppia. Si alza, va verso il corridoio del bagno, torna. Niente, non sono imboscati nemmeno lì, che idea romantica gli era venuta, ma è evidente che non è cosa per loro, loro sono colpevoli. Tocca la presunta valigia della coppia, come se così facendo potesse determinarne il contenuto. Nessuno gli bada, povero passeggero attentatofobico, la gente non è più quella di una volta.

Ed ecco, miracolo. Allora il vecchio aveva ragione! La coppia torna dalla sua pausa caffè e si siede proprio sotto la valigia incustodita.

“Finalmente!” – pensa tra sé il passeggero attentatofobico.

Ora può rilassarsi. Ora può gustarsi anche lui un buon caffè, andare in bagno e fare quella telefonata che attende da un pò. Ora è tutto sotto controllo.

Quando torna dal caffè al suo posto c’è una borsa abbandonata sul sedile accanto al suo. Dev’essere della donna cortese e riservata che è stata seduta tutto quel tempo vicino a lui.

“Vuoi vedere che….”

E’ andata mica in bagno? Per il povero passeggero attentatofobico l’incubo ricomincia. Prende una decisione definitiva: cambiare carrozza. Si alza, raccoglie le sue cose e con aria risentita va via.

La donna lo vede dal corridoio dal lato opposto e, compiaciuta torna a godersi le ultime rilassanti ore del suo, ora molto più sereno, viaggio.


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