La battaglia del panino secondo Arianna

La battaglia del paninoQualche tempo fa scrivevo su questo blog l’articolo Cucù, la mensa a scuola non c’è più, un articolo che ha avuto piuttosto riscontro.

Allora riflettevo sull’iniziativa di un gruppo di famiglie di rivendicare, legalmente, il diritto dei bambini di potersi mangiare un panino al posto della tristissima mensa.

Le riflessioni che ho fatto restano tutte in piedi, ma oggi quella più odiosa si sta verificando e così non ho potuto non tornarci sopra.

Sebbene il ruolo della Cassandra sia sempre detestabile, specie per la malasorte, oggi il tema sono gli esuberi. 26 donne, quasi tutte monoreddito, che per il momento faranno le ferie forzate, poi si vedrà. Sono le dipendenti delle mense scolastiche di Torino. Sono loro a pagare il prezzo della libertà.

Mi sono chiesta tante volte cosa ne pensassero i bambini di questa faccenda, quando sono “inciampata” in Arianna, dieci anni, che mi ha dato lo spunto. Leggete l’articolo e ditemi un po’ voi se non sarebbe bello una volta tanto fidarci dei bambini.

Arianna e la battaglia del panino

Arianna ha dieci anni. E’ una bimba sveglia oltre che molto bella. Una di quelle bimbe che appena entri in classe la “senti” subito, anche se non dovesse aprire la bocca per l’intera mattinata.

Arianna va in una delle scuole di Torino dove la battaglia del panino ha infervorato le tifoserie dei pro e contro e annusa l’aria da un po’ a proposito di questa faccenda.

A differenza di altri, Arianna ha una coscienza formata che le permette di vedere al di là delle cose. Una dote rara, e non solo in una bambina, per questo mi ha colpita.

Sapete cosa ha detto un pomeriggio a sua madre? Più o meno così, se non ricordo male:

Mamma, hai visto i bambini con il panino a scuola? Ma poverini, perché non possono più venire con noi in fila in mensa e prendere i piatti che mangiamo noi? E le signore che i pasti ce li servono, cosa faranno se alla fine tutti faremo come loro, con il nostro panino sul banco? Dovranno restare a casa? Mamma, io non voglio che questo accada.

Ecco, se ci è arrivata lei a dieci anni…..

Battaglie di oggi, battaglie di ieri

I difensori della “libertà di mangiare un panino a scuola” in quanto più sano, economico, easy, eccetera eccetera, hanno sostenuto in queste settimane che i loro bambini (eh sì, la battaglia parte dai genitori) non ne avrebbero affatto risentito.

Si sa, la crisi ha costretto a scelte difficili soprattutto le famiglie più fragili, ma che questo debba ricadere sui bambini con la scusa della libertà e della qualità del cibo in mensa, beh questo mi pare troppo!

Abbiamo per anni fatto battaglie per garantire una qualità della salute per i bambini tutti, abbienti e meno abbienti, improntata sulla dieta mediterranea che partisse dalla scuola…

Che poi è il nucleo iniziale di formazione di quella coscienza di cui parlavamo prima… E ora, a meno che non ci salvino i bambini, dovremmo buttare tutto all’aria?

Quando ero piccola io le differenze sociali si sentivano, eccome. Esattamente come adesso, non ne ero affatto immune, le percepivo perfettamente. Ogni comportamento, ogni merendina tirata fuori in pausa, ogni vestito, libro, astuccio portapenne e così via erano oggetto di comparazioni. Non saprei dirvi come lo sapessimo, ma noi sapevamo bene chi era in e chi era out.

Una cosa sola ci faceva sentire uguali: alle 12.30 la pappa della mensa scolastica arrivava per tutti, che ci piacesse o no. I nostri genitori avevano fatto battaglie perché fosse erogato il pasto, ma io questo non lo sapevo.

Odiavo i finocchi bolliti, li ricordo ancora adesso, così come la minestra. Mi piaceva la carne, che a casa vedevo un po’ poco, e la pasta e tutto il resto. Mi piaceva stare con i miei compagni di banco, quasi sempre a pasticciare, e come impazzivano maestre e inservienti!

Ma se tutto era diverso anche allora, perché preoccuparsi tanto?

Perché avere una visione delle conseguenze serve

Un giorno forse una bimba o un bimbo come Arianna torneranno a casa da scuola e siederanno a tavola con i loro genitori. Tavole imbandite o tavole con piatti di pasta della LIDL, non farà differenza, non per loro. La pancia sarà piena.

Uno di loro si sentirà domandare con che cosa vuole mangiare il panino l’indomani, e magari anche quale merendina abbinare al pasto self made.

Un’altra vedrà sua madre piangere. Sua madre che mantiene entrambe con 450 euro al mese e che da oggi sarà in ferie fino a febbraio, forzate. Poi forse il lavoro lo perderà.

Con che spirito questa bambina tornerà in classe domani? Lei non capirà forse o forse incontrerà Arianna che le spiegherà.

A noi resta solo l’ultima riflessione da fare: quando facciamo qualcosa, qualunque cosa, proviamo a ragionare sulle conseguenze.

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: