La mia generazione deve smettere di tacere

La mia generazione deve smettere di tacereQuasi un mese fa pubblicavo su questo blog l’articolo Che fine ha fatto la mia generazione? Avevo cominciato a scriverlo quasi per gioco, un giorno in cui mi ero stancata di vedere teste bianche nell’ennesimo posto di potere, bianche e maschili per la precisione.

Ricordo che avevo pensato e ripensato più volte se pubblicarlo o meno, perché mi sembrava una riflessione del tutto personale che non ero certa avrebbe riscontrato la sintonia di altri. E invece. Se guardate qui a destra la classifica dei post più letti, Che fine ha fatto la mia generazione? è al secondo posto. Niente male 🙂

I commenti che ho ricevuto, su questo blog e su Facebook, mi hanno convinta a tornare su quest’argomento, sta volta con una mia storia personale come traccia. Ve la racconto in questo articolo. 

#Ribellarsi o  mugugnare?

Il punto è proprio questo secondo me.

Quando ci guardiamo intorno e vediamo quarantenni o cinquantenni apatici, incapaci di passioni, sicuramente disillusi e vinti, bighellonare in giro con più o meno tecnologia addosso, sembrerebbe che il mondo debba esplodere da un momento all’altro. Non sono affatto pochi. E invece.

Invece si alzano e comunicano sui social non ciò che vorrebbero cambiare ma ciò che sognano, come se la loro vita potesse avvenire in una sorta di dimensione parallela che non prevede alcuna forma di impegno personale. Sono dura, lo so.

Vi ricordate Second Life? Non se ne parla più da un pezzo ma la mia impressione è che sia diventata una sorta di realtà parallela che dalla finzione del web è entrata nella vita quotidiana. Tutti appaiono quello che non sono, in un enorme sogno ad occhi aperti.

E più lontano dalla realtà si collocano, meglio è. No, non per loro, ma per i potenti, per coloro che ci “guidano”. Insomma

La dipendenza dalla tecnologia è iperfunzionale a una società narcotizzata

Non trovate?

Se ti avvicini a qualcuno di loro, scopri che la mia generazione è in gran parte a posto così, ha accettato ciò che un tempo sarebbe stato inaccettabile, ha accettato di non contare nulla e di essere dimenticata.

Mugugna, per usare un termine che uno degli amici di questo blog ha utilizzato nei suoi commenti, per poi invitarci a ribellarci. Aveva ragione.

#Ribellarsi è necessario

E non c’è un’età per farlo. Se qualcuno mi avesse detto che sarei diventata consapevole di me a quarant’anni gli avrei riso in faccia. A 20 pensavo di sapere tutto del mondo, in fondo il mondo mi apparteneva…

Sono cose a cui ci si arriva, prima o poi. E non è mai troppo tardi. Io sono felice perché ora ho ancora un sacco di anni per cambiare le cose che devono essere cambiate, quelle che prima accettavo come un dato di fatto.

E’ fatica, lo so.

Per la verità a me capita spesso di ribellarmi, in fondo sono una testa calda. Chissà che avrei combinato se fossi nata nel bronx.

A dieci anni affrontavo i bulletti della scuola senza timore e loro mi portavano rispetto. E non avevo ancora cominciato a fare judo!

Sono sempre stata un’intrepida. E a volte, quando ci ripenso, mi metto le mani tra i capelli a pensare ai pericoli che ho corso.

No, non quando avevo dieci anni ma adesso, che ne ho più di quaranta.

#Lezioni di vita

Quando hai provato l’ebrezza di non farti mettere i piedi in testa non puoi più tornare indietro

Guardate me, che perseguo questo come un mantra da quando ero bambina. Discutevo già con tutti a tre anni! Per forza sono diventata una sindacalista!

Guardate ad esempio cosa mi è successo l’altra sera. Tornavo da un’iniziativa che è finita piuttosto tardi, era quasi mezzanotte. Guidavo ed ero molto stanca e stavo facendo il solito giro dell’isolato per trovare un benedetto parcheggio. Quando mi trovo sulla strada un’auto ferma senza nessuno a bordo che ostruiva il passaggio. Mi dico “Ok, arriveranno, sarà questione di un attimo”.

Mi tengo la testa tra le mani. Che servirà mai tenersi la testa tra le mani non lo so, ma ormai è automatico, lo faccio quasi senza pensarci. Fisime.

Da uno dei portoni esce una testina bionda con una faccia schifata che urla al suo ipotetico e sfortunato fidanzato che trafficava nel garage: “Muoviti che c’è una testa di ….. che non riesce a passare”.

Ok dico, è mezzanotte e sei stanca,  porta pazienza. Magari stanno litigando e se la prende con te. Può capitare. Così per istinto comincio a indicare con il braccio che lo spazio è indiscutibilmente insufficiente per far passare la mia auto e le chiedo se per caso vuole provare lei a guidare, già che sembra tanto decisa.

Il fidanzato martirizzato esce e con fare piuttosto garbato si avvicina alla sua auto, sale a bordo e la sposta di circa dieci centimetri. Capite? Dieci centimetri!!! A mezzanotte. Una goccia ancora e il vaso trabocca.

Infatti è ovvio che ancora non passo. Testina si avvicina e con fare sbruffone mi dice “Passa ora, imbranata!”.

Testina avrà trent’anni. Alla fine io sono più adulta di lei, ma mica mi offendo perché mi ha scambiato per una coetanea, anzi.

Faccio cenno di no con la testa. “Certo che non passo, Testina”.

Lei procede con il suo ingiuriare. Si vede che è compulsiva.

A un tratto esce dalla porticina una donna che avrà avuto l’età di mia madre, anche se se li porta parecchio peggio. Mi guarda con aria dolente. E siamo arrivati a tre. Ommamma, che nottata si prefigura.

La signora però non è della stessa risma, si chiude il golfino sul petto e con aria contrita mi guarda. Io non ci posso fare niente cara signora, Testina è un problema pure per me in questo momento.

Infatti Testina non molla e continua a sbruffonare. Ma io nemmeno mollo. Ancora non ci passo…. Deve spostare l’auto. Quando ce vò ce vò.

Il tipo-fidanzato mi si avvicina e pensa di intimorirmi. Figurati, con quel nervoso addosso alla fine una donna è capace di tutto. Certamente non ho intenzione di tacere.

Avevo frainteso, mi chiede di avere pazienza un attimo, giusto il tempo di mettere l’auto in garage. Io rispondo con cortesia, nonostante Testina, che continua a borbottare. Pazienza, mi sono convinta che il cervello non sia in dotazione per tutti.

Vi pare finita? E no!

Mentre aspetto, Testina ricomincia a insultare.

Adesso basta Testina. Adesso mi trovi. Comincio a innervosirmi e tento di richiamarla alle regole del rispetto reciproco. Testina mi guarda come se le avessi parlato cinese. Però si placa. Forse non se l’aspettava. Forse pensava di poterla fare franca senza alcuna reazione da parte mia, tanto ormai la società è così.

Un cane con al guinzaglio qualcuno lascia un ricordino per terra e nessuno lo raccoglie. In mezzo alla strada è pieno di gente ma accidenti se ne trovi uno che lo richiami al suo dovere di cittadino. Se ti capita di svenire una volta per strada, stai certa che nessuno ti raccoglie. A me è capitato, ma questa è un’altra storia.

In poche parole io reagisco. Non me ne importa nulla se alla fin fine sono in tre, esigo assolutamente rispetto.

La signora mi si avvicina e mi chiede scusa in sua vece. “Abbia pazienza” mi dice. Il suo sguardo è colmo del fallimento di una vita, come genitore presumibilmente. Ma è tardi, per Testina intendo.

Forse per questo rispondo che io tempo qualche minuto e ho risolto il mio problema, mentre una buona dose di pazienza servirà più a lei. Forse Testina è la nuora, non un grande acquisto. Alla fine mi sento persino di solidarizzare con la signora.

Testina è una di quelle persone dal cui bocca-porto deve uscire ogni tot minuti qualche stupidaggine altrimenti non sono loro. Succede. Così decido di farla finita. La strada è intanto libera e così mi avvicino alla signora, che si sta ancora scusando, e le dico:

“Signora cara

L’intelligenza ci viene regalata alla nascita,  la buona educazione invece si può imparare. Sempre

Non so se Testina ha capito, ma la signora sì.

In fondo se la nostra generazione ha fallito, qualche motivo ci sarà.

Vi ho raccontato questa storia personale perché quella sera, sebbene stanca, sono tornata a casa soddisfatta di me stessa. Ogni giorno decido di alzare la testa, di non fermarmi al mugugno ma di parlare, aprire il  mio cuore, sollevare i problemi. La mia generazione deve smettere di tacere.

La mia generazione deve alzare la testa, cominciare  a parlare e a rivendicare i propri diritti.

Il silenzio non è degli innocenti. Il silenzio è figlio della paura. Non dobbiamo avere paura di dire ciò che pensiamo. Proviamo ad esercitarci nel piccolo, e sapremo farlo sulle cose importanti appena si presenterà l’occasione.

Estote parati volpini.

“Per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno, occorre prenderselo” 

Intanto alziamo la testa, volgiamo lo sguardo oltre, il resto verrà.

Se vuoi qualcosa, devi prenderlo.
Se vedi un’ingiustizia, devi difenderti
Se non parli tu a tuo nome, lo faranno altri

 

Commenti

  1. Grazie di avermi pilotato fino a questo post! Ho tifato per te fin dall’inizio e sei stata moooooolto più paziente di me, che sarei sbottata molto prima. 🙂
    La frase sull’intelligenza e l’educazione me l’appunto, spero di ricordarmela al prossimo parcheggiatore scemo. Sono ancora convinti che le bionde al volante siano tranquille…

    1. 🙂 🙂 Grazie Barbara . La pazienza non è il mio forte ma spesso mi aiuta a evitare reazione istintive. No, non siamo tranquille, siamo solo un po’ ribelli…

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: