Quando la miglior editor che possa capitarti è tua madre

Quando la miglior editor che possa capitarti è tua madreFinalmente è finito e sono soddisfatta, ancora gli ultimi ritocchi e lo consegno all’editore. Parlo del racconto che mi hanno chiesto per una pubblicazione natalizia insieme ad altri autori e autrici torinesi e che mi ha tenuta occupata nell’ultimo mese non poco. Ve ne parlerò ancora, per ora per ovvie ragioni non posso dirvi di più.

Era la prima volta che mi misuravo con una sfida contenete vincoli alla mia creatività, come luoghi specifici in cui ambientarla e naturalmente regole rigide per forma e lunghezza.

Per me non è stato facile. Le idee mi arrivavano di continuo e di continuo le scartavo. Mi sembravano o troppo fantasiose o addirittura scontate, insomma, ogni volta che affiorava qualcosa stava con me per un po’ e poi si inabissava, di nuovo. Avete presente il panico? Nessuna mi si insinuava dentro.

Fino a quando non ho trovato “la storia” e, nonostante i mille dubbi iniziali, l’ho tenuta con me, andando fino in fondo.

Come l’ho riconosciuta?

Mi si è appiccicata addosso e non è più andata via. Mi accompagnava ad ogni pasto, la sera prima di andare a dormire, mentre ero insieme ad altre persone.

Anche il dover condensare in poche pagine lo sviluppo dei personaggi, la descrizione minuziosa ma mai invasiva degli ambienti, la successione rapida dei fatti, sono state per me belle sfide, faticose ma galvanizzanti.

Poi una volta scritta l’ho revisionata (vi racconterò come ho proceduto a revisionare il testo in un prossimo articolo) e l’ho fatta leggere a un paio di beta reader.

Fini qui tutto normale. Fino a quando ho deciso di leggerlo a mia madre.

Come è andata che mia madre mi ha fatto da editor

Ci siamo messe lì, un sabato pomeriggio annoiato, a leggere il racconto. Sapevo che qualcosa non andava, era ancora incrostato di me, mentre un racconto a un certo punto deve lasciarti.

Io leggevo ad alta voce e lei con una penna e un foglio in mano segnava le cose che non le piacevano. Parole, concetti striminziti, che mentre leggevo mi spiegava e intanto, appuntava.

Correggeva nomi, sentimenti, parole, costruzioni delle frasi. Evidenziava le parti brodose. Insomma, non si dava pace.

Rileggere quegli appunti è stato molto divertente. Ma soprattutto, devo ammettere che le osservazioni erano assolutamente azzeccate.

Naturalmente mentre me le elencava provavo delusione, fastidio poi addirittura rabbia. Quando a un certo punto mi ha detto che le pareva una cosa trita e ritrita, ho sbottato.

Chiunque scriva sa bene che non è tanto importante raccontare storie originali, nessuna di loro lo è in termini assoluti, lo diventa se assumiamo punti di vista innovativi, stili e ritmi che ci appartengano. Non sono le storie a dover essere originali, ma devono essere raccontate in modo originale.

Il punto non era dunque inventare episodi magnifici e mai nemmeno immaginati, ma scrivere bene la mia piccola storia perché al momento era evidentemente scritto male, e incapace di coinvolgere il lettore. Insomma, mancava qualcosa.

Parare i colpi e ripartire

La mia reazione è stata piuttosto disperata. Non avevo nuove idee, né il tempo per scriverle. Non potevo fuggire, dovevo confrontarmi con quei limiti, dovevo confrontarmi con quelle critiche, severe e trancianti.

Anche se qualcosa mi diceva di mollare tutto, sono andata avanti.

Ci ho dormito su una notte e il giorno dopo ho deciso. Ho ripreso in mano gli appunti di mia madre, due pagine di critiche sferzanti, e una alla volta le ho lette e rilette e provando a modificare di conseguenza il racconto.

Ho cancellato senza pietà intere parti di stesura come se mi avessero tolto un dente, ho spostato, corretto, scritto e riscritto l’incipit più di una volta. Al termine della mattinata avevo lì davanti Il Racconto.

Ho chiamato mia madre e gliel’ho riletto. Ha ascoltato e alla fine ha detto:

Adesso sì che ci siamo

Non avevo inventato nessuna storia strabiliante. Mi ero concentrata a tal punto sulla trama che non ero riuscita a comprendere che stava dicendomi altro. Mi aveva invitata a cambiare strada, a dare nuovi sentimenti ai protagonisti, a rimaneggiare profondamente il racconto, intravedendone i limiti. E ci è riuscita. Facendomi un po’ di male, ma è durato poco.

Mia madre non è laureata né una di quelle che si spaccia per fine intellettuale. Mi ha sempre criticato aspramente nella vita e nel lavoro, oggi anche nella scrittura.

Per tutta la vita non ho tollerato quel suo modo di fare, che consideravo orribile e che mi allontanava da lei.

Oggi so che tutto ciò che ha fatto, anche se mi ha fatto soffrire, l’ha fatto perché potessi arrivare più in là, oltre me stessa.

Non solo editing, ma, anche se lo capisco solo ora,

una grande lezione di vita.

Mia madre si è rivelata la migliore editor che io abbia mai avuto. Dirle grazie pubblicamente mi pareva il minimo della riconoscenza.

E voi, avete un “vostro” editor preferito, sia nella scrittura che nella vita?

Commenti

  1. E’ stato bello che tu abbia condiviso con noi questa esperienza. Si dice che le ultime persone che dovrebbero fare da beta reader sono proprio i parenti più stretti e le mamme in modo particolare, ma questo perché non si tiene conto che sono loro i nostri giudici più severi e giusti. Io ho avuto nel tempo svariati lettori beta di questo tipo (parenti compresi!) e posso affermare che l’aiuto che forniscono è una vera manna dal cielo. A volte però mi hanno anche mandato in crisi ed è stata dura distinguere i pareri soggettivi da quelli oggettivi. Forse con il tempo si impara… spero.

    1. Si è vero Maria Teresa, in generale i parenti non sono le persone più indicate. Il mio compagno mi dice sempre leggo, poi non legge mai, mia sorella mi dice che è bello ciò che scrivo, insomma, cose che dovrebbero in teoria farti piacere o dispiacere, ma aiutarti? Aiutarci non molto, perché abbiamo bisogno di mettere in luce ciò che non funziona, a volte in modo spietato. Mia madre lo ha fatto per tutta la vita. Mi ha sempre infastidito, non ha mai valorizzato una cosa che mi appartenesse. Non so cosa sia cambiato, ma ho potuto accettare le sue dure critiche e farne tesoro. Forse dipende da noi. È dura comunque, so che ne sai qualcosa…

    1. Ahahaha, Gianpaolo, l’editor in house è davvero grandiosa come definizione! Ma non posso attivarla sempre, magari… Ha corsi di canto, università della terza età, ecc ecc. Comunque dopo questa esperienza le starò addosso 😉

  2. So cosa significa convivere con chi ti sbatte davanti i tuoi limiti, che ti costringe a fare i conti con le tue debolezze. Proprio per questo mi ritengo una persona fortunata, perché riesco a stare con i piedi per terra, cercando ogni giorno di diventare migliore. Ben venga quando la coscienza critica della propria vita è la nostra stessa madre. Nessuno come lei sa cosa ci manca . Sicuramente, grazie alle critiche di tua madre, avrai confezionato un gran bel racconto, cara Elena!

    1. Me lo auguro, cara Rosalia, vedremo quando uscirà darete il vostro giudizio, ci tengo molto.
      In realtà non vorrei che emergesse solo la visione romantica della questione : avere a che fare con una madre giudicante non è stato affatto facile. Ma tuttavia è stato un bene quanto entrambe lo abbiamo riconosciuto. E tu, hai un grillo parlante che ti tiene sempre all’erta, cara Rosalia?

  3. Ho un beta-reader preferito, che poi è il mio life coach. Ma non è donna, e di sicuro nemmeno madre. La mia legge pochissimo e non sarebbe in grado di fare un editing. Non credo comunque che sia la condizione di madre a rendere tua madre una persona fantastica. E’ una persona fantastica e punto. Se l’essere madri fosse migliorativo non ci sarebbero i neonati abbandonati dentro i cassonetti, con tanti altri posti dove lasciarli. Che no, le madri non pensano sempre al bene dei figli, purtroppo a volte sono sopraffatte dalle loro paure.
    Aspettiamo l’uscita del racconto allora!

    1. Ciao Barbara, mia madre oggi sarà contenta, con tutti questi complimenti! Lei probabilmente non sa nemmeno cosa significa il lavoro di editor … Hai ragione sulle mamme. Tutte ogni tanto possono sembrare cattive, in competizione, invidiose. Ho il sospetto (eufemismo) che anche la mia lo sia stata. Ma poi il tempo ci fa vedere le cose da un altro punto di vista… Bello avere un life coach, un giorno dovresti raccontarci cosa significa averne uno. Io non sono così fortunata….

  4. Bella la tua testimonianza: i giudizi delle mamme sono sempre inflessibili, ma restano i più sinceri. Non potrebbero mai volere il nostro fallimento o provare invidia per un nostro potenziale successo; sono le nostre prime fan, ogni critica è una perla, anche se suscita reazioni contrastanti.
    Brava signora, sono sicura che il suo lavoro di editor avrà impreziosito il racconto di sua figlia (messaggio per tua madre)
    Brava Elena, le critiche negative sono le vere molle che spingono verso il miglioramento, hai fatto bene, a tenerne conto (messaggio rivolto a te)
    In bocca al lupo per la pubblicazione natalizia.

    1. Grazie Marina per il doppio messaggio, riferirò . A volte non sono le critiche ad essere troppo severe o mal poste, è che siamo noi a non volerle (o a non poterle) accettare….. Grazie per gli in bocca al lupo, servono sempre

  5. La tua mamma, che ora ha pure un bel volto e tu le somigli moltissimo, è stata proprio mamma in ogni senso. Avere il coraggio e la capacità di fare le giuste osservazioni a chi nel tumulto della scrittura è in balia del proprio unico punto di vista è la cosa più complicata. Per fortuna il tempo viene sempre in soccorso e fa aprire gli occhi. Quindi sono molto contenta del suo supporto e ti faccio i migliori in bocca al lupo per la pubblicazione natalizia.
    Veniamo alla domanda. Io l’editor di fiducia non ce l’ho, però ho due beta reader davvero encomiabili e una mamma molto diretta che invece di approvare a spada tratta tutto mi mette sempre un freno di moralità davanti. Quindi devo passare il filtro di autenticità di sentimenti che mi chiede la prima beta, di realtà oggettiva che pretende la seconda e di moralità che invece vuole lei. Insomma non mi è facile e spesso ho più paura di passare i tre filtri che poi di pubblicare… Però per fortuna che le ho.

    1. Abbiamo mamme sprint! Credo Nadia che la ricerca di un buon beta Reader sia uno dei primi impegni dello scrittore. Io purtroppo l’ho capito tardi, avevo mille remore in testa francamente inconsistenti. Ma credo che i ruoli siano distinti. Ho fatto una forzatura parlando di mia madre, ma nemmeno tanto. L’editor è colui che ha il compito di ribaltare la struttura della storia e metterla in discussione. Non è detto che finisca poi davvero ribaltata, ma il senso è scuotere. I beta Reader sono lettori forti con dei gusti specifici di cui teniamo conto. In effetti, uno non basta…

      1. Ogni ruota porta il carro sulla strada e ogni aiuto volto al successo di un testo di certo ha il suo peso nella sua realizzazione . Io senza beta sarei persa e alla vista di quanto ho pubblicato ho potuto sperimentare che anche l’editor sia una figura essenziale. A ognuno il proprio mestiere o parte del lavoro

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: