La Valle del Tambo lotta ancora

Valle del TamboLe ragioni del popolo della Valle del Tambo, nel bacino amazzonico del Perù, restano ancora inascoltate.

Nonostante il cambio del governo, in Perù il nuovo presidente ha confermato la volontà di voler costruire una miniera nella zona di Arequipa, a sud del paese.

Da anni contadini, cittadini, giovani studenti si oppongono con tutte le loro forze alla costruzione di questo progetto.

Respingono l’idea per difendere l’acqua, la vita, l’ambiente e sostanzialmente la proprietà e l’uso della propria terra.

La miniera dovrà chiamarsi Tia Maria. Un nome familiare per un progetto che nessuna famiglia della zona vuole.

#Cos’è Tia Maria

Il progetto Tia Maria, nella provincia di Isly, regione di Arequipa – Perù meridionale – riguarda la costruzione di una miniera di rame nella valle dove scorre il Tambo, un fiume che rappresenta la fonte di vita per chi abita in quei luoghi e che sarebbe fortemente messo in discussione dall’opera.

La scelta non è condivisa dalla gente, è stata operata dalla potente multinazionale mineraria, la Southern Copper, che al 100% è controllata dall’America Mining Corporation (USA).

Un’altra storia dell’america latina cui in fondo ci hanno a bituati.

La Southern Copper ha cominciato, poi bloccato, poi ripreso i lavori, ma trova sempre il consenso dei governi che hannos celto la via della forza e non del dialogo.

#La lotta dei contadini continua

Nell’estate di quest’anno si sono consumati ulteriori arresti.

Nel maggio i contadini hanno realizzato un altro grande sciopero e una marcia sulla capitale della provincia, ma senza esito.

La società ha fatto causa civile contro i protestanti perché intralciano i lavori di costruzione della miniera e la corte li ha condannati a pagare somme ingenti che solo recentemente sono riusciti a ripianare, grazie alla solidarietà della gente e alla raccolta casa per casa. Hanno così evitato la prigione.

La caratteristica di questa lotta per l’autonomia e la difesa dallo sfruttamento del territorio da parte delle multinazionali non è certo l’unica, nè in Perù né nel resto dell’America Latina, è la grande solidarietà che ha saputo generare.

Lavoratori edili, insegnanti, l’Asociación de Urbanizaciones Populares de Arequipa (l’associazione dei quartieri popolari di Arequipa), i sindaci della zona. Tutti sono impegnati in questo confronto, perché davanti allo strapotere di una forza multinazionale solo le ragioni profonde e una forte solidarietà possono far reggere lo scontro, come sta accadendo da anni ad Arequipa.

#La diffidenza contro la Southern Copper è giustificata

La storia della Southern Copper in Perù  è antica: dal 1956 sfrutta le ricchezze del sottosuolo del Perù danneggiando, senza che nessuno chieda conto, l’ambiente e la qualità della vita della popolazione.

Si teme che anche la miniera a cielo aperto di Tia Maria possa inquinare l’acqua e il terreno, rendendo impossibile la vita nella valle.

D’altra parte tutti ricordano ancora in Perù le enormi nubi nere che venivano emanate dalle raffineria della SC negli anni 60, e i danni e l’inquinamento prodotto lungo la costa dai processi di fusione e dalla produzione di ganga [minerali di scarto].

Ma il suono di 1,4 bilioni di dollari (a tanto ammonta l’investimento della Southern) hanno suggerito al Governo del presidente Ollanta Humala di offrire un incondizionato sostegno al progetto minerario. Senza ascoltare le ragioni del popolo.

#La reazione dei Governi è la repressione, non il dialogo

Alle azioni di disturbo, alle manifestazioni, agli scioperi ad oltranza, ha risposto con lo stato di assedio permanente e la repressione e il nuovo governo non sembra aver cambiato rotta.

Chiunque disturbi le operazioni legate ai lavori di esplorazione per la nuova miniera Tía María, che si servirà dell’acqua che viene utilizzata per l’agricoltura, sarà osteggiato. Sarà represso con la violenza. Non si disturba il colonizzatore, insomma.

Per queste ragioni dal 2010 l’opposizione si è trasformata in un movimento permanente, perché per questa gente l’acqua vale più dell’oro. Si è messo in discussione il rapporto di impatto ambientale preparato dalla multinazionale, che, come testimoniarono anche studi dell’ Ufficio delle Nazioni Unite per i Servizi e i Progetti, mancava totalmente di uno studio idrogeologico della zona.

La protesta della gente ha costretto il precedente Governo peruviano a chiedere un’ulteriore studio di impatto ambientale e questa volta i conti sono stati fatti tornare e il Ministero dell’Energia e delle Miniere ha garantito che le obiezioni erano state superate e ha di fatto ridato l’ok ai lavori di costruzione.

Ma nessuno nega che l’acqua della Valle del Tambo scarseggerà e ridurrà sul lastrico intere famiglie e metterà in crisi l’ecosistema.

Per proteggere l’investimento, il Governo aveva deciso di inviare nella Valle del Tambo duemila poliziotti che hanno già provocato morti e repressione e decine di feriti. E ancora la situazione non cambia.

Sarà una coincidenza, ma il responsabile delle Relazioni Istituzionali della Southern Copper aveva definito gli oppositori come “terroristi anti-miniera”.  Una subdola richiesta al Governo di non accettare alcuna mediazione.

Ma la situazione del consenso non è buonissima nel resto del Paese, anche se il Governo si è sempre rifiutato di fare una consultazione pubblica sulla miniera, poiché alcuni media sostengono che solo il 32% della popolazione complessiva sarebbe favorevole alla costruzione della miniera.

La verità è che la grande maggioranza della popolazione peruviana è contro il modello minerario, che genera benefici per la multinazionale ma non per il popolo, non per chi vive nelle campagne, non per la gente.

Ma è complicatissimo cambiare la compagine di Governo, lo ha testimoniato la bella lotta della giovane Veronika Mendoza, candidata vicina ai movimenti, ma che non ha superato nemmeno il primo sbarramento.

E oggi il Perù è governato da un presidente che si è formato negli uffici della Banca Mondiale e che ha portato la dottrina neoliberista nel paese.

“No podemos ser indiferentes a cuanto sucede en nuestra Patria, de un lado las transnacionales de la grande mineria que depredan impunemente cuanto tocan, del otro un gobierno que criminaliza las protestas de la población. Es  hora de escuchar al poblador, que es hora de detener la impunidad hacia las sociedades mineras, que es hora de respetar las protestas y el dicenso, que es hora que no contaminen mas el medio ambiente en nombre de un falso progreso”.

Un peccato che questo appello non sia stato ascoltato.

E allora, rilanciamolo noi

#difendiamolavalledeltambo

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