L’amore ai tempi della Resistenza

L'amore ai tempi della ResistenzaOggi è il 25 aprile e come ogni anno di questi giorni rileggo le Lettere di Condannati a morte della Resistenza. Einaudi le pubblicò raccogliendole in un libro con la copertina arancione il 25 aprile del 1965 per conto del Comune di Torino, che ne fece dono a tutti gli alunni dell’ultimo anno della scuola media inferiore.

É stato il primo libro che mi sono comperata, al mercatino delle cose usate. Ogni volta che lo apro mi sembra sempre diverso, mi capita anche con altri libri, lo ammetto, ma con questo…. 

Rileggo quelle pagine e ogni volta colgo aspetti diversi della terribile storia che il libro racconta, come se fosse qualcosa di vivo, capace di trasmettere valori, convinzioni, dolore ma anche amore.

L’anno scorso cercavo le testimonianze di donne della Resistenza, alla scoperta del nostro ruolo in quella grande conquista collettiva di libertà che fu la lotta partigiana, che di certo non fu merito solo degli uomini. 

Ne trovai talmente poche di lettere, scritte nel periodo dall’8 settembre 1943 al 2 aprile del 1945, che mi decisi a scrivere di Lidia Menapace, che almeno avevo avuto l’onore di incontrare di persona.

Lidia Menapace, partigiana per sempre è un post sempre attuale, come i valori che questa straordinaria donna trasmette.

Quest’anno, durante l’ennesima rilettura, mi hanno colpito due aspetti: l’età giovanissima di questi eroi e le struggenti parole che essi, in punto di morte, dedicarono alle proprie compagne, alcune di loro appena conosciute.

Segno che nel momento più triste l’amore è capace di svolgere una funzione quasi catartica e, di certo, fa sentire meno soli e consapevoli che c’è qualcuno per cui stiamo lottando.

L’amore ai tempi della Resistenza è stato il motore di questi uomini e di queste donne.

Un amore incondizionatamente profumato di futuro

In un momento in cui si mette volentieri in discussione la storia, come se essa potesse essere cancellata o corretta a piacimento, nel momento in cui la rimozione consente agli eredi degli oppressori di mostrarsi come “nuove soluzioni”, mi pare che guardare a queste donne e questi uomini cui dobbiamo la nostra libertà come a degli uomini e delle donne come ciascuno di noi ci aiuti a comprendere qualcosa di importante: quanto sia sottile la distinzione tra un eroe e un uomo comune.

Una distinzione che passa per un momento, solo un momento, in cui decidere se stare da una parte o dall’altra. Un momento che richiede forza e preparazione e che a volte può durare tutta la nostra esistenza, per quanto lunga possa essere. E l’amore, oh l’amore sì, che fa la differenza.

Permettetemi di non continuare oltre con le mie parole ma di affidare il resto a queste lettere. Sono brevi abbastanza da restare conficcate nel vostro cuore, rileggetele con me, se vi va.

Cara mamma,

vado a morire, ma da partigiano, col sorriso sulle labre e una fede nel cuore. Non star malinconica io muoio contento. Saluti amici e parenti, ed un forte abraccio e bacioni alla piccolo Imperio e Ileno e il Caro Papa, e nonna e nonno e di ricordarsene sempre.

Ciau Vostro figlio

Domenico Caporossi (nome di battaglia Miguel) aveva 17 anni ed era nato a Mathi Canavese, in provincia di Torino, il 4 agosto del 1927. Era iscritto al Partito Comunista Italiano e fu partigiano nella guerra di liberazione con il grado di sottotenente della 80° Brigata Garibaldi, quella che operava sulle montagne dove sono cresciuta, le Valli di Lanzo e del Canavese. Il 17 febbraio del 1945 era sceso dalle montagne per recarsi in visita alla sua famiglia a Ciriè. Catturato dalla Divisione “Folgore” fu torturato per 36 ore consecutive e fucilato senza processo il 21 febbraio del 1945 nella piazza di Barbania (Torino).

Grazie Miguel

Cari papà e mamma,

per la prima cosa perdonatemi del dolore che vi arreco ma non dovete disperarvi, in un mondo migliore ci troveremo senz’altro senza più tutte queste infelicità che ci opprimono. Non ho la mente ferma stassera per scrivervi, ma il coraggio non mi manca e non deve, non deve mancare a voi. Sarò sempre presente fra voi e vi dovete figurare solo che io sia partito per un lungo viaggio dal quale un giorno ritornerò.

Ho detto alla mia fidanzata, ormai quasi lo era, che venisse trovarvi, potete nel caso andare presso di lei. Vogliatele bene come ad una figlia spero che lei capisca e vi porti un pochino di quell’affetto che ebbi io. vi ricordo e vi penso sempre, il mio ultimo pensiero sarà per voi che ho amato tanto anche se non l’ho sempre dato a vedere. Mi dispiace di non aver potuto coronare il mio sogno, una vita dolce con voi, con lei, con qualche figlio. Ho avuto tanto dolore nel vedervi oggi al tribunale, tanto dolore per il dispiacere che vi reco perché capisco che tu mamma vivrai come no so come, ma devi farti forza, ti ripeto. […]

Ore 14 – Si avvicina la mia ora, ma un solo pensiero mi domina: voi. So quanto vi mancherà ora il mio affetto, ma vi ripeto non preoccupatevi: dall’alto vi guarderò sempre e vi seguirò.

Ore 1.45 – Il tempo corre verso l’attimo fatale, pensate tanto a me: mi raccomando ancora cercate l’affetto di quella ragazza, è tanto buona e credo saprà comprendervi e volervi bene; mi farete tanto piacere. Addio mamma e papà

Erich

Cara Teresa,

ti scrivo in questo ultimo momento della mia vita, in questo attimo supremo in cui tutto appare in una luce diversa, perché voglio e devo confidarti i miei ultimi pensieri, i pensieri di un morituro ai quali devi anche credere.

Mi devi scusare se non ho potuto dedicare a te negli ultimi tempi tutto il tempo che avrei voluto, ma tu sai il compito al quale mi ero dedicato per un fine superiore e per il bene della nostra Patria, fine di cui non mi pento anche se in questi giorni ed in questo periodo sono condannato a morte.

Non ti ho scritto prima per evitare un dolore e perché non volevo tu sapessi quale sia il mio destino ormai: non ho alcun rimorso per il mio operato; ho agito per quello che ritenevo e ritengo il bene del nostro popolo; ti scrivo invece ora per giustificare il mio atteggiamento e perché tu mi comprenda meglio.

Ho sempre pensato a te, tanto, sei stata l’unica donna alla quale ho creduto, con la quale ho sognato una dolce vita, che avrei desiderato di poter realizzare, ma il caso e il Signore han deciso altrimenti.

Vorrei solo tu credessi, ed ora devi credere, che ti ho amata immensamente, come l’unica persona, con i miei, alla quale fermamente credevo, vorrei che tu credessi che sempre, anche nei momenti più angosciosi ti ho pensato, ed il mio affetto non è mai venuto meno.

Ricordami, Tesi, ricordami sempre, è questo il mio ultimo desiderio, non posso né ti voglio chiedere di più: bramerei che ti recassi dalla mia mamma per consolarla e conoscerla. Ti prego anche di questo: fallo per l’amore che hai portato per me: rammenta con lei i dolci momenti vissuti insieme, sii per lei un pochino la figlia.

Ancora tanti baci, non ho più la fermezza di continuare.

Addio Tesi, mia fino alla morte.

Erich

Errico Giachino (nome di battaglia Erich), aveva 28 anni ed era uno studente torinese. Nato il 10 marzo del 1916, si stava laureando alla Facoltà di economia e commercio di Torino. Fu sottotenente del 15° Reggimento Autieri. L’8 settembre del 1943 va sulle montagne piemontesi dove con altri elementi dell’esercito in disfacimento organizza le prime formazioni armate della Resistenza. In rappresentanza delle Brigate Matteotti entra a far parte del 1° Comitato Militare Regionale Piemontese ed organizza le prime squadre S.A.P. (Squadre di Azione Patriottica). É arrestato il 31 marzo del 1944 dai Fasci Repubblicani di Torino e processato il 2-3 aprile dello stesso anno. Fu fucilato il 5 aprile del 1944 presso il Poligono Nazionale al Martinetto di Torino, luogo in cui ogni anno i torinesi celebrano la liberazione dal Nazifascismo. Si è guadagnato la Medaglia d’oro e Medaglia d’Argento al Valor Militare

Grazie Erich e grazie a tutte e tutti gli altri.

Viva le Resistenza

Commenti

    1. Si Giuseppe, l’unico problema è che a un certo punto il testimone va preso in mano dalle giovani generazioni. Sono stata da questo punto di vista piacevolmente sorpresa dalla commemorazione del 25 aprile a Rocchetta Tanaro. La locale sezione dell’Anpi è diretta da una ragazza di vent’anni nipote di un parrigiano. Anche lei dimostrava tanto amore e passione. Mi ha fatto credere che ci sia ancora speranza…..

    1. Ciao Antonio, bella la definizione di “memoria dimenticata” in effetti è così. Questi nostri piccoli gesti servono proprio per tenerla viva, più a lungo e vivacemente possibile… A presto

  1. Queste lettere fanno un gran male, come le parole che strizzate riempiono secchi di sdegno. Una pagina che mai si potrà dimenticare quella che fa eco con un giorno in cui si festeggia, anche grazie a immani sacrifici. Ecco un altro gran bel uso dei libri: la memoria.

    1. Cara Emilia, quest’anno come non mai la riscrittura della storia e la polemica hanno accompagnato questo giorno, che proprio non le meritava. Non so se è per quello che ho voluto parlare dell’amore, è che l’amore è sempre alla base delle scelte più grandi e “di fondo” della nostra vita. Sono felice che ti sia piaciuto e che anche tu non pensi a questo giorno soltanto come un piacevole ponte. Buon 25 aprile!

    1. Ciao Antonella, per me il 25 aprile ha un significato molto grande e ogni anno in questi giorni ne parlo. A volte per ricordare com’è nato in me il seme della Resistenza, a volte per ricordare donne e uomini straordinari che ho avuto la fortuna di incontrare, chissà per quanto ancora. Nei nostri blog ci sono la vita e i valori in cui crediamo. Il mio non fa eccezione :): Un abbraccio e buon 25 aprile!

  2. Combattere per un ideale, morire per l’idea di libertà… sembrano concetti così lontani. Nel mondo attuale imperano il qualunquismo e il relativismo e ognuno si è creato ideali di plastica e di metallo ben diversi da quelli espressi dagli uomini della resistenza

    1. Ciao Rosalia, grazie per questo commento e benvenuta nel blog! Il qualunquismo e l’indifferenza sono i mali più subdoli della nostra società, ahimè.. Facciamo il possibile per ricordare adeguatamente da dove veniamo. Grazie e a presto

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