Vi chiedo, signori, se apparteniamo entrambi al genere umano

Vi chiedo, signori, se apparteniamo entrambi al genere umanoCerto che di strada ne abbiamo fatta noi donne, anche se a volte ho l’impressione di procedere a ritroso.

Dagli anni ’70 ad oggi abbiamo denunciato, lottato, conquistato, fatto una campagna culturalmente imponente capace di cambiare le regole della famiglia tradizionale, patriarcale. Regole scritte sulla pelle delle donne come un tatuaggio che poi piano piano è andato sbiadendo.

Forse pensavamo di aver raggiunto una cima che cima non era, o forse semplicemente a un certo punto il piano è cambiato e noi abbiamo cominciato una discesa, a tratti ripida e pericolosa.

Così la vedo io care Volpi, non so voi.

É che da un pò di tempo sento il bisogno di chiamare in causa anche i nostri amici uomini. Specie in questi giorni, in cui il corpo e l’identità delle donne è tornato fatto di cronaca, troppo spesso nera.

Perciò vorrei rivolgere loro una serie di domande semplici semplici, solo per chiarire i miei dubbi e avviare una qualche riflessione, o almeno provarci.

Certo, insieme. Perché a dire la verità, non è che veda un’altra possibile via d’uscita.

Le mie domande, signori miei, a proposito delle donne

Quando ascolto le ultime notizie di cronaca che parlano di donne, subito mi pare di avere una piuma d’oca che si erge in verticale sul cuscino, mentre sono comodamente sdraiata sul divano.

Punge e mi fa sobbalzare, lasciando a lungo un segno nella carne.

Non so se le notizie di branchi, di ombrelli, di roghi e di disperazione fanno lo stesso effetto anche a voi, ma di sicuro vale la pena di rifletterci sopra, perché se c’è una cosa che proprio non comprendo è il perché.

E dunque, scusate se insito, ma domando, nella speranza che qualcuno spieghi, risponda, chiarisca. Tutto questo dolore deve pur avere un perché, per quanto orribile, solo così potrà avere una fine.

Per esempio, quando in ufficio state pensando di mettervi in mostra con le vostre capacità e vi si chiede ampia disponibilità oraria, come reagite?

 

Pensate a cosa vi aspetta a casa, alle incombenze, agli orari, ai figli, alla cena, alla mamma anziana che ha bisogno di voi? O vi fiondate a capofitto, tanto qualcuno poi ci pensa?

Già, mica potete fare tutto voi.

E spiegatemi per quale arcana ragione, se siamo tutti intorno a un tavolo per fare una discussione, rigorosamente tra pari, e a qualcuno viene voglia di un caffè, è sempre la solita collega che si alza per farvelo?

 

E se in quella stessa stanza entrasse un “forestiero” e dovesse rivolgersi al capo, perché l’ultima persona che guarderebbe in faccia è proprio la collega che vi sta servendo il caffè?

Non dite che non vi è mai capitato, a me davvero un sacco di volte. E se non riflettiamo sul nostro quotidiano, allora non riusciremo mai a comprendere cosa ha disturbato molte di noi a proposito della vicenda di Sulmona e degli ombrelli.

Voi cosa avreste fatto se vi foste trovati su un palco a discutere di futuro, uomini tra uomini, alti rappresentanti istituzionali, e a un certo punto la pioggia o il sole torrido vi avesse dato a tal punto fastidio da impedirvi di proseguire nelle vostre profonde e argute argomentazioni?

Se qualcuno vi avesse offerto riparo con un ombrello, avreste di certo accettato, come gesto di buona creanza. Poi avreste afferrato l’ombrello e vi sareste riparati da soli.

Invece la fulgida classe politica abruzzese e dintorni, senza alcun apparente disagio, ha ben approfittato di tali moderne cicisbee apparse quasi per caso. Che alla fine fa sempre piacere che qualcuno mostri un pò di sana riverenza per il potere.

Non serviva mica scomodare la parità per sollevare un polverone, bastava un pò di sano buon senso.

Per non parlare di Pimonte.

Che direste voi se i ragazzetti di un paese di circa seimila abitanti si dilettassero una sera a stuprare ripetutamente una loro coetanea, solo per fare una, come l’ha chiamata il Signor Sindaco (uomo)? Una bravata?

 

Che fareste poi se quei ragazzi fossero i vostri figli?

E se vi chiedessero conto in paese di cosa avete visto, voi cosa rispondereste?

Che voi lo sapete, vero cari amici, che la violenza sulle donne uccide due volte? La prima quando essa si compie nel fisico e la seconda nell’anima. L’una può anche passare, ma la seconda, no.

Per non parlare dell’indifferenza, dell’impunità, della negazione. Ferite, ferite e ancora ferite.

Non è che possiamo parlare di genere umano, prima ancora che di genere e basta?

La smetto, d’accordo.

E scusate se vi ho tirato in causa. Se avete la coscienza pulita, se vi sentite a posto perché vi ritenete (e lo siete senz’altro) sinceri democratici e appassionati di equità, mi chiedo se voi, uomini e donne per bene, se noi possiamo considerarci al di fuori dello scontro che da  tempo si sta conducendo.

Se possiamo sentirci al riparo.

La società è cambiata, è capace di grandi slanci di generosità, come il marocchino che afferra senza timore di bruciarsi un estintore per spegnere l’incendio che Concetta, la donna licenziata e senza reddito di Torino, ha attinto su di sè, ma anche di brutali orrori contro le donne, come lo stupro, il femminicidio, la segregazione lavorativa e sociale dei generi.

Insomma, non è indifferente se remiamo da una parte o dall’altra della barca, che il mare è periglioso e abbiamo bisogno di tutte le forze, unite.

Non ci basta la compassione né il conforto di una pacca sulla spalla.

Abbiamo bisogno che voi, amici uomini, questa battaglia la conduciate con noi, alla pari.

Insomma, battete un colpo.

Ve lo chiedo perché in gioco è il genere umano: l’unico genere a cui tutti apparteniamo.

 

Commenti

  1. Potremmo iniziare noi uomini ad essere testimoni di rispetto ed ascolto, chiedere alle madri di educare i figli al rispetto per sé stessi. Alle donne di stare lontano da relazioni svalutanti. Ci sono maschi che stanno camminando in questa direzione e sono sempre di più. È una silenziosa rivoluzione in atto. Irreversibile. Buona giornata Elena, un abbraccio a te.
    Ciao.

    1. Ciao Mauro, sulle relazioni svalutanti credo che noi donne discuteremmo a lungo, ma sono d’accordo che uno dei lembi del problema sia proprio quello. Grazie per aver partecipato a questa discussione. Mi spiace di non poter pubblicare il tuo link promozionale al tuo libro, perché la policy del blog non lo prevede. In effetti nel nuovo layout ho dimenticato il messaggio informativo, provvedo subito a reinserirlo. Alla prossima, abbracci anche a te.

  2. Ciao Elena, ho disertato perché non mi sono sentita bene. Ho letto ora il tuo articolo e l’ho trovato interessante come sempre. Il problema delle donne alle volte dipende proprio dalle donne. Mi spiego: tu avresti accettato di tenere l’ombrellino? Io no, perché alcune scelte, per quanto offrano dei vantaggi economici (sic!) vanno a discapito della dignità. Alcuni uomini sono maschilisti e arroganti nei confronti della donna, non c’è dubbio, ma almeno nel mondo occidentale, noi abbiamo la possibilità di esprimere il nostro dissenso. Abbiamo combattuto per ottenere la pari dignità, e se oggi siamo sulla buona strada, è stato grazie all’impegno di scrittrici, giornaliste, politiche, intellettuali, donne di scienza, insegnanti…dovremmo ricordarlo più spesso alle orde di ragazzine pronte a svendersi per un provino o una comparsata in tv. Che ne dici?

    1. Ciao Rosalia, innanzitutto ti chiedo come stai oggi. Spero meglio, naturalmente.
      Rispondo alla tua domanda con un chiaro no, non avrei accettato. Avrei bacchettato chi me lo avessi chiesto indignata e avrei protestato. Certo hai ragione, dipende da noi. Ma se fino ad ora soltanto una voce maschile si è affacciati a rispondere significa che la nostra indignazione o ribellione non basta. Hai qualcosa da suggerire per stanare il lupo, cara Volpe?

      1. Molto meglio, grazie. Il mio suggerimento riguarda in primo luogo un cambio di mentalità nelle ultime generazioni. La famiglia e la scuola sono chiamate a educare i ragazzi (genere maschile) al rispetto delle donne; le madri devono diventare esempi di autonomia intellettuale così da promuovere le intrinseche peculiarità dell’universo femminile, inoltre pretendere dai figli maschi, al pari delle femmine, la condivisione assoluta dei compiti. Non dimentichiamoci che gli uomini dai cinquanta in su sono figli di donne sottomesse a padri-padroni e a mariti altrettanto padroni, un esempio che ha generato in tutti i paesi latini, molti dei comportamenti sessisti di cui ci lamentiamo

        1. L’educazione, la scuola e i piccoli comportamenti quotidiani. Ecco da dove cominciare la rivoluzione… Felice che tu stia meglio Rosalia

  3. La rivoluzione culturale é molto lunga e, purtroppo, non ancora conclusa. Serve la partecipazione attiva di tutti, uomini e donne. Di questo scrivo da anni, per questo lotto da anni continuamente e senza distrazioni a cominciare dal mio angolo privato fino a quello pubblico. Fai bene a riproporre il tema: é bene ribadirlo. C’è del marcio nel modo infimo di considerare la femmina. Con tutti gli appellativi del caso.
    Serve uno sguardo nuovo sul femminile. Uno sguardo pulito e amorevole. Di rispetto della diversità.
    Eletta

    1. Ciao Eletta, mi piace il tipo modo di guardare alla questione. Uno sguardo pulito, poichè negli occhi sta la bellezza, il valore, la dignità di chi guarda ma anche di chi è guardato….

  4. Una cosa mi da da pensare: dati i ritmi lavorativi del periodo, o leggo in rete (e sei tu la prima a darmi queste notizie) o guardo quei canali di tg a rotazione (e non hanno mai parlato di questi due fatti).
    Sulle due notizie: la prima non mi scandalizza, perché le ombrelline lavorano sulle piste di MotoGP tutte le domeniche (o a domeniche alterne), inquadrate da tutti i lati e tutte le angolazioni a favore dei maschi che seguono la gara dal divano (se qualche volta mi mettessero un ombrellino sarei più contenta, dato che i motociclisti sono tutti nascosti dentro la tuta….). “Donne e motori” dicono e infatti a qualsiasi salone automobilistico chi ti presenta il nuovo modello in pedana è l’amministratore delegato/responsabile marketing in giacca e cravatta e la solita scosciata, succinta, giovanissima, procace bella donna in tutte le pose ammiccanti possibili.
    Della seconda notizia: un sindaco che se ne esce con una parola del genere per un fatto così grave dovrebbe dimettersi tout court. Non c’è se, ma, e scuse che tengano. Se il suo cervello ha associato la parola “bambinata” alla parola “stupro” anche per un solo microsecondo, non può essere la persona che combatte le motivazioni di quello stupro.
    Ma (e qui probabilmente vado controcorrente): il primo nemico delle donne sono le donne stesse.
    Se ci sono le ombrelline è perché le donne accettano e sono pure lusingate di fare le ombrelline. Credo che non gli sia nemmeno venuta l’idea di andare su quel palco in numero pari di ragazze e ragazzi, e magari non c’erano nemmeno volontari maschi, solo femmine, perché? Se è vero che l’uomo vuole dare alla donna un ruolo di oggetto marginale, è anche vero che molte donne si adagiano su questo ruolo. Per alcune poi sfruttare la bellezza è più semplice che sfruttare l’intelligenza.
    Se ci sono minorenni stupratori di gruppo, ci sono di genitori che stanno passando dei valori sbagliati. Perché questi minorenni delle madri ce le hanno. Che tipo di valori gli hanno inculcato a questi ragazzini? Non mi venissero a dire che sono ragazzi modello, che in casa non hanno mai fatto niente, che vanno in chiesa tutte le domeniche. Perché in qualche maniera dev’essere passata l’idea che nella vita vince il più forte, e che le persone vanno rispettate solo quando ti fa comodo. O magari qualcuna ha soprasseduto su qualche commento sulla virtù di questa o quella ragazzina. Del resto, se lo stesso sindaco del paese parla di “bambinata” è chiaro che c’è una tendenza generale a de-responsabilizzare le azioni. Per questo resto convinta che le uniche che possono lavorare su un diverso atteggiamento maschile sono proprio le madri.

    1. Ciao Barbara, da un lato sono contenta di averti informata io, sebbene superficialmente, sui fatti. Dall’altro sono preoccupata. La cronaca che riguarda questi comportamenti è repentina o inesistente. Ahiai… Veniamo a noi. Vero che gli ombrelli vengono alzati al MotoGP ma il punto secondo me non è di chi svolge questo compito spero remunerato, poiché questa è un’informazione che non è circolata) ma, come ho scritto, di chi riceve questo trattamento senza nemmeno banfare. Politici che definiscono le linee guida del futuro… Piuttosto grottesco, non trovi? Chiamo in causa gli uomini perché sono silenti. Mi arrabbio perché mi sento solidale con quella ragazzina che il suo compagno ha violentato insieme ad altri. Se salta persino il patto affettivo allora è davvero grigia. I figli stuprano e i genitori coprono. è questa la provincia italiana….

      ?

  5. Sono proprio curiosa di conoscere la risposta di una voce maschile, ma di certo non interverrà nessuno così apertamente discriminatore, quindi temo di aspettare invano.
    Sulla violenza non transigo, non esistono motivazioni o scuse, sul ruolo della donna, ho idee mie.
    Provengo da una famiglia tradizionale in cui per mio padre sono l’unica erede, figlio. Cresciuta come se dovessi sempre arrangiarmi da sola, tanto a piantare un chiodo quanto a mandare avanti la casa. La donna a parere dei miei genitori deve essere forte il doppio e in gamba il doppio perché vale il doppio. Per me la donna è questo, un essere autonomo che sceglie di accompagnare la propria vita con altri solo perché esiste in parallelo la parola rispetto, unica serratura in grado di aprirle il cuore.
    E sì, concordo, siamo nate donne di un unico genere a cui apparteniamo: quello umano. Bellissimo post.

    1. Si Nadia, il rispetto è fondamentale ed anche l’autonomia. Anch’io ho avuto un’educazione simile alla tua. Mio padre quando se n’è andato mi ha affidato mia sorella e mia madre, a me, a suo avviso la forte della famiglia. Non ho mai pensato a me come all’^uomo di casa^, ma di certo mi sono rimboccata le maniche. Il punto però a mio avviso non è questo : vorrei sapere dagli uomini cosa ostacola una piena accettazione di noi donne anche se fragili, bizzarre, esplicite sessualmente ecc ecc. Voglio dire che il rispetto che giustamente tu rivendichi non deve essere subordinato a niente… Intanto solo Mauro si avventura in questa discussione
      ????

  6. C’è strada da fare. Si. Da parte di uomini e donne, superare le posizioni antitetiche. Provare per qualche giorno ad essere donna, forse allora almeno un po’ potremmo capire. .. che una gonna corta non è segno inequivocabile di disponibilità ma un modo per affrontare il caldo di questi giorni.

    1. Ciao Mauro, grazie per esserti affacciato a questo argomento non facile. Sono d’accordo con te sulla necessità di fare ancora molta strada. Il punto però è che non potendo essere noi forse almeno potreste tentare di essere fino in fondo uomini, persone. Capaci di guardare ai limiti, in primo luogo culturali, che esprimete. Mi aspetto qualcosa di più, perché il tema della dignità e della agibilità delle donne riguarda tutti noi. E in fondo in fondo certe volte ho l’impressione che una risposta ragionata e onesta a queste domande facciate fatica a darla. Mi sbaglio, Mauro? Un abbraccio

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: