Le otto montagne – Paolo Cognetti

Le otto montagne - Paolo CognettiLa colpa di questa pillola è di Sandra. Nel suo articolo #Le otto montagne – conclusione, esprimeva legittimi dubbi intorno a questo romanzo di cui avevo sentito molto parlare anch’io.

Da buona piemontese posso definirmi tranquillamente una bastian cuntraria. Se tutti parlano di un romanzo di sicuro io non lo leggerò, almeno non subito, per una sorta di ribellione istantanea che mi porta a  fare appunto il contrario di quel che fan tutti.

Ma quel post, ricco di spunti, così come tutti i commenti che ne sono seguiti, mi ha spinto ad acquistarlo e poi, quasi subito, a leggerlo.

Questa Pillola come sempre vi racconterà cosa questo libro mi ha comunicato. Siete pronti ad ascoltare il brano letto da me?

Le otto montagne

Quando un romanzo vince il premio Strega è difficile che non se lo sia meritato. Eppure ogni volta che un fenomeno letterario si affaccia alle librerie genera sentimenti e giudizi contrastanti.

Io penso che per raccontare la montagna bisogna averla conosciuta bene, averci vissuto del tempo, lassù nella solitudine del silenzio, sottoposto alle bizzarrie del clima e alla natura imperiosa e immensa.

Bisogna avere le ginocchia sbucciate e la pelle bruciata dal sole estivo. Non so se Paolo Cognetti l’abbia vissuta così, ma di sicuro l’ha vista da vicino.

La storia

La storia narra di un uomo e di suo figlio legati esclusivamente da legami di sangue, che viene interrotta bruscamente dalla morte del padre che lascia il ragazzo sgomento. Nella sua ricerca delle radici, in divenire per tutto il corso del romanzo, Pietro, l’io narrante, scopre che un’altro uomo, Bruno, lo ha di fatto sostituito nel cuore dei suoi genitori mentre lui era lontano.

Il tema della perdita del padre, cominciata già molto prima della sua morte è descritto a mio avviso in modo molto intenso e intimo. Così come interessante è la figura dell’altro, ovvero Bruno, che si insinua nella famiglia di Pietro quasi sostituendosi a lui. Sarà una sorta di fratello segreto di Pietro? Questo il dubbio che mi ha attraversato durante tutto il romanzo, lo confesso.

In realtà Bruno e il padre di Pietro sono semplicemente uomini con le stesse pulsioni, lo stesso desiderio di arrivare in cima, di scoprire un nuovo sentiero, di assaggiare la fatica, di godere del silenzio e del profumo del muschio selvatico.

Qualcosa che conosco bene. La mia Ode alla montagna arriva proprio da qui.

Il brano che ho letto per voi

Vi presento Bruno e Pietro, il primo montanaro con un padre violento, l’altro cittadino milanese, montanaro della domenica. La loro amicizia comincia così:

Dal Monte Rosa all’Himalaya, troppe andate e ritorni

Come in ogni buon libro, c’è qualcosa che non convince del tutto. Vogliamo parlare delle continue fughe all’estero di Pietro? Ma avete idea di quanto possa costare un viaggio in Tibet andata e ritorno? Come puo’, mi chiedo, un ragazzo sostanzialmente senza lavoro e una piccola eredità spesa nella ristrutturazione della casa permettersi questo girovagare avanti e indietro dall’Himalaya? Un errore un po’ grossolano, non è credibile.

Di certo questo espediente poco realistico serve all’autore per descrivere le distanze siderali, sia geografiche che umane, tra il protagonista e la sua comunità.

La ricerca di un legame d’altra parte non puo’ realizzarsi se non lo si costruisce dentro di sé.

Fretta di finire il romanzo?

A volte le case editrici spingono a chiudere per ragioni di pubblicazioni legate al marketing, al periodo considerato favorevole, eccetera eccetera. Non sempre si puo’ dire di no come non sempre si ha la fortuna di concludere adeguatamente quanto avevamo immaginato di scrivere con i tempi degli altri e non i nostri.

A me pare che in questo caso sia andata proprio così e dopo la metà del romanzo si sia voluta finire la storia piuttosto in fretta. Il rapporto tra Bruno e Pietro si fa pesante e a tratti incomprensibile. Un vero peccato, con tanto materiale messo sul piatto nella prima parte, la conclusione sembra davvero un po’ scarna.

Anche l’evoluzione del protagonista principale si ferma. Il fatto è che non succede più nulla di importante per lui, e ci lascia un po’ a bocca asciutta.

Resta tuttavia il valore di un racconto di infanzia, di una voce che si scopre solo alla fine e che ci ricorda che per alcuni di noi il destino è qualcosa di ineluttabile. D’altra parte , chi può vivere solo in cima a un monte, non può pensare di morire altrove.

Curiosità

Interessante cogliere tra le righe della storia anche alcune interessanti informazioni sugli stili di vita nepalesi, in particolare delle popolazioni che il protagonista incontra sull’Himalaya.

E’ da lì che viene infatti il titolo del romanzo, Le otto montagne, altrimenti abbastanza incomprensibile.

Conclusioni

Il romanzo mi è piaciuto. Forse perché una parte della mia vita l’ho passata in montagna, ad arrampicarmi sui bricchi e sugli alberi, a respirare l’aria fresca della neve appena caduta.

Ho scoperto, soltanto alla fine, che il romanzo è dedicato all’amico che non c’è più. Un gesto delicatissimo.

Quell’amico che ci aspetta sempre, tra le pieghe delle montagne imbiancate di neve, come quelle che possiamo ammirare dalla pianura in questi giorni freddi e di speranza.

 


Allora, vi è venuta voglia di leggerlo? Condividete queste mie osservazioni sul romanzo? Fatemi conoscere le vostre opinioni qui. E se volete, potete acquistarlo subito:

 

Commenti

  1. Lo leggerò? Forse, giusto per farmi un opinione mia su certi premi letterari. La più amata l’ho letto, me lo prestarono e capitò in un buon periodo, Cognetti non ancora. E’ anche vero che in genere attendo che si sgonfi la bolla del momento, per leggermelo in pace. E soprattutto a metà prezzo. 😛

    1. Non avevo mai fatto caso ai prezzi, calano davvero? Comunque, un giorno o l’altro de vi pubblicare la tua lista misteriosa di libri da leggere… Comunque lo vale, il premio

      1. Non pensavo che la mia lista di libri da leggere fosse considerata “misteriosa” e soprattutto interessante! 😀
        Ma sono talmente troppi quelli che ho da leggere e pochi quelli che ho letto, che temo mi deprimerei a vederla scritta! Già vedo i cartacei accumularsi, non oso guardare dentro il kobo.
        Normalmente i prezzi dei cartacei calano online, sia perché arrivano le serie economiche o perché l’autore ha venduto poco/c’è troppa scorta di magazzino e poca richiesta. Poi entra in gioco l’usato: dopo 3/4 mesi trovi il cartaceo rilegato pari al nuovo al 50% del prezzo di copertina. Quel che ammazza semmai sono le tariffe di Poste Italiane per i pieghi di libri che sono aumentate nel 2017. (grazie Poste e grazie Governo, un ottimo incentivo alla lettura, eh!)
        Per gli ebook raramente vedo prezzi bassi. Ti mandano le mail con Offerte “a partire da 0.99 euro) e poi scopri che in realtà costano di più…

        1. Non sapevo che il piego di libri fosse aumentato, in effetti è un anno che non lo uso. Sui prezzi dei libri on line bisogna cercare tra vari siti specializzati. Spesso io trovo su Ibs a prezzi inferiori di Amazon

  2. nessuna voglia di leggerlo. I cosiddetti best seller non fanno per me e Cognetti non rappresenterà l’eccezione. Leggendoti trovo che la tua osservazione sui viaggi in Tibet non sono realistici e la fretta di chiudere ni ha sempre innervosito.

    1. Ecco l’orso che tutti conosciamo! Si, in effetti la fretta di chiudere infastidisce due volte : mentre leggi e poi pensando come avrebbe potuto essere se… Si, fastidioso. Buona serata

  3. Ottima analisi, grazie per aver partecipato pure con l’audio! Che non ho ancora ascoltato perché sta arrivano il fisioterapista. Sì, ci sono alcuni scivoloni di cui credo sia responsabile l’editore che poteva dedicarsi con maggior attenzione, tutti sono stati abbastanza concordi nel dire che non mantiene la tensione narrativa fino alla fine, ma è piaciuto comunque molto.

    1. Com’è andata con il fisioterapista? L’audio è di casa tra le Volpi . Ho capito una cosa : quando finisco un libro, meglio scrivere subito la sua Pillola. Mi pare che conservi quell’immediatezza e quella sincerità che aggiungono qualcosa alle recensioni, in genere fredde e “istituzionali”.

  4. Era uno dei libri che avevo pensato di leggere, ma poi… Ora come ora dico no, anche se il pezzo che hai recitato è stato piacevole. Amo leggere i libri prima che vengano disossati, prima che vengano svelati in modo da conservare la mia opinione, ora come ora è troppo forte quella di chi lo ha già letto.

    1. In effetti anche io come te ho questa abitudine, come ho descritto nell’articolo. Quando si tratta di libri di cui parlano tutti poi, ne sto ben alla larga. Credo che in definitiva la decisione di leggerlo è legata al mio amore per la montagna, e ai ricordi della mia infanzia. Qualcosa ho ritrovato, qualcosa si è perso… E poi con i libri è così. Non si può programmare niente….

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: