Le parole che fanno male

Le parole che fanno maleMi capita spesso di discutere, anche animatamente, di questioni che mi stanno a cuore. Fa parte del mio lavoro e forse anche del mio carattere.

Nella maggior parte dei casi esco dalla discussione più ricca e consapevole. il confronto è sempre qualcosa di positivo, se rispetta determinate regole.

Quando ciò non succede, mi accorgo di aver disperso le mie energie inutilmente. Quasi sempre questa condizione emotiva deriva da parole ascoltate o pronunciate che fanno male. Un male che lascia il segno. Mi piacerebbe che non si notasse, vorrei poterci passare sopra senza darvi troppo peso, ma in realtà ne soffro, spesso parecchio.

Lo ammetto, non sempre posso/riesco a passare oltre. E’ un terribile tallone d’Achille, lo so, se qualcuno di voi vive le stesse mie emozioni, sa ciò di cui parlo.

Eh sì, le parole che fanno male non dovrebbero mai essere pronunciate, né ascoltate.

Semplicemente perché non servono a nulla, fanno male e basta. Specie quando sono pronunciate da persone cui vuoi bene. Quante volte abbiamo pensato, forse per difenderci, che solo le parole delle persone cui vogliamo bene possono farci del male. Io tante volte. Ed è vero, eccome se è vero. Anche se poi, guardandole bene, quelle parole sono spesso offerte di aiuto, magari con qualche eccesso di rabbia. Discutendo può succedere.

Quando soffriamo per le parole delle persone cui abbiamo affidato un pezzo di noi, della nostra vita, del nostro lavoro, della nostra amicizia, è perché di loro ci fidiamo e pretenderemmo solidarietà e sostegno incondizionato.

Non ci aspettiamo delle critiche, perché non sono contemplate. Le persone cui vogliamo bene non possono avere opinioni differenti dalle nostre, devono essere dalla nostra parte, sempre.

Davvero è così? Naturalmente, no.

E se questo è ciò che abbiamo in mente degli altri, allora non vogliamo amici o amanti, fratelli o padri, vogliamo qualcuno che ci dia ragione.

Certo che poi, quando pronunciano parole che ci fanno male, ci fanno soffrire.

Le consideriamo ingiustificate, improvvise, violente, sorprendenti. E se non siamo nella disposizione d’animo giusta, queste parole

rischiano di restare incise nel nostro animo come segni sulla corteccia di una albero

E’ difficile farle sparire, specie se permettiamo che diventino cicatrici profonde.

Ma se fossero solo le parole di chi amiamo a farci del male, soffriremmo la metà di quello che invece ci accade

Invece, non è così. La faccenda si complica, perché in realtà spesso ci fanno male le parole di persone che non amiamo o che non stimiamo per niente ma che feriscono il nostro orgoglio, ci mettono in discussione.

E’ che siamo più vulnerabili di ciò che saremmo disponibili ad accettare. Fate mente locale nel vostro vissuto e di sicuro troverete qualcosa che risuona con questa mia ultima affermazione.

Io ad esempio quando ho scoperto di essere più vulnerabile di quello che mi piaceva pensare ho avuto paura. E la paura fa male, eccome.

Non sono capace di passare sopra alle cattiverie, ai no senza giustificazioni, ai giudizi pesanti, alle volgarità, in una parola a tutto ciò che può ferirmi, senza battere ciglio. Se voi ne siete capaci, allora vi invidio, sentitamente.

Il peso del giudizio degli altri

Il giudizio degli altri, specie se severo e tranciante, è qualcosa davanti alla quale vacilliamo.

Forse qualcosa di quelle parole assomiglia alla verità? A qualcosa che non avremmo voluto ascoltare, scomodo, ignoto, infastidente? qualcosa che ci costringa a guardarci dentro?

Mi accorgo allora che quelle cattiverie feriscono profondamente l’animo di chi le pronuncia quanto feriscono il mio. E quando me ne rendo conto, mi fermo, e mi dico:

“Non voglio essere come lui o come lei. Devo provarci, voglio interrompere la spirale del dolore”

Scrollatevele di dosso. E’ un pò come passare la candeggina sulla vostra bella camicia bianca appena macchiata di sugo. Se non rimuoverete la macchia, resterà per sempre.

Lavatele viaNon potrete dimenticare il gesto, forse nemmeno rimuovere il dolore. Ma evitare che si consolidi, che produca una reazione dello stesso segno, sì.

Fermate il circolo vizioso. Non reagite nello stesso modo, non pronunciatele. Forse abbiamo imparato a ferire con le parole come se fossero lame. Ma possiamo decidere di non usare le armi.

Un giorno ho compreso che il linguaggio produce la realtà che abbiamo intorno a noi. Questa è anche la ragione per cui scrivo, voglio che la mia realtà sia meravigliosa. E quando non è così, scrivo per renderla più bella.

Perciò domandiamoci in quale contesto vogliamo vivere e poi agiamo e usiamo il linguaggio di conseguenza. Io non ho dubbi sulla risposta. E voi?

Le parole sono come incantesimi capaci di creare o modificare la realtà che ci circonda

Decidete di usarle per il bene. Non lasciate che la rabbia e la re-azione caratterizzino i vostri giorni.

 

Avete paura di affrontare le parole che fanno male? Sorridete!

Il sorriso è disarmante, è il calcio che abbatte il castello di sabbia, lo spillo che sgonfia un palloncino colorato, la mossa che non si aspettavano, lo scacco al Re.

Il sorriso è l’arma vincente capace di sconfiggere le parole. Perché resta impresso nello sguardo degli altri, come una rivelazione.

Tutto il resto scivola via. Come la pioggia sui vetri, come la sabbia dai calzari, come le foglie secche spazzate dal vento.

Che rendono l’albero ancora più forte.

Commenti

  1. Belle riflessioni e molto profonda la frase sulle parole che creano la realtà. Purtroppo, a volte le parole fanno male anche quando dietro non ci sono intenti malevoli o un tono negativo. Non è mai facile farsele scivolare addosso, anzi io sono la tipica persona che ci rimugina per giorni per poi rendermi conto che mi sono fatta del male da sola.

    1. Ciao Mariateresa, vedo che adesso i commenti funzionano … Io non sono così convinta che le parole malévole siano prive di intenti… Sappiamo tutti usare fin troppo bene le parole come armi affiliate, non credi? Buona giornata

    1. Ciao Stefania, si ogni tanto capita di incassare qualche colpo… L’importante è risollevarsi! E poi la settimana non è andata cosa male, ho ricevuto una critica molto costruttiva sul mio nuovo romanzo…

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: