Le persone serie sono finite?

Le persone serie sono finite?Care Volpi, sebbene il titolo di questo post pre-estivo termini con un punto di domanda, non ho alcuna intenzione di avviare un sondaggio o qualcosa del genere.

E’ che da un po’ di tempo mi sorprendo a mugugnare in merito alla perdita, almeno dal mio punto di vista, di serietà e affidabilità che mi sembra di percepire in questa nostra quotidianità.

Accade solo a me? Sarà l’estate, il caldo, l’età che avanza?

Dite voi se potete, io so che faccio molta, molta fatica a rapportarmi con un mondo che mi pare giri all’incontrario del verso mio.

Forse direte che ho troppi grilli per la testa, che questo è il momento per pensare alle vacanze, alle cose leggere, al meritato relax.

Avrete pure ragione, ma io, che alle vacanze – ci tengo a sottolineare – ci penso eccome, in questi periodi di supposto stop, mi scopro a cedere alle riflessioni esistenziali.

Non sono inusuali su questo blog, anzi, in genere vi stimolano non poco. E’ che per me le regole di convivenza civile devono essere patrimonio di tutti, e non chimere.

E invece mi accorgo che più spesso sono miraggi, come l’acqua nel deserto. Nel senso che io le vedo bene. Ma gli altri?

Sto prendendo il treno dal verso sbagliato, è evidente.

Non parlo certo di chi le regole le viola da sempre, esplicitamente. Non voglio qui occuparmi di chi ci mette del dolo insomma, scientifico orientamento all’effrazione, alla devianza, all’aperta violazione.

No.

Parlo della quotidianità di ciascuno di noi, parlo di quella zona grigiastra in cui ormai sembra che la maggior parte delle persone sia collocata e che ci fa domandare se le persone serie siano finite.

Ora però dovrei spiegare cosa intendo io per serietà….

Per me serietà non significa essere estranei all’ilarità o alla leggerezza, io elogio la leggerezza. Anzi per la verità sarebbe più corretto dire che elogio chi l’ha elogiata tempo fa, nelle sue Lezioni Americane:

Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore

Diceva, il buon Calvino.

Con serietà non intendo il buio del cuore, l’assenza di quella luce, timida o prorompente che sia, che alberga in ciascuno di noi e che a volte teniamo spenta, soffocata. Serio o seria significa per me assumersi una responsabilità e portarla avanti.

Un esempio? Chi prende sul serio il suo lavoro, chi mantiene la parola data, chi è in grado di sostenere un’opinione fino in fondo, chi ti prende in braccio e non ti lascia andare, nemmeno se pesi troppo…..

Cioè affidabile.

Mi piace che chi fa un patto con me, sia esso un semplice accordo verbale o un contratto, poi lo mantenga.

Una volta bastava la stretta di mano. Ora nemmeno un contratto ti protegge, figuriamoci il resto.

Invece, su quel treno che potremmo aver preso all’incontrario di cui sopra, ci capita di imbatterci in chi dice delle cose, ne pensa delle altre e ne fa ancora delle altre. Un bel rebus!

Bisognerebbe avere la capacità di togliere quella paratia che taluni hanno davanti, che è capace di riflettere un’immagine diversa, agli altri e persino a loro stessi.

Va beh, lo fanno tutti..

Bella obiezione, no? Può darsi sia vera, ma in genere è una scappatoia. “Tanto lo fanno tutti”. E anche se fosse? E poi, non è affatto vero.

Allora, le persone serie sono finite o no?

Io penso di no. Anche se a volte ci pare proprio così. A costo di apparire sbagliati, la serietà, nell’accezione che ho chiarito più sopra, dovrebbe diventare quasi un mantra, capace di respingere chi continua a sollecitarci e a tirarci dall’altro lato del binario giusto con frasi del tipo:

“Sveglia, il mondo gira in questo modo, tanto vale adattarti”

Ma alcuni di noi non sono capaci di adattarsi. Prendete me.

Quando ero una ragazzina, con le mie idee di cambiamento della società ben radicate nella testa, anche se in forma un po’ grezza, gli adulti o anche solo i ragazzi con qualche anno in più di me solevano dirmi, con aria di superiorità:

“Adesso la pensi così, ma quando sarai adulta cambierai opinione.

Ti renderai conto che le cose non possono cambiare e ti metterai a posto”

Non avete idea della reazione allergica che mi produceva quell’ultima frase. Io, ribelle senza speranza, mica volevo morire democristiana!

Perché alla fine, lo dico con simpatia ed affetto, il mettersi a posto significava proprio questo.

Ma al di là di quale sia la nostra visione del mondo, ciò che non possiamo lasciarci fare è proprio questo: smettere di essere seri. Smettere di crederci. Smettere di assumerci le nostre responsabilità.

E cosa c’è tanto forte da impedirci di lasciarci andare alla corrente e continuare a cercare il binario giusto?

Sapete che c’è? Che le persone serie non sono affatto finite, per fortuna

E se ce ne sono poche in giro, è perché non le vediamo più, coperte come sono da tutto il resto. Ma ci sono.

Accendiamo la nostra piccola luce e guardiamo il bagliore degli altri. Facciamo che si propaghino insieme.

Pensiamoci su. Seriamente.

E voi care Volpi, come la vedete? Le persone serie sono sul serio finite?

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: