Lidia Menapace, partigiana per sempre

o-bella-ciaoAggiornamento 15 novembre 2016

Ci sono giorni così speciali che vale la pena di ricordarli anche quando il tempo passa e tenta di metterli da parte.

Ce n’è uno che mi va di tenere nel cuore, ed è il giorno in cui ho incontrato Lidia Menapace a Torino, nell’ambito suo più congeniale: l’incontro e il confronto con le donne della CGIL, a parlare del ruolo che lei e le altre hanno hanno avuto nella lotta per la liberazione dal nazifascismo.

Lidia ha avuto un merito grande: ha sottolineato come anche il linguaggio debba essere utilizzato nel modo appropriato, perché cambiare la cultura e rivendicare la pari opportunità di tutti i generi, significa chiamare le cose con il loro nome. E se è femminile, bisogna coniugarlo.

E ciascuna di noi presente quel giorno si è accorta che Lidia, come tutte le altre donne, non è stata una partigiana, ma è partigiana per sempre.

E verso la fine dell’anno in cui si celebra il 70° anniversario del voto alle donne, ricordare le grandi donne che abbiamo incontrato mi sembra il gesto di gratitudine più bello che si possa regalare.

Specie quando, alla veneranda età di 92 anni, sono ancora in campo per difendere la Costituzione. Come Lidia, che ha spiegato in un’intervista le sue ragioni per il no al Referendum del 4 dicembre.

Lidia Menapace solleva questioni di metodo e di merito. E lo fa con la grazia e fermezza di sempre. La coscienza di un mondo che è cambiato e di conseguenza vanno cambiate le cose che non reggono più, come il Concordato, art. 7 della Costituzione, secondo Lidia “Relitto del passato”.

Sulla questione del Titolo V denuncia con forza la centralizzazione che vuole questa riforma Costituzionale che verrà posta al giudizio dei cittadini il prossimo 4 dicembre, ribadisce il ruolo dell’ANPI e dei partigiani nel paese e delle donne.

Alla domanda “Lei è stata femminista?”, Lidia risponde “Io sono femminista”.

Ma chi è davvero Lidia e chi sono le donne che hanno avuto un ruolo nella definizione politica della Costituzione nata nel dopoguerra?

#La lunga lotta per la Costituzione nasce con la Resistenza

Le  ricorrenze ahimè passano in fretta, ma se vogliamo che valgano davvero qualcosa, dobbiamo tenere a mente i valori che comunicano e praticarli. Vale anche per l’anno celebrativo del voto alle donne.

E in questi giorni in cui si parla molto di revisionare la Costituzione, a me piace ritornare là dove la Costituzione è stata concepita, in quei cuori battaglieri e forti, di coloro che la nostra democrazia l’hanno costruita e tra questi senza dubbio donne come Lidia.

Come diceva Pietro Calamandrei, in un suo efficace discorso ai giovani nel gennaio del 1955

Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati.
Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità della nazione, andate là, o giovani, col pensiero, perché là è nata la nostra costituzione

Il ruolo delle donne per la libertà

Nella guerra partigiana e nelle molteplici esperienze a rete che spesso silenziosamente le donne hanno saputo mettere in campo per sopravvivere hanno garantito una resistenza alla guerra, alla fame, alla violenza e alla repressione, il nostro ruolo è stato preziosissimo.

Lo sarà anche per difendere ciò che altre/altri hanno conquistato?

Un ruolo troppo spesso abbandonato e taciuto dalla storia ufficiale del nostro paese ancora oggi. Eppure ieri come oggi la storia si ripete.

Le donne in fabbrica nel ’43, quando furono chiamate a “produrre” al posto dei loro mariti, padri e fratelli in guerra, e le donne di oggi che spesso reggono con le loro forze le sorti economiche delle famiglie.

Donne di cui non si parla.

#Chi è Lidia Menapace

lidia menapaceTestimone coraggiosa e instancabile di un’esperienza, quella della Resistenza, finita ormai molti anni fa ma ancora assolutamente attuale.

Minuta e apparentemente fragile, classe 1924, Lidia è una donna straordinaria che ha deciso a tal punto di ribellarsi alla guerra e alla violenza che ne ha espunto i termini dal proprio linguaggio, che con il linguaggio, ci insegna Lidia, si possono cambiare le cose, oltre che con la lotta.

Una discussione ancora oggi aperta. E a chi si chiedesse come mai insistere sul linguaggio che è poca cosa e non su tutto il resto, arriva la risposta di Lidia:

“Perché mai mi sarei accontentata di così poco?

Se è tanto poco, perché non si fa?” 

Lo scrive nella prefazione a Parole per giovani donne, 1983.

Lidia è capace di una lucida analisi della fase attuale, accompagnata da una elaborazione teorica indiscutibilmente avanzata, frutto di una pratica di lotta e di abnegazione sulle montagne ma anche, successivamente, dell’impegno concreto per la costruzione di una società nuova, una società di pari, dove le donne hanno certo conquistato molto ma non ancora abbastanza per vedere effettivamente realizzati i principi della nostra Costituzione, nata proprio dalla Resistenza.

“Il movimento delle donne è carsico, come un fiume che sprofonda nelle viscere e riappare in luoghi e tempi imprevisti con rinnovata potenza”

Lidia è una donna straordinaria, come altre che ho conosciuto e conoscerò ancora. Ciò che le rende uniche è la coscienza della propria condizione e la volontà ferma di cambiarla e migliorarla per sè e per le altre.

Ciò che le rende uniche è esattamente ciò che spesso sottovalutano: la straordinarietà dell’impegno quotidiano, dei piccoli gesti dimenticati dalla storia, delle cose “normali” che sono il motore di tutte le cose.

#Il valore del confronto tra le generazioni

Penso ricorderanno per molto tempo come me quella giornata del maggio dell’anno scorso, quando i ragazzi degli istituti Colombatto e Majorana di Torino e i loro insegnanti, ci hanno raggiunto per vivere insieme quella fantastica mattinata di scambio e condivisione.

E dovrebbe essere così sempre.

La condivisione e lo scambio tra generazioni può davvero rimettere in fila una storia sfilacciata come quella che viviamo oggi.

Un presente in cui noi ‘cattive ragazze’, militanti ma non militonte (parafrasando Lidia), non abbiamo ancora terminato il lavoro e perciò vogliamo prendere in mano idealmente l’eredità di Lidia e di tutte le altre donne che non hanno avuto voce per continuare ad urlar facendo.

“Il mondo in cui vogliamo vivere è fatto di pace, pane e lavoro. E ce lo conquisteremo.” 


E a settembre è mancata Carmen Nanotti, figura storica della Resistenza torinese. Aveva 92 anni e non ha abbandonato mai il suo impegno.

La ricordiamo insieme a tutte le donne che per le Volpi hanno significato qualcosa di grande.

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: