É più importante la sorpresa o l’aspettativa che genera?

Perché è più importante la sorpresa dell'aspettativa che generaQuando ero una leggiadra fanciulla ( 🙄 ) questi erano giorni in cui fremevo di gioia e di emozione: le ultime ore prima delle vacanze di Pasqua, quelle in cui ci preparavamo a passare due giorni lontano dalla famiglia, per sperimentare i prodromi dell’età adulta.

Naturalmente, essendo io una golosastra, cosa che sapete già, le attese più grandi erano per le uova di cioccolata, con sorpresa però, che senza, dai, non si possono vedere. Scartarle mi entusiasmava, indipendentemente da ciò che i colorati involucri potessero contenere.

Sentire il rumore della carta argentata prodursi tra le mie mani, assaporare il profumo di tanta bontà liscia e delicata, avvicinare con dolcezza le dita alle rotondità dell’uovo e rompere con sadica mossa la schiena ricurva del cioccolato al latte, quasi brutalmente, al solo scopo di vedere cosa ci fosse dentro. Impagabile.

E poco importava se dentro, quasi sempre, c’era qualcosa di cui non me ne sarebbe importato assolutamente niente per il resto del tempo. Il bello era tutto l’intorno e poi la conseguente e rapida abbuffata, perché dei cocci rotti meglio non lasciare traccia alcuna.

Allora avevo una convinzione precisa. Non era importante la sorpresa in sé, ma l’aspettativa che era capace di  generare, una visione se volete piuttosto consolatoria, capace di generare felicità, seppure effimera.

Ma quando quella felicità smette di tenerti strettati scopri a passare il resto della tua esistenza alla ricerca, nuovamente, di ciò che ti ha fatto provare quell’intensa emozione. Magari per scoprire che in realtà non possediamo niente, nemmeno quel momento di felicità, che scompare appena i cocci di cioccolato sono stati consumati o distribuiti.

Un momento di gioia ci prende sempre di sorpresa. Non siamo noi ad afferrarlo, ma è lui ad afferrare noi

(Ashley Montagu)

Ciò significa che non lo possediamo. Allora cosa resta, solo la nostalgia?

Forse. Io mi ricordo le scampagnate con gli amici, quelli che un tempo chiamavo “la mia compagnia”, perché le festività pasquali erano in realtà la scusa per passare un’intera domenica e un intero lunedì in giro a godere del primo caldo di primavera in piena libertà.

Il glicine, fiore dell’amicizia

I giorni migliori per rinsaldare vecchie amicizie e annusarne di nuove, giorni in cui sarebbero sbocciati amori passeggeri come fiori di glicine, intensi e profumati eppure caduchi, effimeri.

E poi le ore frenetiche, appena finita la scuola, a procurarsi insieme le provviste da consumare a più non posso in pic nic nei prati o nelle case di montagna di genitori inutilmente preoccupati e stancamente accondiscendenti.

Ore di gioia pura, che ti resta dentro anche a tanti anni di distanza, perché viene da cuori senza preoccupazioni, se non quelle di dover rientrare a scuola.

Li ricordo quei giorni prima della Pasqua come momenti bellissimi e veri. Momenti scolpiti nella memoria che vorrei far tornare.

Perché è più importante la sorpresa dell’aspettativa che genera

Quest’anno la mia Pasqua la passerò in mezzo alla natura. Avevo bisogno di riconnettermi con me stessa ed è così che ho deciso di passare il week end di Pasqua in un agriturismo, il Pachamama, tra amici cari con storie dure alle spalle da alleggerire, come ciascuno di noi.

Come ai tempi della mia fanciullezza, sono ancora in attesa dell’uovo e della sorpresa che contiene, anche se oggi penso il contrario di quanto pensassi allora. E vi spiego il perché.

Crescere ha significato per me uscire dalla idealizzazione e dalla fantasia e attestarmi sulla concretezza. Così oggi mi concentro sulle cose concrete e se quell’uovo lo scartassi davvero, non sarei più interessata al gioco di rumori e colori e profumi, ma a ciò che quell’uovo contiene.

E così oggi mi rallegro e tento di farmi nuovamente afferrare da quella gioia profonda per cose che attendevo da tempo.

Che “sorpresa” è ciò che ti aspettavi ma che pensavi non giungesse più

Come la soluzione di un problema che stava languendo da tempo, tanto che avevo persino perso la speranza.

Effedì non è più l’editore di Così passano le nuvole e i diritti del romanzo sono finalmente tornati completamente in mio possesso. Non ho ancora deciso come mi muoverò, ci penserò, vi racconterò e ascolterò come sempre i vostri suggerimenti e le vostre idee in proposito, ma ho bisogno di un po’ di tempo. Ma di certo mi sento liberata da qualcosa che era diventato per me un gravoso problema.

Ma la sorpresa più grande è stata ritrovare mia sorella

Non voglio essere fraintesa, lei non era andata fisicamente proprio da nessuna parte, ma da moltissimo tempo ormai la sentivo distante. Ci parlavamo di rado e non ci confidavamo più come facevamo da bambine. Sono situazioni che si consumano nella quotidianità e non ci fai più caso, ciascuno preso dalla propria famiglia, dai propri ritmi, dai propri problemi.

É stato bello riscoprirla, la sorellanza.

Così anche questa Pasqua ho scartato il mio uovo e dentro c’era la sorpresa più bella, c’era lei. Forte e stabile come me la ricordavo, bella e luminosa come la sorellanza.

Ecco perché la sorpresa è più importante dell’aspettattiva che genera. Perché è comunque vera, reale, e solo ciò che è vero e reale può produrre una gioia che duri più a lungo di un fiore di glicine

Perciò per queste vacanze pasquali ciò che vi auguro davvero col cuore è di passare questi momenti di festa con le persone che amate, di trovare il modo e la forza di riconciliarvi con voi stessi e con gli altri.

In fondo la Pasqua è risurrezione. Significa che tutte le cose possono tornare a vivere

Se leggendo questo post vi è venuta in mente la vostra Pasqua, perché non ne scrivete uno anche voi?  C’è così tanta voglia di felicità nell’aria, non sentite? Non fermatela e naturalmente,

Buona Pasqua Volpi!

Ma non esagerate con la cioccolata 😉

 

Commenti

  1. Sono ancora in tempo per gli auguri di Pasqua? Dopotutto, liturgicamente parlando, siamo ancora nell’Ottava di Pasqua e gli auguri ci stanno ancora! Bello leggere questi post che raccontano un po’ del nostro vissuto!

  2. Cara Elena, il tuo quesito mi ricorda il povero Shopenhauer, che descriveva la vita come un pendolo in eterna oscillazione tra la noia e il dolore: il desiderio che ci spinge- inarrestabile- verso una meta e poi, subito dopo, verso un’altra, gettandoci temporaneamente in uno stato di noia per il raggiungimento ottenuto.
    Secondo una prospettiva funzionale, bisogna ammettere che lui non se la sia passata proprio bene!
    Io penso che sia bella l’attesa, che è bello raggiungere la meta, ma che non ci si può aspettare granché da un uovo di pasqua! Parlo ovviamente sotto metafora: gli obbiettivi vanno individuati, e raggiunti con un certo impegno… Una scatola chiusa molto spesso si rivela deludente. Sopratutto se è un oggetto commerciale. Ma ci sono anche pasticceri che, su richiesta, confezionano un buon prodotto, e vi possono chiudere dentro la “sorpresa” che il committente ha già provveduto a procurare… Altri livelli, anche di costo. Ed è giusto così, perchè il raggiungimento di obbiettivi importanti, quel raggiungimento che dona la bella soddisfazione, difficilmente è ottenibile con un pugno su uno strato di cioccolato…
    🙂

    1. Ciao Marina, ma come ha fatto a venirti in mente Schopenauer? Platino e depresso, e io che nel post volevo trasmettere tutt’altro! . Una sorpresa su ordinazione non è una sorpresa, non trovi? Io resto sognatrice e ottimista. Arriva sempre ciò di cui hai bisogno in quel dato momento…..

  3. Ero la nipote più grande, eppure ero quella che non resisteva fino al giorno di Pasqua per aprire l’uovo!!! Una maga nell’aprilo, con mooolta delicatezza, sbirciare la sorpresa e richiuderlo. Non amo l’attesa, preferisco “godere” della sorpresa (anche se è il solito, plasticoso, portachiavi…) E come diceva Leopardi
    “…..
    Godi, fanciullo mio; stato soave,
    Stagion lieta è cotesta.
    Altro dirti non vo’; ma la tua festa
    Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.”
    Buona Pasqua.

    1. Complimenti per la resistenza. Riuscire a sbirciare la sorpresa aprendo l’uovo e poi richiuderlo senza nemmeno assaggiare.. Proprio da yogi grazie per la citazione leopardesca, il fanciullino veglia su di noi e ogni tanto si ripresenta.. Buona Pasqua anche a te cara …..

  4. Buona Pasqua Elena 🙂
    Mi hai fatto rivivere le mie pasque 🙂 quando anch’io vivevo nell’aspettativa della sorpresa.
    Ho smesso di bramare la sorpresa (e godermi il cioccolato) dopo tre uova consecutive con uno stupido portachiavi dentro 😀

    David

  5. Ciao Elena, che bella la tua dissertazione sul piacere dei rituali. Sorprendente! Con la descrizione del rapporto con le sinuose rotondità delle uova di cioccolato, hai superato il sottilissimo confine che separa l’erotismo dalla pudicizia. Una meraviglia da notte di spasimi e tormenti!
    Un grandissimo abbraccio. Buona vacanza e buon cibo!
    Con affetto,
    Vito

    1. Ciao Vito, grazie! Ma il soggetto è altamente evocativo, almeno per me 😉 cioccolata e sensualità, che binomio perfetto. Come sai in genere non uso questo registro nei miei lavori, ma chissà, forse siamo di fronte a un cambiamento… Il romanzo su cui sto lavorando è in effetti più ricco di effetti “sorprendenti” e l ‘erotismo si è preso il suo spazio 😉 Un caro e affettuoso saluto anche a te. Buona Pasqua

    1. Ciao Maria Teresa, si due bellissime sorprese su cui però non posso non ammettere che ci si è lavorato parecchio, perché nulla accade soltanto per caso :). Un abbraccio a te e un augurio di serenità

  6. Di certo la migliore di tutte queste sorprese è quella legata a tua sorella, non ne ho ma immagino bene che vada oltre la normale felicità. Quindi goditela.
    Non di meno sono a notare che sei l’ennesima felice di poter riappropriarti dei diritti della tua opera slegandoli all’editore e questo spero sia l’inizio di un nuovo piacevole percorso editoriale per Così passano le nuvole. Ritornare ad essere padrona intellettuale e fisica del tuo libro immagino ti riempia di energia.
    Energia che la bella stagione in arrivo ti restituirà da subito con l’immersione nella natura, sappi che un pochino ti invidierò e copierò… Felici vacanze e buon cioccolato.

    1. Cara Nadia hai colto esattamente la profondità della mia gioia che ha ispirato questa apparente leggera dissertazione. Sono felice che anche tu possa dedicare del tempo a respirare aria pulita, fa molto bene all’ispirazione, non trovi? Mi incuriosisce invece la tua osservazione sulla riappropriazione dei diritti,non sapevo di essere in buona compagnia a proposito di fuga dagli editori… :), riguarda anche te?

      1. Conosco altri autori che riappropriandosi dei diritti si sono detti soddisfatti e hanno assaporato la sensazione di libertà anelata. Non ho ancora provato personalemente nè l’una nè l’altra emozione, sono cresciuta credendo che avere un editore fosse la ciliegina sulla torta e invece sempre di più scopro avventure di ogni tipo, anche diametralmente opposte. Non mi pronuncio, ma aspetto di provare entrambe le strade e confrontarle, perché ognuno deve viaggiare nelle proprie scarpe per dire che sia giusta per sè.

        1. Abbiamo qualcosa in comune Nadia : anch’io idealizzavo il ruolo dell’editore, ma ne avevo ben donde. L’editoria un tempo era una cosa seria, oggi districarsi tra distribuzione, librai ecc non è semplice. Io credo che ci sia ancora qualcuno che lavora in un certo modo e mi considero fortunata, perché ho potuto scegliere, prima e dopo, cosa fare. E come dici tu, quando scegli in relazione alle tue aspirazioni, è sempre la strada giusta, anche se dovesse rivelarsi quella sbagliata. Mi intendi, vero? Ti auguro di realizzare presto ciò che desideri

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: