Non una, ma cento candidate incinte

Non una, ma cento candidate incinte


Il 100simo articolo di questo blog lo voglio dedicare alle donne e alla loro lotta per la propria affermazione e autonomia. Buona lettura! #8marzoèsempre

Nel caos di Roma alle prese con il periodo pre-amministrative, c’è una nota stonata che proprio non mi è andata giù.

Il vincitore delle gazebarie (la selezione dei candidati del centro destra a Sindaco della città, termine aberrante che è stato coniato per fare la stessa cosa del centro sinistra senza dichiararlo) ovvero l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, ha attaccato in diretta televisiva una delle potabili candidate alla carica di prima cittadina, Giorgia Meloni. “Pensi a fare la mamma”. Non solo mi ha infastidita, ma mi ha convinta definitivamente che sia giunto il momento per dire a gran voce: Non una ma cento candidate alle amministrative!

#Non si tratta di schieramenti ma di un gesto politico preciso che punta a marginalizzare le donne

Nè l’una nè l’altro vedranno mai il mio voto, nemmeno da lontano, sono sicura che se ne faranno una ragione.

Tuttavia ciò che è accaduto non interroga solo una parte politica, quella cui entrambi appartengono,  ma tutto l’arco parlamentare perché ci rimette di fronte all’ennesimo e violento attacco maschilista alle donne, specie quando fanno paura, ovvero quando attentano agli spazi tradizionalmente riservati ai maschietti, come la politica.

Le parole del candidato in pectore erano piuttosto chiare: “Deve pensare a fare la mamma”. Poi ha rettificato, quando qualcuno gli deve aver suggerito che forse si era spinto un pò troppo oltre. Anche se l’arroccarsi all’idea della donna “angelo del focolare” che non vota, non partecipa, non decide un tubo, fa tanto anni ’20 del secolo scorso, tradizioni che probabilmente porta nel cuore. In fondo è in quell’humus che pesca la sua candidatura.

Dopo la gaffe, il rimedio. Ma come spesso accade, la toppa si rivela peggio del buco. Ed ecco che viene fuori il meglio del meglio quando afferma, a mò di rimedio dell’ultima ora: “la gravidanza è una delle più belle pagine della vita di una donna e non deve essere vissuta facendo campagna elettorale. Peraltro così aspra e violenta”. Lo dice con una tale sicumera che se non fosse impossibile, penseremmo che l’abbia imparato per esperienza personale. Ma così non è , naturalmente.

#Eccolo là, il maschio volitivo

Petto in fuori e mani in una palta da inondazione così densa da far fatica a ripulirsi, esprime il suo piccolo e conciso parere sul ruolo della donna. La campagna elettorale non è roba da donne. E’ violenta, aspra, senza esclusione di colpi. Ci vuole un fisico bestiale, insomma, è roba da uomini. D’altra parte sono gli uomini che conducono il gioco. O così hanno fatto per molto, troppo tempo. Certo che le donne, con questa storia della gravidanza…. si mettono in testa certe cose…..

La donna gravida, come la Lupa romana, si vuole pacifica e calma, riservata e in disparte, tutta intenta ad allattare i futuri re di Roma. Insomma, può agevolare, sostenere, facilitare una carriera, ma non usurparne lo scranno, rigorosamente riservato al testosterone e non certo correre lei stessa.

E guardate che non è mica un problema solo della politica.

#Ma la risposta della Meloni non mi convince per niente.

“Le donne sanno conciliare i tempi di vita con i tempi di lavoro”. Certo, in teoria. Ma è una prassi che non si riesce  quasi mai a mettere in pratica, chissà perché.  Forse ci riesce lei, ma altre in questo momento si stanno chiedendo se la politica sia in grado di rappresentare il vissuto quotidiano di chi ogni giorno deve combattere con uno stipendio che non basta, lavorare 8 ore essendo pagata solo 4, accettare mansioni più basse pur essendo laureata.

Sono convinta che le donne abbiano risorse inestimabili e inesauribili, ma mica siamo delle fate turchine!

Anche perché, come scrive la mia amica Bruna Putzulu, Le fate sono finite.

#Insomma, non facciamo miracoli. Abbiamo bisogno di scelte

La conciliazione dei tempi di vita e di lavoro non esiste se non esistono politiche atte a garantirla. E come possono nascere politiche che agevolino l’ingresso e la permanenza delle donne nei luoghi di lavoro se le nostre istanze non possono essere rappresentate, da chi le vive, nei luoghi deputati?

E se le risorse dedicate allo Stato Sociale, ai servizi, agli asili nido, alle garanzie di mantenere un’occupazione, eccetera eccetera, sono in continua riduzione, a pagare il prezzo saranno e sono maggiormente le donne. Perciò se una donna vince le sfide elettorali non potrà che dare un contributo fattivo a questo cambiamento di cui abbiamo davvero tanto bisogno.

Anche se essere candidata alle elezioni amministrative, quando tutto intorno ci sono persone che pensano ancora che le donne abbiano “problemi speciali” che solo una donna può comprendere e magari affrontare, non è facile. Ma dobbiamo creare e proteggere le condizioni per poterlo garantire.

Ah ma non voglio essere pessimista, so bene che non siamo tutti uguali.

Anche tu, che stai leggendo questo articolo, starai pensando che sei diverso,

che non sei come ti dipingiamo.

Allora, dimostralo! Condividilo, fallo tuo questo pensiero!

Per come la vedo io, donne e uomini hanno gli stessi problemi, ma richiedono soluzioni diverse. Per trovarle, meglio affrontare i problemi insieme, con pari dignità di analisi e ricerca delle soluzioni.

Le scelte in politica economica, in ambito lavorativo o sanitario, non sono neutre. Portano addosso il segno di secoli di maschilismo in cui sono proliferati uomini come Bertolaso, che dice “ci penso io qui” e gioca a tenerti in disparte. E non vale solo per le donne…

#Quello che dobbiamo fare è esattamente l’opposto di accettare di metterci in disparte.

Vorrei che alle prossime amministrative spuntassero decine di donne, candidate e gravide. Perché sono certa che una donna che ha la coscienza di sé e che si sforza, facendo politica, di rappresentare un modo nuovo di lavorare e di gestire, debba e possa avere non una ma decine di occasioni in cui prendere il coraggio e spiccare il volo.

Noi donne dovremmo guardare alla sfida di altre donne avendo la consapevolezza che per poterle vincere non possiamo costruire ulteriori steccati. Almeno tra di noi.

Se fossimo in un paese normale, chi fa affermazioni come quelle da cui ho tratto ispirazione per scrivere questo articolo, dovrebbe fare un passo indietro.

Ma siccome non lo siamo, un paese normale intendo, dobbiamo fare noi, donne e uomini evoluti, i passi in avanti che sono necessari.

Per questo occorrono non una, ma cento candidate in cinta! Fatevi avanti.

 

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: