Paolo Poli, una genialità che ci manca

Paolo Poli una genialità che ci manca
Paolo Poli in televisione a E lasciatemi divertire

Paolo Poli non è più tra noi. Ho scelto di lasciare così com’era questo post, compreso il titolo. Lo ringrazio per aver ancora una volta regalato emozioni incommensurabili.

Ciao Paolo


Una domenica di fine estate mi capita una di quelle giornate casalinghe. Scrivo, leggo, corro, accendo la tv. Rai tre. Pino Strabioli conduce E lasciatemi divertire, è una replica, ma io non lo so, non guardo troppo la televisione ultimamente.

Ospite fisso è Paolo Poli, da quarant’anni assente dalla televisione. E’ in ottima forma, lucido, sembra appagato. Lo ricordo appena, un uomo distinto nella vita e sempre travestito in scena, teatrante, artista a tutto tondo, splendido esempio di chiarezza e trasparenza.

Una cultura immensa, probabilmente frutto di genitori ottocenteschi e  insegnati montessoriani, lui stesso insegnante poi attore di teatro. E nel teatro è rimasto.

La televisione lo ha espulso dal palinsesto, come già ha fatto con molti altri grandi. L’epoca del varietà, mi direte, è finita, non è un caso che i miei ricordi di lui risalgano alla mia infanzia…. Difficile rivederlo, se non nel suo teatro. Eppure oggi, guardando questa trasmissione, mi ha fatto sentire l’urgenza di riproporre figure nobili e alte come queste, che hanno il dono del parlar chiaro, senza infingimenti. Quel suo modo di entrare piano sulla scena, senza marcature inutili, lo fa grande. Da piccina non avevo la più pallida idea che fosse gay per quanto mi importasse….

oggi è per me abbastanza evidente, e d’altra parte lui nemmeno lo nasconde, come capita ad altri. Adesso è così, ma quanto deve essere costata in altri tempi questa identità? Non so misurare, ma in quel volto segnato da mille personaggi interpretati c’è anche la sua vita e credo siano le rughe più profonde quelle che la rappresentano.

Paolo Poli è un genio della comunicazione verbale e non verbale. In un modo singolarmente chiaro mette lì sul tavolo della discussione temi difficilissimi: il ricordo di Anna Magnani che va a teatro a vederlo e alla fine, a scena aperta, si alza in piedi e urla, con il suo inconfondibile e caratteristico accento romano: “Ma quanto sò bravi stì froci”.

E il ricordo di quando era insegnante e spiegava ai ragazzi la poesia, senza nascondere nulla, di quando portava le sue alunne a visitare le case chiuse (“perché i ragazzotti coi brufoli le avevano già viste”) e faceva loro intervistare le “lavoratrici del sesso” e le faceva divertire, mentre sprofondava tra i loro seni, probabilmente come se fossero morbida panna.

E raccontava, quando parlava di poeti, di come “quella tra Verlaine e Rimbaud non era solo amicizia, si inchiappettavano“. Troppo esplicito? La verità non si tace quando è vissuta intensamente. La verità non fa male, se la accompagna la dirittura e la chiarezza di un intelletto fuori dal comune.

Non c’è altro modo per celebrare Paolo Poli se non quello di farlo ora, che poi è tardi e non si piange sul latte versato. Credo lo meriti. Per intanto mi sento di dirgli grazie, perché la sua testimonianza, la sua arte e la sua chiarezza sono un tutt’uno. Fari nella notte buia della nostra piccola esistenza.


Ve lo siete persi? Non temete. Rai Tre vi offre tutte le puntate sul sito  E lasciatemi divertire. Buona visione!

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