Perché dobbiamo permetterci di provare emozioni – Parte seconda

Perché dobbiamo permetterci di provare emozioni - Parte secondaSecondo appuntamento sul perché dobbiamo permetterci di provare emozioni. Martedì scorso abbiamo affrontato il tema dell’auto censura e di come agiamo sulle nostre emozioni reprimendole e facendo leva sulla razionalità.

A proposito, grazie per le vostre opinioni, autorevoli e sempre molto gradite.

Se vi siete persi il primo articolo sulla questione, cliccate su questo link.

Oggi vediamo invece il perché le emozioni sono importanti e devono emergere in ciò che facciamo, per passione o per lavoro. Quando scriviamo, parliamo davanti a tanta gente o semplicemente (semplicemente?) ci relazioniamo all’interno del nostro nucleo familiare.

Le nostre emozioni migliorano il nostro modo di essere e ci rendono originali e indimenticabili.

Le emozioni, il nostro registro delle relazioni con il mondo esterno

Le emozioni sono strettamente correlate al tema comunicazione. Sono infatti l’effetto del nostro interfacciarci con il mondo esterno, ciò che capita quando la nostra pelle “tocca” qualcosa che non le appartiene e che spesso non conosce e dunque reagisce. Sì, come la chimica!

Quando le proviamo ci mettiamo a nudo ed esponiamo una parte significativa (e spesso a lungo e faticosamente protetta) di noi stessi.

Da qui spesso nasce la paura. Quella che proviamo quando facciamo leggere il nostro ultimo racconto a qualcuno, quando parliamo di un sentimento profondo a una persona cui teniamo, quando siamo invasi dall’energia di un’altro individuo e non siamo pronti ad accoglierla.

In queste e in tante altre occasioni proviamo paura, una delle emozioni più temute, che ci costringono a una vita sempre sulla difensiva. Ci rinchiudiamo in noi stessi, rimandiamo all’infinito quella pubblicazione cui teniamo tanto, non prendiamo la parola in pubblico per timore di essere contraddetti.

Insomma, difenderci e fuggire dalle emozioni ci rende la vita un inferno!  👿

Una questione di cultura

Chi prova emozioni non deve metterle in mostra, specie se sono positive. Questo è ciò che ci insegnano, sin da piccoli. Non esagerare, non darti troppe arie, oppure, al contrario, smettila di lamentarti sempre, sei una sofferenza continua, eccetera eccetera.

E subito noi, da bravi, ci ricomponiamo. Ci volete imperturbabili? E noi ci adeguiamo. Chi è come un libro aperto se la vede brutta in una società come la nostra.

Tacere, dissimulare, omettere. Questo è il punto cui ci ha condotto la censura emozionale. E così non sappiamo più qual’è l’equilibrio delle nostre emozioni, quando è troppo o quando è troppo poco.

Avete mai letto un brano o ascoltato un discorso che non vi ha trasmesso nulla? Avete passato cinque minuti del vostro tempo senza che l’esperienza vi sia rimasta impressa, né nel bene né nel male. Significa che chi ha scritto o parlato non è stato in grado di trasmettervi emozioni, di nessun tipo.

E voi, quasi sicuramente rinuncerete ad ascoltarlo ancora o a leggere ancora qualcosa di suo. Volete forse che capiti a voi?

Emozionare ed emozionarvi nella scrittura e nella comunicazione più in generale

Così come le emozioni sono capaci di colorare le nostre vite, parimenti sono capaci di colorare il nostro modo di comunicare, la parole che pronunciamo, gli articoli e le storie che scriviamo, i problemi di cui ci occupiamo.

Colorano la nostra vita e nel contempo ci sfidano, ci mettono in difficoltà, specie se talmente forti da travolgere tutto. Vi è già capitato di provare la sensazione di “essere travolti dalle emozioni“? Ecco, una cosa del genere.

Per evitarlo dobbiamo imparare a lasciarle fluire, a farle scorrere, come se fossero un fresco ruscello, a rinfrancare le nostre stanche membra e le nostre parole stantie e a portare una ventata di freschezza, incontrollata.

Già, perché l’opposto di emozione è controllo. Le due cose non stanno bene insieme, per questo non condivido chi parla di controllo delle emozioni e preferisco piuttosto parlare di gestione delle emozioni. Che significa che a volte bisogna lasciarle apparire così come sono, senza vergognarsi.

Cercate l’autenticità in ciò che siete, scrivete, proponete?

Allora, semplicemente siate autenticità.

Esercizio per familiarizzare con le emozioni

Prendete un’emozione, una di quelle che quando vi arriva vi travolge senza che ve ne rendiate conto e si lascia dietro uno strascico di imbarazzi e disagio.

Fatto?

Ora focalizzatevi sulle vostre reazioni. Catalogatele e scrivetele su un foglio, tutte, una di seguito all’altra.

Come avete reagito? Come vi siete sentiti? Che cosa avete fatto in quello stato emotivo?

Ma soprattutto,

E’ stato così terribile????

Se lasciate passare un po’ di tempo e riguarderete quel foglio, vi salterà all’occhio che non c’è niente di male nel provare quelle sensazioni. Niente, assolutamente niente!

Anzi, vi accorgerete che provare quelle emozioni e manifestarle nel vostro personalissimo modo, vi ha reso persone uniche, indimenticabili. Se non vi consentite di provarle non potrete mai diventare le scrittrici o gli scrittori che desiderate, i grandi oratori che immaginate di essere, ma una o uno dei tanti. Come tanti altri.

Concedetevi il lusso delle emozioni e guardateci dentro. Il mondo che vi appare è il mondo che vi rappresenta, quello che dovrete raccontare. E se lo farete, non ci sarà nulla al mondo che potrà far dimenticare chi siete.

E allora proverete un momento di pura gioia, che vi auguro di trovare presto.

Ecco perché dovreste gestire la vostra paura delle emozioni

Alla fine di questo articolo la risposta diventa più semplice.

Perché le emozioni vi rendono autentici ed esprimono la parte di voi più ricca e inesplorata. Solo colui o colei che è capace di svelare se stesso ha infatti la chiave per aprire tutte le porte della comunicazione

Pensate alle emozioni come a diamanti grezzi: sta voi trasformarli in ciò che meglio vi rappresenta


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Commenti

  1. Prima ancora dell’educazione all’espressione delle emozioni, secondo me, servirebbe l’educazione alla conoscenza di se stessi – un tasto che viene toccato raramente. Vivere le emozioni, accettarle e non soffocarle, è importantissimo, ma se non si capisce da dove nascono il percorso è più accidentato.

    1. Ciao Grazia, il tema delle emozioni è molto vasto, io stessa l’ho già affrontato più volte. Condivido pienamente. Ogni occasione è buona per scrutare dentro se stessi. Anche la scrittura è un buon metodo, me ne rendo conto sempre più spesso…

  2. Facciamo l’esercizio insieme (arrivo tardi, ma arrivo 😉 )
    “Prendete un’emozione, una di quelle che quando vi arriva vi travolge senza che ve ne rendiate conto e si lascia dietro uno strascico di imbarazzi e disagio.”
    L’emozione: un nuovo amico offende pubblicamente una mia grande amica, per motivi inesistenti (o secondi fini che non conosco).
    “Ora focalizzatevi sulle vostre reazioni. Catalogatele e scrivetele su un foglio, tutte, una di seguito all’altra.”
    Sorpresa
    Rabbia
    Furia
    Vendetta –> Questa la lasciamo andare o la controlliamo? 😀
    Delusione
    Scoramento
    Tristezza
    Amarezza
    Distacco
    Silenzio

    “Come avete reagito? Come vi siete sentiti? Che cosa avete fatto in quello stato emotivo?”
    Ho reagito malissimo, mi sono sentita malissimo, ho cercato di sedare la conversazione, ma dal momento che era giunta a livello infantile, ho mandato a cagare l’offendente.
    “E’ stato così terribile????”
    Si, perché le delusioni ricevute dalle persone a cui hai accordato fiducia ti fanno guardare male il resto del mondo.
    E ci rimette…il resto del mondo. Oltre la sottoscritta che passa il tempo a rimuginare se la situazione di poteva evitare.

    1. Cara Barbara, grazie per aver preso sul serio l’esercizio proposto. Il fatto accaduto non ha giustificazione, perché la violenza verbale è sempre sbagliata. C’è un livello di aggressività così alto che ci chiediamo come possiamo difenderci? C’è un principio molto noto nelle discipline delle arti marziali, funziona più o meno così : se un flusso di energia, di forza, di violenza si scontra con un muro, trova cioè una resistenza, produce danni, ferite. Ma se quella resistenza si scansa e lascia andare l’energia brutale altrove, essa disperdera la sua forza e darà il tempo alla chi ha agito lo ‘spostamento’ di pensare se davvero a volte valga la pena di rispondere a certe provocazioni o se invece non convenga andare oltre. Senza voltarsi indietro. Ti abbraccio forte forte

  3. Buongiorno Elena, ottima chiusura del tuo viaggio nell’universo emozioni. E’ un argomento complesso ma tu sei riuscita a sviscerarlo nel migliore dei modi, facendo chiarezza su concetti che a volte confondiamo. Ribadisco l’opinione espressa nel commento precedente: le emozioni nascono dal profondo, sono la manifestazione di ciò che si muove all’interno di noi. E’ fondamentale saperle gestire in modo adeguato, come dici tu. Non reprimerle malamente ci rende persone autentiche e più equilibrate. Per portare un contributo al già esaustivo quadro, durante un seminario sull’argomento, una psicologa spiegò che se la paura non è elaborata, prima o poi esce fuori in modo incontrollato anche a distanza di anni, sotto forma di attacchi di panico e di ansia. Come fare per elaborarla? Viverla fino in fondo nel momento in cui la si prova, senza reprimerla. E’ deleterio dire a un bambino di non avere paura, più saggio invece rimanergli accanto e condividere con lui questo sentimento.

    1. Sai Rosalia che hai toccato un punto per me importante? Le emozioni si imparano o si disimparano quando siamo bambini. Proprio quando ci affacciamo al mondo, ci chiedono di oscurarne una parte. Poi, condivido, tornando quella negazione dopo anni. E ci stupiamo se viviamo in un mondo di violenza…. Buona serata cara

  4. Gestire le emozioni è un pò come fare pace con la propria natura, accettando di essere sfaccettati e complicati, ma veri.
    Lasciarle fluire imparare a viverle e soprattutto goderne appieno ricavandone energia è il percorso di una fatica immane che ci riempie la vita.
    E sì le emozioni hanno il potere di prendere il comando e l’organizzazione della nostra vita, hai ragione sarebbe molto più facile se le sapessimo gestire anziché reprimere e controllare: meno frustrazioni,meno stress, meno maschere…

    1. Nadia pensavo a te in questi giorni e all’
      ‘orda di emozioni che probabilmente ti stanno travolgendo per via della presentazione… Mi chiedevo: sotto l’influsso di quale emozione scrivi?

      In bocca al lupo per domani!

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: