Quando è troppo è troppo

Quando è troppo è troppo

Imparare a dire basta prima di soffocare

Sarà capitato anche a voi di fermare bruscamente la vostra corsa a un certo punto della salita. La pendenza era impervia e lo sapevate da tempo, ma avete continuato a salire.

Volevate farlo, dovevate farlo.

Poi qualcosa vi ha fermato. Se non avete ascoltato abbastanza potrebbe essere addirittura il vostro corpo ad averlo fatto, (io ne so qualcosa, ricordate?), altrimenti potrebbero essere parole sagge giunte al momento opportuno. Parole che avete saputo ascoltare.

E’ così che avete deciso di voltarvi un attimo per vedere quanto è stato faticoso il vostro cammino, prima di ricominciare a salire fino in cima alla vostra montagna.

Il lungo elenco di cose da fare

Tutti noi abbiamo una serie più o meno infinita di cose a fare: ad alcune teniamo davvero molto, ad altre un po’ meno, anche se dobbiamo farle lo stesso.

Queste ultime pesano sul nostro collo come una vecchia cervicale incallita, che irrigidisce in movimenti standardizzati, ripetitivi, non voluti, obbligati. Potreste anche sentirvi come il criceto nella sua gabbietta, alle prese con il suo gioco preferito: la ruota. Vi suona?

Quando siamo in situazioni come questa, la nostra capacità di dire basta rallenta. Fino a quando non pronunciamo la fatidica frase: quando è troppo è troppo! Ma in genere è anche troppo tardi.

Ne so qualcosa anch’io, visto che in questi giorni mi sento stanca e sopraffatta.

Stanca per via di un riposo che non è più come dovrebbe da qualche settimana, e sopraffatta da tutto ciò che mi aspetta, ogni singolo giorno. E dire che sono io la sola artefice di questa situazione, perché il mio lungo elenco di cose è compilato, esclusivamente, da me.

Dunque parlo a voi ma anche a me quando dico che conviene farsi una sana domanda

Ma come ci sono arrivata io fino qui?

E soprattutto

Come ne esco?

Se tutto quello che avete in progetto di fare sta diventando un macigno e avete pronunciato la fatidica frase quando è troppo è troppo, allora bisogna lasciare andare qualcosa, altrimenti care Volpi la cottura arriva a puntino.

E’ ora di dire basta

Già, finalmente l’abbiamo capito. Ma come si fa? Da dove si comincia?

1)Mettetevi in testa che non appartenete alla schiera dei Super Eroi. Come fate a scoprirlo? E’ facile. Qualcuno vi ha mai dedicato un fumetto? No? Allora vi confermo che non siete super eroi. Mettetevi il cuore in pace

2) Fate un elenco delle cose che in questo periodo vi affannano e che magari sono responsabili della scarsa qualità del vostro riposo. Procuratevi un foglio abbastanza grande, è molto probabile che l’elenco sia lungo

3) Ora osservatele bene. Probabilmente molte di loro sono responsabili del vostro essere più nervosi del solito, irritabili, stanchi e insoddisfatti. Bannatele, insomma tirate una riga sopra con la matita rossa. Non provate una bella sensazione?

4) Ora che avete un  bell’elenco di cose che solo a guardarlo l’ansia vi pare che ritorni, da tanto è lungo, proseguite con il lavoro di cancellazione di tutte quelle che non sono assolutamente necessarie. Procuratevi una bella matita blu e procedete. Blu, mi raccomando.

5) Cancellatele tutte quelle che non sono assolutamente necessarie, non fate i furbi. Ho visto che ne avete lasciata qualcuna che sapete benissimo che potrebbe non essere fatta ma che vi siete detti che forse, potreste mantenerla e… Bannatela! Immediatamente!

Dovete lasciare in elenco soltanto le cose che davvero non potete non fare, tipo andare al lavoro (ma se potete farlo senza conseguenze, evitatelo) o andare a prendere il figlio a scuola e le cose che vi procurano un autentico piacere e che magari, in questo lungo elenco di cose da fare, sono soffocate, poverette. Mi raccomando, queste tenetele tutte per il momento.

6)Ora rileggete di nuovo l’elenco colorato di righe rosse e blu. Concentratevi sulle scritte ancora intonse. Quante sono? Queste sono le cose che dovete fare a tutti i costi e quelle che volete fare a tutti i costi. D’accordo? Bene. Ora cerchiatene una, una soltanto. Quale avete scelto?

Ho giocato a questo gioco anche io, perché in questo periodo vivo esattamente questa situazione, altrimenti non avrei scritto questo articolo.

Ho eseguito il procedimento illustrato, di cui rivendico in toto il copyright :). Vi svelerò presto cosa sia rimasto in campo anche nella mia di lista, prima però parliamo di cosa ci ha portato fino a qui. Anzi, scriviamolo.

Naturalmente ognuno ha la sua motivazione, ciascuno di noi può dire la propria più al fondo, nei commenti.

La mia verità è che spesso non so cosa scegliere, per questa ragione tengo tutto. E forse sulla punta della mia lingua ci sono una miriade di no che avrei voluto dire ma che non ho mai pronunciato, specie se rivolti a persone che amo. Avete idea dell’affollamento, sulla lingua come nella mia testa?

Quando è troppo, è troppo!

Ma ecco i vostri ultimi due suggerimenti per imparare a dire basta prima di soffocare

7) Pronunciate dei no, dispensandoli gentilmente e amorevolmente, con fermezza. Fatelo come se steste consegnando un dono. Solo che lo state consegnando a voi stessi. 

8) Datevi pace. Per qualche giorno lasciate andare tutto, credetemi non può capitare niente di terribile. Anzi, imparerete che la maggior parte dei problemi che dovete affrontare e che credete obbligatorio considerare, si risolveranno da soli o si ridimensioneranno, nell’arco di qualche giorno.

Provate per credere. Mollate le briglie per un po’, tra qualche ora o meglio tra qualche giorno risalirete a cavallo. E che galoppate, ragazzi!

Lo sapete che dai momenti di crisi nascono le soluzioni più straordinarie?

Dimenticavo, vi avevo promesso il mio elenco!

#Aggiornare con regolarità i due blog che curo, Velaleggera e Volpi che camminano sul ghiaccio

#Individuare un nuovo editore per Così passano le nuvole (sì, ho chiuso il contratto con la Effedì, mi sa che ve ne devo parlare un pò meglio) e conseguentemente curare la nuova edizione e aggiornare questo blog che lo pubblicizza

#Studiare per lì’esame di Ufficiale di Regata Nazionale (C’è tutto il Regolamento nuovo da studiare  😕 )

#Terminare la stesura definitiva del mio secondo romanzo, Càscara. A proposito, vi piace il titolo?

#Curare la pubblicazione definitiva del mio manuale Tecniche di Oratoria, per il quale abbiamo discusso a lungo su quale copertina utilizzare. Non vedo l’ora di mostrarvela, i vostri suggerimenti mi hanno aiutato molto, grazie di cuore!

#Preparare un modulo formativo per un’azienda che vuole investire nella comunicazione pubblica.

#Prepararmi bene per la conferenza di stasera.

Di tutto questo cosa avrò mai scelto?

Ma l’ultimo naturalmente! Non c’è cosa migliora da fare se non quella di pensare giorno per giorno alla nostra complicata esistenza, care Volpi!

Quando è troppo è troppo. Ora sapete che ciò che davvero ci serve è vivere il presente.


Io queste cose le ho messe in pratica, e voi? Scoprite come è andata cliccando qui.

Commenti

  1. Prendere una pausa da tutto ogni tanto è sacrosanto. Cerca di riposare: in questo periodo troverai pace e serenità. E poi ritorna più grintosa che mai!

    1. Ciao Giuseppe, il mio “ritiro” è terminato. Domani tornano le Pillole d’autore e martedì l’articolo post silenzio. È stato davvero un momento importante. Grazie per il tuo incoraggiamento.

  2. Ciao Elena
    Ho detto basta ad un matrimonio 🙂 Certo è stata dura, ma l’esperienza mi è servita per uscire da un limbo e capire chi ero… e chi sono.
    😀 Adesso ovviamente ne cerco un altro, ma in prospettiva è molto diverso 🙂 parto col piede giusto.

    1. Caro David,
      grazie per aver condiviso qui la tua personale situazione. Chiudere una storia è un momento molto delicato per la nostra esistenza. Ricordo quando capitò a me, di chiudere una relazione durata quasi dieci anni, la più lunga della mia vita. Sono momenti in cui davvero pesi tutto e magari hai sopportato, atteso paziente e sperato a lungo. Ma quando troppo è troppo, non è così ;)? Ti auguro davvero di partire col piede giusto. Immagino significhi qualcosa di particolare per te questa affermazione… un caro saluto

      1. Prendiamola così 🙂 adesso so cosa cercare, cosa posso accettare e cosa no. scelgo meglio.
        Una compagna è un supporto, un sostegno. Non voglio più arrivare all’estremo con una compagna, deve essere una parte di me, della mia vita.
        Ad una situazione esterna si può dire anche basta, anzi, dobbiamo dirlo se non ci fa sentire a nostro agio. Ad una famiglia no 🙂

        1. Sono d’accordo con te sul fatto che sia impossibile dire basta a una famiglia. A una relazione sbagliata e opprimente Sí. Ma sé è difficile compiere scelte su questioni più leggere come quelle trattate nell’articolo, é dire dei no, con le relazioni è difficilissimo. Ma si riparte più leggeri. Ti auguro di soddisfare i tuoi sogni David

  3. Ero giunta a leggere il punto 6 e mi stavo dicendo: si è dimenticata che bisogna imparare a dire NO.
    Ed era il punto 7! 😉
    Siamo in un’epoca in cui tutti vogliono tutto subito e meglio se gratis. Ma l’unica risorsa inestimabile al mondo è il nostro tempo, non sappiamo quanto ne abbiamo e non si può comprarne altro. Perciò dobbiamo essere oculati nella gestione del tempo, anche e soprattutto nel lavoro. Bisogna imparare (perchè non è facile!) a dire NO.
    Ricordiamoci anche che non si può aiutare chi non vuol essere aiutato, ovvero quelle persone che arrivano da te lamentando di stare male, per questo o quell’altro motivo, ma dopo due, tre, dieci volte che cerchi di dare una mano e vedi che sono solo stessi a remare contro la soluzione, lascia perdere. In realtà, gli va bene così.
    Infine, quando tutto è urgente, nulla è più urgente. Che ci sono state giornate in cui tutti chiedevano la mia attenzione con urgenza, magari le stesse persone. E allora niente davvero lo è più.
    Anzi, la vera urgenza è sempre e solo la salute. 😉

    1. Ahahah sta volta non mi hai preso in castagna! 🙂 Davvero le cose sono urgenti? Io ho sempre avuto questa attitudine, che mi creava un’ansia inenarrabile. Quando ho capito che se anche ne mollavo una non succedeva nulla come già dialogavamo con Nadia, è stato davvero un sollievo. Aggiungo però, a integrazione di quanto ci siamo dette, che non è sufficiente dire un NO: Bisogna mantenerlo. A volte è più complicato che dirlo…. E? così anche per te? Un abbraccio

      1. No. (ehehehe :P)
        Ci sono stati momenti in cui, per entusiasmo su alcuni progetti, ho detto troppi si, certo in quei momenti ci credevo. Poi mi sono ritrovata a fare tutto il lavoro da sola, perchè gli altri avevano sempre scuse (o avevano imparato a dire di no meglio di me). E sono arrivata al limite. Per un informatico è facile: qualsiasi persona sappia cosa fai ha sempre da chiederti qualcosa, dal classico “me lo fai un sito?” (risposta: “Certo, quanto pensavi di spendere?” 😉 ) al “devo comperare un cellulare, cosa mi consigli?” (“non lo so, che dice Google? io giro ancora col vecchio Nokia…” – non è che perchè lavoro con i computer, allora io aggiornata sui prezzi di qualsiasi componente o aggeggio elettronico)
        Il fisico mi ha dato lo stop e sono diventata più egoista. Il tempo è mio, prima di tutto.

        1. Ah guarda ché il fisico ti dia lo stop è assodato, ne avevo addirittura scritto qui. Si vede che ho un pò la tendenza a caricarmi di impegni… È che mi piacciono un sacco di cose .. Chissà perché la gente appena conosce il tuo lavoro pensa al modo in cui può guadagnarci qualcosa… Interessante no?

  4. Credo di seguire i tuoi consigli in maniera inconsapevole da un po’. Ho infatti bandito certe persone e situazioni dalla mia vita, in più ho scientemente deciso devono rientrarne altre utili al benessere mio e della famiglia. Dire basta è obbligatorio altrimenti le energie si regalano a chi non lo merita. Sarà per questo che ultimamente in casa è entrata una cucciola di micia i cui effetti terapeutici stanno già allargandosi a macchia d’olio? Speriamo, per quanto mi riguarda ce la metto tutta.
    Il titolo del tuo prossimo libro, sono andata a curiosare su internet, e se non ho cannato è una pianta, quindi sono curiosissima di capirne collegamenti e motivazioni.
    E in bocca al lupo per la conferenza, o vento in poppa, fai tu.

    1. Cara Nadia, devo aggiungere un punto all’elenco! D’accordissimo sulla necessità di allontanare le persone che sono “spugne energetiche”. Gran parte della stanchezza deriva infatti da tempo utilizzato ad ascoltare lamentele e situazioni ammorbanti!
      Per quanto riguarda la Pet terapy ci credo fermamente.
      Su Cáscara amici mia sei fuori strada…. Non è una parola Italiana….

  5. Penso che sia giusto darsi dei limiti. La domanda che dovremmo farci è: a quale scopo?
    Cioè: a quale scopo io mi muovo facendo tante cose contemporaneamente, buttando molti progetti, tenendo in mano tante cose come le braccia della dea Kali?
    Poi arriva lo stress. Ne vale la pena?
    Per me no. Per questo ho imparato, nel tempo, a concedermi l’otium. A stare tranquilla . Ieri, per esempio, ho rinunciato a una salita in vetta ( per stare alla tua metafora ) e mi sono dedicata tempo disteso per leggere leggere leggere e riposare. Silenzio e pace.
    Come scrivi tu, Elena, non siamo super eroi nè aspiriamo a prendere medaglie d’oro. Scegliere di darci del tempo vuoto accresce davvero l’energia e la creatività.
    Poi quella unica cosa che faremo sarà più carica di benessere.
    Un abbraccio e un sorriso
    Eletta

    1. Cara Eletta, parole sagge. Ci sono persone che non smettono mai di “creare”, ovvero di mettersi in un rapporto di scambio e modifica di ciò che hanno intorno. Io sono tra quelle. Credo sia questa la ragione per cui ho molte “iniziative”. Ci rido spesso su ma a volte mi accorgo che è davvero troppo. Così mi fermo, faccio il check, e riparto. Ho imparato che se anche mollo un pò, lascio andare, non succede nulla. Anzi. Poi produco le cose migliori. Anche in questi giorni è andata esattamente così

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: