Ribelliamoci al Natale con un sorriso!

Ribelliamoci al Natale, regaliamo un sorrisoStop al consumismo, non ai sentimenti

Cosa sono per voi le feste natalizie? Un momento di gioia da condividere con le persone che amate oppure un periodo cupo e triste che ha il solo scopo di farvi sentire più soli?

Qualunque sia la risposta, se provate questi sentimenti solo in determinati periodi dell’anno per voi è giunto il momento di Ribellarvi al Natale!

Lo trovate dissacrante? Certo, lo è. Perché questo modo di vivere le feste natalizie, quello che la Società dei Consumi ci ha inculcato sin da quando siamo piccoli, ha plasmato consumatori dai comportamenti abbastanza prevedibili, persone aggressivamente felici ma intimamente fragili, e solitudini più o meno esplicite che chiedono solo di essere ascoltate. Ma è difficile farlo, perché il periodo delle festività natalizie non è silenzio, ascolto e comprensione, ma compulsione, ritmi frenetici, corsa ai regali e al menù più prelibato.

Tutto per rendere il 25 dicembre di ogni anno più speciale, anche se abbiamo passato ogni giorno in una specie di zattera di salvataggio che ancora non ha trovato un approdo.

Per molti di noi questo è il periodo più brutto dell’anno, capace di spingerti ancora di più nel tuo angolo buio. Ogni anno il Natale misura le distanze: economiche, affettive, geografiche. E quando si spengono le luci dell’albero e le luminarie per le strade, resta la neve sciolta e una domanda che prima o poi ci facciamo tutti: cosa siamo diventati?

Se è così allora è giunto il momento di ribellarci al Natale.

Non ad ogni aspetto del Natale, ma solo a ciò che sta diventando davvero insopportabile, almeno per me. Alcuni esempi? Eccoli.

Che ne dite degli acquisti compulsivi che le feste producono? E’ la fiera del “non serve a nulla ma lo prendo lo stesso perché è carino e poi non so cosa regalare” oppure delle code ai supermercati,  ormai aperti giorno e notte (essenziali solo a chi soffre d’insonnia, costa meno un tranquillante) e in cui spesso lavorano persone precarie con orari e condizioni massacranti, parte anche loro dell’allegra macchina natalizia che puntualmente li lascerà a casa da gennaio in poi, e tanti auguri di Buone Feste.

E che ne pensate delle abbuffate cui dobbiamo sottoporci solo per compiacere, come cene aziendali, cene di amici che non vedi mai e forse una ragione ci sarà, aperitivi e visite di cortesia a persone che cortesi non sono. Per non parlare del giorno di Natale, in cui produciamo scarti alimentari capaci di sostentare un’altra famiglia intera. Mentre sempre più persone nel paese del bengodi si stanno impoverendo.

Cosa dite?

Il cibo è sempre una compensazione affettiva?

Ma certo, è così , ho affrontato questo tema anche nella mia rubrica Pillole d’Autore, leggendo un brano di Osho. Eccolo.

 E i regali, ah benedetti regali! Che poi si comincia sempre con “li faccio solo ai bambini” per finire a comperare una quantità di ammennicoli il più economici possibili e largamente inutili, oppure a riempire le stive dei bambini (che la sanno più lunga di noi in merito a Babbo Natale) di giocattoli plasticosi e costosissimi che presto saranno dimenticati. E per un pò i bambini stanno tranquilli… Così funziona la macchina del Natale, quella che facciamo fatica a far inceppare, purtroppo.

Ribelliamoci al natale, regaliamo un sorriso!Io adoro il Natale, intendiamoci, perché lo passo con la mia famiglia. Nel corso degli anni ha perso qualche componente importante, ma solo fisicamente, si è allargata e si è riempita di nuovi colori e armonie. Si ritrova il 25 dicembre tutta insieme per festeggiare e riconfermare l’affetto che proviamo gli uni per gli altri. Ecco, per me questi giorni di festa hanno questo significato profondo: la condivisione.

La condivisione può emergere dal rumore di fondo di questo Natale dei consumi e provare a pervadere il nostro ambiente di gesti semplici e gratuiti capaci di cambiare radicalmente l’umore delle persone che ci stanno intorno, non importa se le conosciamo oppure no.

Uno di questi gesti è il sorriso. Ma uno vero, che venga dal cuore. Che significhi “ti comprendo” per chi si sente solo, “ci sono per te” a chi ha paura del domani, “ti voglio bene” a chi non ha più niente e nessuno. Oppure che significhi un semplice “buongiorno” a uno sconosciuto, capace di farlo diventare per davvero un buon giorno.

Un sorriso è capace di cambiare il mondo

E’ il gesto di ribellione più potente che possiamo agire, in un mare di ipocrisia e solitudine.

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: