Quando il tuo romanzo torna a pretendere l’attenzione che merita

Quando il tuo romanzo torna a pretendere l'attenzione che meritaCi sono sensazioni che ho provato durante l’ultima presentazione del mio romanzo così intense da decidere di raccontarvele.

Per ragioni a me ancora oggi ignote, a un certo punto ho deciso di lasciare andare la mia creatura primogenita,  “Così passano le nuvole. Come se avessi deciso che doveva camminare con le sue gambe (ammesso che un libro le gambe ce l’abbia).

Di preciso non ricordo quando l’ho deciso ma ricordo le emozioni che una tale decisione mi aveva suscitato: voglia da un lato di liberarmene e dall’altro di vedere se se la fosse cavata da solo, il mio romanzo, nel mare magnum di un’editoria sempre più complessa.

So che può apparire strampalato sentir parlare del proprio romanzo quasi come di un figlio, ma non è la prima volta che mi scopro a provare sentimenti ambivalenti nei suoi confronti e in ogni caso a considerarlo una cosa “viva” piuttosto che un oggetto da scaffale.

Ci sta, lì dentro c’è tutta me stessa!

Si era fatto da parte o l’avevo lasciato da parte io?

Ricordo bene quando finalmente è stato pubblicato. Del suo futuro me ne sono fatta carico per un bel po’, faticando a destra e sinistra con le presentazioni, con le lamentele di chi cercava il libro in libreria senza trovarlo, cose che abbiamo passato tutte e tutti.

Ma poi l’ho lasciato andare e lui, “Così passano le nuvole” si è nascosto, nel silenzio. L’ho accudito per qualche tempo, mi sono peritata di portarlo in giro, farlo conoscere e possibilmente apprezzare, ma poi a un certo punto l’ho messo da parte.  Avevo bisogno di tenerlo a distanza. E’ strano, non è vero?

Ma ancora più strano è stato quando ho capito che a un certo punto, in modo del tutto autonomo, il mio romanzo d’esordio ha deciso di rifarsi vivo, strattonandomi con forza la giacchetta per farsi ascoltare.

Il mio Pinocchio di legno con l’anima di un bambino

“Così passano le nuvole” è tornato quatto quatto alla ribalta uscendo dal suo lungo silenzio, chiamato in causa da chi da tempo avrebbero voluto conoscerlo ed io, paradossalmente, mi sono sentita impreparata ad affrontare ancora una volta il suo ritorno.

Il primo segnale me lo ha lanciato Maria Teresa Steri con la presentazione del mio romanzo qualche giorno fa sul suo blog.

Un articolo che mi ha permesso di farmi conoscere a un pubblico nuovo e che ha rivelato parti di me piuttosto intime. VI invito a leggerlo : Elena Ferro presenta: “Così passano le nuvole”

E poi, è tornato a bussare alla porta della sua creatrice

Organizzare questa presentazione mi è costata più fatica del solito, certo una fatica gioiosa, non fraintendetemi, ma pur sempre fatica.

Non ero più allenata a cercare qualcuno che lo avesse letto, apprezzato e che avesse voglia di presentarlo con me, e avevo pochissima energia da mettere nell’organizzazione di una serata ben riuscita richiede. Così, il mio romanzo si è arrangiato da solo.

L’unica cosa che ho fatto è stato chiedere aiuto, perché mi sono accorta che ne avevo bisogno. Ricordate l’articolo Chiedi e ti sarà dato? Ebbene, confermo tutto ciò che scrissi in allora  🙂

Scrivere come terapia

“Così passano le nuvole” parla di femminile e di mutuo aiuto, di un modello diverso di agire che è intimamente nostro, delle donne e degli uomini che quel femminile lo hanno accolto dentro di sé. Non c’è cosa più bella che chiedere aiuto e ottenerlo, per testare quanta parte di noi è nel frattempo cresciuta, anche grazie alla terapia della scrittura.

Una terapia che tutti noi che scriviamo conosciamo, molti di noi scrivono proprio per questo.

L’altra sera la cosa più bella, oltre alla partecipazione e all’affetto che ho sentito forte in quella sala, è stato comprendere quanto sono cambiata e come è cambiato il mio rapporto con il romanzo, con i personaggi del romanzo. Con Luce, la sua protagonista.

Come se il tempo non fosse passato invano e la scrittura fosse capace anch’essa di mutare o meglio di offrire un volto nuovo al mutamento che è in noi.

Un’esperienza straordinaria che sono felice oggi di condividere con voi.

Il mio rapporto con il romanzo è ambivalente

Lo amo perché è stato il primo vagito della scrittrice che vorrei essere, lo amo perché c’è tutta me stessa lì dentro e come potrei non amarmi, lo amo perché ci sono le mie esperienze di vita sublimate a racconto, la mia fantasia, la mia immaginazione, i miei sogni, le mie emozioni. Ma a volte lo respingo, perché temo che mi rimandi un’immagine imperfetta di se stesso e dunque di me.

Mi sono messa a nudo con voi e d’altra parte chi sarebbe disposto a negare che c’è una parte di ciascuno di noi in ciò che scriviamo, sparsa qua e là tra le pagine color crema della nostra storia?

Dolore, delusioni, aspettative bruciate. Il mio rapporto con il romanzo è stato anche esperienza di tutto questo.

Ma l’altra sera ho capito che ormai sono passate, che quando le scrivi è come se consumassero la loro forza, come si spegnessero.

Queste emozioni che ho vissuto l’altra sera presso la sala della Biblioteca Civica di Torino, sono sintetizzate in alcuni passaggi che ho tentato di confezionare nel video qui sotto.


Così adesso sono convinta che i romanzi abbiano vita propria, come i loro personaggi. Continuano a scavarti dentro e anche quando vuoi dimenticarli loro non te lo permettono.

Ti danno l’illusione che ciò sia possibile, ma in realtà al momento giusto ti dimostrano che essi sono ancora una parte importante di te.

Sono ripartita. E a dirvi la verità, dopo qualche delusione, ne avevo proprio bisogno.

E voi? Avete mai ritrovato un romanzo che avevate abbandonato? Qual’è il vostro rapporto con il prodotto della vostra fantasia?

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11 thoughts on “Quando il tuo romanzo torna a pretendere l’attenzione che merita

  1. Quanto è bello il tuo modo di parlare e di esporre i contenuti del romanzo.
    Insomma, vedere e sentire rende capaci di conoscere almeno un poco una persona.
    Insomma, piacere, Elena!

  2. Sono felice che tu abbia seguito questa idea e sfruttato l’occasione di presentarti da Maria Teresa, se così non fosse stato non ti avrei mai conosciuta e letta. In effetti mantenere dopo l’exploit iniziale vivo l’interesse non deve essere facile, anche perché di solito chi scrive è impegnato in quello, ma la rete aiuta sempre e i colleghi anche. Ascoltare dalla tua viva voce la presentazione del libro è davvero molto piacevole e aggiunge realisticità e accorcia le distanze.

    • Grazie Nadia, sono davvero convinta che la voce avvicini, in fondo siamo una piccola comunità, è bello scoprire nuovi lati di noi…. Se fai un giro sul blog scoprirai che io amo molto l’audio e la radio 🙂 Per quanto riguarda
      Maria Teresa…… è stata un’ospite generosa e meravigliosa. Ma prestissimo avrò l’occasione di sdebitarmi… Non dimenticare di aprire la mail e collegarti con le Volpi domenica prossima 😉

  3. Giuseppe says:

    Wow. Bellissimo post. Eh sì: è sempre difficile riprendere un vecchio romanzo e presentarlo al pubblico dopo del tempo. ma vedo che te la sei cavata benissimo. Alla grande. Complimenti!

  4. et Lux fuit! facendo riferimento al nome della protagonista del tuo romanzo….
    Vedo che te la cavi benissimo con il microfono in mano e sei anche telegenica 🙂
    ciao Elena, un caro saluto

  5. Mi sento molto in sintonia con queste emozioni che hai raccontato. Ho avuto per anni lo stesso rapporto ambivalente con il mio primo romanzo (forse sono arrivata a un punto anche peggiore di rifiuto rispetto a te) e un po’ mi sta accadendo anche con il secondo. Forse è proprio come dici, un romanzo è come un figlio che a un certo punto si deve lasciar andare, perché percorra la sua strada. D’altra parte la tua esperienza insegna anche che quando arriva il momento, bisogna essere pronti a riprenderlo in mano e aiutarlo, come hai fatto tu con questa presentazione. Sono convinta anche io che i libri abbiano una loro vita, un sentiero che prescinde a tratti dall’autore.
    Per quanto mi riguarda, di recente mi è capitato di ritrovare il mio primo romanzo, in un modo del tutto inaspettato. Infatti, spero di scriverci un post, quando sarò pronta.
    Adesso purtroppo non riesco a vedere il video, lo farò dopo, ma intanto sono contenta che la tua creatura sia tornata in pista e che ti abbia regalato nuove soddisfazioni. Dall’intensità con cui ne parli sono certa che è una bellissima storia che vale la pena di leggere. E infatti conto di farlo 🙂

    • Non vedo l’ora di leggere il tuo post. Il tuo commento mi fa sentire u po’ meno mattarella 🙂 Non vedo l’ora di conoscere la tua opinione sulla mia storia, cara Maria Teresa 🙂

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: