La scrittura, un sentiero impervio e faticoso

La scrittura, un sentiero impervio e faticosoSu un sentiero impervio e faticoso. Così mi sento in questo periodo e per giunta mi pare di indossare scarpe inadeguate e di avere il fiato piuttosto corto.

La mia scrittura è questo in questo periodo, fatica e abnegazione.

Forse è dovuta al fardello che porto addosso e che, forse, è giunto il momento di lasciare a terra, accoccolato tra le foglie secche. Vada come vada.

Seduta su un sasso, ammirando i colori del bosco in autunno, osservavo le foglie cadenti. Mi stavano suggerendo qualcosa che non avevo contemplato.

Occorre lasciare andare il vecchio perché possa nascere il nuovo

Abbandonare o rilanciare?

Ma al bivio delle possibilità mi sono chiesta: devo davvero abbandonare il mio fardello, oppure guardarci dentro e rimetterlo in sesto, così che possa camminare da solo?

Ho quasi pudore a dirvelo, così ve lo dirò e basta: il fardello in questione è il mio romanzo, Così passano le nuvole, che da tempo era in stand by, pizzicato in mezzo a una discussione della sua autrice con la vecchia casa editrice.

Per molto tempo mi sono chiesta se dovevo abbandonarlo al suo destino, lasciarlo in mezzo al sentiero, oppure riprenderlo in mano e farne qualcosa di migliore, qualcosa che lo riscattasse da tanto torpore.

Ho scelto la seconda strada. La strada stretta, impervia e faticosa. Rimettere mano a qualcosa che ho cominciato a scrivere ormai nel 2008 e pubblicato esattamente 3 anni fa.

Quando l’ho deciso, mi sono istintivamente alzata da quel sasso e ho ripreso l’impervio cammino.

Per procedere occorre finire ciò che si è intrapreso prima?

Non c’è una regola fissa, ma in questo caso rispondo con convinzione di sì!

Ho compreso finalmente che il nuovo romanzo non decollava perché il vecchio era ancora presente come un’opera incompiuta, dentro di me.

Non riuscivo a procedere con Càscara (titolo provvisorio) dopo la fase della scrittura di getto, non per assenza di idee o per disorganizzazione (il post sulla revisione che ho pubblicato qualche tempo fa è stato il frutto proprio di un percorso di lavoro), ma per quel qualcosa che chiamerò “mancanza di energia positiva“.

La nuova vita di “Così passano le nuvole”

Caduto nelle mani sbagliate, e avendo impiegato parecchio tempo a liberarlo, ho ritrovato “Così passano le nuvole” stanco, provato, ferito ma finalmente tutto per me!

Così il mio romanzo d’esordio sta subendo un deciso lavoro di revisione, quella che avrei voluto fare se la fretta di pubblicare non avesse spento anticipatamente (e malamente) i miei dubbi.

Se qualcuno vi mette fretta nella stesura e nella pubblicazione, mentre voi sentite che la vostra scrittura avrebbe ancora bisogno di tempo per decantare ed essere guardata con un occhio diverso, allora molto probabilmente quel qualcuno non sta facendo qualcosa per voi o per il vostro lavoro, affinché possa diventare il meglio possibile, ma per se stesso.

A volte è il nostro inguaribile narcisismo ad impedirci di vedere le cose come stanno. Conosco fiori di scrittori che questa dimensione narcisistica non la riconoscono nemmeno, figuriamoci prenderne coscienza.

Su quel sasso ho visto questo lato di me e l’ho riconosciuto. Per questo ho potuto alzarmi di nuovo a camminare, sebbene stanca e provata.

All’inizio era semplicemente un correggere i refusi e le ripetizioni che l’editing della casa editrice aveva lasciato intatti. Ma poi dalle mani che correvano sulla tastiera uscivano parole che lo arricchivano, lo completavano, focalizzavano meglio alcuni personaggi e incrociavano meglio le trame.

Stavo mettendo davvero mano a qualcosa che avevo già pubblicato, mentre tutto i mondo ti spiega che è solo una solenne perdita di tempo? Ebbene sì, stavo facendo proprio quello.

E sapete che c’é? Finalmente ho rivisto il mio romanzo da un altro punto di vista e l’ho trovato bello, trasparente, puro, d’esordio e mio.

L’età in cui l’ho scritto, le emozioni che lo hanno mosso, sono sempre lì, riconoscibilissime. Pronte per una vita nuova, con una copertina rinnovata ma sempre intorno alla stessa immagine originale, proprio per significare la continuità nel cambiamento.

E così, mie care Volpi, riprenderò il sentiero. Mi ci vorrà qualche tempo per finire questo lavoro, ma so che lo finirò e potrò proseguire.

Il tempo non è una convenzione, ma una variabile aperta che permette a ciascuno di noi di piegarla alle nostre necessità.

Fugge solo se perdiamo la nostra vita a rincorrerlo

Commenti

  1. Sto vivendo anch’io un’esperienza molto simile alla tua, infatti a breve farò uscire su Amazon (in italiano e in inglese) un mio romanzo di tre anni fa, pubblicato in ebook in seguito al suo piazzamento a un concorso, e lì rimasto a stagnare. Dopo avere scritto altro, mi sono detta: un momento, sono sicura che questa storia abbia già fatto il suo viaggio? Ci ho rimesso le mani, proprio come te, e l’ho fatta anche tradurre. Sarà bello tornare a offrirla ai lettori. Ora però sento il bisogno di scrivere qualcosa di nuovo.

    1. Mi hai incuriosito! Sia per scoprire che cosa è cambiato nel primo romanzo, sia per ciò che arrivera di nuovo… Mi consolano le vostre parole, e io che credevo di essere l’anatroccolo nero

  2. Mi hai fatto venire in mente l’esperienza con il mio romanzo: la casa editrice ha pensato che concedermi la pubblicazione dopo la vittoria del concorso potesse essere sufficiente e non ha curato né l’editing del testo né un lavoro decente di correzione di bozze. Se ti raccontassi…ti dico solo che è finita che io correggevo le correzioni degli esperti. Quando è scaduto il contratto, ho ripreso il libro e l’ho revisionato. Ci sarebbe ancora molto da fare, ma mi è passata la voglia di dedicargli ancora del tempo che ormai sto destinando a qualcosa di nuovo. Non conosco la tua disavventura con la casa editrice, ma se hai la buona volontà e il desiderio di rimettere mano al vecchio romanzo, fai bene a farlo: sarà senz’altro un guadagno.

    1. La mia storia non l’ho ami raccontata fino in fondo, in una sorta di pudore che mi accorgo è un regalo immeritato. Forse un giorno ne scriverò. Tuttavia sappi, se la cosa può consolarti, che le storie sono più o meno tutte uguali. Questi professionisti dell’editoria che ti riempiono la testa di promesse e affidamenti, sono scaltri al punto da farti fare il lavoro al posto loro. E’ capitato anche a me di tenere tra le mie mani la mia copia pilota prima della stampa, quella che se perfetta si fa partire la stampa massiccia di copie e trovare ogni, due o tre pagine, un errore, poi due e così via. Ho passato intere notti a correggere per andare in stampa in tempo. Insomma, il prodotto che ho pubblicato era dignitoso, ma troppo frettoloso. Mi sono regalata un po’ di tempo per rimetterlo in sesto per la nuova pubblicazione che avverrà a breve. Non vedo l’ora di presentarvela, perché finalmente avrò un piede saldo nel passato e nel presente e uno piazzato verso il futuro. Non si va avanti se non si chiudono i conti con il passato, è un concetto che confermo. Grazie per il tuo incoraggiamento

  3. lo sai quale era il mio pensiero sul romanzo in questione. A tratti bello a tratti noioso.
    Sono curioso di leggerne la nuova stesura.
    Comunque riprendere qualcosa di vecchio fa sempre bene. Io lo faccio sempre.

    1. Ciao Gianpaolo, si mi ricordo bene! La trama non cambia, non può cambiare, non è questa la mia intenzione. Ma credo che gli aggiustamenti stilistici gioveranno al ritmo. Chissà… Devo finire in fretta questo lavoro per tirare fuori il nuovo, perché voglio sorprenderti, ti lascerò a bocca aperta

  4. Uffa:D! avevo scritto un commento ma non lo ritrovo più. Riprovo. Anch’io Elena sono in mezzo al guado e capisco i tuoi tormenti. Un manoscritto terminato ed editato che non trova uno spiraglio di pubblicazione, un altro in revisione e un terzo concluso ma abbandonato. E la voglia di cominciare un nuovo progetto se n’è andata… forse, come dici tu, è necessario chiudere i conti con il passato.

    1. Ciao Rosalia, ti chiedo scusa per il disguido, incomprensibilmente il tuo commento era finito nello spam . Intanto ho scoperto che sono almeno tre in attesa di pubblicazione, che aspetti? Vogliamo leggerti! Sul chiudere i conti, ciò è quanto vale per me, ora l’ho capito. Non è detto che sia per tutti. L’immagine di quel sasso l’ha colta Nadia : mi sono seduta un momento e mi sono ascoltata… Hai un sasso cómodo, dalle tue parti?

  5. Scoprirti piena di dubbi e ripensamenti nel percorso della scrittura mi fa conoscere di te un nuovo aspetto. Avevo come l’impressione che vivessi questo cammino con determinazione e sicurezza. Anch’io, se ti può consolare, vivo gli stessi tormenti nei confronti di un vecchio manoscritto ormai abbandonato a se stesso. Proprio in questi giorni vorrei rimetterci il naso e le mani e capire a distanza di tanto tempo ciò che ne dovrò fare, se eliminarlo o riscriverlo. Grazie per aver condiviso i tuoi dubbi, parlarne fa bene ^_^

    1. Ciao Rosalia, infatti è così, sono ferma e determinata nel coltivare la mia passione per la scrittura. Ciò non toglie che abbia qualche dubbio a volte sul che fare ed anche, confesso, sulla qualità di ciò che scrivo. Non ho mai avuto paura dei dubbi, forse ne scriverò un elogio, ma di chi ha troppe certezze . Sono curiosa di sapere se quel tuo vecchio manoscritto riprenderà fiato. Alla fine ha ragione @nadia la cosa più importante è che sia pubblicato e conosciuto. Sono le persone che ci sono leggono i nostri fari, non credi? Abbracci mattutini

  6. Riprendere in mano una storia con un bagaglio emotivo alle spalle non è mai facile. Questo post avrei potuto scriverlo pari pari anche io, perché i tuoi dubbi e sentimenti contrastanti (nonché l’esperienza negativa di pubblicazione) sono stati gli stessi per il mio primo romanzo. Anche io ho ricominciato a riscriverlo. C’è sempre chi dice di lasciar perdere ciò che è passato, di iniziare storie nuove. Ma è proprio come hai detto tu: non si può andare avanti se si hanno conti in sospeso.

    1. Ci siamo già scambiate queste sensazioni, e mi conforta sapere che anche tu sei giunta alla stessa conclusione, provare a rimetterlo a nuovo, rifargli lo smalto, renderlo ancora più bello. Credo me lo dovessi, credo tu lo dovessi a te stessa . Voglio andare avanti perché la nuova storia mi piace e voglio fare un ottimo lavoro, ma prima, rimettere in circolo Così passano le nuvole è una priorità! Una cosa l’ho imparata: non ho bisogno della “copertura” di una casa editrice (a meno che non sia Mondadori ecc 😉 ) ma solo della fiducia che ripongo nei miei lettori e nel loro giudizio. Sai che c’è? Questa storia mi ha rafforzata, parecchio. Baci e grazi

  7. Se è ciò che senti fai bene a seguire l’istinto, fosse anche solo di vederlo perfetto come ti riappacifica con Elena la scrittrice di oggi. Però io ti confermo il giudizio positivo che ne era scaturito leggendolo: non hai poi molto da rivedere. Quello che trovo giusto è che lo rimetta in vendita perché più pubblico possibile lo possa leggere.
    Detto questo ti fa onore aver dato orecchio e voce su quel sasso all’unica persona davvero informata dei fatti e valevole di autorevolezza.

    1. Grazie Nadia, ti confesso che anche io rileggendolo l’ho trovato bello, pulito, fresco. Insomma, mi è piaciuto ed io sono davvero molto critica con me stessa. Forse riprenderlo è stato un bisogno e una conferma. MI hanno davvero bistrattata dopo che ho deciso di rescindere il contratto, a volte a forza di sentirti dire certe cose, rischi di crederci… Sto completando l’impaginazione e sto definendo una nuova copertina. quanto mi piacerebbe che tu potessi vederla e sentire la tua opinione, l’opinione di qualcuno che vuol bene a Così passano le nuvole… Baci

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