Scrivo del genere umano

Scrivo del genere umano


Questo è senz’altro un buon giorno care Volpi.

Perché dopo un lungo periodo di silenzio, la mia testa ha ricominciato a fantasticare e le dita a dimenarsi sicure sulla tastiera. Eh si, è una buona giornata perché domenica finalmente ho ricominciato a scrivere.

Il mio secondo romanzo, intendo. Perché ora scrivere è una compulsione forte, che tengo a bada grazie a questo blog e a voi che lo leggete e su cui ogni tanto sperimento forme di espressione nuove, come un’ode, come questa Ode alla montagna. L’avevate letta? Che ne pensate?

Aspettavo da tempo l’ispirazione per proseguire la stesura di questo abbozzo di romanzo ambientato nel passato che ho cominciato a scrivere ormai da un anno. Un romanzo corale dove uomini e donne si contendono il centro della storia. Questa volta compaiono anche bambini tra i protagonisti. Siano i benvenuti, a portare gioia e autenticità, nel mondo come nei romanzi.

Non credo nel blocco dello scrittore e dunque non mi sono preoccupata della pausa, nè mi sono mai ingegnata per individuare suggerimenti o modalità per uscirne. Attendo con pazienza che l’ispirazione ritorni, perché semplicemente penso che una storia debba venire da sé.

E se ha bisogno di tempo, di stare ancora un po’ nel calduccio del nostro inconscio, beh allora che ci stia. Quando è temo verrà. Detto per inciso, sono felice che sia tornata 😉

#Protagonista ancora un genere, quello femminile

Dunque, quando scrivo scrivo del genere umano. E mi disturba a tal punto l’idea del romanzo di genere, che senza nemmeno accorgermi lo metto in discussione, in pratica. A forza di pensarci su ci ho persino costruito intorno una teoria.

Partiamo da un fatto, che già altre hanno sollevato: quando una donna scrive un romanzo che ha per protagonista una donna, tutti ritengono stia parlando solo di donne. Mentre quando un uomo scrive un romanzo che ha per protagonista un uomo, tutti ritengono che stia parlando del genere umano. Lo sostiene Rosa Montero, autrice pazza e visionaria nel suo splendido La Pazza di Casa.

Secondo me ha ragione. L’autrice o l’autore scrive del genere umano indipendentemente da chi sceglie come testimone della sua versione della vita, uomo o donna che sia. La visione della protagonista affresca il mondo dal suo punto di vista. Un punto di vista che appartiene a tutti noi.

#Ma veniamo alla scrittura. Ci sono due protagoniste diverse. Luce e Alice

In Così passano le nuvole la protagonista principale si chiama Luce. E’ una donna bella, intelligente, divisa tra la carriera e la vita, spinta verso l’alto da una forza che somiglia più alla costrizione sociale che alla scelta. Così progressivamente il cuore si ribella, dapprima senza un orizzonte, poi in modo più sistematico e coerente.

La sua vita inesorabilmente cambia e lei stessa cambia la vita degli altri. Si ritrova dentro una tragedia personale e familiare da cui deve assolutamente uscirne viva.

Il mondo del lavoro, dei ruoli sociali, la stessa città in cui vive e lavora, Torino, le sue relazioni…..tutto cambia al suo passaggio.

Una protagonista che incide su tutto il resto. Fragile al punto da apparire esplicitamente imperfetta. Commette degli errori, persino plateali citazioni sbagliate. Ha amicizie sbagliate, spesso soggiace alla paura. Insomma, è umana, come ognuno di noi.

La nuova protagonista che sto dipingendo in questi giorni si chiama Alice. Descrivere un personaggio è come fare un affresco, devi scegliere i colori, le dimensioni, la prospettiva…. solo che io a dipingere non sono proprio capace. Così scrivo, o almeno ci provo.

Alice è una donna che impara ad uscire dal bozzolo dove era stata rintanata. Impara a difendere le sue scelte e la verità.  Impara ad amare un uomo che amare non sa o forse l’ha dimenticato. È una donna moderna che vive un tempo che non è il suo. E che cambierà quel tempo, sperimentando una dimensione di iniziativa che sulla carta le è non solo negata ma impedita.

Entrambe non sono donne che offrono evasione, ma donne vere, reali, in cui ci identifichiamo per come siamo non per come ci dipingono. Personalmente una delle ragioni importanti per cui scrivo è per entrare dentro me stessa e mi piacerebbe che anche il lettore o la lettrice facesse altrettanto. In quel genere umano di cui stiamo perdendo i contorni, di cui non ci occupiamo più nella sua interezza e complessità, persi dentro caratterizzazioni o semplificazioni. Scatolette in cui o entri oppure non sei nulla, nessuno ti riconosce.

Così, nel mondo luccicante di certezze vendute al prezzo di un caffè, le donne protagoniste conducono un viaggio dentro noi stessi. Se le lasciate fare vi porteranno dentro di voi.

Così penso che più che una letteratura al femminile si possa parlare di una letteratura che mette in campo un punto di vista sul mondo, che guarda la vita con occhi diversi. I nostri.

Proviamo ad accogliere e valorizzare questo radicale cambiamento di punto di vista.

[bctt tweet=”La radicalità è la capacità di aderire alla verità delle cose.” username=”LeVolpi_blog”]

E voi, quale genere di letteratura preferite? Siete anche voi “pazze di casa”?

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: