Intollerante e felice

Intollerante e felice a NataleSi avvicinano le feste natalizie e che cosa capita nella testa di un intollerante infelice?

Ogni sorta di dispiacere e di invidia guardando quel grosso panettone con la glassa che sfoggia la vetrina della pasticceria più agglutinata della città, o lasciandoti rapire dal ricordo felice di quell’ultimo morso che hai dato, ormai non te lo ricordi nemmeno più quando è successo, a quel pandoro burroso ricoperto di zucchero a velo.

Ma a me non capita, io sono un’intollerante felice.

Innanzitutto perché oggi come oggi i negozi specializzati o persino i supermercati per la maggior parte offrono una soluzione anche per noi intolleranti al glutine per passare le festività, che durano sempre troppo poco, senza sentirsi diversi o privati di qualcosa.

Ma soprattutto perché un’intollerante felice è passata attraverso la lunga strada per la diagnosi di intolleranza al glutine, o sensibilità al glutine o celiachia. E non vuole più tornare indietro.

Partiamo da un dato: negli ultimi anni l’uso del glutine, una proteina presente specialmente nel grano, nell’industria alimentare è aumentato notevolmente.

C’è una ragione: il glutine è una colla e dunque svolge un ruolo fondamentale nella produzione di prodotti da forno o di pane e pasta per le grandi catene di distribuzione, perché tiene insieme l’impasto. Così i vostri biscotti arrivano a colazione un po’ meno sbriciolati, ci avevate mai pensato?

Ma se il glutine fa il suo lavoro nell’impasto, purtroppo lo fa anche nel nostro organismo e per qualcuno di noi produce effetti inenarrabili, fidatevi sulla parola. Ma scoprirlo non è semplice, anche perché c’è ancora troppa disinformazione.

Ecco perché ho deciso di raccontarvi la mia storia, continuate a leggere!

Per anni ho creduto, con la complicità del mio medico, che la gastrite o le mie continue infiammazioni intestinali, il mal di testa e la mia fastidiosissima sindrome premestruale, fossero elementi ormai connaturati alla mia esistenza e con i quali fare i conti. Sei nervosa, mi dicevo, da qualche parte devi pur scaricare. In ogni caso il tema era adattarsi.

Ma adattarsi al dolore non è bello e nemmeno molto sano. E poi prendere gastroprotettori, inibitori della pompa protonica, o antiacidi ad libitum, senza ottenere effetti duraturi, non è che faccia così bene e soprattutto non risolve il problema.

Io mi sono stufata presto di questi palliativi e per fortuna sono uscita dal sistema! Come?

Ho deciso di affidarmi a un’Omeopata. Penso che la medicina tradizionale in alcune occasioni sia meno efficace delle terapie così dette alternative. Spiego meglio che cosa intendo nell’articolo su questo blog: “Siamo intolleranti al glutine, mica visionari”.

Ma andiamo avanti. La mia omeopata è di Milano, faccio molti chilometri per incontrarla e mi rivolgo a lei per un problema piuttosto grave che mi affliggeva e mi preoccupava non poco. Per la cronaca, quel problema, che i medici mi dicevano irrisolvibile, io l’ho risolto. Ma procediamo.

Alla seconda visita approfondita l’anamnesi la porta a un quadro per lei molto chiaro, per me un pò meno. Non avevo mai sentito parlare di intolleranze alimentari e tanto meno di celiachia se non vagamente, e proprio escludevo che potesse riguardare me. Così mi indica la strada.

Il primo passo, togliere gli alimenti con il glutine dall’alimentazione per tre settimane e vedere se i sintomi riferiti cambiano

Non è cosa facile, togliere il glutine dalla dieta, è dappertutto! Una vera tragedia per una mangiatrice compulsiva di pasta, pane e pizza come me. E di pandori!!! intollerante e felice

Quando ho scoperto che anche la birra ha il glutine…non vi dico… Insomma, ciò nonostante l’ho fatto e dopo la prima settimana stavo già lievemente meglio.

Alla terza settimana, mentre all’inizio pensavo che non ce l’avrei mai fatta, stavo così bene che non mi pesava più la dieta forzata a base di frutta, verdura, riso, carne, pesce, ecc. Anche la colazione era cambiata, yogurt e frutta, ma anche qualcosa di molto british: uovo strapazzato e prosciutto al posto del bacon, ma senza esagerare.

Poi è tornato il dolore.

L’Omeopata, visto l’andamento della sperimentazione, mi chiede di reintrodurre il glutine per poter fare gli esami del sangue utili alla diagnosi di probabile celiachia. Almeno un mese a base di pane, pizza, pasta eccetera eccetera.

Pensate ai bagordi? Invece è stata una tragedia. Tutti i sintomi sono tornati di botto, grandemente peggiorati. Veramente dura. Finalmente faccio gli esami ma, con mio grande stupore misto a rassegnazione, sono negativi. Il medico del laboratorio mi suggerisce una biopsia intestinale per approfondire l’eventuale Celiachia. In Italia infatti a mala pena sei considerata se sei celiaca, l’intolleranza, anche se genera problemi tanto gravi come quelli che ho descritto e invalidanti (l’intestino è la “patria” del sistema immunitario, non va niente bene che sia costantemente infiammato) non conta nulla per il sistema sanitario. Siamo, appunto, alla stregua di visionari.

Alla fine io ho deciso che la biopsia non la facevo. Sono una fifona, lo so, ma a me interessava capire l’origine strutturale del mio disturbo, non intervenire sui sintomi, e francamente ci sono riuscita. Tanto mi basta.

Oggi sono un’intollerante felice, mi sono adattata a mangiare surrogati del pane e dei biscotti a base di farine gluten free, ho persino trovato una birra per intolleranti. Ma un pandoro vero, quello lo sto ancora cercando!

E voi, come passerete le feste? Vi manca qualcosa o avete trovato validi sostituti? Postate le vostre esperienze su Volpi che camminano sul ghiaccio!


Altri dubbi? Consultate il sito della AIC – Associazione Italiana Celiachia. E’ fatto molto bene!

 

 

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: