Storia di una vignaiola

Storia di una vignaiola
Elisa, vignaiola al lavoro

Ebbene sì, sono un’estimatrice del divino nettare che chiamiamo vino, Mi piace accompagnarlo alle serate in compagnia e ne apprezzo il gusto, l’aroma, i colori, la capacità di fare subito festa con le persone che amo.

Sarà che viene dalla terra e questo ha un fascino per me incommensurabile, ma l’ho sempre preferito alla birra, anche perché per qualche anno ho sofferto di intolleranza al glutine e per fortuna il vino non lo contiene… 😉

Molte volte mi sono chiesta quanto amore, dedizione, fatica e passione richieda raccogliere, trasformare e produrre del buon vino.

Così quando ho incontrato per caso una vera vignaiola, con la passione per il suo lavoro e per la terra, non ho resistito. Le ho chiesto di rilasciarmi un’intervista!

E lei, con il medesimo entusiasmo con cui produce il suo vino, ha subito accettato e ne è venuto fuori questo articolo che spero possiate godere fino alla fine, come un buon bicchiere di vino!

Siete pronti ad entrare nel mondo di una piemontese doc delle colline della Serra di Ivrea? Allora godetevi l’intervista ad Elisa Pozzo. Buona lettura  ➡

Un agricoltore non si chiede quando è il momento di fare le cose, lo sente, perché nella campagna ci vive e ci passa ogni giorno della sua vita. Noi consumiamo i prodotti della terra che vengono trasformati da mani sapienti perché possano essere apprezzati da tutti, ma è solo quando passeggiamo sulle colline dei nostri paesi e osserviamo il lavoro nei campi che ne comprendiamo la fatica e la dedizione necessaria.

Siamo “cittadini”, se siamo fortunati e attenti consumatori assaggeremo il frutto di quel lavoro, ma sarà sempre molto difficile per noi comprenderne appieno il senso.

Per questo ho voluto questa intervista, che ci farà conoscere qualcosa di più di cosa c’è dietro a una bottiglia di vino. Vi presento Elisa Pozzo.

Buon giorno Elisa e grazie per la tua disponibilità a raccontarci di te e del tuo lavoro. In queste splendide giornate di primavera anticipata immagino che l’attività sia già fervente. Di cosa ha bisogno la vigna in questo periodo?

Ciao Elena, sono felice di poter condividere con voi la mia grande passione, la vigna. Sapete, è una coltura da tenere d’occhio di continuo perché decide lei quando è ora di fare le cose, ed io l’accontento, passo a trovarla ogni giorno 😉

Osservandola bene per esempio quest’anno ho deciso di potare prima del solito. Un tempo si faceva dal mese di febbraio in poi, ma con questo clima altalenante, ho deciso di portarmi avanti con il lavoro, che poi magari la neve o la pioggia o altro che non si può prevedere ti rovinano i piani.

In campagna ci vuole perspicacia e tempismo nel prendere le decisioni

La vigna come scuola di vita dunque. Chi ti ha trasmesso questa passione?

Ho dei bellissimi ricordi a proposito della potatura invernale, che peraltro è in assoluto il mio lavoro preferito! Andavo nella vigna con mio nonno Marcellino, lui faceva i tagli e io tiravo giù i rami e intanto lo osservavo con attenzione e ammirazione, mentre mi spiegava con le poche parole sagge degli anziani come eseguire i tagli, con precisione e metodo infallibili.

La vigna è stata scuola di vita ma anche di gioco. Non andavo nella vigna solo per lavorare (o almeno a provarci) ma anche per giocare. Era compito dell’altro mio nonno farci divertire. Amava nasconderci banane e gianduiotti sulle viti durante la vendemmia per farci giocare e nel contempo prendere confidenza con la vita all’aria aperta, una vita che per loro era di lavoro, lavoro duro.

Purtroppo è mancato troppo presto per regalarmi le cose che lui aveva imparato durante la sua vita, ma mi ha insegnato ad arrampicarmi sulle colline e a stare insieme agli altri.

Mi sembra di vederli ancora, i volti spigolosi e sorridenti dei miei nonni, lassù, tra le mie vigne.

E’ una sensazione bellissima, che mi lega indissolubilmente a questa terra generosa.

Mani esperte ti hanno condotto accanto a un filare. Vuoi raccontare a noi “cittadini” come si esegue una potatura di una vigna?

Innanzi tutto bisogna fare un po’ di ordine con la pianta 😉 . Occorre tagliare i rami vecchi per ringiovanirla ed eliminare quelli brutti e inutili, che saranno solo di intralcio alla sua crescita sana e rigogliosa.

Me l’ha insegnato il nonno a tenere solo i rami che produrranno buoni frutti, a selezionarli per poi godere della generosità della vigna.

Ti  restituirà il favore di averla alleggerita regalandoti i suoi frutti più belli – diceva sempre il nonno

La vigna ha tanto bisogno di cure e bisogna potarla nel modo giusto perché non soffra.

Io la guardo attentamente, tento di carpire la sua essenza, scruto con attenzione quali sono i rami migliori e poi individuo quelli che daranno grappoli ricchi e succosi, lasciando gli spuntoni di tralcio che profumano di futuro e che daranno uva da qui a due anni.

Tutto con un solo sguardo in una manciata di secondi. Il tempo in campagna è sempre troppo poco.

C’è una specie di schema per effettuare la potatura?

In un certo senso sì. A me piace aggiustare la vite assecondando il mio gusto estetico, perché le cose buone sono anche belle.

Potare in fondo è un’arte, tanto vale farne anche visivamente un piccolo capolavoro

Per ottenere questo risultato, io eseguo a mano la potatura, con gigantesche forbici da vigna. Negli ultimi anni mi sono dotata di super forbici elettriche per i tagli più grossi, così il mio tunnel carpale ringrazia!

Tutto il resto viene fatto a mano, come del resto vedete nella foto. Così riesco ad essere più precisa, ma che fatica!

Qualche volta uso il trattore, magari per trinciare erba e rami o fare i trattamenti contro le malattie. Sono piuttosto integralista e il diserbante non lo utilizzo, voglio che il mio vino sia il più naturale possibile, e per ottenerlo si parte da lontano.

Ho sentito parlare del pianto della vite, di cosa si tratta? E’ forse una specie di grido di dolore della vigna?

Ma no! Quando si esegue la potatura è normale vedere le viti “piangere“, in effetti è un momento affascinante. Il “pianto” è sintomo di linfa che si risveglia dal riposo invernale, della primavera che arriva, della pianta che si prepara alla ripresa vegetativa, come se iniziasse ad accendere il motore e a scaldarsi per la partenza.

Ti avvisa che la stagione avanza ed è un segno del fatto che i tagli della potatura verranno rimarginati presto.

La linfa è come il sangue nelle vene, dà vita alla pianta e ti avvisa anche che sta per germogliare.

Non è un pianto di dolore dunque ma di rinascita, di rigenerazione. Lei vuole uscire dal lungo riposo invernale e ha bisogno che tu le dia sostegno, la liberi e la prepari per la sua nuova vita.

Ed io la ascolto con religiosa attenzione e quando stanca, a lavoro ultimato, mi soffermo a guardare la mia vigna, ormai pulita e rigenerata, mi sento felice e soddisfatta del mio lavoro. A volte persino un po’ dispiaciuta per averlo già finito.

Un lavoro impegnativo che immagino tu non faccia tutto da sola…

Assolutamente no, per fortuna! La nostra azienda è di tradizione familiare, mio nonno Marcellino che già conoscete negli anni 50 faceva il contadino, aveva mucche, campi di grano e mais, coltivava le vigne per produrre vino genuino per la sua famiglia, al massimo lo vendeva sfuso in damigiana ai “cittadini”.

Poi negli anni 90 mio papà ha avuto l’intuizione di imbottigliare il vino. Ingegnandosi per bene (lui di mestiere è anche fabbro, ne sa una più del diavolo!) ha costruito una macchina da imbottigliare mobile (con attrezzatura enologica a norma su un carretto di acciaio inox), molto comoda!

Storia di una vignaiola
Elisa e Claudia Pozzo

Da lì in poi abbiamo cominciato ad allargare la produzione fino ad oggi. E’ nata così, gradualmente ma anche in modo molto naturale la nostra passione per la produzione del vino.

Dal 2009 sono titolare dell’azienda e la cosa mi rende molto orgogliosa. La dirigo con il prezioso aiuto di mia sorella Claudia e dei miei genitori, Eliana e Pino, che mi sostengono e mi appoggiano in questa nuova, difficile ma straordinaria avventura.

Sai una cosa? Mi piace sperimentare, legare la tradizione all’innovazione.

Per esempio?

Per esempio.. il nostro vino di riferimento è sempre stato l’Erbaluce docg, un vino bianco vero vanto del nostro territorio, al quale abbiamo aggiunto poi l’imbottigliamento di due tipologie di spumante: uno metodo Martinotti e uno metodo classico. L’Erbaluce si presta bene a queste produzioni, perché è un’uvaggio con elevata acidità.

Perfetto, adoro il vino con le bollicine, chi non lo amerebbe! Hai realizzato altri “esperimenti”, anche a proposito delle tecniche da adottare?

Quando le annate ce lo consentono, produciamo anche il Passito, vero divo della nostra cantina, ed è tale proprio perché si fa desiderare. La produzione è limitata perché necessita delle uve migliori, le più sane, e purtroppo non tutte le annate corrispondono a queste caratteristiche. In ogni caso è una produzione di nicchia che si limita a un piccolo numero di bottiglie.

Per il momento pochi sorsi ma da assaporare con attenzione.

Per quanto riguarda le tecniche e le metodiche da utilizzare, per esempio, ultimamente stiamo facendo un Erbaluce senza lieviti né solfiti aggiunti, che fermenta con le proprie forze proprio come si faceva una volta. Avevo dubbi sull’esito di questo “esperimento” (come lo chiami tu 🙂 ) di ritorno al passato, ma devo dire che sono contenta, perché il primo anno è stato apprezzato, così andiamo avanti.

Facciamo anche la grappa di vinacce di passito e un canavese rosso doc con uvaggio misto ma tutto assolutamente piemontese: Nebbiolo, Barbera, Bonarda e Freisa. Insomma, questo è decisamente un inno alla tradizione.

Sembra una vita tra rose e fiori…..Ma anche tu hai le tue belle gatte da pelare!

Perché fino ad ora mi hai fatto raccontare solo delle cose belle! Il contatto con la natura, vivere in simbiosi con il ciclo delle stagioni.. sembra così romantico non è vero? Certo, farlo ogni giorno dal mattino alla sera e anche oltre è bello ma anche molto faticoso.

E’ importante sottolinearlo, oggi siamo troppo abituati ad ottenere le cose con pochissimi sforzi, ma le cose buone e di qualità richiedono davvero tanta energia e tanta fatica.

A volte mi capita di incontrare persone che immaginano il lavoro nei campi come qualcosa di bucolico, romantico. Lo è in larga parte ma è anche altro, molto meno pregevole. Come combattere quotidianamente con la burocrazia! Mi fa impazzire, ogni volta ogni cosa è sempre più complicata.

La trasformazione delle uve in cantina, la vendita e la promozione richiedono altrettanto impegno ed è proprio qui che si ri-atterra dalla nuvoletta e ci si scontra con la realtà. Che io tra queste attività prediliga la prima non è un mistero, lo sanno bene tutti in casa, purtroppo non posso mettere da parte le altre. Credo che sia un tema ricorrente nel lavoro di chiunque.

L’unica cosa di cui mi rammarico è che non riesco a seguire tutto come vorrei, per una totale mancanza di tempo. La mia giornata ha solo 24 ore, bisogna fare delle scelte. Bisognerebbe avere sette vite come i gatti per riuscire a fare tutto!

Ok ma torniamo alla nostra vite. Una volta potata in che modo occorre provvedere?

Finita la potatura, diventa il momento di legare. Io lo faccio un po’ con il gurìt (il salice) e un po’ con la macchinetta. Anche questo è un lavoro che richiede molta concentrazione, bisogna fare attenzione a non rompere i rami che hai lasciato dopo la potatura,  due o tre nella pergola per l’obiettivo qualità, e uno nel guyot .

Il guyot è un sistema di allevamento, tipo la spalliera, solo che si tiene un ramo solo per pianta e si lega orizzontalmente sul filo di ferro, invece di far fare al ramo l’arco come appunto nella spalliera.

Li devi spostare, piegare leggermente per farli passare correttamente tra i fili di ferro in modo che questi ultimi li sostengano. A volte mi sembra di parlare con la vite per dirle di non spezzarsi mentre con le mani sposto e piego i rami per tirarli nella posizione ottimale. Poi con il salice li suggello al fil di ferro così fermamente che da lì non scappano più 🙂

Insomma le tue giornate sono piene di attività differenti le une dalle altre, devo dire che mi pare un vantaggio. Mi resta solo una curiosità: c’è una giornata tipo per una vignaiola?

Direi di no, come dici tu le nostre giornate sono molto varie, in generale direi molto movimentate!

Vorrei dirti che mi alzo e vado fischiettando nella vigna, che cinguetto con i passerotti mentre lavoro fino a mezzogiorno, che torno a casa per pranzo e poi mi dirigo nuovamente in campagna, trotterellando sotto il sole e scambiando sorrisi con le farfalle fino a sera. Ma purtroppo non è così.

Oltre al lavoro nei campi, bisogna rispondere alle mail, alle telefonate, e poi ogni giorno, ma proprio ogni giorno, c’è una grana diversa o un problema da risolvere.

Magari arrivo nella vigna più lontana, mi sistemo e proprio in quell’istante arriva la telefonata che c’è un cliente in cantina che ha bisogno di me! Naturalmente è una buona notizia e dunque ri-armi e ri-bagagli e via, si torna indietro!

Oppure c’è una riunione importante cui devo partecipare, o mi si rompono le forbici e devo correre ai ripari, o arriva un controllo e devo essere all’altezza della situazione… Insomma, non mi annoio mai!

In effetti il più delle volte il lavoro rilassante nella vigna diventa un contorno…ma guai se non ci fosse nemmeno quello! 🙂 Poi non dimentico la mia nonna, cui bado perché è nel letto inferma. Do da mangiare alle galline e ogni tanto esco, un po’ di svago me lo sono meritato!

Quando sono stanca in questi giorni esco un attimo e mi fermo a sentire il rumore del silenzio. Il sole è così fiero e caldo che ti viene voglia di assaporarlo tutto. Sembra capace di risvegliarmi dal torpore dell’inverno. E allora sì che mi sento come una farfalla, che svolazza di vigna in vigna, ma con i piedi ben saldi a terra


Grazie a Elisa Pozzo per averci raccontato una parte di sé. Forse vi andrà di passeggiare tra le colline che vi abbiamo descritto.

Allora dovrete prendere la via che dal Lago di Viverone sale verso il Lago di Bertignano e dare un’occhiata in giro. Potreste vedere tra le vigne ora spoglie una testolina bionda che non sta mai ferma e che cura la sua vigna come fosse ancora la vigna di suo nonno Marcellino. Stringetele la mano, se ci riuscite.

Per me oggi è tutto. Spero che questa storia vi sia piaciuta. Se è così, non dimenticate di fare un brindisi alla nostra salute con un buon Erbaluce!

Cin cin Volpi!

12 thoughts on “Storia di una vignaiola

  1. non bevo mai da solo…. spero di non averti offeso involontariamente, quel 1/2 bicchiere insieme stava per il piacere della compagnia…cin-cin 🙂

  2. So che per fare arrivare sulle nostre tavole un buon bicchiere di vino, occorre tanto lavoro come ha descritto cosi egregiamente la bella Elisa….
    Complimenti a te, cara Elena, per questo piacevole articolo…..1/2 bicchiere di buon vino lo berrei con te 🙂 🙂

    • Ah vengono fuori tutti gli stravizi delle Volpi, vedo… Temo che farlo in modo continuativo non sia così romantico come immaginiamo, ma sul bicchiere di vino finale non posso che concordare! Buona domenica

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