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“Così passano le nuvole” , la recensione di Nadia Banaudi

Ci sono giorni in cui le emozioni ti sfiorano appena, prendendosi gioco di te. Si palesano un poco, poi si ritraggono, nascondendosi dietro parole, colori e immagini. Ma nel momento in cui ti si parano innanzi ti accorgi che erano lì già da un po’, ad attenderti in silenzio. Solo che non riuscivi a vederle. É così che è andata martedì scorso. L’occhiata mattutina alle email prima del vortice della giornata non mi aveva fatto notare qualcosa che in realtà mi era molto familiare, una serie di parole che da sole non significano nulla ma che insieme fanno il mio romanzo d’esordio. Così sono stata l’intera giornata in sospeso, ignara del fatto che già dal mattino qualcuno aveva preparato per Leggi tutto l’articolo

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L’importanza della copertina. Un sondaggio per sceglierla insieme

Questa è l’immagine su cui ho lavorato fino all’altro ieri per ideare la copertina della nuova edizione del manuale di coaching individuale Emotional Public Speaking. L’avevo cercata in lungo e in largo e, accidenti! Mi piaceva proprio! Poi, il dubbio. Funziona davvero? Ecco da dov’è nata l’idea del sondaggio che oggi vi propongo. Un’immagine, mi sono detta, deve rappresentare ciò che voglio comunicare. Guardandola con il necessario distacco mi sono accorta che questa foto aveva almeno un paio di punti deboli:  non ritrae me stessa, ma una donna che non conosco  mostra uno strumento di cui nel manuale non parlo assolutamente

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Libri in piola a Borgo Vittoria

Parlare di scrittura e di storie è importante, ma altrettanto importante è scovare luoghi in cui queste storie possano vivere ed essere raccontate, luoghi che devono avere a loro volta una storia vissuta, un presente e auspicabilmente un futuro. Io ne ho trovato uno proprio nel borgo dove sono nata, il quartiere operaio di Borgo Vittoria, nella periferia nord di Torino. Qui le strade, un tempo vuote di automobili e piene di bambini come me che passavano interi pomeriggi in strada a giocare a nascondino e a guardie e ladri, si intrecciano rumorose e distratte, tanto che le piccole cose sfuggono e si perdono ai più, se non le si osserva bene. Eppure esse sono, ogni giorno, anche quando le luci si spengono Leggi tutto l’articolo

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Quando il tuo romanzo torna a pretendere l’attenzione che merita

Ci sono sensazioni che ho provato durante l’ultima presentazione del mio romanzo così intense da decidere di raccontarvele. Per ragioni a me ancora oggi ignote, a un certo punto ho deciso di lasciare andare la mia creatura primogenita,  “Così passano le nuvole“. Come se avessi deciso che doveva camminare con le sue gambe (ammesso che un libro le gambe ce l’abbia). Di preciso non ricordo quando l’ho deciso ma ricordo le emozioni che una tale decisione mi aveva suscitato: voglia da un lato di liberarmene e dall’altro di vedere se se la fosse cavata da solo, il mio romanzo, nel mare magnum di un’editoria sempre più complessa. So che può apparire strampalato sentir parlare del proprio romanzo quasi come di un figlio, Leggi tutto l’articolo

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Quel diario che ha cambiato la vita di Anna Frank (e la nostra)

  Venerdì 9 ottobre 1942 “Cara Kitty, oggi non posso darti che notizie brutte e deprimenti. Stanno arrestando, a gruppi, tutti i nostri amici ebrei. La Gestapo è tutt’altro che riguardosa con questa gente; vengono trasportati in carri bestiame a Westerbork, il grande campo per ebrei nella Drente. Westerbork dev’essere terribile; per centinaia di persone un solo lavatoio e pochissime latrine. Le cuccette sono tutte l’una accosto all’altra. Uomini, donne e bambini dormono insieme. Per conseguenza, a quanto dicono, vi è una grande immoralità; molte donne e ragazze, se la permanenza nel campo si protrae, restano incinte. Fuggire è impossibile, quasi tutti gli ospiti del campo sono riconoscibili dai loro crani rasati e molti anche dal loro aspetto ebraico. Se Leggi tutto l’articolo

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Le 3 lezioni di Milagro

Buon giorno Volpi, oggi torno a parlare di comunicazione ‘pratica’ o ‘pratica della comunicazione’, fate voi, lo faccio partendo da un esempio concreto, proprio come era capitato quando ho scritto 10 cose che Muhammad Ali sapeva sulla comunicazione. Questa volta però è più difficile perché la persona in questione, una donna, non ha il riconoscimento universale che aveva Cassius Clay: si tratta infatti di Milagro Sala di cui mi sono già occupata in questo blog e le cui qualità comunicative mi consentono oggi di sviluppare il tema del parlare in pubblico sotto un altro punto di vista. Vediamo perché.

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Chiedi e ti sarà dato

Avete presente Giulio Mozzi? Quello un po’ scostante, bizzarro, tanticchia esperto di scrittura, al punto da poterne parlare in modo ironico e irriverente? E’ uno di quei lettori forti cui conviene far leggere il tuo manoscritto, se ne ha voglia e tempo. Il suo pollice, se all’insù, può significare un’occasione buona per tutti noi, autori in cerca d’autore, anzi d’editore. Giulio cura un blog sulla scrittura, Vibrisse su cui, qualche giorno fa è uscito un articolo dal titolo Dieci cose che assolutamente non dovete fare se volete mandare in giro un comunicato stampa per promuovere il vostro libro autoprodotto. Eh sì, Giulio ha il dono della sintesi nei suoi titoli 🙂 L’argomento mi interessava parecchio perché fornisce utili suggerimenti, non solo per chi deve Leggi tutto l’articolo