Vade retro talk show. 4 idee per la comunicazione politica – Parte seconda

Talk show e politica
Flash Vol 2 “Ultimo ghigno del Pifferaio Magico”

Buon giorno Volpi e bentornate sul blog a parlare di talk show  e politica. Oggi vedremo 3, anzi 4 idee fresche fresche per uscire dal guado della politica in televisione, sulle quali, come sempre, attendo le vostre opinioni.

Nella prima parte di questa riflessione infatti avevamo visto come il talk show politico assomigli alla rotaia di un treno che ci conduce esattamente là dove occorre che andiamo.

Più precisamente possiamo dire che l’audience è un buon termometro ‘regolatore’, ma anche il pensiero politico che in quel momento si desidera sostenere, veicolare, appoggiare è in grado di determinare l’agenda dello show della politica.

Sappiamo già come rispondere alla domanda Cui prodest, ovvero chi ci guadagna?

C’è un Pifferaio magico che se la sta ridendo amici miei, vediamo come fare per rimetterlo al suo posto.

L’opinione dei lettori delle Volpi

Dopo la pubblicazione di  Talk show e politica, un connubio da evitare? – Parte prima, alcuni di voi hanno arricchito la discussione con le loro considerazioni. Intendo ringraziarli tutti e utilizzare alcuni spunti interessanti per metterli a disposizione di questa seconda riflessione intorno al tema. Eccoli 

Marina:

“Vent’anni fa ero drogata di trasmissioni fatte di dibattito politico. Le seguivo, mi appassionato…oggi non riesco nemmeno a si starci un minuto. Sono contenitori scenografici del nulla narcisistico. Vuoti di contenuti, e vuoti di utilità. Pieni di cliché finalizzati ad alzare i numeri dell’audience…eh si, se non sono alti la trasmissione chiude: stipendi, posti di lavoro etc etc. La politica sembra essere ormai scivolata in un blog indifferenziato… come può presentare davvero un “confronto”, se al suo interno non presenta differenze?

Non si percepiscono più le differenze, perché la politica è scivolata nell’indifferenziato. I contenuti non sono più valoriali e di ampio respiro ma misurati in base alla reazione emotiva del momento. Come si fa a guidare un paese senza una visione?

Barbara:

Hanno aumentato i talk show perché sta diminuendo paurosamente l’odiens e la credibilità, di fronte all’aumento di chi s’informa direttamente in rete. Quelli che utilizzano solo la televisione stanno demograficamente scomparendo: oramai già a 70 anni hanno imparato ad usare uno smartphone e cominciano ad usare Google quando vogliono sapere qualcosa. [omissis] Certo è che non sono stupidi, mentre i politici continuano a trattarli da stupidi e creduloni. E poi si stupiscono se i sondaggi sono tutti sballati…

La televisione non è più il mezzo di informazione e comunicazione e cambiano gli strumenti in relazione alle fasce d’età. Quale qualità e affidabilità dell’informazione? Nel mare magnum di Google si può incappare in più di una ‘sola’. I danni sono profondi e spesso tutto subito invisibili.

Giuseppe:

Sono allergico ai talk show soprattutto quando sono presenti i politici che si attaccano e si insultano l’un l’altro.

La discussione diventa feroce contrapposizione. Un buon modo per nascondere il vuoto di idee e soluzioni che spesso caratterizza questi scambi urlati. In fondo

quando non si ha niente da dire, si cerca di dirlo più forte  😆 

A queste considerazioni sul blog si sommano alcune discussioni ingaggiate su Twitter. A proposito vi siete già collegati con il mio account? Fatelo subito!

Ne ho selezionate due che considero utili alla nostra discussione di @giovannidalloli e di @giure99.

Torna il tema della fascia d’età che, come dice Giovanni, sembra riguardare in particolare gli anta, con un’offerta televisiva che funge da rifugio contro l’ansia da abbandono di punti di riferimento. In una società che è cambiata troppo rapidamente per essere compresa a fondo, aggrapparsi a qualcosa serve. Forse.

Re Sole mette invece il piede nel piatto: la politica fatta nei talk show allontana le persone. Ma non sono d’accordo con lui sul fatto che abbia fatto la fortuna di taluni. Credo piuttosto che questo modo di comunicare in politica sia in realtà un grosso danno per tutti coloro che lo praticano e anche per noi. Pupi e pupari.

Il Pifferaio ride sguazzando nel magma del qualunquismo, assumendo la forma fluida dell’opinione che si adatta ai contesti, e giocando il ruolo del grande manovratore, che spinge ciascuno nell’angolino a lui riservato. Ma noi non ci lasciamo condurre!

Il talk show è una gabbia per leoni in cui l’agnello sei tu

Una gabbia in cui entri e la porticina ti si chiude alle spalle. Anche l’ospite politico diventa prigioniero di uno spazio che ha regole e comportamenti totalmente opposti a ciò che in comunicazione politica serve per farsi comprendere. Ovvero

  • ascolto
  • contenuti
  • identità
  • responsabilità di ciò che si afferma

Se la gabbia non fa per noi la soluzione è non entrarci. Se pensi di avere le chiavi per uscirne devi sapere che quelle le tiene in mano il Pifferaio e tu non sei il Pifferaio.

3 idee per uscirne, anzi 4

Storytelling politico dalla Francia

La prima viene dalla Francia e l’ha rilanciata in Italia Nico Morabito in questo interessante post in cui parla di come stia cambiando il modo di fare comunicazione politica in Francia.

Partendo dai famosi retroscena, che sono ormai utilizzati dalle nostre parti per smascherare e a volte far sfigurare i politici, si costruiscono fiction che cercano di mettere in evidenza come parlano i politici veramente, come comunicano tra di loro, specie quando le telecamere sono spente.

La realtà supererebbe la fantasia, come dimostrano le ultime vicende italiane. Pensate a Del Rio che si lamenta per la telefonata non fatta da Renzi, o alle dimissioni dell’Assessore all’urbanistica di Roma Berdini, dopo le incaute dichiarazioni ai giornali e via dicendo.

In Francia se la cavano con un docufiction, LesVerbatims, in onda la domenica all’interno del tg delle 13 della televisione pubblica con un avvertimento:  “Le scene di fiction sono liberamente ispirate alla realtà, ma le dichiarazioni sono autentiche”

Anche il canale televisivo M6 manda in onda un altro esperimento di comunicazione politica, Une Ambition intime, una serie di dialoghi a “cuore aperto” in cui protagoniste sono le biografie dei politici, che si raccontano intimamente dalla nascita fino al presente.

Non si parla di politica se non indirettamente. Si conoscono meglio però i suoi protagonisti, si sorride e a volte si piange. Proprio come succede con la gente comune.

Rendere le affermazioni misurabili

Servirebbe molto qualcosa che nel panorama politico ancora non c’è, ovvero uno spazio televisivo in cui misurare l’aderenza di ciò che i protagonisti della politica affermano e la realtà dei fatti, giorno dopo giorno. Avete presente la quantità di dati e informazioni sulla base dei quali si organizzano pensieri e ragionamenti? Spesso buona parte di essi sono imprecisi, per non dire sbagliati.

Pensate poi alle promesse che vengono assunte davanti a milioni di telespettatori o alle prese di posizioni e le loro variazioni nel corso del tempo. Cose che hanno a che fare con la coerenza e promesse di cui raramente si chiede conto.

Penso che uno spazio programmato, magari con un format settimanale, che faccia da cartina di tornasole della politica, sarebbe non solo un modo sano di impiegare parte del palinsesto televisivo ma un utile strumento di trasparenza, chiarezza e serietà capace di mettere il Re a nudo. Una sorta di “Angolo della verifica“. Questo sì che sarebbe democrazia televisiva, che ne pensate?

Nostalgia della satira, quella buona

In ultimo, voglio tornare a ridere dei nostri difetti, dei difetti degli italiani intendo. Avrete certamente notato come l’avvento di questa politica spiccia da porta a porta abbia cancellato dai palinsesti la satira.

La satira politica, capace di mettere alla berlina il potere, smascherandolo e facendoci ridere delle sue debolezze quotidiane. Quanto mi manca!

Capace di offrire spunti di riflessione invisibili, dietro le maschere che spesso si indossano nei talk o altrove.

Capisco che la satira non combaci affatto con l’obiettivo degli intrattenitori politici, gli spin doctor, ovvero manipolare l’informazione, selezionarla, filtrarla e renderla plausibile, ma noi, orfani di Daniele Luttazzi, Corrado Guzzanti o Serena Dandini, per dirne tre che ho amato (e amo) molto, ne abbiamo bisogno come il pane.

Sarà un caso, ma quando c’erano loro la politica era cosa più seria

Tornare tra la gente

La quarta idea è la più vecchia di tutte e me ne scuso. Si tratta di tornare a dialogare con le persone, quelle vere, non con le loro identità social.

Penso che sia ormai evidente il fallimento dei social network come strumento di democrazia, non ho mai creduto davvero nelle consultazioni on line e nemmeno nella loro veridicità.

Ma se anche mi sbagliassi, ed è possibile, in ogni caso penso che il progressivo allontanamento della politica dal territorio sia il dilemma di questo scorcio di inizio secolo.

Chi si ricorda gli uffici dei parlamentari di quartiere? Quelle cose vetuste che però ti consentivano di incontrare il politico della tua zona, segnalargli le cose che non funzionavano o gli impegni che aveva mantenuto o non mantenuto con gli elettori? Io me le ricordo, perché la mia città, Torino, ha avuto una storia di tutto rispetto negli anni passati da questo punto di vista.

Oggi vi sfido a descrivere la faccia di uno, uno soltanto dei vostri consiglieri comunali, regionali o dei vostri rappresentanti in Parlamento. Forse, e dico forse, riuscite a ricordarvi quelli che hanno la fortuna di essere selezionati per andare nei salotti televisivi.

Di cui però abbiamo imparato a diffidare e in ogni caso ci stiamo allontanando. Perché, come sostiene lo stesso Morabito:

“La tv può fare quello che vuole dei politici e questi, dal canto loro, mentre pensano di poter usare la televisione a proprio vantaggio, non si rendono conto del tranello in cui cadono ogni volta che accettano di mostrarsi per quello che sono veramente. Il principio della “conoscenza più ampia e più diretta” infatti può anche valere al contrario: forse la tv non serve a vincere le elezioni, ma di sicuro può farle perdere”

Io se fossi in loro ci mediterei sopra, perché ho idea che il rapporto tra cittadini e politica sia decisamente compromesso. Voi che ne dite?


Leggi la prima parte dell’articolo Talk Show e politica, un connubio da evitare? – Parte prima

Commenti

  1. Opsssss…. Vero: alzata col piede storto!!! Refusi nel testo e refusi nella registrazione!!!! Devo imparare a scrivere dal tablet… (figuraccia) 🙂
    Mi piace l’avatar che mi ha regalato wordpress: mi rappresenta dignitosamente: verde acida, spigolosa e supercritica!!! Ahahaha: lo ammetto: sono una rompiballe professionale :-))
    Ciaooooo

  2. Parlate anche di me, eh! Hai citato le mie rimembranze cultural politico impegnate.. 🙂
    io penso che il conduttore, durante i talk, non abbia lo scopo di esaltare i politici presenti, né quello di equilibrare le parti…Io penso che lui debba solo far risplendere lo show. La parte di “talk” é solo rumore, frasi fatte e riempitivi. Basta avere minime cognizioni di comunicazione non verbale per vedere il teatro, ed è sufficiente conoscere un po’ di tecniche di comunicazione per farsi venire le convulsioni. Quindi, miei cari, io taglio la testa al toro (povero toro), e dichiaro a gran voce che in quegli spettacoli (brutti, rumorosi e inutili) non si fa politica, non si fa comunicazione, ma si fa solo narcisistica esibizione dell’utile e del superfluo. Un discorso da babbione, forse, ma come avrete notato, io approccio questi “eventi” con un certo senso critico…:-)
    Voglio dire, io no imparato a scuola che la politica é la cura degli interessi dei cittadini, del bene comune… Oggi vedo solo sfilate di carricarnevaleschi. E non danno nemmeno allegria, ma solo un orribile senso di frustrazione.
    Gente ignorante, gente arrogante, che in modo violento si contrappone a quelli di altra bandiera per scavalcati, per “vincere”. Non certo per dialogare. E quindi, cosa rimane? Tra una overdose e l’altra di pubblicità di prodotti e servizi, resta solo una brutta pubblicitá della ignoranza e della scarsa professionista dilagante…

    1. Marina buon giorno, messo giù il piede sinistro stamattina :)? Scherzi a parte, certo che ti cito sei tra le mie più affezionate commentatrici e guai a perderti! A proposito, sai che il link al tuo blog con cui hai registrato il commento non funziona? Se no come fanno a venire a vedere cosa scrivi di bello sul tuo blog;)
      A presto, baci

    1. Anche tu hai un blog, sai bene quanto siano preziosi i commenti, specie quando sono seri e personali. Mi pare il minimo citare i miei commentatori più assidui con un piccolo ma per me significativo gesto di gratitudine…..:) Grazie a te per esserci 😉

  3. Cara Elena, ci hanno sempre insegnato che la politica è adoperarsi per il bene comune. Ora bisogna effettivamente capire qual è questo “bene” di cui abbiamo bisogno. A volte, purtroppo, anche noi, comuni cittadini, abbiamo le idee molte confuse. Questo accade perché ciò che è bene per me può non essere un bene per l’altro. E qui c’è da capire e rispettare i bisogni di tutti. I politici, che occupano le diverse e “troppe” poltrone, dovrebbero capire, interpretare, rispettare, onorare e adoperarsi affinché la società migliori. A volte i politici non si adoperano per il bene comune ma per il bene del partito cui appartengono. E questo, secondo il mio modesto parere, è un male. Lo si apprende molto chiaramente in molti talk show. I politici dovrebbero “imparare a dialogare” con la gente e ad ascoltare i loro bisogni. E lo dovrebbero imparare nel “mondo reale”.

    1. Caro Giuseppe, credo tu abbia centrato uno dei temi più caldi: chi ha in mente di rappresentare il paese deve ascoltarlo! Sembra una “funzione” in disuso ormai…. La televisione potrebbe essere utilizzata per avvicinare le persone e invece diventa, come abbiamo visto, strumento di allontanamento. Come dico sempre, qualche giro in più al mercato non gli farebbe male…tanto per dire….. Ti piace l’idea francese del raccontare le storie personali dei politici? Funzionerebbe, secondo te?

  4. Interessante lo storytelling politico della Francia, ma se non erro qualcosa del genere, a fumetti, era stato proposto all’interno del programma Servizio Pubblico di Santoro, multipiattaforma, con il contributo di centomila spettatori (a partire da 10 euro) alla stessa produzione. Purtroppo il programma è andato degenerando, nel senso che al secondo anno in onda sembrava aver perso l’orientamento che si era dato all’inizio. E si era ritornati ad avere troppo talk show.
    Sulle affermazioni misurabili, spesso i dati sono anche costruiti ad hoc. Per cui va anche controllata la fonte. Ma chi accetterebbe mai una verifica del genere pubblica e accessibile ai cittadini? I parlamentari a suo tempo hanno rifiutato il controllo antidoping proposto da Le Iene appena fuori le camere. Si sono trincerati dietro la privacy.
    Sulla satira, Crozza passa sul canale 8, “un canale che ho scoperto cadendo sul telecomando”. Mah.
    E in quanto a tornare tra la gente, per l’umore che c’è in questo periodo, uhm, non so se gli convenga. Forse è bene che comincino a lavorare sull’onestà. Che manca molto più della comunicazione…

    1. Ciao Barbara, non ricordavo quell’esperimento, ma credo che in Francia abbiamo altre intenzioni… Devo dirti che sono meno interessata ai dietro le quinte (non mi diletto con il gossip, nemmeno su altre faccende 😉 ) che alle storie personali, che invece secondo me potrebbero essere interessanti, sono d’accordo. Anche per mettere in luce quell’onestà, che tu stessa giustamente suggerisci, e quella coerenza che nel quotidiano si valutano molto più efficacemente che di fronte a una telecamera….
      Sulle misure di verifica penso anche io che non le accetterebbero. Peccato. Però ciò non toglie che un certo giornalismo potrebbe in ogni modo scovare le differenze… magari la tecnologia può dare una mano, ma su questo l’esperta sei tu…
      Crozza mi piace ma non mi fa dimenticare i miei idoli, ahimè…

  5. Il problema dei talk show è che il conduttore non è li per vestire i panni dei cittadini, ma è li per accompagnare i politici al loro trionfo.
    Una qualsiasi opinione contraria, un qualsiasi “dito nella piaga” una qualsiasi frase scomoda, invece che venire approfondita viene tacitata, derisa, ridicolizzata. Talvolta (apparentemente) smentita con enfasi oratoria e/o con promesse fantasiose. tutto per mantenere una sorta di parità tra le fazioni in modo di non danneggiare (almeno non troppo) ne una parte ne l’altra.
    In pratica il talk show è un’estensione di campagna elettorale. Che invece di essere basata sui fatti, quello che tutti dovremmo auspicarci, e basata su slogan (ricordo a tutti che Don Camillo e Peppone sono personaggi del dopoguerra, non del XXI° secolo).
    🙂

    1. Ciao David la citazione di Peppone e Don Camillo è appropriata, ma quanto ci facevano sorridere loro e quanto erano passionali! Hai ragione, è una buona chiave di lettura. Il talk rappresenta una campagna elettorale infinita e, fammi dire, noiosissima. E senza controllo sulla supposta parità. Siamo distanti dalle tribune elettorali, che almeno qualche regola ce l’avevano. Allora siamo alla fine della politica in tivù secondo te?

      1. Finché ci sarà una maggioranza di teledipendenti vedremo ancora dei politici in tivù, è il loro palcoscenico.
        La Politica (con la P maiuscola), è terminata da un pezzo. Sono anni che non sento difendere delle idee per principi e valori di chi le espone. L’ultimo è stato Marco Pannella, ma era ormai solo. Non che mi siano state simpatiche le sue idee, ma ritengo che sia stato l’ultimo personaggio “Politico” degno di questo nome.

        1. David, non è che siamo un po’ attempati? Chissà cosa ne penserebbero ragazzi di vent’anni di questa discussione.. 🙂

        2. 🙂 Capirebbero il perché di certe scelte, non dico che le condividerebbero, ma almeno le capirebbero.
          ( 😀 …passo già per attempato? mamma mia come corre il tempo!)

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: