Trucchi di Pennac ne La fata carabina

Buon anno care Volpi!

Come avete cominciato questo 2017? Spero alla grande!

Per parte mia ho pensato di allietarvi questo giorno tradizionalmente dedicato al riposo, causa post bagordi di capodanno, con un brano che ho tratta dall’opera di uno dei miei autori preferiti, Daniel Pennac, alias Daniel Pennacchioni.

Avete visto che novità? Ho registrato il mio audio su SoundCloud, la qualità è buona e soprattutto è una risorsa gratuita. Ascoltatelo:

Allora, vi piace?

I trucchi di Pennac ne “La fata carabina”

Uno interessante ve l’ho svelato nella tracia audio appena sopra: si tratta di un dialogo inserito verso la fine del romanzo per dipanare la complessa trama della storia. Il dialogo è tra due personaggi non protagonisti della storia che a un certo punto, con la tecnica della domanda e la mitica frase

“Pasteur, sia gentile, mi prenda per un imbecille!”

Ecco il la per una spiegazione dei fatti dettagliata, riassuntiva, utile a chi si è perso qualche pezzo nella trama assai arzigogolata.

Un trucco che si rivela efficacissimo e che contiene un espediente narrativo al suo interno, che lascia di stucco. Ascoltate il brano fino alla fine per credere e scoprite cosa fa il padre di Pasteur mentre insegna all’Università 🙂

L’altro sta nella descrizione dei personaggi e dei protagonisti. Ma procediamo con ordine.

Trucchi di Pennac ne La fata carabinaQuando ho a che fare con un grande autore contemporaneo di cui ho letto praticamente tutto mi viene una sorta di timore reverenziale, di imbarazzo, come se mi trovassi di fronte a qualcuno che conosco davvero e che non voglio deludere. Capita anche a voi?

Conosciamo Pennac come inventore del personaggio di Benjamin Malaussène, capro espiatorio per eccellenza, ma anche di una innumerevole quantità di personaggi che come su una giostra appaiono e scompaiono durante la narrazione, allietando, fornendo indizi, tracce, svolgendo compiti e ruoli in modo ficcante e mai invasivo.

Semplicemente adoro questa popolazione di identità narrative e l’ironia, che a volte diventa sarcasmo, con la quale Pennac dipinge, con forti pennellate cariche di colore, la Parigi di oggi, quella che tutti noi amiamo.

Al punto da voler visitare, con una certa dose di mania, lo ammetto, il quartiere di Belleville, un tempo crogiolo di popoli e fino a qualche tempo fa simbolo di quell’integrazione che pareva funzionare e che invece oggi è in forte discussione.

L’amore per Parigi deriva anche dall’amore per questi personaggi di Pennac

Fu proprio durante un mio non recentissimo viaggio a Parigi che affittai una bicicletta (perché visitarla così è altra cosa) e mi diressi, cartina alla mano, su per le stradine di Belleville, cercando orchi, fate, capri espiatori e donne e bambine sagaci, come le protagoniste dei romanzi di Pennac.

Durante il mio ultimo viaggio a Parigi che ho descritto in questo articolo, non ho potuto resistere e sono tornata là.

Ma il quartiere non è lo stesso, c’era da aspettarselo. Chissà se l’onda di dolore che percuote Parigi e l’Europa è frutto del cambiamento che è passato di qua. Chissà cosa ne pensa Pennac, lui, nato in Marocco ed emigrato in Francia.

Lui che ha scritto della straordinaria bellezza delle differenze e di come esse possano stare effettivamente insieme.

La difficile sfida dell’integrazione

Chissà che ne pensa Pennac, lui che la sfida dell’integrazione tra culture l’ha vissuta e raccontata. Ormai un po’ tutti sostengono che sia persa, solo perché non sanno come cambiare le cose.

E voi, cosa ne pensate? L’integrazione tra culture é davvero fallita?  Abbiamo perso la speranza? 


Voglia di altre Pillole? Tutti i video li trovi su Youtube a questo link

Vi è venuta voglia di leggerlo? Acquistatelo a questo link e … buona lettura.

Commenti

  1. Ricambio di cuore i tuoi auguri, e spero che continuerai a scrivere su WordPress anche nel 2017: il tuo talento come blogger (e come commentatrice) non deve andare sprecato.

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: