Un Natale che è più un’Epifania

Un Natale che è più un'EpifaniaQuando passi la giornata ad adempiere ai tuoi impegni di lavoro e ad inseguire i tuoi sogni, non ti rendi conto che per farlo stai usando le tue gambe, le tue braccia, il tuo corpo, spesso fin troppo.

Diamo il nostro corpo per scontato, è sempre lì a disposizione per esaudire ogni nostro desiderio. E lo facciamo correre, eccome! Lo curiamo nel suo aspetto estetico, i più sensibili tra noi pensano anche a come alimentarlo in modo corretto, a come fare in modo che non perda la sua elasticità. Lo facciamo nella convinzione che un corpo ben funzionante ci serva per portare a termine tutto ciò che ci passa per la testa. E lui ci segue con costanza, si adatta alle trasformazioni e alle abitudini sincopate della nostra vita, persino a quelle sbagliate.

In una parola “tira la carretta“.

Difficile accorgersi quando la corda è troppo tirata. Così capita che il corpo, che credevamo silente e ubbidente alle nostre continue richieste, in qualche modo si ribelli. Non ha che una cosa per farlo, se non ascoltiamo la sua voce. Fermarsi.

E così, mentre stavo cercando di implementare la mia flessibilità e la mia capacità aerobica in palestra, come mi aveva suggerito il medico all’ultima visita sportiva, mi ha fatto interrompere a metà una stupida lezione di ginnastica musicale.

Ho sentito solo uno sdeng e ho capito che qualcosa aveva ceduto.  Il tendine di Achille, si è strappato, proprio ciò che doveva garantire la flessibilità… Un bel segnale, non trovate?

E’ a quel punto che ho capito che avevo tirato troppo la corda, ma era già tardi.

E così ho imparato un’altra, grande, lezione

Quando passi la giornata ad adempiere ai tuoi impegni di lavoro e ad inseguire i tuoi sogni, non ti rendi affatto conto che per farlo stai usando le tue gambe, le tue braccia, il tuo corpo. Sapete come funziona, l’avrete sentito dire fin troppo spesso:

Non ti accorgi dell’importanza di qualcosa fino a che non la perdi

Accidenti se è così. Ho perso quasi completamente la mia autonomia. Le cose che prima erano semplici ora sono faticose, spesso impossibili. Dipendo da qualcuno e non cammino più sulle mie gambe. Presto l’operazione e poi un lungo periodo di fermo per recuperare.

Naturalmente, la frase più ricorrente è

Che brutto Natale ti aspetta!

Come se il resto delle giornate non fosse altrettanto….

Massì, in fondo è vero. La corsa ai regali, preparare da mangiare, ordinare la casa, partecipare alle cene di auguri. Sono cose che non farò. Mentre fare una doccia, lavarmi i denti, trovare la posizione migliore per non sentire il dolore saranno il mio quotidiano per un po’. Insieme a quello di molte altre persone che stanno peggio di me, che non usciranno dall’ospedale due giorni prima di natale, come spero accada a me, ma che ci resteranno, afflitti da qualcosa che ancora non riescono a domare.

A tutti coloro che hanno perso la loro mobilità da tempo e che hanno reagito, a coloro che stanno tentando di farlo, proprio in questo momento, per affrontare un destino che non si aspettavano.

A tutti coloro che saranno soli, alla vigilia di Natale, poi nel giorno di Natale e e persino a Santo Stefano.

A tutti loro va il mo pensiero. Mai come oggi comprendo e mi sento partecipe di un dolore, di una sofferenza, di una difficoltà.

Il mondo non dovrebbe essere un posto così scomodo

Possiamo provare a renderlo meno faticoso, intanto guardandoci intorno. Cerchiamo con lo sguardo oltre gli aghi di pino, le luci e le ghirlande rosso fuoco per scovare quel volto che non sorride, che ancora non sorride. E facciamo di tutto perché possa finalmente regalarsi un momento di gioia.

Il mio Natale quest’anno è più un’epifania in anticipo

Qualcosa di nuovo si è mostrato a me ed io sto ancora imparando a conoscerlo. Ferma sulla mia poltrona con la gamba all’insù mi sembra di potervi raggiungere tutti lo stesso.  Per dirvi che

Non c’è giorno migliore di quello in cui facciamo una nuova scoperta che ci cambierà la vita

C’è una nuova parte di me che sta affiorando in questi giorni. Filtrerà di sicuro tra le righe di questo blog.

Forse lo Spirito del Natale esiste davvero. Voi che ne pensate?

Commenti

  1. Cara Elena, lo spirito del natale esiste davvero, certo che si. Ed è dentro di noi, ogni giorno e ogni notte, non solo il 25 dicembre. Quella è una data convenzionale, legata a tante dinamiche che non ha senso qui analizzare.
    Ognuno di noi, in qualsiasi punto del proprio viaggio si venga a trovare può dare inizio al natale di se stesso. Dovrei piuttosto dire “continuare”, dato che non smettiamo mai di essere nuovi a questo mondo. Si perché ogni evento, ogni incontro, ogni situazione con cui interagiamo modificano un pò la nostra andatura… Piccole variazioni che influiscono sul nostro modo di osservare, e quindi sul nostro modo di fare.
    Ma per un Natale con la N maiuscola è necessaria una presa di posizione, e la decisione di effettuare un cambio di rotta, secondo coordinate diverse.
    In questi giorni sto leggendo un pò di articoli sulle attività cui deve dedicarsi un project manager se vuol far bene il proprio lavoro. E non riesco sinceramente a distinguere questa professione dal dovere che ognuno di noi ha verso se stesso: quello di gestire al meglio il progetto della propria vita, analizzandone costi e benefici, valutando i rischi e convertirli in opportunità, cercare il piano alternativo da mettere in pratica per gestire problemi che possano intervenire per accidenti imprevisti, imprevedibili, o per errori di valutazione.
    Una certa esperienza personale, anni di studi, di soddisfazioni, ma soprattutto di errori e cantonate mi spingono a dichiarare a gran voce che le coordinate non dobbiamo inventarle, ce le abbiamo già disponibili. Solo che, spesso, non siamo in grado di leggerle. Ci manca l’istruzione necessaria, quella che i nostri predecessori hanno condiviso per secoli ma che ormai sembra esser divenuta ambrosia privata per una elite di professionisti e, purtroppo, per millantatori ignoranti che ne danneggiano il valore sporcandolo con arrogante stupidità.
    Sto parlando dei sogni.
    Le immagini mentali (quelle che proponiamo a noi stessi in stato di veglia come anche nel sonno) non sono produzioni casuali o desideri repressi, ma espressione di vita, della nostra singola vita: ognuno per sé, nel contesto in cui la realizza.
    Ogni sogno presenta la mappa di quanto stiamo facendo, del perché, e se ci è utile o dannoso. Ci presenta anche la soluzione possibile… Ma noi, ignorandone la grammatica, finiamo per sottovalutare il messaggio, liquidandolo come una bizzarria del momento.
    Peccato. Nel senso cristiano del termine.
    Quindi, cara Elena, le immagini che ti hanno pervaso negli ultimi giorni ti invitavano a fermare qualcosa, un pensiero, un’azione, una direzione intrapresa..E siccome non ci sono riuscite è intervenuto il tuo corpo, proprio sul tallone di Achille… Gli incidenti non avvengono mai per caso, come non sono casuali le immagini che vengono prima…

    1. Cara Marina, grazie per questo tuo commento così approfondito, che arricchisce la riflessione partita con questo articolo. Devo dirti che ciò che affermi è assolutamente plausibile: sono convinta che il corpo ne sappia più di me 😉 e che dunque di sicuro avevo la necessità di fermarmi. Non avevo mai pensato però a una direzione sbagliata da correggere… ci rifletterò su, grazie! Quanto ai sogni…. conosco la lettura che ne da la psicanalisi e dunque il sogno come rielaborazione di un materiale spesso non conosciuto ma esistente che tenta di riaffiorare, usando elementi, immagini come dici tu, che più si avvicinano al nostro modo di essere. Simboli, nel senso più vero della parola. MI pare di capire però che tu faccia riferimento ad altro….Quanto all’interpretazione non è sempre facile… Intuisco, ma non ricordo…. Forse devo fare più attenzione a cosa sogno, ma soprattutto ai segnali che mi arrivano anche da sveglia. Ti confesso che mentre stavo facendo quel tipo di danza che poi mi ha generato l’incidente, mi stavo dicendo “Non mi piace questa modalità di allenamento, non è per me, devo smettere”. Ma ho continuato. Mannaggia……

  2. Ciao Elena,
    la tua riflessione mi ha fatto rivivere il momento in cui cercai risposte per ottenere un “badge” per il futuro. Il 14 gennaio del 2002, al termine di una sofferta trattativa al Comune di San Mauro per l’istituzione di un cantiere lavoro che si concluse con un non accordo, fui colpito da un temendo infarto che mi costrinse alle cure della terapia intensiva dell’ospedale di Chivasso e poi ad un intervento cardiochirurgico di 4 by-pass e totale rivascolarizzazione presso la clinica San Gaudenzio di Novara. Subito credetti di essere stato invalidato poi, però, un desiderio incontenibile di esserci, una buona dose di terapia farmacologica vita natural dirante e forti motivazioni ideali mi hanno restituito il coraggio di riprendere da quanto era stato interrotto, ciò che a te, sicuramente, non mancherà. Cogli l’attimo. Coltiva i tuoi buoni propositi e otterrai risultati rigogliosi. E se per caso posso fare qualcosa per te, ne sarei orgoglioso. Chiedi!
    Un grande abbraccio.

    1. Ciao Vito, ricordo bene quel periodo. Una situazione molto più critica della mia che hai superato brillantemente! Sai, avendoti conosciuto anche prima, mi sento di dire che quell’esperienza ci ha restituito un Vito rigenerato. Oggi sei un uomo diverso, scrivi, hai nuovi progetti. Sembra proprio vero che non tutto il male viene per nuocere!
      Grazie per l’affetto che sempre mi dimostri. Chiederò, una cosa su cui ho sempre da imparare. Baci
      Buone feste!

  3. Cara Elena, l’avevo scritto pure io solo la settimana scorsa.
    Quando abusi del tuo corpo il corpo ti ferma.
    Mi dispiace per il tuo infortunio, ma leggo dalle tue parole che molto sta già avvenendo, anche durante l’immobilità forzata.
    Forza! 🙂
    Buona scrittura e lettura!

    1. Vuoi dire che sei stata profetica? Guarda che vengo a prenderti in cima alla tua pila di libri!!!! :::))))
      Comincerò finalmente il libro che mi avevi suggerito …. Grazie per essere presente in questo momentaccio…
      Buone feste!

  4. Coraggio Elena!
    Ognuno ha le sue piccole o grandi disavventure. E’ vero, spesso diamo per scontato che il nostro corpo debba sempre seguirci e rispondere rapido alle nostre sollecitazioni. Ma capita che non sia sempre così. Io, che sono in là con gli anni, me ne rendo conto ogni giorno di più. E presto attenzione ai segnali che il mio corpo mi dà, sempre un po’ troppo in ritardo. E la pago cara, questa disattenzione. Ti auguro di non perdere la serenità e soprattutto di fare tesoro delle esperienze che il forzato stop ti ha procurato. Anche in queste situazioni avverse si possono trovare inaspettate energie e positive risposte. Se le intendiamo come un segnale e non come una punizione…Auguri

    1. Caro Ugo, grazie per l’incoraggiamento e gli auguri sinceri! Vedo che l’abitudine di tirare la corda ci appartiene… 🙂 Sto cercando di approfittare di questo stop per fare, come dici tu, tesoro di questa esperienza. E mi ha fatto pensare alle persone che mercoledì in ospedale incontrerò e che magari staranno peggio di me. A volte è utile pensare non soltanto a noi stessi…. Un pezzetto di Spirito del Natale è già tra noi….. Buone feste!

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: