Un Salone per gli Autori

Un Salone per gli AutoriE’ da tempo che medito di scrivere questo articolo a proposito di un’idea che mi è balzata in testa. Alla fine mi sono decisa, spinta dalla mia esperienza personale ma anche da tutte le storie che in questi mesi ho raccolto, parlando con altri autori.

Qualche tempo fa abbiamo assistito allo scippo del Salone del Libro di Torino da parte dell’eterna rivale Milano, solo uno dei tanti eventi di un certo rilievo che sono nati nella nostra città e che dopo un pò hanno visto altri lidi, con nostro sommo disappunto, anche se sempre molto sabaudo.

Il Salone del Libro ha avuto il grande merito di sollecitare alla lettura intere generazioni, e non solo di torinesi. Ci ha fatto apprezzare da vicino i grandi autori pubblicati dai grandi editori, ma anche ottimi esordienti, sperimentazioni, piccoli e medi editori.

Le ragioni per cui l’abbiamo perso non le conosco fino in fondo, anche se un pò di luce gli ultimi fatti di cronaca l’hanno gettata.

La scelta dei grandi editori, fortunatamente non seguita da quelli indipendenti, è stata quella di andarsene. Se la vita mi ha insegnato qualcosa, di mezzo è molto probabile che ci sia il business.

Sulla sponda piemontese si sono aggregati piccoli e medi editori, seri e di rilievo, per tener testa, in un modo o nell’altro, all’ennesima sfida.

C’è una domanda però che mi frulla nella testa: in tutto questo bailamme, dove siamo finiti noi autori? Perché non facciamo mai sentire la nostra voce?

Leviamoci la maschera del silenzio

Sono tante le autrici e gli autori in Italia che avrebbero tutto l’interesse a che un Salone del Libro diventasse non la vetrina dei grandi o piccoli editori ma degli autori, affermati o in cerca di un pubblico, autori e autrici che spesso fanno fatica a far ascoltare la loro voce e ad incontrare un pubblico che molto spesso è assolutamente più maturo di quanto il mercato sia disposto a rappresentarlo.

Lo testimoniano le centinaia di titoli di sconosciuti che con il passa parola o il tam tam dei social, raggiungono un pubblico magari di nicchia ma pronto a sperimentare e a ricercare e perché no, a scoprire nuovi talenti.

Cose che il mercato tradizionale dell’editoria in Italia non sempre consente, chiuso com’è nei circuiti delle agenzie letterarie o del ti leggo se ti conosco, e così via.

Forse questo momento di progettazione è quello buono per far sentire la nostra voce e dire ciò che ci piacerebbe diventasse la kermesse torinese:  un Salone anche per gli Autori

Un Salone degli Autori cambierebbe la prospettiva

Non una vera e propria rivoluzione, che gli autori al Salone si incontrano eccome, ma un cambio di prospettiva.

Significherebbe guardare al mondo dell’editoria, anzi del libro, come una filiera produttiva di cui l’autore è l’anello iniziale, la conditio sine qua non.

Non l’ultima ruota del carro.

Offrire anche agli autori la possibilità di dire la loro, fare proposte, non sarebbe di per sé un cambiamento?

Magari non l’unico possibile, ma sempre un cambiamento.

Un’occasione anche per gli esordienti

Chi l’ha detto che non si debba pensare anche a noi?

Vi chiedete cosa significa autore esordiente? Letteralmente uno che comincia.

Nella realtà un autore esordiente è colui o colei che ha alle spalle nessuna o qualche pubblicazione, ma ancora non è riuscito a farsi conoscere da un pubblico più ampio.

Anche io mi ritengo tale. Se vi va di dare un’occhiata a quello che ho scritto, già che ci siete, cliccate su questo link

Allora mi chiedo, perché non offrire una vetrina anche a noi?

Perché non offrirci la possibilità di incontrare un pubblico, un nostro potenziale pubblico, che altrimenti non incontreremmo?

Forse potrebbe interessare anche agli autori affermati. Immagino che ciascuno di noi vorrebbe parlare liberamente e individuare forme alternative per farsi conoscere, per far sapere qualcosa di sè.

“Si legge un #libro #per la sua storia, ma anche per entrare nel mondo di chi l’ha scritta” 

Aiuterebbe anche i numeri degli accessi. Pensateci: anche gli autori sono lettori, o almeno così dovrebbe essere.

Ma perché un Salone degli Autori?

Perché ne abbiamo bisogno, come ne hanno bisogno i lettori e gli editori.

Vorrei che partecipassimo alla progettazione almeno per due ragioni:

  • per mettere in evidenza che in Italia la produzione culturale necessita di una regolazione contrattuale definita, che risponda ai requisiti minimi della dignità del lavoro e della produzione che l’autore genera. Non si tratta di merce ma di cultura. Vale la pena che sia riconosciuta, anche sotto il profilo economico e sociale

 

  • per dire che la grande voglia di scrivere che c’è nel nostro paese è una ricchezza, di cui mi piacerebbe che lo Stato si facesse carico, piuttosto che considerarla un limite o un impaccio. Ma per chi? Forse un lettore non acquista un libro perché ce ne sono troppi in libreria, o perché il prezzo della copertina è valutato troppo alto?

 

  • e in ultimo, per dire che è giunto il momento di sottrarre la cultura al mercato, che non si autoregola ma spesso cannibalizza, uniforma, massifica, esclude.

Vorrei che il nuovo Salone luccicasse per trasparenza e innovazione

Mi rivolgo a lei, caro Bray. Immagino che sarà d’accodo con me sul fatto che l’editoria, la produzione e la distribuzione culturale, è un’industria a tutti gli effetti, di cui il paese, il Piemonte, ha bisogno.

Il nuovo Salone del Libro degli Autori vorrei portasse con sè non solo la giusta selezione dei titoli e della qualità degli scritti, ma anche la selezione di un mercato dell’editoria serio, che risponda a criteri di trasparenza e correttezza, sia sul fronte del rapporto con i lettori che con gli autori.

E con i cittadini nel loro complesso.

Il nuovo Salone è fortemente appoggiato dalle istituzioni locali che rappresentano tutti noi. Esse possono svolgere un ruolo, nel mare popolato di squali e di piranha. Che lo facciano!

Creiamo uno spazio in cui autori, lettori ed editori si incontrino per disegnare la trama del futuro Salone.

“Il #Salonedellibro è  una pagina bianca, coloriamola insieme, #autori #editori #lettori”

Per questo penso che sia giunto il momento che gli autori levino la loro voce, sarebbe ora.

Forse un sindacato degli scrittori, perché no?

Anche questa è cultura.

E voi che ne pensate? Si può fare un Salone degli Autori?

Commenti

  1. Grazie, Elena, del tuo coraggio. Dov’è che si firma l’adesione preventiva al manifesto che nascerà?
    A Torino siamo allenati a piangere davanti al muro, e oggi siamo ancora lì. Eppure gli indizi della catastrofe erano diffusi da tempo, e nemmeno troppo occulti. La magistratura, che scruta meglio di noi, era già partita per i fatti suoi, ma stiamo a vedere fino a quali gradi di responsabilità organizzativa e politica si spingerà. Perché non è possibile che nessuno sapesse.
    Le premesse per una resurrezione non sono belle: mentre a Rho hanno già presentato il loro progetto, cioè vendere e poi vendere ancora, noi siamo al palo. Che aspettiamo? I nostri piccoli editori, solidali con il salone torinese, confessano sottovoce che un occhio a Rho lo butteranno comunque: cammineranno con una scarpa a Milano, per vendere, e una ciabatta a Torino, per testimoniare fedeltà alla cultura e purezza di costumi.
    E noi, autori poco famosi, esordienti, peones della carta stampata? Se potessi parlare, chiederei un salone dove autori e pubblico si mescolino per raccontarsi le avventure reciproche; dove si svolgano convegni aperti, in cui gli editori cerchino assieme agli autori strade originali per costruire innovazione (e non meeting in stanze blindate, con ingresso a invito); un salone in cui entrino anche la grafica, l’arte visiva e soprattutto i social, perché il libro prospera soltanto se naviga compiendo tappe lungocosta. Altrimenti prendiamo i Portici di carta, li mettiamo in un capannone al coperto e ci risparmiamo pure un sacco di spese.

    1. Ciao Stefano, e benvenuto sul blog! Ma che bella l’idea del Manifesto per un Salone degli Autori! Potrebbe essere proprio questa la prima mossa! Che ne pensano gli altri? Ci lavoriamo?
      Mi piace la tua visione, propositiva e concreta. Proviamo a capovolgere la visuale e chissà.. Per intanto sono felice che un autore come te abbia voglia di lavorarci! Daje!

  2. Torino dovrebbe essere il centro di un progetto più ampio per il Salone per gli Autori che da evento fisso diventa anche brand: una realtà a cui aderire da tutta Italia immaginando un momento di cultural shareability, un crocevia di autori e lettori che dai territori si ritrovano in un appuntamento di carattere nazionale che a sua volta prevede degli appuntamenti in tutta Italia.
    https://gmarcoc.wordpress.com/2016/10/12/un-salone-per-gli-autori-a-torino-e-nel-resto-ditalia/

    1. Caro Gianmarco,
      intanto ti ringrazio per aver apprezzato e valorizzato la mia proposta sul tuo blog Variabili Multiple, che seguo già da tempo e che apprezzo. Sai che mi piace l’idea del crocevia di autori che da Torino si dipanano sul territorio per promuovere le idee e la creatività che producono?
      Magari si potrebbe provare a sfruttare le potenzialità del web, come suggerisci tu anche nel tuo articolo. La cultural shareability! Anche se penso che il valore aggiunto, specie per i lettori, sia incontrare gli autori di persona, anche in fase di “progettazione del romanzo” come già si discuteva con Stefania… Che ne pensi?
      Solo un chiarimento: come utilizzare e valorizzare il “brand”? Ciao, a presto
      Magari si

      1. Elena grazie per la risposta! No in realtà il penso che il web possa essere un canale per incontrarsi su un progetto comune ma che esso debba essere realizzato in sedi reali, proprio per permettere ad autori e lettori di incontrarsi. Il Salone degli Autori potrebbe diventare il marchio (brand) di un progetto più ampio che può prevedere appuntamenti anche in altre realtà d’Italia. Il salone diventerebbe l’eccellenza di Torino e un modello culturale capace di costruire una rete che diventa nazionale e chi lo sa… magari anche transnazionale.
        A presto!

  3. Cara Elena, con questo articolo hai scoperchiato il Vaso di Pandora!
    Quest’anno ho avuto la fortuna di partecipare al Salone del Libro da addetta ai lavori e non solo da lettrice accanita.
    La prima cosa che mi sento di dire è che se “la festa” la organizzano le case editrici, è naturale che la manifestazione rifletta le esigenze delle case editrici, cioè farsi pubblicità e vendere libri. Ci sono ancora editori che vanno lì, con il loro stand, e promuovono le opere che hanno scelto di pubblicare, battendosi per far conoscere esordienti meritevoli, ma sono pochi… le difficoltà economiche che si celano dietro ad una casa editrice sono tantissime, di questi tempi.
    Un aspetto che mi ha davvero disgustata è che non presenta solo l’editoria tradizionale: gruppi editoriali, piccole e medie case editrici, editori indipendenti… No, al Salone del Libro ci sono anche gli stand delle case editrici a pagamento. Quando ne ho visti almeno un paio con i miei occhi, non volevo crederci.
    Per cui mi sa che non importa se sarà Torino o Milano… l’obiettivo di questi eventi rimane organizzare manifestazioni che attirino lettori a cui vendere un prodotto. E farsi pagare per lo stand.
    Da lettrice sono stata felicissima pure io di vedere dal vivo Jeffery Deaver e ascoltare i suoi consigli. Quelle sono rare chicche a cui una editor e una fan non vogliono e non possono mancare.
    Però Jeffery Deaver appartiene a un mondo dove fare lo scrittore è un lavoro a tutti gli effetti, non una passione. Ed è questo il nocciolo della questione, secondo me. Una diversa prospettiva.
    Secondo me dovremmo auspicare a un Salone per gli Autori e i Lettori; dove l’incontro con la celebrità di turno non soffochi altri piccoli incontri meritevoli; dove oltre a fare marketing editoriale del libro, si instaurino dialoghi concreti (e amichevoli, perché no?) sulle tematiche del romanzo.
    Da addetta ai lavori ho partecipato ad incontri divertenti e anche formativi, a modo loro.
    Ma come lettrice ho avuto la sensazione di vagare per una enorme libreria frammentaria, ritrovandomi a comprare romanzi tanto quanto farei a casa.
    I ricordi più belli del mio Salone sono gli incontri con gli Autori, alcuni davvero brillanti e ironici, a cui ho fatto domande pubbliche e che hanno risposto con il cuore, attraverso parole preziose, dando spunti di vita notevoli.
    Per cui sì, un Salone degli Autori, da lettrice, mi piacerebbe molto. Sarebbe una vera rivoluzione.

    1. Cara Stefania, grazie per questa tua riflessione profonda e articolata. E’ vero, è un vaso di Pandora, perché ho voluto trattare argomenti di cui in genere si bisbiglia soltanto… Hai centrato la questione: si può parlare di Salone di Qualità se basta pagare uno stand e può esporre chiunque? Compresi gli editori a pagamento? Un Salone degli Autori e dei Lettori rimette in equilibrio il baricentro, consente anche a professionisti generosi come te di partecipare a un progetto più grande: produrre cultura di qualità ed assegnare a ciascuno la sua possibilità di farcela. E’ essenzialmente questo che serve, una possibilità Se di novità si deve parlare, partendo da Torino, si parta con il piede giusto.
      Secondo te l’idea di una progettazione partecipata di un romanzo è fattibile? me lo sono sempre chiesto…. A presto

      1. In teoria alcuni social network per scrittori, come Wattpad, sono nati proprio per permettere ad un autore di avere un riscontro immediato sulla pagina scritta. E averlo in tempo reale dai fan, tutti lettori esperti. Cosa funziona e cosa no. Che personaggio approfondire e cosa non convince… In sintesi poter scrivere un romanzo con un feedback continuo.
        Per Anna Todd di After ha funzionato alla grande, a prescindere dall’opinione personale che ho io del romanzo. In Italia non ho ancora visto nessuno sfruttare appieno questa possibilità. C’è sempre il timore di una sorta di fuga delle idee.
        Penso che anche offline si possa organizzare la progettazione assistita di un romanzo, solo che devi avere un gruppo di beta reader fedelissimi disposti a dedicarti del tempo in modo sistematico. Io lo faccio con alcuni scrittori e lo trovo molto stimolante!
        Ci sono anche siti che permettono di creare racconti o romanzi comunitari, a un tot di righe per utente: la trovo un’idea carina, ma credo che la maggior parte degli aspiranti scrittori la veda più come una possibilità di esercitare l’ispirazione e la creatività.

        1. Cara Stefania, starei a discutere con te per ore… L’idea del Salone degli Autori sta prendendo piede, ci sono associazioni e singoli che vogliono contribuire… Incredibile come una piccola goccia possa risvegliare la discussione su un tema evidentemente molto sentito.
          Venendo alla questione della progettazione partecipata, ciò che dici è proprio ciò che intendevo.
          So che c’è timore tra gli autori, ma un workshop definito e gestito bene anche con lettori beta sconosciuti secondo me si può gestire ed è una delle idee portanti di un “Salone degli autori”… Se ci sono altre idee..benvengano! In fondo non è la nostra cifra, la creatività?

    1. Ciao Marzia, benvenuta sul blog! L’idea di fondo è proprio quella che hai sottolineato: più autori e meno editori al Salone. Più incontri con le persone che scrivono le storie e meno con gli editori che pure hanno il merito di consentire di raccontarle…
      Se poi tutto questo è il sogno di ogni lettore, allora ci abbiamo preso in pieno! Bisogna solo che arrivi alle orecchi giuste…. Continua a seguire le Volpi, cara Marzia

  4. Come hai detto, se ne devono fare carico le istituzioni. Il problema principale è il costo per creare un salone del genere, penso. Gli spazi costano, gli stand anche. E ha un costo tutta l’organizzazione e anche il personale vario.
    Però è giusto che gli autori tornino a essere la parte principale di questi saloni. Forse ne farò un post.

    1. Ciao Daniele, hai toccato un tasto dolente, i costi. Ma non è detto che una cosa di qualità debba essere fatta con molta spesa… Inoltre la spesa per la cultura in Italia è sempre più distribuita tra le imprese o le associazioni, piuttosto che per progetti che abbiano una finalità pubblica. Meglio costruire qualcosa di coinvolgente che finanziare editori per tenerli con sè… O no? Sono contenta se ne trarrai ispirazione per un tuo post, è importante che il confronto su questo tema prosegua….

E tu che ne pensi? Dimmelo qui: