Verso l’8 marzo, il tuo, il nostro

Verso l'8 marzo, il tuo, il nostro

Oggi vorrei “ribaltare” le cose tra di noi e costruire una riflessione partendo da piccolissime tracce per poi lasciare la parola a voi.

Come se fosse un sondaggio, una ricerca, un momento di ascolto reciproco.

Il tema è l’8 marzo, ovvero la Festa Internazionale della Donna.

In qualche modo questo tema era stato anticipato qualche articolo fa, specie nei vostri commenti anche se non esplicitamente.

E dunque eccoci qui a sviscerarlo meglio  😉

Siamo ancora in cammino?

Ho parlato di spunti e manterrò la promessa. Ecco quelli che a me paiono più significativi, ma libere e liberi di aggiungerne altri.

Mi scuso per la telegrafia e la sintesi, ma altrimenti diventerebbe il post che non volevo scrivere. Per ovvie ragioni, il ragionamento non ha una fine, ma un finale aperto …. Lo scriviamo insieme, magari una prossima volta.

  • Dall’Argentina è partito lo scorso anno un movimento di donne contro la violenza, si chiama “Non una di meno“. L’obiettivo è denunciare il femminicidio in tutto il mondo e una piattaforma per conquistare la parità di genere. Ha una proposta di mobilitazione per l’8 marzo fino allo sciopero. Ci sono donne e giovani donne, non è semplice stare insieme ma necessario.
  • Le donne si sono organizzate  per manifestare contro le dichiarazioni sessiste di Trump. Non è l’unico al mondo, ma l’uomo più potente del mondo. Fa una certa impressione conoscere la sua considerazione delle donne. Rovescio della medaglia: ha preso i voti per battere Hillary (la sua campagna non mi aveva convinto del tutto, come ho scritto in questo post. Ma ero tra le poche a crederlo a quei tempi)
  • Se ti picchia vuol dire che ti ama.

E’ un vecchio proverbio russo, simbolo della restaurazione che sta avvenendo in quel paese. Siamo di fronte a una svolta nell’ex patria del socialismo reale, ma non nel senso che avremmo desiderato: la Duma, il Parlamento Russo, con l’autorizzazione di Putin, vara una legge che di fatto depenalizza la violenza familiare a mero atto amministrativo. C’è un articolo molto bello sull’Internazionale che si intitola La Russia legalizza le percosse in famiglia, vale la pena dare un’occhiata.

  • Turchia, Erdogan: A volte le donne rivendicano uguaglianza tra uomini e donne. Ma il modo corretto di porre la questione è ‘uguaglianza tra gli uomini’ e ‘uguaglianza tra le donne’”. L’uguaglianza trasforma la vittima in carnefice e viceversa. Quello di cui le donne hanno bisogno è di essere equivalenti, non uguali. Frasi che si commentano da sole, a cui si aggiungono le dichiarazioni sull’aborto: per Erdogan è “omicidio”. Naturale conseguenza del ragionamento è che  “nel mondo del lavoro non si possono imporre le stesse condizioni a una donna incinta e a un uomo“.  “il posto delle donne nella società è la maternità“.
  • Vogliamo sentire che aria tira a casa nostra? Vogliamo parlare di disparità salariale? A parità di mansioni le donne guadagnano il 10%, alla faccia della Costituzione. Lo stesso vale per le pensioni. La ministra della Salute, Lorenzin, ha promulgato una campagna che mortifica le donne costrette a ricorrere all’inseminazione artificiale e ha sostenuto che in Italia l’aborto non è più un problema e non lo è nemmeno l’obiezione di coscienza. La campagna elettorale si è aperta e già loschi figuri inneggiano alle restrizioni sulla salute e sul corpo delle donne, come la libertà di avere figli ma anche di non averne. La parità genitoriale è formalmente assunta, ma in alternativa tra i coniugi e i lavori di cura, non riconosciuti, sono tutti sulle spalle delle donne. Anche quelli retribuiti, ci avete fatto caso?
  • Ogni anno migliaia di donne nella mia regione, il Piemonte, (ma immagino non sia troppo diverso ahimè nel resto d’Italia), sono vittime di violenza di genere, Nel 2015 le donne che si sono rivolte ad uno dei 17 centri antiviolenza presenti sul territorio sono state 1650, di cui 1091 italiane e 544 straniere.
  • Sempre in Piemonte, secondo l’ISTAT su 64.362 donne fra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenza nel 2014, solo 3.200 hanno fatto richiesta di aiuto a strutture o servizi specializzati.  Sono dati pubblicati dal quotidiano “La Stampa“.

Facce della stessa medaglia.

Credo che qualcosa si sia fermato e che la risacca rischi di cancellare le nostre impronte sulla sabbia

 

Qual’è il vostro 8 marzo?

Se qualcosa si è inceppato forse riguarda ciascuno di noi. Ovvero donne e uomini, perché non c’è niente di peggio che ghettizzare la differenza.

O forse no, ma spero di contribuire a comprenderlo almeno per quanto riguarda il contributo che può dare questa piccola ma vivace comunità.

Mi interessa sapere cos’è per ciascuno di voi l’8 marzo.

Cosa significa, come lo  avete vissuto e come lo state vivendo, se lo festeggiate il vostro 8 marzo o lo avete dimenticato.

Se pensate che quelle orme siano da proteggere o se già siete altrove. E se siete, se siamo altrove, dove siamo?

Sento il bisogno di ascoltarvi oggi perché tra pochi giorni il fiume di parole sarà impetuoso e forte e rumoroso ed io nel rumore non riesco a sentire.

Ci state? Se la risposta è affermativa, allora

C’è una cosa che potreste fare

Vi chiedo di esprimervi, di non lasciare questa pagina senza le vostre voci. Sia che siate capitati qui  per la prima volta o che siate lettori e lettrici affezionate/i, dite la vostra. Che siate uomini o donne, giovani o adulte, dite la vostra.

Qualcosa si è inceppato, sì. Vediamo se riusciamo insieme a farlo ripartire.

 

 

Commenti

  1. Il mio 8 marzo è quello di una donna che è stata libera di scegliere fra il lavoro e fare la mamma, di una donna che ha scelto di rimanere a casa e, credimi, mio marito è un uomo che mi ha sempre spinto a crescere e fare ciò che desidero. Anche questo è progresso

    1. La cosa più importante è esercitare una libera scelta. Anche quella di essere madre e casalinga lo è, al pari delle altre. Hai un marito prezioso….

  2. Cara Elena, anche se con netto ritardo, ti ringrazio per questo spunto, perché mi consente di rivivere la parte più importante della mia adolescenza.
    La stanza più importante della mia casa era quella delle mie quattro sorelle, nella quale mi era consentito entrare solo quando era possibile che io condividessi i loro racconti, gli scambi di opinione, il loro punto di vista sulle vicende familiari. Ero l’unico maschio, ma ciò non pesava affatto sulla schiettezza dei nostri rapporti. Mi pesava il fatto che avessi delle limitazioni, perché ovviamente mi opponevano il loro legittimo diritto alla privacy, ma quando loro erano rinchiuse nella loro stanza mi sentivo escluso. Mio padre gestiva un cinema teatro, sempre alle prese con le prime proiezioni o con una rivista di qualche Compagnia di turno, tra comici e ballerine, e tutte le volte che mi vedeva rattristato, mi ammoniva, rinacarando la dose, ricordandomi che, “nella fossa dei leoni”, così la definiva, ci si poteva entrare solo su invito. Mia madre era un’insegnante, e quando era a casa, non perdeva occasione per esaltare la bellezza della nostra famiglia. Cinque femmine e due maschi. Tutti intorno al tavolo, sempre a condividere i momenti conviviali. Comprese le occasioni in cui papà portava a casa i componenti di qualche compagnia teatrale, comici e ballerine.
    Insomma, Elena, sono cresciuto tra le donne, senza misteri, imparando, con passione, a condividere le loro sofferenze, le loro passioni sentimentali e, persino, i loro dolori mestruali. È stato molto bello. Non ricordo di aver mai festeggiato la festa delle donne, perché non ne ho mai sentito parlare. Ma tutti i giorni, a pranzo o a cena, le domeniche e alle feste comandate, in casa mia era festa, e a far da maestri di sala, nel bene e nel male, soprattutto quando si litigava, erano le mie sorelle con mia mamma, e a loro spettava sempre l’ultima parola. E per me era un sollievo.
    Ho sempre mal sopportato, Elena, le discriminazioni. E quando, facendo formazione sulle politiche di genere, in particolare con i compagni degli apparati, mi capitava di verificare come non sapessero nemmeno dell’esistenza di una legge sulle pari opportunità, allora misuravo la distanza che ci separa da una società giusta. Nei luoghi di lavoro, le distanze sono ancora drammaticamente culturali, e si fanno sentire sul piano delle progressioni, sia verticali, sia orizzontali. Distanze che si riflettono, inevitabilmente, anche nelle dinamiche relazionali familiari. C’è molta strada da fare, anche in CGIL. L’8 marzo è un giorno di festa? Forse, in questo momento epocale, non fosse altro che per stigmatizzare quegli atteggiamenti padronali che hanno ripristinato condizioni di lavoro ottocentesche, prive dei più elementari presupposti di dignità, sarebbe opportuno ricordare questa data per il luttuoso evento storico che rappresenta. Un’occasione per un giorno di lotta. Per me la festa è rimasta nei miei ricordi.

    1. Buona sera Vito e bentornato! La tua storia è molto piacevole, ora finalmente comprendo la tua gentilezza da dove proviene ;). Credo che ben poche persone abbiano potuto beneficiare di una fanciullezza così aperta e dialogante, non solo con le tue sorelle ma in generale nella tua famiglia. Forse la professione di tuo padre e il contesto culturale hanno agevolato questo scambio davvero prezioso. Io non riuscivo a parlare di certe cose nemmeno con mia sorella!
      Ma ciò che intendi, se capisco bene, non è tanto riferito agli schemi culturali familiari, che non possiamo modificare tanto facilmente, ma a quelli che permeano la nostra società, una società ancora di ineguali. Scrivere su questo blog è un grande esercizio di vita e di immersione nella realtà. E’ un po’ come essere costretti a mettere i piedi per terra ogni giorno, a volte nel fango. Mi piace perché mi apre finestre su mondi che non pratico o non frequento e non mi fa mai dimenticare dove stiamo andando. Io continuo a pensare che ci sia molto da fare perché non mi arrendo all’idea che le cose non si possano cambiare, che le disuguaglianze non si possano colmare e che le donne abbiano pari agibilità degli uomini. In politica, nelle relazioni , nel lavoro. Su quest’ultimo c’è il lavoro più grosso da fare: fino a quando ci sarà qualcuno che giustifica un salario diverso perché “è una donna”, allora non potremo deporre le armi. Insomma amico mio, si va avanti, confrontandoci ma sempre sapendo esattamente a che punto siamo. Che era poi l’intento non demagogico di questo post… A presto e grazie per essere tornato

  3. Ciao Elena. Certe feste, secondo il mio modesto parere, dovrebbero servire a fermarci e riflettere su quanto abbiamo fatto, conquistato e quanto ancora c’è da fare. Perché c’è sempre qualcosa da fare per migliorare noi stessi e la società. Ma il pensiero che sottostà a questa festa o ad altre deve guidare la nostra vita giorno dopo giorno. Oggi si parla di parità tra i sessi: non so se effettivamente questa parità l’abbiamo raggiunta, anche perché vedo intorno molta disparità. Disparità che deriva dal nostro retaggio di società maschilista, a sua volta derivante dalle antiche religioni dove l’uomo era il patriarca o il pater familias e la donna semplicemente proprietà dell’uomo. Si guardi ad esempio l’ebraismo, il cristianesimo e l’islam.

    1. Giuseppe caro, l’esperto di religioni sei tu e credo che questo accenno di ragionamento potrebbe riempire pagine di blog! La religione ha un grande ruolo nella sottomissione della donna, nell’idea della regina del focolare, nella produzione di terribili sensi di colpa per quelle mamme che scelgono (più o meno forzosamente) di lavorare, trascurando di dedicare l’intera giornata ai figli per mantenerli. La vita è grama per tutti, se almeno la religione potesse renderla più lieve e sostenibile… Invece spesso ci mette il carico da undici (si dice così?). Però esempi di civiltà religiosa ci sono, anche se il conservatorismo è senza dubbio lo sfondo più ingombrante della nostra cultura….. Sull’Islam taccio perché c’è una distanza abissale tra quello delle scritture e quello praticato oggi in molti paesi, che mortifica le donne.

  4. La dignità delle donne si difende giorno, dopo giorno, insegnando il rispetto per tutti e per tutto. Non vorrei l’uguaglianza, perché uguali non siamo. La battuta d’arresto della nostra società, secondo me, è data dal fatto che molte donne hanno scambiato le pari opportunità, con il diventare una “brutta copia” degli uomini. Chi coltiva ancora le caratteristiche prettamente femminili di collaborazione, empatia …??? Se vogliamo rimettere in piedi questo mondo, forse, dovremmo riappropriarci di noi stessi, uomini e donne, mettendo in comune ciò che ognuno può offrire. Le manifestazioni, la mimosa, mi sembrano solo un gran “fumo”, che non nasconde alcun arrosto. Buona giornata.

    1. Ciao Sabrina, non siamo uguali! E nemmeno la brutta copia degli uomini, sono d’accordo. Eppure qui ma anche altrove donne della mia età e anche più giovani mi scrivono che le donne devono smetterla con la storia delle differenze e della parità, che abbiamo esagerato e che spaventiamo gli uomini. Una vecchia storia, me lo sono sentito dire tante volte. Si spaventano gli uomini che sono deboli, insicuri, irrisolti. Eppure dovrebbero conoscere la fatica di crescere..
      La femminilità poi è così preziosa che trovo discutibile l’idea di mortificarla, in qualunque modo. “Se vogliamo rimettere in piedi questo mondo, forse, dovremmo riappropriarci di noi stessi, uomini e donne, mettendo in comune ciò che ognuno può offrire”. Concordo. L’umanità è un sistema complesso di anime preziose proprio perché differenti. Non vale solo per la parità e i generi.
      E’ proprio questo però il punto: come possiamo essere noi stesse se non siamo libere di esprimerci? Se decidiamo che con un uomo è finita ma non possiamo andarcene senza rischiare la vita, o la faccia? Un abbraccio e buona serata a te

  5. Ciao a tutti: passavo di qui… ma è la prima volta che intervengo. Quindi grazie per l’ospitalità.
    Ecco la mia esperienza.
    Trascorro in Africa circa un paio di mesi all’anno, in un luogo dove la donna non è donna se non fa figli. Così la prima gravidanza arriva da adolescenti. Poi …vanno avanti a fare bambini ( con padri diversi, perchè gli uomini restano un po’ poi se ne vanno, senza farsi carico della prole ) che allevano come possono, spesso facendo “rete” fra loro: nonne zie sorelle amiche. Alcune, invece, parcheggiato il primo figlio, scelgono una diversa opzione: agganciare uomini europei in vacanza, accompagnandosi a loro per qualche tempo per rimediare pranzi e cene al ristorante, vestiti, le ricariche al cellulare e un po’ di soldi, neanche tanti. Da notare che di solito questi latin lovers hanno dai sessanta in su, laidi quanto basta, mentre le ragazze a volte sono a malapena maggiorenni.
    Trascorro in Italia il resto del tempo, svolgendo una professione che mi porta ad occuparmi di minori in difficoltà e famiglie che si sfasciano.
    La violenza ha molte facce, e paradossalmente quella fisica non è la peggiore ( se non sfocia nel delitto ). Usare e manipolare i figli è una violenza immonda, togliere al coniuge casa, denaro, e modo di sopravvivere con dignità, è una violenza che uccide, a volte anche fisicamente. Spesso viene agita dagli uomini e subìta dalle donne e dai minori. Ma capita anche il contrario, e con frequenza.
    La mia riflessione, valida per l’Africa, e per il nostro paese, e per tutti i luoghi del mondo: senza cultura non c’è sviluppo, nè rispetto o dignità.
    Cultura contro i colonialismi, le clientele, le mentalità arcaiche e le superstizioni.
    Cultura della convivenza civile e del rispetto dell’altro.
    Cultura perchè non accada mai più che una ragazza in Calabria possa essere incendiata dal fidanzato, reo confesso, e che lei, ustionata e scampata alla morte, lo protegga e lo difenda urlando a tutti che lui la ama pazzamente.

    1. Cara Brunilde, benvenuta tra noi, grazie per esserti fermata un momento su questo blog. L’Africa è un continente difficile e duro, specie per le donne. Penso al controllo delle donne attraverso l’infibulazione, una vera e propria violenza e mutilazione. Serve ogni tanto anche a noi osservare gli altri, perché siamo molto restii a guardare con sufficiente distacco la nostra cultura e i nostri limiti. Donne spintaneamente convinte a restare a casa dal lavoro per occuparsi della famiglia, che perdono la loro autonomia. Ne conosco, quando si lasciano andare, specie se il rapporto è in crisi, si mostrano sofferenti… La violenza passa attraverso una miriade di forme differenti, molte delle quali sono diventate costume quotidiano, accettate. Ho conosciuto una persona che si occupa di sostenere le donne vittime di violenza familiare. Sono persone fragili già prima di entrare in storie sbagliate.
      Mi ha colpito molto questa informazione e mi ha fatto riflettere. Per uscire dalla spirale della violenza serve la cultura , l’autonomia, il lavoro. La nostra dignità. Penso sia la forma di prevenzione più forte, insieme alla solidarietà di altre donne. Forse la cosa più complessa da ottenere. Ciao Brunilde, ti aspetto alla prossima

  6. Che posso dire? Sull’8 marzo come espressione commerciale, come memoria perduta di un evento che ha mosso tante coscienze, come mistificazione dell’essere donna…Tante cose già dette che torneranno a ripetersi, come ogni anno… Lo scorso anno mi sono ben sfogata scrivendo un post sul mio blog…Direi che basta.
    Interessante la visione di chi si confronta con le donne di Tunisi, irritante la prospettiva di un uomo che ritiene ci siano mestierieri “normalmente femminili”, ossia mestieri pro generere… La cui discriminante si basa su non definite inclinazioni naturali… Ma di che parliamo? Esistono uomini che sanno occuparsi delle persone in modo molto attento: siano badanti, medici, insegnanti, formatori etc.
    Le donne fanno molto casino, ne fanno spesso e anche in malafede, e lo fanno proprio usando la loro femminilità. Cosi facendo, il fio lo pagano tutte… Ma questo non giustifica atti violenti espliciti o silenti. La discriminazione esiste, anche in questa Italia civile, e si manifesta ovunque e di continuo. Fai bene a citare il caso esploso intorno alla identificazione della Raggi con una patata bollente: una espressione vergognosamente pubblicata su un quotidiano molto diffuso, che esce anche grazie ai miei contributi economici imposti e non evitabili -rubati, direi.
    La violenza non è una moda, ma l’espressione di una cultura che non si evolve, di una civiltà che stenta ad emergere. E non la viviamo solo quando una donna viene uccisa o violata, ma ogni volta che veniamo identificate come mero strumenti sessuale, come altro rispetto ad una persona. Fantastico il quadro di Magritte “lo stupro”: il viso di una donna, incorniciato dai capelli, ma che è realizzato attraverso un anonimo corpo femminile.
    L’8 Marzo NON dovrebbe essere tutti i giorni, a dispetto di quanto gridano in molti: NON DOVREBBE PROPRIO ESSERCI!
    Significherebbe infatti che non avremmo bisogno di ricordarci che anche le donne sono persone.
    Buona vita…

    1. Cara Marina, se riscrivessi oggi questo articolo dovrei dire che non siamo andate molto avanti, né come donne né come civiltà. Le reazioni delle persone sono diverse da quelle che mi aspettavo. La verità delle cose è sempre rivoluzionaria anche se dolorosa. Significa che abbiamo saltato qualche passaggio o ne abbiamo dati altri per scontati. Credo anche io sia una questione di civiltà.
      Hai ragione tu, l’8 marzo non dovrebbe esserci, perché non ne avremmo bisogno. Il problema è che mi pare ne abbiamo più bisogno di trent’anni fa. Buona serata cara

  7. La violenza alle donne è una cosa triste, il più delle volte viene commessa come sfogo sul più debole.
    Per quanto riguarda i ruoli nella società trovo che sia normale che le donne siano in numero inferiore agli uomini in certi contesti, per il fatto che sono normalmente meno portate, certo non perché non meritino. Io sono il primo a sostenere che deve andare avanti chi è capace.
    Triste è che vengano pagate meno.

      1. Ci sono alcune mansioni che sono più alla portata e nel carattere degli uomini, così come ci sono alcune mansioni prettamente femminili.
        Si tratta di istinti naturali, è anche bello che ci siano queste differenze.
        La politica ad esempio è prettamente maschile.
        Con questo intendo dire, che in alcuni campi non dobbiamo sorprenderci se ci sono poche donne, piuttosto, questo si, fare in modo che l’essere donna non sia un ostacolo, mai.

        1. Guarda, io ho fatto per molti anni politica e devo dirti che non sono d’accordo con te. Al contrario, penso che se ci fossero più donne in politica il disastro a cui stiamo assistendo non sarebbe così pesante… Ma la politica è potere e i maschi se lo tengono ben stretto, se lo contendono. Sono inclini alle divisioni e alle correnti, mentre le donne in genere costruiscono ponti… Ma le prime nemiche di noi stesse siamo noi stesse (come qualcuno ha già detto, anche se la mia affermazione ha un’accezione molto diversa…). A mio avviso fare in modo che essere donne non sia un ostacolo significa anche rimuovere le differenze, in primo luogo le resistenze culturali. Buona domenica, David!

        2. Elena, non sto dicendo che siate meno brave, ma solo che è normale che siate numericamente inferiori in alcuni campi. Sono due cose diverse.
          Pensa a quanti uomini fanno il mestiere di badante, pochi, rispetto alle donne. Vogliamo mettere le quote azzurre?
          Io ho trovato molte donne capaci di gestire e mi sono affidato volentieri nelle loro mani, Ma perché riconosco il valore della persona in quanto tale, per la mansione che in quel momento la vita la porta a ricoprire.
          🙂
          P.S. Ci potrei lavorare per un articolo in futuro… 😀

        3. Un tuo articolo sul tema, perché no? Poi per me la società ideale è la distribuzione dei compiti, consentendo a ciascuna /o di seguire le proprie incilnazioni. Trovo necessario rimuovere gli ostacoli..

  8. Per me l’8 marzo e come il 25 novembre, ma anche come il……ottobre o il……febbraio. Insomma l’8 marzo è uno dei 365 giorni dell’anno in cui dovremmo tenere alta l’attenzione sulla violenza contro le donne. Ma, sembra che più sale quella dei media e più scende quella della giustizia, se uno che esercita violenza sulla donna non può essere arrestato, se prima non commette l’omicidio. Tuttavia, il mio parere è che le prime a farci violenza siamo proprio noi donne, subendo prima di tutto le imposizioni, poi, a chi ci usa violenza, in tutti i sensi, è facile rincarare la dose.
    Io insegno in un’Università a Tunisi, come si sa a maggioranza musulmana, e qualche giorno fa, ma non è la prima occasione, durante una lezione, per caso è uscito il discorso della libertà della donna e della mentalità maschile. Ebbene, è incredibile come sia in loro triste, ma anche in profondo contrasto con la voglia di cambiamento, quella sorta di accettazione che le costringe a non vivere una vita libera, tanto meno sessualmente, altrimenti per loro è difficile trovare marito.
    “Il maschio vuole stare con la donna, avere rapporti con lei, come tutti i maschi del mondo,ma quando si deve sposare deve essere vergine, perché deve essere il primo ad usarla e perché essendo il primo lei non può fare paragoni”
    Testuali parole. Che la volesse vergine, non mi è suonata nuova, ovviamente, anche se fuori moda, almeno dalle nostre parti, ma sulla questione del confronto, non solo è avvilente, ma denota, secondo me, l’immatura frustrazione sessuale del maschio.
    E, in fondo, che cos’è il continuo parlare delle potenzialità dei loro attributi se non una profonda insicurezza che li trasforma in vili aggressori?

    1. Ciao Rosalba, benvenuta nel blog! Grazie per aver condiviso la tua esperienza di insegnante a Tunisi. Laggiù come qui la nostra condizione è a mio avviso in retrocessione. Norme inadeguate ma anche una cultura distratta a partire da noi. Parlarne nelle scuole mi da un senso di speranza. Grazie inoltre per la chiave di lettura che ci offri, la frustrazione e insicurezza dei maschi. Che non vogliono essere paragonati con altri. Forse perché un paragone implica il confronto, il mettersi in discussione. Sembra per taluni sia meglio mettere fine a tutto per evitarlo. E ci vanno di mezzo le nostre vite. Penso anch’io che la violenza dei maschi abbia a che fare con la frustrazione e non sentirsi più padroni di qualcosa. Nello specifico di un corpo che padroni non ha. Grazie per essere passata… A presto

  9. Personalmente non festeggio l’8 marzo perché ha perso la sua valenza storica in molti casi, ed è diventato solo un puro pretesto commerciale. Per carità, diamo pure una mano all’economia comprando un ramoscello di mimosa a 5 euro o andando a cena con le amiche, non ci vedo nulla di male. Il problema è che io non credo alle speculazioni o alle notizie mezze vere. Quando si discute di femminicidio bisognerebbe fare attenzione. Le tv ne parlano come se fosse una moda da anni, con la risultante che adesso un uomo ha letteralmente paura di corteggiare una donna perchè teme di essere denunciato per stalking.
    Io ti dico in breve come la penso? Le donne oggi hanno raggiunto un potere pari se non superiore agli uomini, in molti stati. La legge le tutela sempre e comunque. Pensiamo al divorzio. Quanti papà sono ridotti alla fame da una ex moglie che usa i figli per ricatti economici?
    Inoltre: quante donne lavorano in politica? Nell’esercito? Negli ospedali come primari? In magistratura? Le donne sono ovunque se sono capaci e non si limitano a lamentarsi.
    Il problema delle donne sono le donne stesse. Noi siamo le nostre peggiori nemiche quando non accettiamo di invecchiare, quando pensiamo solo all’apparire, quando dopo avuto i figli i nostri mariti o compagni diventano un dippiù, quando proviamo invidia tra di noi, quando vendiamo il nostro corpo per ottenere fama e ricchezza.
    Un po’ di sana autocritica ci aiuterebbe.

    E. C.

    1. Ciao Emilia, sono d’accordo con te quando dici che siamo le peggiori nemiche di noi stesse, quando non crediamo a sufficienza in noi, ci disistimiamo, ci svalorizziamo. Sul resto invece ho un’esperienza diversa. Le donne in politica o nelle imprese sono pochissime, i dati parlano chiaro, non raggiungono il 30-35%. Quando riescono a ricoprire ruoli che nel tempo sono stati riservati agli uomini, guadagnano di meno. Anche questo è assodato dai dati statistici, più del 10% in meno non è poco.
      Sulla violenza io non credo che si tratti di una moda o di un’invenzione, sai. Hai ragione i numeri non sono enormi, ma non mi pare che oggi gli uomini abbiano paura di noi, anzi. Vedo piuttosto che sono liberi, troppo liberi, di esprimere a parole valutazioni inaccettabili (vedi il quotidiano Libero sulla Raggi recentemente). E comportamenti violenti vanno repressi sempre. Per quanto riguarda i comportamenti di cui parli, specie con i figli, li ritengo anche io orribili. Le persone sbagliate ci sono sempre e non hanno genere purtroppo. Comunque ho capito che tu non lo festeggerai, ma nemmeno io in fondo. Niente mimosa, festa tra donne o cose varie. Sarò in piazza a dire no alla violenza, questo sì…. A presto Emilia

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