1522. Ho detto no alla violenza

1522. Ho detto no alla violenzaCi sono tanti modi per parlare di violenza contro le donne. Chi scrive ha uno strumento in più, quello del racconto, con lo scopo di rendere il più possibile vero, vivido, l’incomprensibile orrore della violenza.

Come sapete adoro raccontarvi i romanzi degli altri con le mie audio-recensioni offerte nei post dedicati alle Pillole d’Autore.

Oggi ho deciso di usare questa tecnica per un mio racconto. Si intitola 1522. Ho detto no alla violenza

1522, di cosa si tratta?

È un numero di telefono gratuito promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e attivo 24 ore su 24 su tutto il territorio nazionale.

Dal 2013 è gestito dal Telefono Rosa in relazione a un’ampia rete di accoglienza territoriale.

Come ho scritto qualche post fa,

La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci

Ma visto che il mondo è pieno di persone positive, facciamo in modo che insieme esse possano costruire un presente e un futuro migliori.

Ascolta il racconto che ho letto per te

Ma sei sei e-reader addicted… Ecco il pdf

Puoi scaricarlo qui 1522. Ho detto no alla violenza


Hai voglia di altri racconti? Naviga sulla pagina in cui li trovi tutti, a questo link.

Commenti

  1. Io questo articolo me lo sono perso. Ma come è possibile? Sì che sono giorni che la tecnologia mi fa scherzi, ma insomma. Quindi arrivo in ritardo, scusa.
    Ho ascoltato volentieri la tua voce narrare quella che potrebbe essere purtroppo una scena normalissima.Ho avuto i brividi, hai reso benissimo l’idea, oltre che scritto un racconto meritevole.
    “Passo intere giornate a vergognarmi”, rende molto bene l’idea.Questa è la situazione che una vittima vive profondamente e deve cambiare, perché a vergognarsi dovrebbe essere solo chi perpetra certe azioni.
    Sappi che ho pianto.

    1. Cara Nadia, se un racconto suscita una forte emozione non può che essere una grande soddisfazione per chi lo scrive. Grazie per avermi fatto partecipe dei tuoi sentimenti. Sai bene che è un tema cui tengo molto e che non mi stanco di presidiare… Aspettavo la tua opinione, #sappilo

  2. Brava Elena, che bel contributo! Ho ascoltato la storia, che poi è quella di chissà quante donne e penso che scriverne faccia un gran bene, oltreché parlarne.
    Bisognerebbe avere sempre il coraggio di denunciare la violenza: la paura non fa che fagocitarla.
    Grazie per questa condivisione.

    1. Ho imparato molto in questi giorni sul tema, grazie anche alla moltiplicazione delle iniziative. È un bene assoluto che ora se ne parli, possibilmente senza sminuire come a volte capita per le questioni che ci riguardano. Grazie per avermi scritto la tua opinione. Più che un racconto è quasi una piccola sceneggiatura. Vorrei che questo tema fosse presente a tutti noi sempre. Un abbraccio

  3. Complimenti per il racconto Elena, l’ho trovato molto realistico. Con la tua scrittura incisiva hai messo in rilievo un messaggio fondamentale per le vittime di violenza domestica: chiedere aiuto. Molte donne non hanno il coraggio di ribellarsi ai compagni violenti, altre invece sembrano intrappolate in una bolla e si lasciano vivere. Ho appreso in questi giorni che una ragazza a cui il fidanzato ha dato fuoco, al processo ha preso addirittura le sue difese. Incredibile! Molte donne sono convinte che l’amore sia quell’ossessione di cui diventano oggetto. No, non è così!
    L’amore è prima di tutto rispetto e accettazione degli spazi di vita a cui ogni essere umano ha diritto. Un abbraccio

    1. Ciao Rosalia, ti chiedo innanzitutto scusa per non aver visto prima questo tuo commento… Ti ringrazio per le tue osservazioni, sempre molto apprezzate e significative. Sposo appieno le tue parole, specie l’ultima frase. Sono nata un’essere profondamente libero, mi sono scontrata sempre per difendere questa mia libertà perché so cosa significa uno spazio occupato dall’ego o dal volere di qualcun altro. Non so come si faccia a identificarsi con il carnefice e prendere addirittura le sue parti, ma succede. Spesso per paura, debolezza economica, solitudine. Sono stata all’iniziativa che la Boldrini ha realizzato il 25 novembre a Montecitorio, invitando ad “occupare” i banchi della camera a moltissime donne, di ogni razza, provenienza geografica e sociale, differenze politiche. Eravamo tutte lì ed alcune hanno preso la parola mostrando per la prima volta il loro volto offeso dalla violenza. E’ stato un momento incredibile, molto emozionante, non so, forse dovrei raccontarlo sul blog. A volte sorrido per la piccola goccia che rappresenta questo spazio virtuale, e mi chiedo “Che mai potrò cambiare?”. Poi penso che il coraggio di ribellarsi viene ascoltando storie di chi l’ha fatto prima di te. E allora, scrivere diventa una delle strade per combattere la violenza. Che ne pensi?

La tua opinione scrivila qui :)

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