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Il lato femminile,  Speaker's Corner

Aborto, diritto in pericolo

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Maggio 2016. Il Comitato Europeo per i Diritti Sociali del Consiglio d’Europa emette una sentenza definitiva in seguito alla denuncia della CGIL per difendere la Legge 194/78, quella che garantisce alle donne l’aborto libero e sicuro.

L’Italia è censurata per violazione dei diritti delle donne, in particolare per gli effetti dell’obiezione di coscienza.

Una grande vittoria.

Cosa è cambiato? Nulla.

Torino, luglio 2023. La Direzione dell’Ospedale Sant’Anna di Torino, specializzato in neonatologia e ginecologia (io sono nata lì, come la maggior parte delle/dei torinesi) firma una Convenzione con una rete di Associazioni che operano ogni giorno per ripristinare il divieto di abortire. Affida loro una stanza per l’ascolto, ingenti risorse e un flusso di utenti che dovrà riempirla: sono le donne che chiedono, in una struttura pubblica, di poter abortire in modo sano, libero, sicuro. Dignitoso.

Ancora una volta la CGIL, insieme a SeNonOraQuando, affida a un pool di avvocatə la difesa della Legge 194. Chiediamo al TAR di revocare la convenzione e il TAR decide di accettare la nostra richiesta.

Il ricorso non è stato respinto ma sarà ammesso, dunque, discusso.

Non una buona notizia per chi vorrebbe tornare al Medioevo e alle mammane.

Ma una buona notizia per noi, che vogliamo che sul caso ci sia un approfondimento e vogliamo che la legge sia fatta rispettare, ovunque, soprattutto in una stanza di ospedale.

Il modo in cui i giornali hanno affrontato la vicenda dimostra che in Italia parlare di aborto è ancora un tabù. Per questo penso che l’aborto sia ancora un diritto in pericolo.

E visto che questa volta nella storia ci sono dentro, ve la racconto, provando a fare un po’ di verità e chiarezza.

Aborto, un diritto ancora in pericolo

“La massima aspirazione delle donne dev’essere fare figli”. Lo afferma una senatrice della Repubblica, senza aggiungere nulla. Né della discriminazione continua nei confronti delle donne, né dei servizi pubblici che di fatto non esistono, né tantomeno dalla difficoltà per una donna o in generale una persona giovane di fare scelte libere a causa di una strutturale difficoltà di entrare e permanere dignitosamente nel mercato del lavoro.

In Parlamento è stata depositata una legge che vorrebbe riconoscere, in caso di uccisione di una donna incinta, il duplice omicidio. Un altro stratagemma per arrivare a cancellare l’aborto. E che dire dell’idea di costringere una donna ad ascoltare il battito del feto prima di procedere alla IVG?

Contrastare questa involuzione culturale è un dovere ma anche una necessità. Senza una grande mobilitazione civile le nostre conquiste non tarderanno a essere messe pesantemente in discussione.

La legge 194 non fa differenza e rischia di perdere la sua efficacia, depotenziata giorno dopo giorno, da un numero sempre più alto di obiettori, da una riduzione costante dei finanziamenti per Consultori e Centri di Salute per le donne, e dalla diffusione di messaggi culturali sbagliati e colpevolizzanti.

Fatto sta che nel 2024, a 46 anni di distanza da quelle battaglie femministe, la Legge 194 è ancora in pericolo.

Le parole, chiarissime, di Elena Cecchettin e di suo padre, dopo il tragico femminicidio di Giulia, ci riportano al Problema/chiave: il patriarcato. Non solo un modello sociale ma culturale, politico, capace di impregnare ogni attimo della nostra esistenza, ogni scelta, ogni piccola decisione, ogni relazione, personale, privata, professionale.

Si basa su presupposti che riguardano l’intera vita delle donne, a partire dalla difficoltà di accesso al mondo del lavoro, alla violenza economica e alla disparità salariale.

Femminicidi che originano dalla violenza e da quel senso del possesso che ha bisogno di donne prigioniere, subalterne, disponibili. Mentre noi vogliamo essere libere.

La legge 194 è l’ultimo spauracchio per un potere che utilizza argomenti quali la rivoluzione delle culle, l’incremento delle nascite o il decremento demografico per censurare la libertà delle donne.

Di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva

Stai zitta, Michela Murgia

Ci vogliono zitte e buone, come ci raccontava Michela Murgia. Dedite alla cura della casa e della famiglia. Con prole. Una donna senza figli non conta niente.

L’emancipazione passa anche attraverso la parola e costituisce per il patriarcato la più pericolosa delle ribellioni che va in ogni modo sopita.

E invece noi vogliamo ancora rompere il soffitto di cristallo e abortire in piena libertà, tranquillità, riservatezza.

Aborto, un diritto ancora in pericolo

Aborto diritto in pericolo anche a Torino. Perché siamo contro la stanza per l’ascolto all’Ospedale Sant’Anna

Sempre più frammentato e minacciato dall’ipotesi di autonomia differenziata che avanza e con sempre meno risorse dedicate, il sistema pubblico di protezione della salute delle donne è in fase di smantellamento da tempo. Anche l’Ospedale Sant’Anna è stato oggetto di propaganda contro l’aborto e la libertà delle donne. L’ospedale in cui sono nata e grazie al quale ho vinto la mia battaglia contro il Papilloma virus. E’ come se fosse anche un po’ mio.

A luglio dello scorso anno è stata siglata una Convenzione tra la Direzione del Sant’Anna e l’Associazione Centro di Aiuto alla Vita e Movimento per la Vita G. Foradini di Rivoli, un’Associazione che ha nello Statuto la battaglia contro la 194.

Così, nelle intenzioni della Regione, una donna che abbia maturato non senza sofferenze la decisione di abortire, una volta recatasi in ospedale, invece di essere accolta da personale medico professionale che le illustri ogni tappa del percorso, si ritroverà accompagnata in una stanza lontana dal reparto, lontana da tutti, in cui un volontario, con non si sa quali competenze, le suggerirà, insinuandole dubbi, di tenere il suo bambino contro la sua decisione di abortire.

Il giudizio morale, che è l’obiettivo della propaganda, mira a generare dubbi e a disorientare per poi gestire le donne e riportarle nell’alveo in cui queste associazioni operano.

Un paradosso che fa scempio della Legge 194 che è molto chiara: quando un donna chiede una IVG ha il diritto di essere informata da personale medico specializzato in un contesto ambulatoriale o ospedaliero pubblico.

La Regione Piemonte finge di non sapere cosa sta succedendo, eccetto per chi sulla pelle delle donne vorrà farsi campagna elettorale. E mentre finanzia queste associazioni, destinando loro centinaia di migliaia di euro, taglia i fondi per i centri Anti Violenza e i Consultori pubblici. Le risorse ci sono dunque!

L’ordinanza del TAR ha deciso che il nostro ricorso meritava la discussione di merito. Dunque non è vero che il TAR abbia bocciato il nostro ricorso, bensì non ne ha riconosciuto l’urgenza.

Una scelta comprensibile, semplicemente perché la stanza, al di là della propaganda, ad oggi, dopo mesi di false informazioni, non esiste. I locali non ci sono e la Convenzione, udite udite, non è stata ratificata dalla Città della Salute, il polo sanitario da cui il Sant’Anna dipende.

Significa che l’iter burocratico non è perfezionato e la decisione di istituire la stanza è al momento nulla. Ecco perché l’atteggiamento della Regione è propagandistico.

Per chi desidera farsi un’opinione più approfondita, ecco l’ordinanza del TAR. Qui invece il comunicato stampa delle ricorrenti.

Valutate voi. Noi andiamo avanti.

Considerazioni finali

Che cosa ci porterà dunque il 2024? Di certo non è cominciato bene.

L’omofobia e una politica sempre più maschile ed eterosessista impera in ogni decisione del Governo. Sembra si occupi solo di questo, tanto è continuo l’attacco ai diritti acquisiti dalle donne.

Ci vorrebbero tutte casa, chiesa e ora anche Patria. Parole davanti alle quali mia nonna, che le ha sentite davvero mentre le bombe cadevano su Torino, sbiancherebbe.

Un nazionalismo privo di contenuti che getta sulla schiena delle donne il peso della sua miserabile cultura.

C’è una sola obiezione che occorre fare: l’obiezione all’incoscienza.

Non c’è alternativa, occorre opporsi, uomini e donne insieme, perché violenza è anche questo.

Si spara non solo con una pistola.

Vi lascio con una bella riflessione sui nazionalismi di Ortega Y Gasset in un saggio studiato con molta attenzione in questi ultimi mesi, e che ora mi pare quasi profetico.

"Tutti questi nazionalismi sono strade senza uscita. Se tenti di proiettarli nel futuro si avvertirà il loro limite. Da qui non si va da nessuna parte. Il nazionalismo è sempre un punto in direzione opposta al principio di nazionalizzazione. E' esclusività, mentre l'altro è comprensivo. Il nazionalismo non è altro che una mania, il pretesto che si assume per eludere il dovere di invenzione e il progetto di grandi imprese. La semplicità dei mezzi con cui opera la categoria degli uomini che esalta rivelano a sufficienza come sia il contrario di una creazione storica"

Ortega y Gasset, 1929  "La ribellione delle masse"

Siamo alla fine di questo che è quasi un pamphlet a difesa del diritto alla libera scelta delle donne.


Che ne pensate? Vivete anche voi nelle vostre città un disagio come questo?

Quali sono oggi a vostro avviso i diritti maggiormente negati?

Come sempre, aspetto i vostri preziosi contributi nei commenti più sotto!


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Sandra
2 anni fa

La scelta, si sa, non è mai tra aborto sì o aborto no, bensì tra aborto tutelato o aborto selvaggio, questo è lo spettro che si delinea all’orizzonte nel momento in cui lo stato abdica a garantire l’interruzione di gravidanza in una struttura adeguata.
Preoccupata? Non solo per questo diritto in pericolo ma per molti altri, il diritto a curarsi è già un’utopia col SSN al tracollo. Purtroppo molti hanno creduto alla propaganda di questo governo e questi sono i risultati.

newwhitebear
newwhitebear
2 anni fa

A suo tempo, quando il movimento per la vita cercò tramite referendum di abrogare parti della legge, io mi sono opposto. Perché? Come per il divorzio, anche per l’aborto, sono libere scelte delle persone che non coinvolgono la libertà altrui. Dunque del tutto lecite. Fare figli non è una passeggiata né nel passato, né nel presente né nel futuro. Richiede attenzione da parte dei genitori, richiedono strutture che non esistono, richiedono attenzioni da parte dei servizi pubblici, richiedono rispetto per il lavoro. Insomma richiedono cose che sono delicate e coinvolgono la sfera personale delle persone.
Se una donna richiede IVG, è giusto spiegarle i rischi e il percorso medico. Poi sarà lei a decidere perché il corpo è suo e non mio.
Se fai il medico non puoi obiettare quello che è giusto oppure no. Il tuo compito è diverso. Devi lasciare fuori dalla porta i tuoi convincimenti personali.

Brunilde
Brunilde
2 anni fa

Sono contraria all’aborto. E al divorzio. E al cancro, all’Aids, ai terremoti e agli allagamenti. E a un mucchio di altre cose dolorose e terribili che fanno parte di questa vita, più complicata che mai, e di questo nostro mondo di clima impazzito, anche nelle relazioni fra persone, stati, istituzioni. Ma qui noi viviamo, quindi dobbiamo prenderci le misure, sporcarci le mani.
Detto questo, il concetto di patriarcato, o di ideale femminile percepito ancora in termini arcaici è presente in modo diffuso, costante e strisciante nella nostra realtà. Sono brave persone tutti coloro che mi chiedono di mia figlia: ma la seconda domanda dopo ” come sta” è inevitabilmente ” ce l’ha il fidanzato?” oppure ” quando ti farà diventare nonna? “.
Sono in imbarazzo a rispondere. Non solo per discrezione, ma perchè… è mai possibile che una ragazza giovane non possa magari avere ambizioni personali e professionali che non contemplino un fidanzato? O dei bambini?
La risposta, tragicamente, è ancora no: nell’immaginario collettivo dobbiamo trovarci un fidanzato, se no siamo zitelle.
E fare figli, a quanto pare per la patria. Dove l’ho già sentita questa?

Giulia Mancini
Giulia Mancini
2 anni fa

Questo attacco continuo alla legge 194 mi indigna e mi preoccupa profondamente, tutti sul pulpito a giudicare la scelta (sofferta) di una donna di abortire. Quello che non sopporto è la profonda ipocrisia, perché ammettiamolo, tutti a favore della vita, ma poi i problemi connessi alla crescita di un figlio gravano completamente sul genitore (più spesso sulla donna). Se poi il figlio è disabile ancora di più.

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