Quattro domande ai partecipanti al DeA Planeta
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Quattro domande ai partecipanti al DeA Planeta

L’altro giorno pensavo a una mia cara amica che ha partecipato al premio Dea Planeta.

Sandra ne aveva parlato  in questo articolo sul suo blog, in un momento in cui la corsa non era ancora terminata.

Ai tempi anch’io ci avevo fatto un pensierino, ma poi ho capito quasi subito che non sarei stata pronta.

I miei tempi di scrittura li conosco bene, sono piuttosto lunghi e sebbene il termine per la presentazione dei manoscritti fosse il 28 febbraio, non ce l’avrei mi fatta.

La verità è che in questi giorni di attesa, mi sono chiesta perché non avevo presentato comunque la mia opera. E non ho saputo darmi una vera risposta.

Cos’è il DeA Planeta

 

Il Planeta è un premio che in Spagna va per la maggiore da decenni. La sua città natale è Barcellona, l’anno il 1952.

 

Da allora la letteratura castigliana è stata profondamente influenzata da questo premio, che è stato vinto da autori del calibro di Mario Vargas Llosa, Javier Sierra, Alicia Giménez-Bartlett, Clara Sánchez, Lorenzo Silva, Javier Moro, Eduardo Mendoza, Terenci Moix e Manuel Vázquez Montalbàn.

 

Praticamente li conosco tutti.

 

Un caso che questi vincitori abbiano conosciuto il successo anche in Europa?

 

Il premio è poi sbarcato in Italia, con il suo lauto montepremi, 150 mila euro. Vi hanno partecipano in migliaia, ma sono stati ammessi al concorso solo  1169 manoscritti!

 

(Ecco il link al comunicato stampa)

 

Poteva esserci anche il mio. Dite che rosico? No. Ma mi sto facendo un domanda che voglio condividere con voi:

 

Se lo avessi consegnato, quel maledetto manoscritto, oggi come mi sentirei?

E soprattutto, sarei davvero pronta a vincerlo?

 

La domanda sembra banale, ma credetemi, non lo è.

 

Tra coloro che in questo momento stanno facendo le notti bianche con la mente al premio, c’è colui o colei che lo vincerà davvero. Ma sa cosa lo/a aspetta?

 

Avete letto il contratto/regolamento?

 

Più lo guardo e più mi sento lontana da questa iniziativa. 15 anni di sfruttamento di tutti i diritti sono davvero una cambiale in bianco.

 

E l’obbligo alla promozione nei modi e tempi definiti (almeno 20 presentazioni, a carico di chi? Boh)

 

Eppure queste condizioni non hnno scoraggiato i miei colleghi autori.

 

Cosa li ha convinti? La vittoria, forse? O la speranza, che vale molto di più della certezza?

 

L’attesa, un tormento che durerà fino al 15 aprile

 

Nonostante i miei dubbi, 1169 autori, anzi di più, questi sono solo la scrematura, hanno accettato la sfida.

 

Quanto mi piacerebbe essere nella loro testa proprio in questo momento!

 

Sono stati scritti molti post e sono state avviate molte discussioni su questo enorme concorso. A me non interessa tornarci sopra.

 

Se alla fine non vi ho partecipato, la ragione è una soltanto:

 

il mio testo non era (non è) pronto.

 

Ma procede, eh! E ho anche ritrovato le mie radici! Leggi qui

 

E poiché non voglio più approssimare, mi prendo il mio tempo.

 

A marzo dovrebbero essere svelati i nomi della cinquina vincitrice del premio.

 

Siamo al 22 marzo, un giorno dopo la primavera, e ancora non c’è niente.

 

Magari i cinque finalisti saranno stati già contattati in gran segreto e stanno stappando fiumi di prosecco per festeggiare, tappandosi la bocca con le tartine per non rovinare la sorpresa.

 

Magari invece stanno abbracciando i loro cuscini in notti insonni a pensare e sognare.

 

Perché tutti dicono di essere certi di non vincere, ma tutti sotto sotto pensano il contrario.

 

Chi partecipa a un gioco, vuole vincere. Se dite il contrario, sappiate che non vi credo.

 

Ad ogni modo una cosa è certa: la vostra vita non sarà mai più come prima.

 

È già cambiata, anche se non ve ne rendete conto.

 

Quattro domande ai partecipanti al DeA Planeta

Eccole:

  1. Ci credete davvero di poter essere tra i 5 finalisti?
  2. Come occupate questo lungo tempo di attesa? Scrivendo?
  3. Cosa farete con i soldi guadagnati dall’eventuale vincita?
  4. Quante volte avete scritto e riscritto il manoscritto che avete mandato al DeA?

 

Un’intervista all’incontrario, filtrata dallo schermo di un blog.

 

Speriamo che qualcuno dei partecipanti si affacci a questo blog e risponda. Giusto per togliermi qualche curiosità.

Intanto a tuttti quelli che ci hanno provato:

 

un gigantesco in bocca al lupo!

 

Per tutti gli altri:

  • perché diavolo non avete aderito? ( Non vale copiare la mia risposta 😀 )

 

96 Comments

    • Elena

      Scusa mi sono espressa male. La sensazione è che per vincere occorra scrivere nel mainstrean del momento. Io avevo sperato come sai su qualcosa di fortemente innovativo. Ma voglio sbagliarmi per questo lo leggerò. Poi ve ne parlo

      • Calogero

        Di ricente alcune situazioni mi stanno facendo maturare l’idea che la politica, intesa come vicinanza degli autori a un’ideologia politica piuttosto che un’altra, nella letteratura abbia una forte voce in capitolo. Al momento è più che una sensazione ma niente che possa dimostare. Voglio capire meglio prima di esprimermi a riguardo. Del resto non è un mistero che la fantascienza, per citare un esempio lampante, sia di sinistra laddove la cosiddetta letteratura alta, o mainstream, di destra. Mi auguro che il mio intuito stia facendo clamorosamente cilecca. E’ più facile accettare di aver preso una cantonata cosmica piuttosto che l’esistenza di una realtà che sa di distopia.

        • Elena

          Boh io questa dicotomia non l’ho mai colta. Se così fosse mi toccherebbe cambiare il genere con cui scrivo

  • Elena Ferro

    Ieri è uscita la vincitrice del DeA Planeta. Congratulazioni a lei. Vorrei dare pubblicamente atto a @Silvia che ho perso clamorosamente la scommessa . Lo leggerete?

    • Calogero

      Leggere cosa? Il trionfo del curriculum e dei buoni appoggi? Non credo proprio, Elena. E aggiungo che non comprerò mai un libro edito da quella CE.

  • Antonella

    Io appartengo ai 1200 sul filo del rasoio che in questi ultimi giorni fanno novene e accendono candele a santi fino ad oggi snobbati.
    Non credo di riuscire a salire sul podio che, visto il gruzzolo in palio, avrà sicuramente attirato scrittori professionisti ben più qualificati di me. Sognare è sempre e comunque lecito e sono grata a questo concorso per avermi dato l’opportunità di lasciare andare il mio manoscritto. Sperando mi ritorni. Come un boomerang. Inganno l’attesa facendo quello che ho sempre fatto: la posturologa, l’insegnante di yoga e la mamma. E, cosa incredibile, ronfo come un ghiro. Comunque vada sono riuscita nei miei primi 50 anni di vita a crescere un figlio, piantare un albero e scrivere un libro.
    Molto meglio che piantare un figlio, scrivere un albero e crescere un libro…….
    In bocca al lupo a tutti i partecipanti!
    Anto

    • Elena

      Ciao Antonella, benvenuta in questo blog! Ti faccio sinceri in bocca al lupo per il premio. Ho letto un sacco di libri di famosi che non mi sono piaciuti e questo mi fa sperare che anche gli esordienti abbiano una chance. Specie le donne che trovano il coraggio e la forza di scrivere nonostante tutto. E che dormono il sonno delle giuste

  • Cristina

    Anch’io non l’ho inviato perché non avevo un testo pronto! Il periodo tra gennaio e febbraio è stato molto impegnativo e non ce l’avrei mai fatta a completare il romanzo che avevo in gestazione. Magari altri scrivono bene sotto pressione, non è il mio caso, e non voglio farmi venire un esaurimento nervoso… almeno non in questo campo. Però ho intenzione di inviare un altro romanzo al concorso di Neri Pozza, sto giusto dando gli ultimi ritocchi! ^_^

    • Elena

      Ciao Cristina, allora in bocca al lupo per Neri Pozza, un’ottima casa editrice! Ammiro chi è riuscito a produrre un testo che ha giudicato buono in pochi mesi, io non sarei in grado, davvero. Come te ho bisogno di serenità per scrivere e cerco di costruirla ogni giorno. Per questo sul blog scrivo di meditazione e silenzio. Sono le mie armi di produzione scrittoria di massa

  • Giulia Lu Dip

    Io faccio il tifo per Marco, ha fatto un’impresa immane scrivendo il libro sul cellulare e poi riscrivendo e revisionando il tutto in così poco tempo.
    Anch’io avrei voluto partecipare ma non avevo un romanzo pronto, stavo scrivendo il terzo episodio di Saverio Sorace e non avevo le energie e il tempo per scrivere altro. A ciò si aggiunge che il romanzo richiesto dal DeA Planeta è molto più lungo dei miei soliti standard, quindi ho proprio bisogno di più tempo per scriverlo.
    15 anni di diritti e 20 presentazioni? Per 150.000,00 euro io sono disposta a fare anche il doppio delle presentazioni! Se penso al mio attuale lavoro che mi succhia letteralmente la vita per uno stipendio che mi permette appena di vivere, ma ben venga il DeA planeta, almeno in quel caso farei quello che mi piace fare. Mi piacerebbe partecipare a una prossima edizione, sempre che riesca a scrivere il romanzo giusto…

    • Elena

      Certo Giulia che vincere quel gruzzolo farebbe gola a tutti. Non avevo fatto abbastanza caso alla questione del limite di batute. In effetti è molto alto, non credi che ci sia una motivazione? Ho sentito di recente che gli editori propongono libri più lunghi di un tempo per giustificarne l’aumento del prezzo. Ti pare una buona spiegazione? A me no, ma non me ne vengono altre…
      Se ci sarà una prossima edizione, magari presenterai un Sorace in versione long tail 😀

  • Calogero

    In realtà, Elena, di inediti (quasi) pronti ne avrei avuti anche un paio ma:
    1) le condizioni mi sembrarono poco chiare (mi riferisco alla presentazione: a carico di chi? Penso a carico della CE ma non mi sarebbe dispiaciutà un minimo di chiarezza in più a riguardo);
    2) credo poco nell’imparzialità della giuria (il riferimento va a qualunque concorso, letterario e non e a qualunque giuria. Lo dico perché di favoritismi ne vedo già in ambiti in cui non girano interessi che vadano oltre un misero ebook omaggio, figuriamoci con 150000€ in palio e la “ragion di profitto” delle CE che sono prima di tutto aziende);
    3) non mi ritengo all’altezza (forse questa avrei dovuto scriverla alla riga 1);
    4) trovo la regola che impone di presentare le proprie opere solo se inedite scorretta e pretestuosa: un romanzo è ottimo o pessimo indipendentemente dalla pubblicazione e un concorso che si definisce letterario ha il dovere di valutare le opere, non lo status delle suddette.

    Riguardo i 15 anni di contratto, beh, quando si firma con una CE di quel livello è un sacrificio che si può anche accettare, soprattutto nel caso in cui si firmi il primo contratto di sempre, perché comunque parliamo di un contratto che può letteralmente cambiare la vita di un autore. Diverso discorso, ovviamente, qualora si presentasse con pretese di così lungo termine la “casetta” editrice Pinco Pallini (mi sentirei male già a mettergli la firma su un contratto di 2 anni).

    In conclusione, mi dissocio dall’aforisma di Jim Morrison che recita: “Vivere senza tentare significa rimanere con il dubbio che ce l’avresti fatta.”

    Credo che conserverò ugualmente un sano appetito 😉

    • Sandra

      @ Calogero, tu dici:trovo la regola che impone di presentare le proprie opere solo se inedite scorretta e pretestuosa: un romanzo è ottimo o pessimo indipendentemente dalla pubblicazione e un concorso che si definisce letterario ha il dovere di valutare le opere, non lo status delle suddette.
      Ma chi mai darebbe 150 mila euro a un’opera già pubblicata? Se ha venduto probabilmente ha esaurito il suo potenziale, se non ha venduto perchè mai DeA dovrebbe accollarsi un libro che non ha funzionato?
      I concorsì per opere edite sono altri: Strega, Bancarella, Campiello i più noti. DeA non sta dando dei soldi in premio a un romanzo di valore, sta dando un anticipo sulle vendite di un testo nuovo. Trovo assurdo parlare di scorrettezza.

      • Calogero

        Non sono d’accordo con quanto affermi, Sandra.

        1) Come tu mi insegni molte opere vengono ristampate e la tiratura di dette ristampe viene esaurita come già la prima edizione: se il potenziele c’è (e sottolineo ‘se’) non si esurisce dal giorno alla notte e il premio DeA è un occasione perfetta per un eventuale rilancio.

        2) Capisci bene che è semplicistico sostenere che l’equazione ‘se un libro non ha venduto = non funziona’ sia impostata correttamente.
        Dietro al successo di un romanzo, e ancor più dietro lo scarso successo di un omologo, c’è tutto un mondo di variabili.
        Prendiamo per assunto che un romanzo sia di ottima qualita: è pubblicato da una CE o è un self? è stato pubblicizzato con campagne faraoniche o giusto con qualche segnalazione su un paio di blog da 2000 visite all’anno? ha un ampio bacino d’utenza o è di nicchia? e via dicendo. Tutti elementi che fanno una gran differenza e che determinano, contestualmente a molti altri, il grado di successo raggiunto da qualsiasi opera.

        Ragion per cui nel considerare scorretta la regola che tiene fuori i romanzi editi non ci trovo niente di assurdo.

        • Elena

          @Calogero sono abbastanza convinta che se un romanzo edito non ha sfondato nessuna casa editrice sarebbe disponibile a ripubblicarlo. Questo non significa che sia o non sia un bel romanzo, ma solo che ha già avuto la sua chance e l’ha fallita. Il mercato editoriale è spietato, questo lo sappiamo bene emntrambi.
          E poi il DeA non ha interesse nel premiare la letteratura di punta del pese (Ammesso che gli altri premi per editi ce l’abbiano, viste le utlime vincite) ma di scoprire un nuovo cso letterario che faccia vendere. Punto. Non molto fair, può darsi, ma di sicuro legittimo.

    • Elena

      Sul punto 1, avevo anche io delle perplessità, m pare che sula pagina facebook abbiano chiarito che sono a carico loro. Ma c’è scritto nel contratto? No. I miei dubbi restano
      Sul punto 2 sono con te, sul 3 non mi esprimo, non sono un giudice di premi letterari 😀
      Sulla regol degli inediti ti ho risposto nell’altro commento.
      Conservare l’appetito è quanto di più sano si possa fare in casi come questo 😀

      • Calogero

        Purtroppo è come dici, Elena: che nessuna CE pubblicherebbe un romanzo che non ha sfondato è tristemente vero (è altrettanto tristemente poco avveduto).
        Capisco, come ho già detto, di non essere un best sellers author (non ancora 😀 😀 😀 ), ma ciò non toglie che tra gli autopubblicati si nascondano perle che se fossero adeguatamente promosse potrebbero sfondare eccome.
        Certo, se a deludere le aspettative di vendita è un romanzo che ha avuto la sua brava occasione con una CE di livello il discorso cambia completamente.
        Un caso ancora diverso rappresentano quelle opere scartate dalle CE (che come sappiamo non fanno più scouting) semplicemente trascinandole nel cestino del pc magari senza neppure averle degnate di un’occhiata. Possibilmente se gli autori si fossero avvalsi di buoni agenti editoriali, anziché limitarsi a compilare un form sul sito delle CE o inviare una mail con l’opera in allegato, avrebbero ottenuto di essere quantomeno considerati, se non addirittura pubblicati.
        Ma rimaniamo nel campo della pura speculazione.

        Se poi la DeA il cavallo di razza vuole tirarlo su da sé faccia pure. Sarei ottuso se intendessi mettere in dubbio la legittimità della prassi.
        Scorretto e assurdo (ribadisco: a mio giudizio) è ben diverso che illegittimo. Se è opinabile? Lo è di sicuro! Al pari di qualunque punto di vista personale espresso da ogni altro individuo, direi.

        Detto ciò, buon appetito a tutti, partecipanti e non 🙂

        • Elena

          Sul fatto che tra i self publisher si nascondano autentiche perle, sono assolutamente d’accordo. Ma non so perché ho l’impressione che i grandi editori detestino il self a prescindere…

  • Barbara

    @Marco esci da questo corpo! Questo commento non sembra tuo. Capisco l’entusiasmo, e sai quanto io stimi la tua scrittura (ah no, tu non scrivi, è quell’altro che scrive 😀 ), ma non ti sembra di aver esagerato col marketing?Se poi in DeA fossero così stolti da preferirti il romanzo di qualcun’altro (magari di Sandra o Salvatore), visto che non poco tempo fa litigavi a ferro e fuoco col signor H. per la strenua difesa del self-publishing contro i brutti e cattivi dell’editoria tradizionale? Io auguro a tutti voi di essere dentro la cinquina, ma senza perdere voi stessi però. 😉

  • Barbara

    Perché diavolo non ho aderito, chiedi.
    Perché nonostante io sia una sognatrice, ha prevalso il mio lato razionale, le radici ben piantate a terra. Le quali hanno considerato nell’ordine: di non avere un testo pronto, nemmeno in prima bozza; di non avere il tempo di terminare quello che sto scrivendo e passarlo ad un editor capace (e non al correttore di bozze, l’editor è ben altra cosa; si legga On Writing di Stephen King per capire la differenza) per consegnarlo al concorso; di non avere la possibilità di chiedere il part-time o l’aspettativa dal lavoro (men che meno dalla famiglia, che in questi mesi mi sta mettendo a dura prova) per poter avere più tempo per scrivere. Come ho però scritto in altri blog, quando uscì il bando, è un’ottima occasione per chi ha un testo pronto dentro il cassetto e non escludo di partecipare il prossimo anno, se rinnoveranno l’iniziativa. Nel frattempo tifo per tutti gli amici autori che conosco che sono in trepida attesa. Che se diventano famosi, non smettano di salutarmi. 😀

    • Sandra

      Io credo proprio che una seconda edizione ci sarà, visto la longevità spagnola del premio quindi sarà sufficiente stare all’erta e scommetto che dopo maggio la forza sarà con te centuplicata 😀 In questo periodo mi sto sempre più rendendo conto, sarà il mezzo secolo, di quanto rimanere se stessi sia importante e devo dire mi stanno arrivando riconoscimenti da più parti in tal senso, quindi altro che salutarti: se dovessi diventare famosa io mi ricorrderò di chi c’era quando non ero nessuno a fare il tifo e a fare pure km per venire alle mie presentazioni. Se c’è una cosa che non sopporto è l’ingratitudine.

    • Elena

      Per come ti conosco Barbara non avresti mai buttato nel mucchio un testo che non ti convince pienamente. Ho già detto che scrivere apposta per un premio non mi convince, sono dunque d’accordo con te. Se avessi avuto un manoscritto pronto nel cassetto ci avrei fatto provato. La verità è che non ci avrei perso proprio niente. E questo a mio avviso è uno dei punti di forza del premio

  • Grazia Gironella

    Le condizioni contrattuali sono abbastanza restrittive, ma la cosa mi sembra irrilevante a fronte dell’entità del premio. Certo non si può sapere cosa verrà fatto a livello di promozione, ma… come sopra! Del resto un autore non parte dal presupposto di scrivere un solo romanzo, perciò averne uno malamente vincolato (ammesso che sia così) non è la morte. L’obbligo delle 20 presentazioni lo prenderei come uno stimolo, semmai. Se devo farle per mia decisione, sai quante ne faccio? XD Detto questo, non ho partecipato perché non accettavano libri per ragazzi, e al momento non avevo niente per adulti che fosse pronto per un premio letterario; ma se avessi potuto iscrivermi, di certo lo avrei fatto, anche con un testo non perfetto, ma almeno arrivato a un buon livello con la revisione. Rischi zero, in fondo. Correre per preparare in modo raffazzonato un testo partendo da zero, invece, proprio no. Le cose non vanno fatte a dispetto dei santi, come si dice. Però fingendo di voler prendere questo treno ho iniziato la Nuova Storia! Bisogna sempre accettare gli stimoli buoni, quando arrivano. 🙂

  • Maria Teresa Steri

    Non ho partecipato per il semplice motivo che non avevo un inedito da inviare. Ho realizzato che scrivere un intero romanzo in poco tempo non è cosa che fa per me. Se mai ci sarà un’altra occasione però lo farò. E ciò pure se la mia fiducia nei concorsi è molto scarsa. Però ho consigliato di partecipare a diversi amici scrittori che non ne sapevano nulla e avevano un testo pronto.
    Mi sarebbe piaciuto più che altro per darmi una chance. Direi che ne sarebbe valsa la pena. Quindici anni non sono tanti, molti editori microscopici chiedono pure vent’anni di esclusiva. E quanto alle venti tappe, direi ci sta, considerato che con l’anticipo che danno, in qualche modo dovranno pur promuoverlo il libro!

    • Elena

      Avere il tempo Maria Teresa di dedicarsi come hanno fatto molti! Comunque anche io non avrei mai tentato di scriverne uno da zero in quattro mesi, mi viene l’ansia solo a pensarci, non sono mica una fabbrica! Però grandi coloro che ci sono riusciti. Tu meriti ogni chance disponibile. Ma se quello non era il tuo tempo, hai fatto bene a rinunciare. Mai fare qualcosa contro la nostra guida interiore…

  • newwhitebear

    il pensiero ce l’ho fatto ma poi il testo era sotto il numero minimo di battute e non di poco – cinquantamila battute all’incirca forse qualcosa di meno – quindi era inutile provarci ma forse è stato meglio così. Di sicuroi non avrei vinto. Perché? Non ho physique du rôle e le capacità letterarie per emergere. 1169 testi non sono uno scherzo da leggere e valutare quindi mi sembra chiaro che la cinquina finalista tarda ad arrivare.
    Comunque ammetto, non ci ho mai pensato seriamente conscio dei miei limiti. Inutile pensarci e sperare.

    • Elena

      Si Newwhitebear, 1169 testi dal leggere sono un lavoraccio. E chissà quante cose illeggibili sono arrivate! In giro c’è un sacco di gente convinta di saper scrivere come Dante Alighieri e non si pone nemmeno il problema di far leggere il proprio testo a qualcun altro, tanto è convinta dei suoi mezzi… Vedremo chi ha questo phusique du rôle e poi lo confonteremo con il tuo. Secondo me ci stupiremmo di molte cose… Abbracci e buona scrittura

      • newwhitebear

        Domanda: un vecchietto di 75 anni può aspirare a vincere qualcosa?
        Risposta: no
        Se devo investire 150.000 euro su qualcuno, questo deve avere non più di quaranta o cinquanta anni. visto che il contratto dura 15 anni.
        In effetti un testo da 360.000 battute ce l’avevo – è di 590.000 ma l’ho ritrovato solo 15 giorni prima. Totalmente grezzo, nel senso che era come l’avevo scritto quattro anni fa. Però non c’era più tempo. Quindi ho lasciato perdere, anche in considerazione di domanda e risposta

        • Elena

          Di fronte alla dichiarazione della tua età mi taccio. Non l’avrei mai detto. Però non mi sembra un buon motivo per rinunciare. I 15 anni possono essere gestiti in tanti modi. Un autore che sfonda in casi come questo è un caso letterario. Lo dico sul serio, non sei d’accordo? Io ci scriverei su una storia

      • Calogero

        Non credo che li abbiano letti tutti e 1169 per intero. Immagino che la maggior parte dei testi li abbiano scartati dopo aver letto solo poche pagine. Quando un testo è scritto male o non ha mordente o la storia è pessima si vede subito (nel caso della storia è sufficiente la lettura della sinossi).

  • silvia

    Non ho partecipato, quindi forse non dovrei commentare, ma dico lo stesso la mia.
    Secondo me per chi ha desiderio di essere pubblicato è davvero un’ottima opportunità. Dal punto di vista contrattuale, per quel che ne so io, non è affatto male.
    Io non penso che sceglieranno un esordiente assoluto, mi sembra un rischio troppo grosso indipendentemente dal valore del libro, ma magari – e lo spero! – mi sbaglio.
    Personalmente non ho partecipato prima di tutto perché non ho niente di pronto, e secondo perché comunque sono in una fase in cui voglio vivere la scrittura come pura passione senza alcun secondo fine. Probabilmente la cosa non mi porterò da nessuna parte, ma mi fa stare bene, quindi va bene così. 😉

    • Elena

      Cara Silvia, certo che puoi commentare, ci mancherebbe! Sai che io invece ho pensato l contrario, a propsosito di chi vincerà? Vogliamo fare una piccola scommessa? Penso che invece premieranno un esordiente, o comunque qualcuno che non ha ancora pubblicato niente di troppo noto. Ce ne sono che scrivono benissimo e poi sono più facili da “gestire”, scusa la schiettezza, ma intendo proprio dire che sono meno “prime donne”, più disponibili ad accettare le pesanti clausole di cessione del diritto d’autore per i prossimi quindici anni. Quanto allo star bene con la scrittura, condivido pienamente. E’ la stess cosa per me. Aggiungo solo che ci sta già portando da qualche parte: verso l’equilibrio e la felicità. Non è cosa da poco. Abbracci

      • Calogero

        Se a vincere sarà un esordiente assoluto giuro che vado a piedi ad accendere un cero al santuario di sant’Elena in colle 😀 😀 😀
        Il contratto di 15 anni è vincolante solo per l’opera partecipante e non per eventuali altre opere del vincitore, che rimarrebbe libero di pubblicare altro materiale con qualsiasi CE (approfittando della notorietà che ne ricaverebbe 😉 ), quindi, penso, che anche autori non di primo pelo ma nemmeno troppo noti firmerebbero nonostante i 15 di vincolo.
        E poi, realisticamente, non credo che Umberto Eco e John Grisham abbiano bisogno di partecipare ai concorsi letterari o si sognino di farlo.
        Certo è che si trovano primedonne anche tra gli scribacchini miei pari ma, siamo sicuri che la DeA prima di attribuire la vittoria non si assicuri che il prescelto si inchini senza recalcitrare alle loro richieste ed esigenze?

      • silvia

        Non vorrei anticipare i tempi (potrebbe anche essere che tra gli pseudonimi ci sia un esordiente e vinca proprio lui), ma le mie probabilità di vincere la scommessa si stanno decisamente alzando… 😉

    • Calogero

      La penso come te, Silvia: Dubito mooooooooooolto che il vincitore sarà scelto sulla base del livello qualitativo dell’opera, quanto piuttosto ponendo un’occhio al brand dell’autore e al seguito social che potrà mettere sul piatto.

  • Marco Amato

    Ho studiato parecchi contratti editoriali e la cessione per 15 anni per lo sfruttamento economico dell’opera non è uno scandalo, anzi, ci può stare. La legge sul diritto d’autore prevede un massimo di 20 anni.
    Inoltre le presentazioni non sono un peso, ma un bonus che può aiutare l’autore a farsi conoscere. Per me sarebbe difficile l’impatto emotivo, ma le farei volentieri, un bel modo di viaggiare ma soprattutto di farsi conoscere dai lettori, oltre che su Facebook, anche di presenza.
    Forse l’unica clausola fuori norma è la cessione dei diritti mondiali. Di solito, con un editore italiano cedi i diritti per l’Italia e in caso di traduzioni estere si cedono i diritti per le singole nazioni o aree linguistiche: spagnolo, inglese.
    Ma anche questa clausola credo che sia congrua e legittima, perché il vincitore sarà tradotto in spagnolo, dove Planeta è leader e anche inglese e francese. Tranne il tedesco, tutti i mercati editoriali più importanti verranno toccati e la clausola internazionale snellirà le varie pubblicazioni.

    Per partecipare a questo concorso ho sfoderato il mio big one. Una storia molto potente, che in una sorta di miracolo narrativo riesce a scavare a fondo sul senso dell’esistenza umana e al contempo essere avvincente come un thriller.
    Penso che se una storia del genere l’avesse scritta Dan Brown bisserebbe il successo del Codice da Vinci con cinquanta milioni di copie nel mondo.
    So che sembra esagerato ma se provo a domandarmi quale altro scrittore italiano abbia scritto una storia simile, sarò ignorante, ma la risposta è nessuno.
    Questo perché gli scrittori americani sono soliti scrivere storie che si confrontano con il mondo, mentre gli europei storie che si confrontano con le idee e l’introspezione. Il mio romanzo racchiude entrambi gli aspetti. Internazionale e intimistico.

    E se dovessi vincere entrerebbe nella leggenda anche per come è stato scritto. Dal momento che mi sono deciso per questo folle progetto, avevo solo quattro mesi a disposizione.

    In principio avevo tempo zero per scrivere. E dalla disperazione dell’inerzia ho trovato l’unica soluzione possibile, ho adatto la scrittura alla mia vita. Ho cominciato a scrivere in macchina, mentre guidavo. Nel tragitto fra l’accompagnare e l’andare a prendere i bambini a scuola dettavo il romanzo al cellulare, a Siri. Per due mesi, fra rotonde, sorpassi, incolonnamenti e semafori, il mio inconscio guidava e io dettavo scene madri, dialoghi esemplari, delineavo i personaggi e le situazioni. Figurati che il minimo di battute per partecipare è di 360 mila. Io a Siri, in due mesi, dettando in macchina per non più di mezz’ora al giorno, avevo accumulato 200 mila battute di soli appunti. Il 25 Dicembre ho detto basta. Non c’è più tempo. Ho sospeso il lavoro e in una sorta di trance compulsivo ho iniziato a scrivere il romanzo dal primo all’ultimo capitolo. Sessioni di scrittura giornaliere anche di dieci / dodici ore. E nel mezzo tutto quel che dovevo fare, dall’andare al bagno, al desinare, a sbrigare le esigenze dei bambini, agli imprevisti vari. Di giorno scrivevo e di notte immaginavo di essere sul serio come i protagonisti su di una nave in mezzo all’oceano più remoto della terra. Ad occhi chiusi dovevo percepire dentro di me e fin sulla pelle il freddo dell’inverno antartico. Essere lo scafo della nave che apre l’onda e i bulloni che si torcono nella tempesta. Essere il cuoco che prepara pranzi e cene e il vento che ulula fra i ponti. Essere i protagonisti che tentano di sopravvivere e i carnefici con il loro piano di suicidio finale.

    In un mese ho completato la prima bozza. Quello successivo una prima revisione. In totale il romanzo ha raggiunto gli 800 mila caratteri, e sostanzialmente in due mesi ho battuto più di 2 milione di volte i tasti. Se mi si domandasse come hai fatto, risponderei non lo so.

    Come passo l’attesa? Editando ancora la storia. Non mi sono fermato. Purtroppo il 27 Febbraio ho presentato il romanzo solo alla prima revisione. Adesso ho completato una seconda revisione e sto per cominciare la terza. Che vinca o no, io mi porto avanti per avere un romanzo perfetto.

    Spero di vincere? Certo. Ho realizzato qualcosa che va al di là delle mie stesse possibilità fisiche e umane. Dare fiducia a un esordiente editoriale è difficile, spero che abbiano il coraggio di una sfida ambiziosa, ma se il romanzo non dovesse vincere, ho già in cantiere il piano B, un modo diverso e innovativo di proporre il romanzo agli editori. Qualcosa che lascerà a bocca aperta.

    È una storia alla quale credo molto e che rappresenta molto a livello emotivo. Tanto è vero che ero così contrastato che due giorni prima di consegnare il file ho scritto un secondo finale, alternativo. Il primo è il finale perfetto, il secondo, il finale del mio cuore.
    Combattuto alla fine ho scelto il primo finale, quello che rende la parabola della storia esemplare e di lasciare nel segreto il secondo. E non è detto, che sia una scelta definitiva.

    Se vincessi per me cambierebbe tutto. Salderei un po’ di debiti e potrei vivere per quattro anni scrivendo gli altri miei romanzi, ne ho in cantiere almeno una trentina.

    Per me vincere sarebbe il sogno di una vita. Ci ho messo i mezzi con la storia più incredibile che potessi partorire. Ma se al Dea Planeta saranno tanto stolti da non far vincere “Le lotte del sopravvivere esistenza”, pazienza per loro, ho un piano B più che efficace e a quel punto si andrà ai giochi. 😉

    P.s. Ne approfitto per ringraziare la mia beta Nadia Banaudi. Senza di lei, per l’incoraggiamento quotidiano, il supporto e la correzione delle bozze, non sarei riuscito a battere tutti quei tasti in così poco tempo. Grazie di cuore.

    • Elena

      Caro Marco, apprezzo la tua convinzione, davvero. E sono certa che hai l’intelligenza necessaria a gestire un no, che, nonostante la tua comprensibile convinzione, è assolutamente possibile, se non probabile. Ammiro molto l’abnegazione con cui hai confezionato questa storia, dedicando moltissime ore del giorno alla scrittura, persino sotto dettatura (un’ottima idea). Solo per questo meriteresti una chance. Se non con il DeA , con la prossima sfida. E anche il tuo modo di promozionare la tua storia: dobbiamo imparare da te quanto a autostima. Ci sono molti autori che appaiono forti a parole ma che poi sono fragili come panetti di burro. Ti auguro con tutto il cuore di vincere, come lo auguro a ciascuno di coloro che hanno partecipato, specie agli amici e amiche del blog. Le tue motivazioni sono importanti, i sogni ci aiutano ad andare avanti, spesso in modo definitivo. Ma c’è sempre un risveglio. Ti auguro che il tuo sia splendido come il primo raggio all’alba. Nadia forever.
      In bocca al lupo

      • Calogero

        A Marco a quanto pare non piace volare basso. Io gli faccio un grosso in bocca al lupo e se davvero dovesse vincere mi auguro che passi di qua a riscuotere le congratulazioni ma… Icaro prima di lui si è bruciato le penne del portacoda.
        A buon intenditor… e che le mie parole possano NON rivelarsi profetiche!

      • Marco Amato

        Ragazzi, non so cosa si evinca dal mio commento, ma io per primo so che vincere è un’impresa pressoché impossibile. L’ho detto più volte a tutti e ho smorzato più volte, con dispiacere, le ali dell’entusiasmo di molti amici.
        Né credo che se mi scartassero sarebbero degli stolti. Né io piomberei nell’oblio. Ma figuriamoci. Sceglieranno cinque romanzi finalisti che si adattino alle loro esigenze editoriali e il vincitore sarà una scommessa che proveranno a valorizzare.
        Io già immagino quanti dei 1188 scartati si scaglieranno contro il vincitore per dire che non era all’altezza e che il proprio romanzo invece… Sappiamo qual è la girandola dell’ipocrisia, c’è bisogno di sottolinearla?
        Io non batterò ciglio perché ho già stimato la difficoltà dell’impresa e il successo è soltanto un sogno bellissimo al quale aspirare.
        Ma io sono già avanti, al dopo, agli step successivi. Non sto di certo con il cero in mano a invocare i santi perché sia io a vincere altrimenti l’abisso.

        Pertanto, se dal mio entusiasmo è una uscita una tale premessa, vi chiedo perfino scusa.
        Il problema però, beh, sarebbe lungo da articolare e magari darebbe adito ad altri equivoci.
        Dico soltanto che la partita comincia anche dopo il concorso e invece, guardando sul web, sui forum, vedo gli scrittori che limitano le proprie possibilità a ciò che il mercato editoriale presenta, come se questa fosse la sorte unica alla quale occorre adeguarsi.

        Se davvero qualcuno vuole ottenere qualcosa, nella sua benedetta esistenza, deve provare a sovvertire le normali regole del gioco e soprattutto deve possedere un auto controllo (e qui probabilmente sorriderete visto il mio commento) che gli permetta di collocare se stesso nel mondo.
        Io non ho detto di aver scritto un capolavoro e che per unanimità mondiale vincerò il premio, figuriamoci. Dico che ho avuto la fortuna di portare avanti un romanzo, che per alcune caratteristiche, ha potenzialità. Poi per carità le potenzialità possono essere fallaci, possono essere inespresse o fuorvianti.

        Infatti ritengo che sia stato saggio chi ha deciso di non partecipare perché non si sentiva pronto, perché è evidente, che in un concorso come questo, la selezione avviene fra i big, gli scrittori noti che avranno presentato il proprio romanzo e uno sparuto manipolo di sconosciuti che può avere speranza soltanto se possiede una storia (ad alto rischio) ma che può aprire scenari nuovi.
        A parità di thriller cliché, di rosa cliché, di mainstream cliché, vincerà un big. E’ così, è normale ed anche giusto. Un editore deve puntare sul certo e non sull’incerto, è un imprenditore, non un ente di beneficienza.

        Questo è ciò che avrei voluto dire nel sottotesto e che forse non sono riuscito a esprimere.
        Bisogna avere il coraggio di osare, anche di cadere e farsi male, altrimenti le parolette motivanti che tutti condividono sui social, del tipo: ho puntato alla Luna e se non la centro arriverò alle stelle et similia, restano soltanto parolette che tutti dicono che belle e nessuno ha mai il coraggio di perseguire.

        Ed è anche vero che la maggior parte degli scrittori quando scrive un romanzo pensa d’aver elaborato carta ricolma di parole. Invece un libro, ciascuno con le sue debite proporzioni, possiede un valore, la stima di questo valore chiaramente non la può elargire l’autore, troppo coinvolto nella storia. Però, se si riesce a vedere in maniera quadrimensionale come dice il buon Doc di Ritorno al Futuro, esistono paletti che con lucidità possono anche essere soppesati.

        Io ho fatto del mio meglio, con il massimo dello sforzo, del sacrificio, della passione, dell’amore per la storia che ho realizzato, con una intensità emotiva mai provata per nessun altro romanzo. Nel mio commento ho provato a raccontare questo percorso e l’entusiasmo per essere riuscito a varcare i miei stessi limiti umani, cioè scrivere in così poco tempo una storia dai risvolti difficili da schematizzare, per me è un grande valore, mentre a voi è parsa presunzione, e se così, me ne scuso ancora.

        Chiuso il concorso comincerà la seconda partita, che di certo non mi vedrà arrendevole al corso degli eventi.
        E scusate però se torno di nuovo a essere supponente. Ma se sul serio vorrete ottenere qualcosa dalla vostra scrittura, vi esorto a mettete coraggio, ambizione, intelligenza, analisi, capacità di stimare i difetti, di valutare ciò che avete imparato e ciò che ancora dovete imparare, dalle tecniche narrative a quelle di gestione. Io ad esempio devo ancora imparare moltissimo, e lo so con tanta chiara lucidità da considerare i mio limite la mia arma migliore.

        • Sandra

          Marco caro, nel tuo primo commento hai scritto quanto segue:

          Ma se al Dea Planeta saranno tanto stolti da non far vincere “Le lotte del sopravvivere esistenza”

          e nel secondo hai replicato così:

          Né credo che se mi scartassero sarebbero degli stolti.

          Io per prima ti auguro di vincere, a me basta la cinquina: non ho troppa voglia di avere la valigia pronti via per sei mesi, tanto durerebbe il tour. Tanto per cominciare il vincitore verrà presentato al Salone di Torino – quando probabilmente il libro non sarà ancora uscito – e già lì vedrei stravolgere la mia vita che io a Torino ci vado sì, ma con mio marito e mi faccio i miei giri senza interferenze, vestita come capita, senza trucco, stazionando allo stand Giuntina quanto mi va. E sarebbe solo l’inizio.
          Però, tornando a te, la tua contraddzione è sotto gli occhi di tutti, ti stimo e non posso pensare che tu non te ne renda conto. Non offendere la tua e la mia intelligenza.

        • Marco Amato

          Sandra perdonami, proprio tu che mi conosci? Era ironico quello “stolti”.
          Mi spiace che l’ironia non sia giunta o, e mi pare evidente, l’abbia espressa proprio male, ma se vi ha turbato, me ne scuso umilmente.

        • Elena

          E’ difficile far passare l’ironia tra le righe di un blog. Forz MArco, che sei un grande e ce l farai, con il DeA o senza!

        • Banaudi Nadia

          Io comunque voglio venire ad applaudire entrambi in cinquina e poi dopo che vinca il migliore. Con la scusa mi compro un bel vestito, poi le scarpe e gli accessori coordinati. E sappiate che mi dovete una seduta di massaggi perché sto tutta intrecciata perché è da quel dí che tengo tutto incrociato.

        • Elena

          E niente, bisogna mandare Nadia alle terme. Datevi da fare con stò premio che il tempo passa e lei ci serve slegata!

        • Elena

          “Sceglieranno cinque romanzi finalisti che si adattino alle loro esigenze editoriali e il vincitore sarà una scommessa che proveranno a valorizzare.”, sono assolutamente d’accordo. Sul tuo finale stai certo che è così. Sognare a occhi aperti per un po’ va bene, ma senza perdere di vista la strada che stiamo percorrendo, se non vogliamo cadere. Hai scritto questo romanzo come una furia, ti meriti un successo furioso. Hai già guadagnato un pssaggio sul mio blog, per intanto. Non è poco, ma credo che la tua capacità di presentare la tua opera sia ammirevole. E non ti scusare. A volte sono gli altri a non capire, a volte siamo noi a non essere cpci di spiegarci. Qualche volta viene fuori qualcosa di noi che non ci aspettavamo. Tutto bene. Siamo Volpi 😉

  • Banaudi Nadia

    Facciamo che rispondo anche se non ho partecipato, perché il mio romanzo non era pronto ed è ancora in lavorazione, e mai a poi mai sarebbe stato preso in esame dalla giuria se lo avessi inviato.
    Avrei partecipato nella speranza di vincere e sentirmi in grado di direzionare la mia vita con questa enorme conferma verso la scrittura. Non avrei dovuto lasciare il lavoro perché ahimè avrei continuato a fare la mamma e la casalinga, ma sarei stata felicissima di partecipare al tour che avrei visto come viaggi di piacere e non solo promozionali.
    Nel frattempo avrei continuato la mia vita di sempre, magari con la testa ancora più tra le nuvole, avrei scritto in un file le mie emozioni, avrei tentato di ideare un nuovo romanzo, avrei letto molto… mi sarei tenuta impegnata, insomma.
    Con quei soldi cavoli ci avrei fatto un sacco di cose. Una parte li avrei messi da parte e un’altra l’avrei usata per cambiare casa scegliendone una con le caratteristiche che tanto desidero. E poi ammetto che avrei guduto della serenità che sapere di poter contare su un gruzzoletto garantisce.
    Visto che sono all’ennesima rilettura e sistemazione del file e ancora non sono soddisfatta credo che avrei inviato il testo poco prima della scadenza usando ogni momento utile per apportare le ultime modifiche e levare il più possibile refusi.
    Purtroppo tutto questo non accadrà, ma spero di cuore che i partecipanti che conosco, Sandra e Marco alla pari possano entrare in cinquina e contendersi le buone opportunità che questa gara offre, ma anche non dovesse accadere spero gli si presenti qualche buona offerta e che il libro possa decollare.

    • Elena

      Chi può dirlo che non sarebbe passato? Ma temo che una volta vinto il premio la tua vita sarebbe radicalmente stravolta. I ritmi delle presentazioni ecc. non sono compatibili con un menage non completamente dedicato alla promozione. Forse è anche per questo che non mi sono messa a correre per finire. La verità è che amo la mia vita. Che è fatta di tante cose e anche di scrittura. Il prossimo anno se avrò un testo pronto parteciperò, ovviamente. Ma credo che avremo delle sorprese in merito ai vincitori e al tipo di romanzo premiato. E sono convinta che ci saranno molte vittime. Un premio così non fa prigionieri.
      Un abbraccio cara amica

  • Sandra

    Aspetta, la tua domanda sulle presentazioni “a carico di chi?” DeA planeta ha chiarito su FB che i costi saranno interamente a carico loro.

  • Sandra

    Grazie per questo post che mi è piaciuto davvero tanto. Ma non ti consiglierei di essere nella testa di un partecipante in questo momento, non nella mia almeno. E ora mi butto con piacere sulle tue domande.

    1.Ci credete davvero di poter essere tra i 5 finalisti?
    Sì, non ho partecipato tanto per…

    2.Come occupate questo lungo tempo di attesa? Scrivendo?
    La mia vita sta continuando come sempre, quasi, ho un po’ abbandonato il mio blog e sono molto presente nel forum Writer’s dream dove c’è uno spazio dedicato al concorso e i miei interventi sono molto graditi. Fortuna vuole che stia per uscire il mio nuovo romanzo con goWare che ha aiutato a non fissarsi troppo sul DeA. Il vero problema è che non avendo detto quando uscirà la cinquina, entro il 31 va bene, ma quale giorno esatto? Ogni giorno potrebbe essere quello buono e figurati lo stato d’animo.

    3.Cosa farete con i soldi guadagnati dall’eventuale vincita?
    Li metto da parte e faccio una festa bellissima.

    4.Quante volte avete scritto e riscritto il manoscritto che avete mandato al DeA?
    Tre volte, tra la prima e la seconda stesura c’è stato un grosso intervento che l’ha rimpolpato di circa 65 mila battute. Più un passaggio alla mia beta lettrice che è toscana e mi toglie eventuali espressioni lombarde che io ritengo italiane (capita) e abitando in Belgio e viaggiando tantissimo ha sempre un occhio molto attento su certi dettagli non so come dire, una visione ampia, ecco.

    Aggiungo una cosa importante, io non sto partecipando per il primo premio bensì per la cinquina. Ovvio 150 mila euro sono un sogno ma la contropartita del massacrante tour prevede una serie di cose che devono essere tenute ben presente. Riuscirei ad affrontare il tour? Dal punto di vista emotivo le presentazioni in sè non sarebbero un problema, ma le trasferte sì, so che la mia ansia mi presenterebbe un conto altissimo. Ho sempre pensato che vincendo mi licenzierei, ma vorrei farlo nel 2020, altrimenti con la dichiarazione dei redditi del prossimo anno tra liquidazione e premio dovrei allo stato una carrettata di soldi notevole e poi vorrei davvero capire se il romanzo possa essere un inizio o un caso isolato (l’ipotesi che a DeA dopo questo romanzo non interessi continuare con l’autore non è da escludere), ma non sono sicura che potrei incastrare il tour col mio part time senza licenziarmi. Attualmente, con le dovute giornate “no”, il mio lavoro in ufficio è un lusso e perderlo forse sarebbe un autogoal. La cinquina invece mi toglierebbe da quello stallo in cui versa la mia “carriera” passami il termine, con una gavetta che dura da 9 anni e che mi ha davvero sfiancata.

    Un super abbraccio

    • Elena

      Cara Sandra, mi considero già invitata alla festa per la tua vittoria! La gavetta è una delle cose più estenuanti per un professionista, la scrittura non fa differenza. Ma senza, come faremmo a imparare? Si può discutere sulla lunghezza (9 anni sono tanti, ma tu sei giovanissima 😉 ) ma non sull’utilità a mio avviso. E poi sei in buona compagnia. Questo è un mestiere per cui o sei dentro il marketing giusto, scrivi le cose “giuste” e sei lanciata dagli editori “giusti” o ci si deve “accontentre” di avere un numero di lettori affezionati (come hai tu) che ti seguono e attendono ogni tuo scritto con affetto. C’è differenza? Certo che sì. La fama, ad esempio. Ma non cambia nulla dal punto di vista di chi ti legge.
      Sarai nell cinquina, o forse no. Se vincerai la tua vita cambierà. E la semtterai con i rimpianti perché dovrai rimboccarti le maniche, prednere i treni e andare a promuovere il tuo capolavoro in giro per il mondo. In qualche luogo troverai i tuoi amici. E saprai che avrai vinto anche per loro. In bocca al lupo!

      • Sandra

        Che bella questa risposta, Elena in ogni sentitissima parola, grazie di cuore. Toccherebbe sì rimboccarsi le maniche e di brutto pure. E per la festa, ovvio che ci saresti, nella mia testa è già lì l’organizzazione precisa che imcombe, tanto per non farmi trovare impreparata.

        • Elena

          Se vinci, ok per la festa al vincitore concerto botto e prosecco. Se invece… Senti se ti piace : festa dei Non Vincitori! Grigliatina sul lago e non se ne parli più

  • irene

    Be’, lasciamelo dire, mi hai lasciata perplessa. Dopo averti letto, ho dedotto che tutto sommato sei convinta non valga la pena vincere il DeAPlaneta: viaggi sfibranti (che noia tremenda!), quindici anni di vincolo con l’editore (avresti in mente di pubblicarlo anche con altre Case?) E’ molto… la volpe con l’uva. Certo che chi partecipa a un concorso vuole vincerlo! Chi sostiene che l’importante sia partecipare mente spudoratamente. Il problema è però ( almeno) duplice: da una parte la concorrenza numerosissima; dall’altra la consapevolezza di sapere cosa significhi “buon romanzo”. E qui mi si rizzano i capelli, perché quando leggo che prima di inviare un testo è necessario ingaggiare un editor e un correttore di bozze… Saper scrivere correttamente e in buon italiano è indispensabile per uno che voglia definirsi scrittore, non è qualcosa di opzionale!!! Altro discorso per gli inevitabili refusi che possono scappare anche dopo la decima rilettura!

    • Elena

      Buon giorno Irene e benvenuta nel blog. Credo che siano davvero pochissimi gli scrittori che possono fare ameno di un correttore di bozze o un editor. Non escludo che esistano, è ovvio, ma non ne ho mi conosciuti. Non vedo nulla di male a fare in modo che il proprio testo sia dal nostro punto di vista perfetto. Scrivere bene non significa avere il giusto distacco per comprendere i limiti del nostro scritto e superarli. Ma è solo il mio punto di vista. In effetti non sono del tutto convint di questo premio, hai colto bene. Non per il denaro (non sono milionaria) né per la fama che ne deriverebbe. Ma per i vincoli che determina. Quei quindici anni di contratto sembrano pochi ma sono tantissimi.
      In ogni caso sono stata onesta con voi, è appena il caso di sottolinearlo, questo è un blog onesto, chi mi legge lo sa. Non l’ho inviato solo perché non avevo un testo pronto, come molti altri di noi. Se ce lo avessi avuto avrei tentato. In fondo le conseguenze di un vittoria si possono gestire ;). A presto

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