6 funzioni che un beta reader deve svolgere

Quando ho scoperto l’esistenza dei mi sono chiesta come avevo potuto farne a meno fino a quel momento.

Il privilegio di avere un’alleata o alleato che sia, che passo a passo legga il tuo lavoro appena è pronto, senza possedere il quadro complessivo della storia e dunque procedendo alla stregua di un potenziale lettore, è impagabile.

Se trovi qualcuno disponibile a supportarti nella strada lunga e faticosa che porterà la tua storia alla pubblicazione, allora sappi che hai per le mani un dono, che merita rispetto e gratitudine.

Ricordiamoci sempre che il beta reader è un lettore speciale, non un professionista. Il suo tempo è un regalo e i ritmi li detta lui o lei.

In genere è una lettrice forte che è preparata o piuttosto appassionata di un periodo storico, un genere, un punto di vista che voi avete scelto di raccontare.

Un beta reader non è per tutte le stagioni

Penso di no. Proprio per le ragioni suddette, potremmo cambiare beta reader nel corso della nostra vita di scrittrici o, meglio, individuarne più d’uno, in modo tale da avere il punto di vista giusto al momento giusto.

Io ho trovato la mia, ne ho parlato in questo articolo, e mi sento più forte e determinata. Già questo mi sembra un bel risultato  😀

6 funzioni che un beta reader deve svolgere

6 funzioni che un beta reader deve svolgere

Ecco un elenco delle ragioni per cui avere un beta reader puo’ fare la differenza

  1. Fa una sorta di check up emozionale del testo
  2. Guarda con la lente di ingrandimento la tua storia, per scorgerne i limiti e rafforzarli
  3. ti segnala gli errori che vede (non è un correttore di bozze) e credetemi, alla sesta lettura ne troverebbe ancora
  4. individua le coazioni a ripetere, gli errori che fai quasi sempre, anche se sai benissimo che non dovresti
  5. offre un punto di vista altro sulla veridicità e credibilità della storia, ne saggia l’originalità e sovrintende alla coerenza della tua storia
  6. è onesto e ti dice esattamente quello che pensa. Se non fosse così, non servirebbe, siate pronti a ricevere critiche

Non intendo offrirvi un punto di vista teorico sulla questione beta reader, invece mi riferirò alla mia esperienza, anzi alla nostra, la mia e quella di Nadia, per spiegare meglio cosa intendo con gli 8 punti.

Vediamoli un po’ meglio.

1. Il check up emozionale del testo

Il beta reader alla prima lettura avrà un’impressione di quanto hai voluto comunicare. La tua storia emoziona? Fa paura, commuove, è divertente?

In genere si relaziona con te e cerca di capire meglio le tue intenzioni, poi verifica se, dal suo punto di vista, l’obiettivo è centrato.

In uno degli ultimi capitoli della seconda edizione di Così passano le nuvole ci si commuove parecchio. Era mia intenzione, le emozioni saldano l’anima del lettore al romanzo e se una storia ha un momento triste quel momento deve suscitare la stessa emozione in chi legge che tu stessa hai provato e voluto trasmettere, a partire dai personaggi.

2. Guardare la storia con la lente di ingrandimento

Sia che la tua storia sia stata progettata a tavolino o che sia uscita così, di getto, occorre che abbia una coerenza interna ed esterna.

Esiste un rischio piuttosto concreto che il romanzo resti soltanto il prodotto della vostra fantasia, distante dal mondo in cui siamo collocati o dal periodo storico in cui volevate ambientarlo.

Dovrete fare in modo che le zampette del vostro protagonista si inzuppino nelle pozzanghere della vita, dovete fare la prova verità e questa prima importante funzione, prima ancora che l’editor, la svolge la beta reader.

Se la beta reader individua alcuni limiti, deve segnalarli. La modalità dipende dalla relazione che avete stabilito, ma il punto è che i limiti vanno segnalati, subito. Altrimenti l’autore se li porterà dietro per tutto il romanzo

Ma in prima battuta è utile anche individuare i punti di forza. Quelli su cui l’autore lavorerà e punterà per rendere credibile e appassionante la sua storia. Chi scrive è forte nei dialoghi? Bene, li utilizzerà più diffusamente!

La narrazione in terza persona non funziona? Bene, l’autore proverà a declinare la storia da un altro punto di vista, e così via.

3. Segnalare gli errori

Okay, sembra facile, che ci vuole? Io ho appena scoperto un errore di coerenza nella trama che non avevo individuato, nemmeno dopo la decima rilettura (o forse proprio per quello).

Insomma, datevi tempo e pazienza. la beta reader non è una macchina per le correzioni e d’altra parte nemmeno il computer è sempre affidabile da questo punto di vista.

Attenzione però che la beta reader non è la vostra correttrice di bozze. Questo è un mestiere professionalizzato, va remunerato. Spesso però anche in questo caso gli errori restano e pure macroscopici (e fanno arrabbiare). Su la mano a chi non è mai capitato, io ne so qualcosa 😉

4. Le coazioni a ripetere

Detesto ammetterlo, ma esistono errori che ripeteremmo all’infinito, anche quando sappiamo bene che sono errori e ci sono stati segnalati decine di volte.

Non saprei come giustificarli, non vi è nulla di razionale in tutto ciò. Ma esistono e dobbiamo tenerne conto.

Noi non li individuiamo semplicemente perché non li vediamo. Ma una beta sì.

Io per esempio devo avere una passione recondita e sfrenata per le d eufoniche. Un vero tormento per la mia beta 🙂

5. Veridicità, originalità e coerenza della storia

Quale ambientazione avete scelto? Storicamente è ben ricostruita, nei dettagli ma anche nelle questioni più generali? Se avete intenzione di scrivere un romanzo storico, una beta che abbia dimestichezza, per passione o altre ragioni, con quel periodo storico è un vantaggio. Altrimenti non vedrà le incoerenze e non segnalerà gli errori di contesto.

La ricerca è a carico vostro, non potete pretendere che lo faccia una beta. Al massimo puo’ controllare il significato di una parola che non le suona e correggerla, ma il contesto storico dovete curarlo voi.

Stessa cosa vale per la coerenza interna. Nel secondo capitolo un personaggio compiva una determinata azione. Questa azione ha delle conseguenze, anche molti capitoli dopo. Se ve ne dimenticate o trascurate qualche dettaglio, alla beta salterà all’occhio e vi rimetterà in carreggiata.

Io provo una noia mortale nel leggere che subito mi fanno tornare alla mente storie già raccontate. Ultimamente mi è capitato molto con il fantasy, sembra facile dare sfogo alla fantasia ma purtroppo tutto ciò che pensiamo di immaginare ex novo in realtà è già stato inventato, conosciuto, evidenziato.

L’originalità non è tanto nei fatti che accadono. La gente muore, nasce, sbaglia, ottiene magnifici successi, fallisce, eccetera. Ma nel modo in cui lo raccontate.

Nessuna storia è uguale all’altra, ma se copiate, ecco che la beta, che deve essere una lettrice forte, la scoverà e vi bacchetterà a dovere 🙂

6. La beta reader è una lettrice onesta

A mio avviso questa è la caratteristica più importante di tutte.

Una beta reader è capace di parlare con onestà e di compiere il suo prezioso lavoro con serietà e apprezzamento per cosa sta leggendo, anche se individua degli errori, talvolta macroscopici.

Dire esattamente cosa la lettura ha provocato dentro di noi è fondamentale.

Se così non fosse, meglio nessun beta reader che un beta reader che non ha il coraggio, la voglia, il tempo di andare con voi fino in fondo.

E con questo, il piccolo elenco dei compiti del beta reader è terminato. Lo hai trovato esauriente? Ci sono ulteriori funzioni che a tuo parere il beta reader deve svolgere? Vuoi segnalarle? Fallo qui!

Ricordate che la beta reader non fa la prova generale del vostro romanzo prima che venga pubblicato, ma vi offre la possibilità di presentare a un potenziale editore il vostro romanzo abbigliato nel modo migliore.


E voi, avete mai avuto un/una beta reader?

Ne avete uno soltanto o lavorate contemporaneamente con una pluralità di lettori forti?

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Commenti

  1. Mi fischiavano le orecchie e mi sorrideva tutto in volto, stile Natale con le illuminazioni accese. Ecco, sappilo.
    Ora torno normale. Ci provo.
    Credo che un beta debba essere molto sincero, se poi ha qualche competenza metterla a profitto del testo in lettura, certo senza mai sostituirsi a chi lo fa per mestiere. Ma io credo molto nella sincerità, e soprattutto nel privato è più facile. L’elenco che hai stilato è corretto e completo e sul finale mi ha permesso di capire perché funziona. Non è solo tecnica, ma affinità, niente funziona se tra chi legge e ciò che è scritto non scatta il feeling. A un lettore che non piace il genere o lo stile dello scrittore credo non venga naturale nessun consiglio, ma solo il cestino della spazzatura. Mentre a un lettore che questo piace qualunque miglioria viene più che spontanea.
    Io stessa spesso beneficio del commento spontaneo della mia beta (che di mestiere fa davvero solo la lettrice di libri per passione e per il resto vende pizza) che mi dice: lì non ho capito chi parla, qui cosa volevi dire, là mi manca un collegamento perché spunta troppo improvviso il personaggio, me lo presenti un po’ prima? Perché i miei errori sono ancora più grossolani e basilari, visto che spesso do molto per scontato senza considerare che il lettore non è nella mia testa. Il beta in sostanza colma proprio questo passaggio, ti informa di ciò che arriva a chi legge e per te che scrivi è un tornare alla realtà fondamentale.
    Ora su su Elena, al lavoro.

    1. Che meraviglia pensarti tutta illuminata! È proprio così, se non c’è affinità, fiducia nelle risorse dell’altro, difficile fare un lavoro tanto lungo insieme. E poi, se ha ragione Sandra, la beta è anche un po’ come una levatrice : è la madrina del romanzo, per sempre

    2. È vero, Nadia, il feeling è importante: una volta mi è capitato di leggere un libro di fantascienza per cui non vado matta e ho avuto difficoltà perché non mi sentivo coinvolta, ma era un problema mio. Allora sei un beta reader incompatibile.

      1. Credo sia una situazione imbarazzante che rischia di inibire la capacità critica di chi legge. Penso lo potrei provare in diversi generi, dove finirei per scorrere le pagine.

  2. Ho avuto diversi beta reader a seconda dei racconti. Nel mio caso, il problema sono le tempistiche: molti si dicono disponibili ma intendono “leggere quando ho voglia”, mentre io mi do delle scadenze precise. Poi ci sono lettori troppo entusiasti, che ti danno al massimo una valutazione sulla trama e ti segnalano i refusi, ma hai sempre la sensazione che per loro vada tutto troppo bene. E non è possibile. 😀
    Trovare un buon beta è difficile, quindi tieniti stretto il tuo!!

    1. Lascia perdere. I primi approcci del confronto con i lettori (prima dell’era beta) li tentai con gli amici. Ma era tutto un “com’è bello” “com’è scritto bene” e via dicendo. Ora sono sicura che fosse piaciuta davvero la storia, ma è davvero impossibile che tutto funzioni. Mi sono sempre detta che, essendo amici, fossero frenati dall’affetto. Ma in realtà penso che ci siano molti tipi differenti di lettori. Ce ne sono alcuni che vedono ogni particolare e altri che apprezzano solo l’impostazione generale della storia. Altrimenti non si spiega come certi orrori ottengano recensioni straordinarie e magari pure in buona fede 🙂

  3. Anch’io ho scoperto tardi la figura del betareader, che tra l’altro non conoscevo. Lo sono stata per un paio di persone e tutt’ora mi diverte farlo per Chiara. Hai detto tutte cose molto giuste, soprattutto quando parli dell’onestà che deve accompagnare questa attività. Non ho mai avuto difficoltà a dire a Chiara il mio punto di vista, lo scambio è importante, anche se non essendo un intervento professionale, si fa sempre fatica a scindere il piano soggettivo da quello oggettivo. Invece una volta mi è capitato uno scrittore “permaloso” che vedeva le mie critiche come attacchi al suo modo di scrivere e forse da me pretendeva un’attenzione che non ho saputo dargli. L’avrò pure deluso, ma non ho mai rinunciato alla sincerità.
    Io mi servo di betalettori quando scrivo racconti con cui intendo partecipare ai concorsi: utilissimi. Vedono cose che tu non vedi e non parlo di refusi, o almeno non solo di quelli. La percezione del lettore è fondamentale, non è un campione risolutivo, ma serve tantissimo. Tu ne hai scelta una che, secondo me, ha saputo darti le dritte giuste.

    1. Non c’è dubbio, Marina. Inoltre aggiungo una cosa che non ho chiarito bene nell’articolo: una beta reader serve da stimolo a mantenere una certa concentrazione sul romanzo. Personalmente è forse la cosa di cui ho più bisogno. Come fai tu a darti un ritmo costante nella scrittura? Io tra il lavoro, il programma peaker, la famiglia, ecc. ecc., maneggio i tempi con difficoltà . Quanto agli scrittori permalosi, dico una cosa, forse molto tranchant: chi non è in grado di confrontarsi con le osservazioni degli altri non puo’ diventare uno scrittore. Uno scrittore accetta il gusto e l’interpretazione dell’altro da sé che legge e tenta di immedesimarsi nella storia. Il lavoro di beta reader è molto faticoso, se non è considerato nella maniera opportuna, non vale la pena di offrirlo. Certo dipende molto dalla sintonia che si genera tra le due figure: sceglierlo/a non è semplice. Ti chiedo una cosa: utilizzi beta reader in contemporanea sullo stesso testo oppure no? Mi sono sempre chiesta se fosse una buona idea….. A presto

      1. Non parliamo di tempi per scrivere che ci perdiamo di casa.
        Sì, di solito coinvolgo tre persone che so essere molto differenti, in modo da tastare la percezione in ognuna di esse. Anche se sottolineano cose diverse, io filtro gli aspetti più utili: imparo sempre da punti di vista così differenti e non mi confondono.

        1. Trovo interessante il fatto che tre opinioni diverse non ti confondano, mi ero fatta un’opinione diversa. Devo riconsiderare la cosa

  4. non sono mai riuscito a trovare un/una beta reader disponibile a leggere quello che scrivo. In compenso l’ho fatto svariate volte. E’ proprio quello che hai scritto. Trovarne uno/una è come scovare una pepita d’oro tra le sabbie del fiume.
    Quindi se qualcuno/qualcuna vuole avanzare la sua candidatura a beta reader è benvenuto.

  5. Insomma hai trovato un tesoro, se fa tutte queste cose! Sappi che adesso tutti vorremo rubartela, eh? 😀
    Facendo un conto, io ho avuto nel tempo una decina di beta reader per i vari romanzi. Ognuno si è soffermato su aspetti diversi, si potrebbe dire che ha toccato le varie prospettive da te descritte. Qualcuno ha fatto più un lavoro da editor, qualcun altro da semplice lettore. Trovo che siano state tutte esperienze importanti, da ogni persona si impara qualcosa in più.
    Sul dover fare tutte queste cose però non sono tanto d’accordo, nel senso che un beta reader in fondo è principalmente un lettore, un po’ come i tester di un prodotto devono solo dire l’impressione che traggono usandolo, senza per forza fare le pulci al prodotto stesso. Però ovviamente ognuno ha un approccio diverso ed è giusto così. Tempo fa ho sentito su FB una lettrice lamentarsi perché la sua beta reader non le aveva corretto alcuni errori. Diamine, ma che pretendeva?!
    Invece, io so di non essere una buona beta, l’ho detto varie volte. Magari con il tempo impererò ^_^

    1. Credo anch’io di non avere le caratteristiche di una buona beta, sarà per quello che non l’ho mai fatta . Mi è successo invece che amici mi chiedessero di leggere un loro lavoro, ma è questione differente. La beta che ho trovato io è perfetta e guai a chi me la ruba!

  6. Sì, ne ho avuta una, la stessa per 2 romanzi e si è rivelata attenta, empatica e bravissima su tutti i punti che citi e che ovviamente non ha trascurato. Talvolta le ho fatto domande precise, per esempio una parte di Figlia dei Fiordi si svolge in Danimarca, le ho chiesto se riusciva a “vedere la Danimarca” e all’inizio è stato no, per cui c’è stato da lavorare su quella parte. La cosa più bella poi è il legame che rimane tra la beta e il libro.

    1. Ciao Sandra, in effetti è molto importante che possa “sentire” e “vedere” il contesto in cui è ambientato il romanzo. Anche la voce e la caratterizzazione dei personaggi è importante un aspetto su cui il dialogo che si costruisce con la beta è fondamentale. Hai ragione, la relazione con la beta è l’aspetto più bello. La forza e il sostegno che è capace di generare è prezioso

  7. Buongiorno Elena, oggi pubblichiamo quasi in contemporanea 😉 Io non ho avuto un beta reader ma una carissima amica del web, Maria Teresa, ha letto in anteprima il mio romanzo ed è riuscita a scovare qualcosina che non andava. Lo sono stata io, un lavoro che mi è piaciuto molto. Ma la scrittrice si è dovuta accontentare di una lettura e analisi fatta in tempi biblici. Purtroppo sono meticolosa all’eccesso e anche per un paio di pagine mi occorreva moolto tempo. Non credo mi verrà più proposto 🙂

    1. Buon giorno Rosalia, si decisamente oggi viaggiamo in sincrono . A proposito, grazie per la bellissima presentazione. Per me si è aperto un mondo. Avevo avuto un editor e un correttore di bozze, ma una beta reader è un’alleata preziosa che fa una sorta di lettura /prova generale delle testo molto útile perché porta il punto di vista del tuo futuro lettore o lettrice. Svolgere questo compito è molto difficile, credo che la cura con cui lo si svolge sia fondamentale. Io ho il problema opposto : mando a Nadia in tempi biblici

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