A proposito di editor (o presunti tali). Scegliere quello giusto
Scrittura creativa

A proposito di editor: come scegliere quello giusto

Chi non ha mai pensato, almeno una volta, di affidarsi a un editor o a una figura professionale del settore editoriale al fine di perfezionare la propria storia?

Sentivo il bisogno di scrivere un articolo a proposito di editor. Come scegliere quello giusto?

Da quando ho realizzato che mi stavo affidando a persone che stavano conducendomi verso una strada senza uscita mi sono fermata a riflettere e bene o fatto. Mi sono risparmiata qualche ulteriore spesa, non ve lo nascondo, nemmeno troppo abbordabile.

So che è un argomento molto delicato tra di noi e proprio l’altra settimana un’onesta e tranciante testimonianza sui commenti a un articolo del blog mi ha convinta ad andare avanti, con la sincera intenzione di non offendere nessuno.

Ma di dire qualcosa a proposito di un argomento che, come “utente”, conosco abbastanza bene.

Chi non ha mai ceduto alla tentazione di fare tutto il possibile per rendere perfetto il proprio manoscritto, che poi significa spendibile sul mercato editoriale?

Quando si termina la stesura del proprio romanzo, uno sguardo dall’esterno potrebbe essere utile.

Spesso non basta dedicare alla scrittura ogni nostro momento libero, ogni energia.

Per avere un buon testo ci vuole competenza. E la competenza si acquisisce o con la pratica e l’esperienza (lunga) o andando a cercarla fuori di noi.

Spesso infatti occuparsi troppo del nostro lavoro, ovvero rimuginarci scrivendo e riscrivendoci sopra, può diventare persino svantaggioso, specie se non si seguono le 10 regole per revisionare un romanzo che ho segnalato qui.

Nella ricerca spasmodica del giusto equilibrio per il romanzo, possiamo dedicare tutte le nostre energie, le nostre notti insonni, o chiedere pareri su pareri ad amici o presunti tali, o magari ai nostri fidati beta reader, o fare e disfare un testo fino a quando non ne possiamo più (letteralmente).

Viene sempre il momento in cui ci accorgiamo che da soli non basta. In effetti, è così che nasce il mondo (sano) dell’editoria 😀

Ecco che avere un rapporto sano con una casa editrice sana (non certo le EAP e il resto degli editori da evitare di cui ho parlato qui) si rivela un ottimo punto di partenza.

Sarà infatti la vostra casa editrice di fiducia a condurvi verso la giusta fine del vostro lavoro.

Ma cosa dobbiamo fare se ne siamo sprovvisti?

La verità è che sempre più spesso gli editori cercano prodotti auto installanti.

Ovvero prodotti (sì, sì, prodotti, mentre voi ancora pensate ai manoscritti 😕 ) che necessitano di pochi, pochissimi, meglio quasi nessun intervento da programmare prima di pubblicare.

Insomma, oggi tanta parte dell’editoria cerca la manna dal cielo, una cosa assurda.

Dovrebbe essere infatti proprio l’editore ad assumersi il rischio d’impresa e a distribuire e promuovere le copie del romanzo che noi abbiamo faticosamente scritto

E invece. Sempre di più siamo richiesti di raggiungere la perfezione.

Pare naturale cercare di ottenerla.

A quale prezzo?

A proposito di editor: come scegliere quello giusto

Se non siamo certi di poter raggiungere quella perfezione che ci chiedono, non è raro cedere alla tentazione di affidarci a un professionista del settore, che ci aiuti a far diventare la nostra storia la migliore possibile.

Ce ne sono moltissimi, sono sicura che le vostre caselle email sono piene di contenuti da questi professionisti della scrittura.

Il vostro problema è quale scegliere e come orientarvi nel loop delle richieste economiche, talvolta davvero spropositate.

Già perché dopo le EAP, stiamo assistendo a una serie di altre e più sofisticate forme di sfruttamento dell’autore esordiente: gli editor, appunto, o presunti tali.

Una giungla. Estote parati.

Individuare il professionista o l’editor giusto per voi

Nell’ambito dell’editoria, specie sul terreno popolato dagli scrittori esordienti, sempre più figure si ripropongono di offrire servizi editoriali allo scrittore.

Vero è che i libri cartacei si difendono, che il mercato della cultura non è ancora del tutto sconfitto, ma di certo non è in crescita esponenziale come lo fu quello degli spartphone, per esempio 🙁

Il numero di libri pubblicati (dati febbraio 2019) cresce. Dal 2018 al 2019, c’è stato un incremento del 9,3%

Chi sono gli autori?

Scrittori affermati, influencer, volti noti.

Il mercato per gli esordienti resta stretto, anzi strettissimo e la domanda di pubblicare è infinitamente più alta dell’offerta.

Allo scrittore resta solo il self (che non è malaccio per niente).

E’ la legge dell’economia. In queste maglie operano i presunti editor, agenti letterari, consulenti editoriali e chissà quanti altri.

Non è il caso qui di approfondire il tema delle figure di professionisti editoriali esistenti. Il web è pieno di elenchi in cui se ne esaminano alcune e chissà se intanto già altre si staranno affacciando al mercato editoriale.

Vi segnalo in proposito larticolo di Barbara di Webnauta che elenca tutte le tipologie di professioni in ambito editoriale

Visto quante?

Orientarsi non è facile, per niente 👿

Serietà e competenza potete scoprirle solo in un rapporto diretto con il professionista.

Non fidatevi solo del giudizio degli altri o di chi ci è già passato o di cosa trovate scritto sui vari forum dedicati alla scrittura.

Provate voi stessi se ne sentite l’esigenza, ma con un approccio soft.

Ripensate all’intera relazione che avete stabilito con l’editor o presunto tale

Per esempio, facendovi qualche utile domanda sulla relazione:

  • Si è costruita all’insegna della trasparenza? Nei costi, nel lavoro da svolgere e svolto, nel mostrare il curriculum del professionista?
  • Vi ha confermato una competenza? Il lavoro che è stato realizzato corrisponde alle vostre aspettative ed è avvenuto nel rispetto del vostro lavoro e della vostra vena creativa?
  • Avete speso più di quanto avevate concordato all’inizio?
  • Il lavoro è stato svolto esattamente come concordato o ha subito modificazioni?
  • Il professionista lo ha condotto in prima persona o, senza concordarlo con voi, lo ha assegnato a qualcun altro (di cui sapete, ovvio, ancora meno, non tanto sulla sua vita privata ma sulle sue competenze 😐 ?)
  • Ha proposto una soluzione per la pubblicazione?
  • Se ha valutato positivamente il vostro lavoro, è stato capace di indirizzarvi verso la pubblicazione, in caso di agenzia o consulente editoriale?
  • Infine, ha mai portato positivamente a compimento il lavoro di qualcuno che a lui/lei si è affidato, presso una casa editrice seria e affermata (a quelle gnecche potete arrivarci anche voi)?

Sono solo alcune delle domande che dovete farvi se decidete di affidarvi a un professionista dell’editoria e nel frattempo vi siano venuti dei dubbi 🙂

L’editoria, una giungla di vecchie e nuove professioni

Sono assolutamente certa che esistano professionisti di livello, seri e perfettamente capaci di svolgere il loro lavoro con professionalità, equilibrio e congruità.

Ma poiché non esiste un albo, chiunque, e dico proprio chiunque, abbia una certa dimestichezza con la scrittura (o una qualche forma di intelligenza mal direzionata), o confidenza con il mondo dei social (Instagram, più che Facebook, un sito più che una mailing list, eccetera eccetera) può diventare un guru dell’editing, della consulenza editoriale e chissà quante figure ancora non conosco o potrebbero inventarsi!

Il mercato dell’editoria, quello spurio, è stracolmo di figure professionali improvvisate che addentano il pollo per non lasciarlo più.

Dapprima circuendolo con frasi gentili e motivanti.

Poi facendogli assaggiare il gusto della fama (virtuale).

In seguito proponendo un grande lavoro con un piccolo sforzo economico da parte vostra.

Poi, con l’andare del tempo e quando siete ormai dentro la rete, cominciare il lavoro vero.

Ovvero costruire con voi un legame fatto di lavori e approfondimenti successivi a costi sempre maggiori, addirittura coinvolgendo altri soggetti.

Il pollo nella metafora è l’autore o scrittore se preferite, che come tale, in cerca di autostima e circondato da fiori di narciso, cade in trappole nemmeno troppo raffinate e che a guardar bene mostrano tutta la loro debolezza.

Sono diventata brutale ma credetemi, di autori emergenti incappati in queste reti ne ho sentiti abbastanza e io non faccio differenza.

Avete presente come funziona la spirale di attrazione di maghi e fattucchiere?

Tenere a bada il narcisismo e le paure

Ecco il problema principale dello scrittore in erba o esordiente, il suo narcisismo e la sua fragilità, o se preferite insicurezza.

Una fragilità che non può trovare risposta se non in voi stessi , più che nelle menti di altri.

In voi stessi e nella vostra scrittura. La sicurezza si può conquistare, come ho scritto in questo articolo, persino gratis!

Questo percorso è fondamentale per riconoscere editor o presunti tali.

Quando siete in una condizione emotiva complicata, siete molto più vulnerabili ai suggerimenti.

Se questi suggerimenti non arrivano da professionisti e non sono di livello, il rischio è che vi portino talmente fuoristrada da farvi perdere tempo, stima, fiducia, equilibrio, soldi e qualche volta anche la voglia di scrivere.

Un rischio troppo grande da cui dovete assolutamente difendervi.

A me è capitato. Ma ho resistito alle sirene, riconosciuto le trappole per tempo e mi sono tirata fuori.

Ho ancora voglia di scrivere 😉

Equilibrio, care Volpi. Ci vuole equilibrio

Senza non possiamo scrivere.

Se stiamo cercando un giudizio positivo a qualunque costo, non saremo mai in grado di individuare il professionista giusto.

Ce ne sono, ma sono pochi e difficili da contattare.

Se non provate a tenere il distacco e a recuperare la vostra indipendenza emotiva dal vostro romanzo e dal giudizio degli altri, diventerete i candidati ideali delle vostre fattucchiere o maghi della scrittura a pagamento, i vostri editor o presunti tale.

Chiarire le regole di ingaggio, specie con voi stessi

Perché cercate un professionista per il vostro manoscritto?

Se riuscite a individuare con precisione il vostro obiettivo, il vostro interesse, ciò che vi serve, sarà molto più semplice in seguito rispondere alle domande che vi ho suggerito più sopra e a fare un bilancio della vostra esperienza con lui/lei.

Aspettatevi esattamente ciò che avete cercato, niente di più

E soprattutto, ascoltatevi.

Il vostrosa tutto, conosce tutto.

Conosce anche le domande giuste che dovreste farvi.

Onoratelo offrendo risposte sincere

La verità fa male quanto una menzogna.

Ma è l’unica cosa che ci rende donne e uomini liberi.

Che ne pensate, care Volpi, a proposito di editor (o presunti tali)? Come riconoscete quello giusto?

17 Comments

  • Barbara

    Intanto grazie per la citazione. Avevo scritto quel post proprio per chiarirmi le idee sulla filiera editoriale. All’epoca avevo in mente per il mio futuro un paio di editor professionali, curriculum con esperienze dirette in case editrici, nonché presenti nei social media. Ma in questi anni ho raccolto troppe lamentele pure su questi professionisti. Comunicazione scadente, ritardi continui, promesse mancate, valutazioni dubbie (forse delegano troppo). Nel frattempo però sono sempre più impegnati con corsi e corsini sui social, come se oramai il business fosse lì. Tutti pronti a insegnare a scrivere e nessuno più che si occupi dell’editoria e della pubblicazione effettiva?!
    Non so piu cosa pensare. Sono molto delusa.

    • Elena

      La tua delusione è la mia. Esternarla è già un primo passo.
      Cito i tupoi articoli perché sono approfonditi e interessanti, soprattutto quando si fanno ricordare a distanza di tempo, come questo 😉

  • Giulia Lu Dip

    Come riconoscere l’editor giusto? Bel dilemma!
    Io per ora ne faccio a meno, mi faccio bastare i miei beta reader e l’editing lo faccio da me. Del resto comincio a pensarla come Nadia, forse l’editing deve farlo la CE che poi pubblica il libro.

    • Elena

      Sono d’accordo in linea di principio
      Mi pare di capire però che la realtà sia un’altra
      .. Tu pubblichi molto, non ti è mai capitato di usare un professionista? Fortunella …

  • Grazia Gironella

    Non lo riconosco, cara Elena. Vista la situazione, per ora ho deciso di provvedere all’editing io stessa, con l’aiuto dei preziosi beta-reader. Può non bastare, hai ragione, ma mi sembra che non si possa semplicemente assecondare ogni “esigenza” del mercato editoriale senza battere ciglio. Un editor a pagamento può essere bravo, e tanti ce ne saranno, ma non può chiederti pochi soldi per fare un lavoro che richiede molto tempo e impegno; tuttavia non può garantirti una buona pubblicazione, né renderla probabile (che sarebbe già qualcosa). Lo stesso succede con un agente, del resto. Alla luce di questi fatti, con tutto il rispetto per gli editor seri, non sono tentata di ricorrere ai loro servizi.

    • Elena

      Ciao Grazia, mi pare un’ottima sintesi, parecchio condivisibile. Peraltro tu appartieni alla fortunata schiera di scrittrici che si edita da sola e lo fa molto bene (posso testimoniare, come sai ). Il mercato nutre se stesso. E qui ci sta il sempre verde ” Not in my name”.

  • Banaudi Nadia

    Vista la mia breve esperienza posso dire che, anche per le mie modeste finanze, l’editor deve essere quello della casa editrice che ha intenzione di pubblicare il libro. Non ha senso spendere soldi sul testo con un editor che poi si scopre non essere all’altezza o ancora meno sulla stessa lunghezza d’onda della casa editrice con cui si intende collaborare. E certo è che anche nella migliore delle speranze non si rientrerà mai, pubblicando in self, della spesa di una scheda di valutazione e del lavoro di un editor professionista. Tutto sta nel sapere perfettamente che si tratta di spese fatte per migliorarsi, per imparare, un piccolo investimento sulla propria scrittura, ma da non considerare come un futuro ritorno in soldi.

    • Elena

      Sono assolutamente d’accordo, @Nadia. Ma c’è un ma: sono pochissime le CE che si occupano del tuo editing senza fartelo pagare (datemi riscontri negativi e vi adorerò per sempre!). Siamo la punto di partenza. Ma c’è un aspetto che non abbiamo ancora valutato: il libro è merce, addio romanticismo. In quanto tale, per avere un buon prodotto bisogna investire. Dunque sì a qualche spesa mirata, il tema è come riconoscere i professionisti seri. Basta un profilo Instagram o un bel sito? Ovvio, per me no. Ma allora, cosa?

  • newwhitebear

    Prima dell’editor serve una scheda valutazione seria e dettagliata che dice subito se vale la pena proseguire oppure abbandonare il campo
    E qui cominciano i dolori perché si è alla stessa stregua di un valido editor.
    Se ti chiedo poco la scheda è una paginetta mal costruita. Se chiedono molto con la scusa di scalare poi dall’editing vuol dire che cercano il pollo da spennare.
    Le mezze misure sono da valutare. Però il costo di una scheda valutazione valida non è piccolo. Io ne ho trovato un paio che mi hanno permesso di migliorare il testo. Però poi devi trovarti un buon editor.
    per gli editor il discorso è più complicato. Secondo me non esiste una regola, si deve procedere al buio sperando di trovare quello giusto. E qui i costi diventano importanti. Messi insieme è una perdita secca, self o C.E. Non venderai mai tanto per recuperarli.
    Come qualcuno suggerisce dovrebbero essere a carico della C.E. ma loro vogliono un prodotto finito. A questo punto siamo in corto circuito.

    • Elena

      Hai mai visto una scheda di valutazione in cui ti si dica, onestamente: lascia perdere? Io no. Tutte lasciano aperte qualche finestra. Le ragioni sono note… ma ne abbiamo proprio bisogno? Ne ha proprio bisogno il mercato editoriale? Vale così poco la produzione culturale in Italia?

      • newwhitebear

        A dire il vero ho ricevuto due schede valutazioni che stroncavano quello che avevo scritto. Però avevano ragione.Una scheda valutazione seria costa quanto un editing.
        Le tue domande hanno una sola risposta, anzi due: il livello culturale italiano è basso e il dio denaro prevale su tutto.

  • Luz

    Da quando mi sono interessata alla possibilità di pubblicare, giocoforza mi sono imbattuta in questa figura, anche solo leggendo su determinate pagine social o ascoltando qualche video girato ad hoc. Ebbene, non ho mai voluto essere scortese, ma mi hanno quasi tutti ispirato l’idea di pura fuffa. In moltissimi sono puramente improvvisati, magari neolaureati/e che si millantano alti professionisti del settore, molti altri/e hanno la classica paginetta Fb e cercano disperatamente di fidelizzare lettori, autori e scribacchini per indurli a “provare” la loro consulenza. Insomma… una grande percentuale mi è parsa un caravanserraglio di buontemponi. Poi, per carità, ci sono pure i/le professionisti/e seri/ie, credo che non manchino, ma te ne accorgi dall’approccio pubblicitario che hanno, mai aggressivo, e perché ispirano fiducia assai più facilmente.
    Sono sincera, non mi affiderei a professionisti sconosciuti, di scarsa esperienza, senza alcun credito formativo nel loro curriculum. Gli appassionati di scrittura sono tanti, ma da qui a descriversi come esperti di trampolini verso il successo ce ne corre…

    • Elena

      Il rischio di cui parli @Luz è molto concreto! Anche io sono rimasta sorpresa da come note, anzi notissime agenti, si avvalgano di giovani collaboratrici che ne sono certa si divertono a ditruggere nella speranza poi di essere ingaggiate per ricostruire. Tenere un profilo autonomo, anche nel recepire un eventuale corretto ed euilibrato giudizio, è molto difficile.
      Dovrebbe diventare una professione e non consentire questa giungla. A me pare che molto dipenda dal passo indietro che da quetso punto di vista hanno fatto le Case Editrici: una volta erano figure di riferimento, addirittura dipendenti, che svolgevano queste veirifiche. Una forma di garanzia per la CE ma anche per l’autore, I free lance sono il vero punto interrogativo…

  • Brunilde

    Io al momento, più che un editor, avrei bisogno di una valutazione ( onesta e ben fatta ) del mio lavoro. L’editing viene dopo, credo. In entrambi i casi, lo scoglio principale sono i costi: a dir poco sanguinosi! Sarebbe un investimento importante, e non sono certa di volerlo affrontare. Oltre al rischio, ben evidenziato dal tuo post, di beccare l’editor sbagliato.
    L’obiettivo per me non è più solo la pubblicazione, ma proporre un buon testo a una CE decente, facendo tesoro delle mie precedenti esperienze.
    Vedremo… intanto: c’è per caso qualche volontario di buon cuore che si offre come beta reader?

    • Elena

      Cara Brunilde, farei volentieri la beta reader (è capitato solo due volte, non sono certa di poter dire di avere esperienza) se solo non fossi in una specie di tritacarne professionale e famigliare che mi impedisce di aggiungere altro. Ma rilancio la tua richeista, chissà…
      Il senso del post era anche quello di sottolineare come oggi sotto il termine editor (o gli altri termini utilizzati) si nascondano attività para editoriali di scarsa utilità e spesso manco lontanamente finalizzate alla pubblicazione.
      Pensaci un attimo; un autore deve: pagare per una scheda di valutazione per capire se il suo romanzo va bene; pagare per una lettura critica del testo per individuare i punti di forza e l edebolezze e ricevere le prime indicazioni; spesso, ribattere una seconda volta il testo (in senso metaforico) per poter valutare la seconda revisione così come suggerita; fare un editing (i cui costi, hai ragione, sono proibitivi); la correzione di bozze e l’impaginazione; qualche volta intervenire sulla copertina.
      Insomma, una trafila lunghissima che è già una filiera roduttiva in sé. Produce batterie ricaricabili che non esauriscono mai…
      La pubblicazione, spesos resta una chimera

  • Sandra

    Mediamente purtroppo i conti si fanno alla fine, quando si è già pagato, e tutto q uanto. Buffo come 10 anni fa pagai l’editing per la pubblicazione del mio 1 romanzo e tutti a indicarmi come quella che aveva ceduto all’EAP e oggi in pratica è normale farlo, lo propongono editori assolutamente FREE, lo so per certo, e tutto ciò che gira intorno a editor e agenti è ormai a pagamento. Si salvano pochi rarissimi casi e situazioni.
    Da una parte è sacrosanto, l’ho sempre detto, farsi valutare un testo da occhi veramente esperti, dall’altra sta diventando un coacervo di presunti, finti, inadeguati succhiasoldi.
    Dopo 10 anni di gavetta sono totalmente disincantata, è difficile riconoscere i professionisti seri e giusti per noi. Chi non ha in casa un lavoro fatto male da imprese/artigiani che sembravano del tutto affidabili? Nessuno. Eppure ci eravamo informati ecc.

    • Elena

      Si, la consuetudine di pagare un corrispettivo per prestazioni che un tempo erano gratuite è un segno dei tempi. Il mercato editoriale parte da noi scrittori, che siamo disponibili a “farci aiutare” e spesso lo facciamo ingenuamente. Quando ci rendiamo conto di cosa davvero ci resta tra le mani, dopo interventi quasi tutti on line (d’altra parte, nella società della comunicazione digitale, è il minimo, ma questo ci fa perdere quel contatto umano che a volte allerta tutti i nostri sensi…), allora può restare l’amarezza. O il disincanto. Che è un grande vantaggio: aiuta a misurare le cose con lo strumento giusto 😉

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