Bernardo da Limoges


Con questo racconto partecipo al concorso Racconti da spiaggia, indetto dal team di Webnauta.

Che c’è di speciale?

Il tema è libero ma i devono contenere sei parole chiave decise dal team (scoprile sulla pagina di Webnauta) ed essere di lunghezza inferiore alle 10.000 battute.

Siete pronti a tuffarvi nel mio “racconto da spiaggia”? Buona lettura!

 


Bernardo da Limoges

Il corpo ha ceduto le armi, privo di qualunque intenzione. Galleggio, come una zattera in mezzo al mare.

Dove sono? Cosa mi stanno facendo?

Sposto una gamba in cerca di confini che non riesco a percepire. Guardo e non vedo, ascolto senza comprendere.

Appoggio una mano sul ventre, per alleviarne il bruciore. Dovrebbe borbottare, invece tutto tace. Persino la gotta che mi tormenta da tempo è svanita e non sento più il dolore alle ginocchia. Sono forse guarito?

Intorno a me non vi è calore né frescura. Una calma nella quale mi fermerei ancora, tra morbidi cuscini di soffici piume e lenzuola di seta.

Ma nella mia mente non c’è spazio per questo silenzio. Un pensiero mi tormenta, capire cosa mi sta succedendo.

Sapevate di certo, Sire, della salute cagionevole del vostro servo, quando mi avete inviato in missione a Lhasa. Oltre un mese di viaggio per offrire i servigi del vostro pasticcere di corte, Bernardo da Limoges, all’Imperatore cinese, come pegno della vostra eterna amicizia. Sono certo che come mia ricompensa abbiate ordinato voi stesso di disporre un tale giaciglio. Di ciò vi sono grato.

Questa luce tuttavia, tanto immensa e brillante, non può essere opera vostra. Sorgente di vita che riempie ogni spazio intorno a me, nucleo adamantino i cui raggi argentei mi affrancano da tutte le sofferenze.

La luce desidera, vuole che la raggiunga. Per quanto io faccia non riesco a imprimere una direzione al mio fluttuare. Più mi chiama a sé e più mi allontano da lei. Sono preda di un inganno della mente, dell’oppio dei maestri cinesi, oppure questo è l’inferno, il luogo in cui ogni desiderio mi viene negato!

Voci che sembrano vicine bisbigliano al mio orecchio parole che non comprendo.

«Chi sussurra? Cosa volete da me?»

La tua mente è luminosa e vacua, nella forma di una grande massa di luce, è il Buddha della luce immortale. Riconoscilo!

Che c’entra il Buddha? Voci melliflue, tentate forse di addomesticarmi?

Possano i Buddha pacifici e infuriati intervenire con il potere della loro compassione e disperdere le fitte tenebre dell’ignoranza

Ignorante a me? Forse che il Re di Francia, signore di tutte le terre emerse, invierebbe un bifolco ad aprire la strada della diplomazia in Oriente?

Chi siete voi per dubitare della mia onorabilità? Disposti intorno al mio giaciglio stregato ve ne state chini su di me come avvoltoi, agghindati con ridicole tuniche color albicocca. Non so quale maleficio abbiate messo in atto, ma mi pare di volarvi sulla testa come un uccello pronto a scendere in picchiata. Le vostre voci hanno allontanato la luce cui anelo, ne sono certo. Maledetti! Come farò senza il suo calore?

Se il pentimento avviene in tempo, non sarai condannato a errare in eterno nelle vite inferiori per espiare i tuoi peccati

Condanna? Pentimento? Chi osa pronunciare parole tanto sconvenienti sul mio conto? Nessuna condanna ho mai ricevuta, in tutta la mia lunga e onesta vita!

Pentiti. Sei ancora in tempo

Di cosa dovrei pentirmi? Della fortuna che ha contato più della bravura nella mia professione? Un uomo diventa grande quando è capace di afferrare l’occasione propizia e di sfruttarla a suo favore, qualunque sia il prezzo.

Dovrei forse pentirmi per aver rinunciato con tanta arrendevolezza all’amore di una fanciulla devota, per uno sciocco capriccio del Re? Ho dovuto cedere, è il mio Re.

Quando, separato dagli amici che amo, solo vado vagando possano i Buddha intervenire con la forza della loro compassione, affinché i terrori del Bardo non emergano

Perché la mia fierezza non è capace di proteggermi dalla disperazione? Cos’è questa lancia acuminata conficcata nell’anima che produce un dolore tanto grande?

Lacrime scorrono sulle mie guance paffute. Sono vittima di un sortilegio, questo è certo, poiché ora le mie nude terga affondano in un acquitrino salato e melmoso. Stille di una coscienza che non ho mai creduto di possedere.

Non avere paura, non smarrirti

Bernardo da Limoges non ha paura! Tacete, monaci, o mi confonderete! Ho capito cosa volete da me, cessate questa tortura e vi accontenterò!

Volete che rinneghi il genio che ha salvato me stesso dall’anonimato. Per convincermi a confessare avete scomodato i mostri che da quel giorno sono la mia più terribile ossessione. Serpenti a tre teste con squame d’argento e occhi rosso sangue. Il loro sguardo infuocato penetra la mia gola fino alle viscere, là dove si trova la fonte di ogni mio peccato.

Quando le forme pacifiche e infuriate appaiono, senza paura, con fiducia, riconosci il Bardo

Ondivago uno dei mostri si avvicina, scrutandomi a lungo. La lingua biforcuta vuol convincermi a seguirlo. Questo sogno si è trasformato in incubo. Lasciatemi al mio destino, unico modo per liberarmi!

«Bernardo»

«Chi sei tu che invochi il mio nome?»

«Sono io, il garzone. Il tuo amico.»

«Clafout? Perché vedo il tuo volto su ciascuna delle teste dei serpenti? Sei forse qui per tormentarmi, per prenderti una rivincita? Tu, tu sei…»

«Morto, Bernardo. Come te.»

«Morto io? Non dire sciocchezze, incubo che non sei altro, atroce rimorso, macchia indelebile sulla mia coscienza!»

« Salvati, Bernardo!»

«Salvarmi? Se è vero che son morto, come posso salvarmi? Voglio uscire da questo limbo maledetto, piuttosto! Indicami la strada!»

«Non posso. Confessa e sarai liberato. Se non confesserai, appariranno le divinità infuriate, fiammeggianti, bevitrici di sangue.»

Confessare. Ecco cosa vuoi da me. Ti accontento soltanto se mi assicuri che questo orrore finirà. Eri il miglior garzone che avessi mai avuto, Clafout. Quasi un amico, con un unico, trascurabile difetto, da cui dovevo proteggere te e il nostro lavoro. Mi bastava conservare nella tasca della giacca la chiave della dispensa dei liquori e tutto filava liscio, fino a sera.

Devo a te la mia salvezza, lo riconosco, mi avrebbe di certo fatto ghigliottinare! La torta che avevo ideato per la Principessa era così dannatamente ordinaria… Ciliege e pasta frolla, come una crostata qualunque!

Fu tua l’idea di aggiungere la crema pasticcera. La eseguisti con maestria, poi sistemasti il composto nella teglia e t’incaricasti d’infornarla.

Barcollavi vistosamente, fu allora che mi avvidi della chiave nella toppa. Maledetta memoria! Cadesti a terra ubriaco e con te il dolce della nostra salvezza! Salvai il preparato, ma ciò che prima era disposto con coerenza divenne pura entropia.

Sapevi, Clafout, che quel disastro fu invece la nostra fortuna?

Avresti dovuto vedere la reazione della Principessa quando le sue labbra sfiorarono la morbida crosta. Uno sguardo che valeva più di mille scudi!

Il Re domandò il nome del dolce che aveva riportato il sorriso sul volto di sua figlia. Non ebbi alcun dubbio nel pronunciare il nome della torta per cui oggi sono tanto famoso: Clafoutis!

Come vedi, amico mio, non sono poi così cattivo.

Non mi ero accorto che avessi battuto la testa durante la caduta, lo giuro!

Fu soltanto al mio ritorno che mi accorsi di te, riverso sul pavimento, immerso nel tuo sangue bruno e raggrumato.

Lo stesso che ora vedo negli occhi di queste maledette bestie!

Un terribile vuoto mi assale, mentre un morso di fauci spietate raggiunge le mie budella, stracciandole. Vorrei fuggire, ma una voragine si apre innanzi a me. Da essa sgorga lava infuocata, presto lambirà le mie membra.

Dunque è questo il Bardo di cui lessi durante il mio lungo viaggio. Non mi resta che procedere oltre, poiché questo è il mio fato. Ho perso la facoltà di fluttuare e non so come superare quest’ultimo ostacolo.

Mi pento, Clafout, se è questo che vuoi. Del male che ti ho fatto, delle menzogne, della mia arroganza. Ora so che non è troppo tardi.

«Salta, Bernardo. Salvati!»

Salterò, farò come dici. Lascerò alle mie spalle il fardello della vergogna, pronto a cominciare un nuovo cammino.

Ciò che è stato non sarà più. Ciò che sarà non esiste. Ora hai il potere di essere. Agisci.

Vi è piaciuto il racconto?

Leggi gli altri racconti sul blog

Il tredici settembre sapremo se Bernardo da Limoges avrà meritato uno dei premi messi in palio da Barbara. Nel frattempo, buona estate!

Commenti

  1. Buongiorno Elena,
    sto facendo un tour dei blog per fare un saluto ai concorrenti e leggere le loro opere.

    Mi accodo ai commenti degli altri: un lavorone. Tra te e Darius mi sa che vi accaparrate i primi due posti, anche se devo ancora leggere il racconto di altri partecipanti.
    Hai miscelato fantasia e realtà?

    Come ho scritto a Nadia commentando il suo “La scelta di Clarisse”, su Svolazzi e Scritture, non riesco a comprendere l’uso che hai fatto di entropia. Mea culpa.

    Linguaggio studiato ad arte. Continua così che vai davvero forte.

    P.S.: forte la frase “Un uomo diventa grande quando è capace di afferrare l’occasione propizia e di sfruttarla a suo favore, qualunque sia il prezzo”. Un’ottima lezione di vita.

    1. Buon giorno Calogero e benvenuto tra le Volpi! Non ti nascondo che ho toccato ferro () quando hai parlato di podio, così per scaramanzia! Il racconto è quasi interamente di fantasia fatta eccezione per la Torta Clafoutis che è effettivamente un pasticcio di crema e ciliegie al forno e si ritiene sia stata concepita nella regione francese di Limoges. Il resto è frutto della fantasia e della mia passione per le filosofie orientali. Le citazioni sono dal libro Tibetano di morti.
      Ti ringrazio per le belle parole che hai riservato al mio lavoro e faccio a tutti noi buon vento!

  2. Complimenti Elena, bravissima. Credo sia stato difficile scrivere una storia in cui la fantasia e la creativita dovevano incastrarsi con parole prestabilite, te ci sei riuscita benissimo

    1. Ciao Simona, bentornata! Grazie di cuore per l’incoraggiamento. Hai colto nel segno, i limiti alla stesura individuati dalla tremenda Barbara sono stati in realtà uno stimolo molto grande per fare un passo avanti nella scrittura della storia. Quando si dice che un limite diventa opportunità ☺️. Ora devi incrociare le dita con me fino al 13 settembre!

  3. Complimenti, Elena, che racconto raffinato! Decisamente una bella prova e anche interessante 🙂 Arrivo solo ora a leggere le vostre storie per il contest di Barbara, ma nel frattempo ne ho scritta anche una io 😉

    1. Ciao Giampaolo, grazie per l’apprezzamento. La sfida è ancora lunga ma il cappellino fa gola, non lo nego! In bocca al lupo a tutti noi, vinca il migliore!

  4. Complimenti Elena, davvero una bella prova che dimostra ancora una volta il tuo amore per lo studio e l’approfondimento culturale. Che sfida!

    1. Ciao Grazia, felice che ti piaccia. Quando Barbara ha lanciato questa sfida ero molto perplessa. Non tanto per la lunghezza inferiore alle 10000 battute quanto per “l’ingombro” delle parole obbligatorie che appena uscite mi parevano uno di quei puzzle con migliaia di pezzi che fai fatica a trovare quelli quelli da cui cominciare. Poi si è affacciata un’idea e miracolosamente le parole si sono incastrate. Questo racconto e questo contest mi hanno messa di fronte ai limiti della mia scritture obbligandomi a superarli. Già questa per me è una grande vittoria, ringrazia @Barbara per l’opportunità. Ma tu @Grazia, non partecipi?

    1. Eh dai Nadia, la corsa è ancora lunga! Grazie, mi fa piacere che ti piaccia, sembra facile scrivere un racconto ma non lo è. Richiede molta energia e concentrazione! Baci

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