Pillole d'autore - Recensioni,  Scrittura creativa

Che fine ha fatto la mia voglia di scrivere

Il viaggio in Argentina mi ha cambiata, come vi ho raccontato qui. Quindici giorni di stacco totale da ogni forma di abitudine e automatismo hanno cambiato il modo in cui vedo le cose e sono tornata con più chiarezza dentro di me su tutto ciò che riguarda i principali aspetti della mia vita.

Oggi mi voglio soffermare su un aspetto in particolare, qualcosa di cui su questo blog ho parlato spesso e a lungo: è giunto il momento di domandarmi che fine ha fatto la mia voglia di scrivere.

Che fine ha fatto la mia voglia di scrivere

Questo inizio lascia già intendere molto della situazione in corso e di cui vi parlo oggi. Ebbene, non ho più voglia di scrivere.

Non si tratta di un vuoto di idee, né del classico blocco dello scrittore. Nemmeno si tratta di sfiducia nella mia scrittura o di preoccupazioni relative a quante vendite hanno generato le mie pubblicazioni o quante letture registri, dopo quasi otto anni, il blog delle Volpi.

Piuttosto sono molto più consapevole di prima del fatto che da qualche tempo la mia voglia di scrivere è volata via, lentamente, come una goccia di soluzione salina che nutre il corpo fin quando c’è liquido nella flebo e poi, basta.

E’ cominciato tutto con la percezione della fatica che ho sentito in questi mesi nel portare a termine il mio monumentale saggio sul cambiamento ed è un bene che abbia trovato finalmente le parole per definirlo. Saggio monumentale sul cambiamento, di questo si tratta e devo dire che il materiale accumulato, appunti, prime stesure, scalette ancora da riempire, è così ricco che l’aggettivo che ho utilizzato calza proprio a pennello.

Non riesco più a lavorarci con la costanza e l’interesse dei primi mesi e vedere tutto ciò che in proposito ho già scritto senza riuscire a portarlo a termine perché mi manca la voglia genera in me profondo disagio e sofferenza.

Che fine ha fatto la mia voglia di scrivere
Un uomo dorme in strada davanti a una vetrina di abiti chic a Puerto Iguazù

Un crisi che si ripete è una crisi di cui preoccuparsi?

Non sono nuova a momenti di crisi di questo tipo. Capitò una ventina di anni fa, quando al termine di un lungo lavoro divulgativo sul tema del diritto all’acqua, la stanchezza e la mancanza di voglia e di entusiasmo, insieme alla consapevolezza del lungo lavoro che ancora mi aspettava per portarlo a termine fece sì che quel saggio non vedesse mai la luce.

La decina di cartelle ordinate per capitoli in cui avevo riposto le pagine scritte e riscritte (allora non usavo ancora né Bibisco né gli strumenti di archiviazione on line) giacciono ancora intonse in una parte defilata della mia libreria, come il campione di un’epoca che non avrebbe dovuto tornare.

Essermi ricordata di un episodio della mia vita di scrittrice così simile a ciò che vivo ora non fa che acuire il mio disagio e i miei sensi di colpa. Una creatura che ho amato tanto e che pensavo con tutta me stessa dovesse vedere la luce è ferma al palo perché non ho voglia di scrivere e di prendermi cura di lei.

La voglia che non c’è riguarda anche il blog

L’assenza di voglia di scrivere riguarda anche il blog. Sono sicura che di questo cambiamento le lettrici e i lettori più affezionati se ne siano già accorti: dal rientro dal mio viaggio il blog ha perso (e non ha ancora ritrovato) la sua periodicità settimanale.

La verità è che al momento mi ribello a qualunque costrizione, compresa l’uscita programmata del martedì. Non è un caso che anche oggi esca di domenica e non ho idea di quando uscirà il prossimo articolo.

Durante la mia assenza le visite al blog si sono ridotte, come accade sempre quando non ci sono pubblicazioni più fresche. Lo avevo previsto. E’ un bene che qualcuno abbia continuato a leggermi, apprezzando gli articoli di tendenza, quelli più ricercati in rete, sei o sette “trattori” che trainano visite al blog. Ma penso anche a tutti gli altri, più di seicento, che sono ormai quasi del tutto nell’oblio. Ho provato un certo sconforto a pensare a tutto il tempo che ho impiegato per scriverli! E’ come se, improvvisamente, tutte quelle ore (in media per pubblicare un post, tra prima stesura, revisioni, stesura definitiva e pubblicazione ci vanno dalle tre alle quattro ore) mi fossero mancate come una sacca di sangue.

E così, in attesa di una robusta trasfusione, ho rallentato e immaginato altre strategie, tra cui quella di revisionarli, attualizzarli e ripubblicarli. In generale ho vissuto un senso di inutilità che i numeri non riescono a calmare.

Devo ammettere che il blog non ha mai “sfondato”, se per sfondare intendiamo qualche migliaio di lettori al giorno.

Ho uno “zoccolo duro” di fedelissimi che leggono e commentano con costanza e che sono la ricchezza inestimabile di queste pagine, e non voglio gettarla ai rovi.

Ma è sufficiente per dire di portare avanti un blog? Volpi che camminano sul ghiaccio ha forse una salute cagionevole?

Quanto di tutto ciò ha a che vedere con la mancanza di voglia di scrivere?

Forse servono solo nuovi stimoli o la pazienza per superare un periodo di stanca fisiologica, o forse è qualcosa di più profondo. Non mi sento in obbligo di trovare ora una risposta, ma di condividere con voi queste domande, sì.

Voglia di leggere Peter Cameron dall’inizio alla fine (con segnalazione di un suo romanzo)

Sapete che c’è di bello? Durante il viaggio ho riscoperto un amore mai tramontato, quello per la lettura. Come ai bei vecchi tempi in cui nessuna velleità scrittoria attraversava i miei pensieri e io divoravo letture moderne e classiche prendendo appunti, discutendone, parlandone di continuo con gli amici.

Così ho capito che questa mancanza di voglia è in verità una richiesta di attenzione da parte di altro. Ho capito che dovevo lasciare più spazio alla lettura quando ho cominciato (e in un amen terminato) Un giorno questo dolore ti sarà utile, di Peter Cameron.

Uno scrittore che non avevo mai letto (incredibile, imperdonabile!) e che ho adorato sin da subito. Per la sua tecnica narrativa e scrittoria e per la bella e delicata storia di James, un ragazzino adolescente così diverso eppure così uguale alle me di un passato lontano al punto da farmi scattare quel meccanismo di identificazione che ti tiene incollata al libro, fino alla fine e ben oltre.

Voglio terminare questa riflessione con una citazione dal romanzo in cui James – Cameron parla della difficoltà di tradurre i pensieri in parole:

Credo che nel mio cervello ci sia una specie di setaccio che impedisce un rapido (e tanto meno simultaneo) travaso dei pensieri in parole. 
Un po’ come il filtro nello scarico della vasca da bagno; c’è qualcosa che trattiene i miei pensieri nel cervello, e così bisogna cavarli a forza, come quegli schifosi grovigli di capelli bagnati. 
Riflettevo sui concetti di pensiero e di linguaggio, a quanto sarebbe stato difficile esprimerli – o quantomeno spossante, come se pensarli fosse già abbastanza e dirli fosse pleonastico o riduttivo, perché lo sanno tutti che la traduzione svilisce un testo, è sempre meglio leggere il libro nella lingua originale (À la recherche du temps perdu). 
Le traduzioni sono solo delle approssimazioni soggettive e questo è esattamente quello che provo quando parlo: quello che dico non è quello che penso ma solo quello che più gli si avvicina, con tutti i limiti e le imperfezioni del linguaggio. 
Quindi penso spesso che sia meglio stare zitto anziché esprimermi in modo inesatto. 

23 Comments

  • paola sposito

    Ciao Elena. Anche io a fine anno ho rallentato molto con la mia scrittura ed ora sono completamente arenata. Anche per me, le urgenze, le avversità ma anche i semplici impegni quotidiani hanno finito per mettere in un angolino il mio bisogno di scrivere. Scrivo dai tempi dell’università ma l’idea di creare un blog è arrivata da poco e a fine estate mi sono decisa a concretizzarla con il proposito, o meglio, la speranza di essere puntuale nella pubblicazioni. E invece, niente: zero tempo per scrivere, poco seguito, account Instagram e Facebook abbandonati al loro destino cozzano con il proposito quotidiano di concretizzare le idee che mi girano in testa. Leggendo le esperienze che nei commenti raccontano le tue ‘ Volpi’ capisco che il fermo nella scrittura, qualunque sia la causa che lo determini, è un malessere diffuso tra chi si occupa, per professione o per passione, di scrittura; e questo mi ha alleggerito l’animo. Intanto vi ringrazio per il suggerimento di Peter Cameron che, ahimè, è un autore che non conoscevo.‍♀️

    • Elena

      Cara Paola, è il famigerato blocco dello scrittore che a volte riguarda le idee e a volte il tempo, l’energia. Mi pare che il tuo problema sia al pari del mio e riguardi una certa difficoltà di mettere a disposizione della scrittura le poche energie che ci restano. Per me spesso è o è stato un cruccio ma con il tempo ho imparato ad accettare anche questo. Ci arriviamo tutti. Poi alcune letture aiutano. Mi sento comunque di dirti di goderti la vita che ti accade, qualunque passione vada o venga… Grazie per la visita vado a dare un’occhiata al tuo blog 🙂

  • eolos24

    Credo che la giusta pausa, dopo che si e’ svagati, allontanandosi preferibilmente dalla solita routine, sia importante per ricaricarsi in modo piu’ normale che sia. Non sono proprio un professionista, ne tanto meno un ricercatore su quello che e’ il mondo della scrittura. Adoro quello che e’ la sintesi e le splendide atmosfere, in questo modo mi ispiro ad un blog che coltivo da un po’. Amo anche la lettura dei grandi narratori e scrittori, ho un debole per l’arte pittorica. I grandi Caravaggio, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti.
    Auguri per il suo blog, elaborato con il suo talento.
    Colgo l’occasione per invitarla nel mio web: https://lacascinadeisogni.blogspot.com Grazie, se vuole dare un’occhiata ed un commento lo accettere volentieri! Saluti dalla Sicilia orientale.

  • Marina Guarneri

    Per me non è una novità: come avrai visto da quando mi conosci, io ho avuto momenti ciclici di fermo scrittura, anche di allontanamento dal blog (uno di questi momenti è durato un anno), poi però riprendo ed è come se non fosse accaduto nulla. Tu devi solo assecondare i tuoi desideri e se non c’è quello di scrivere o di aggiornare il blog, non devi forzarti, tanto lo slancio ritorna (ho avuto modo di appurarlo in più occasioni): siediti e aspetta. E goditi tutto il resto! (ma se anche non dovesse tornare, chi se ne frega: la vita, la quotidianità, sono talmente piene di spunti belli!)

  • Giulia Mancini

    Cara Elena, mi ritrovo molto nei vari commenti, è così: siamo sopraffatti dalla vita e scoraggiati anche dai mancati riconoscimenti e questo fa perdere entusiasmo e, come dice Grazia, può esserci la sensazione di aver sprecato il proprio tempo, tempo che viene sottratto alla vita.

    Mi sento così anch’io, ho rallentato i post sul blog e non scrivo da molto tempo, è la prima volta dopo nove anni di scrittura in cui chiudo l’anno senza aver scritto neanche una riga di un nuovo romanzo. Può darsi che sia una fase, non lo so, ma é così. In questo periodo sto solo leggendo e, a proposito di letture, ho letto da poco proprio “Un giorno questo dolore ti sarà utile” di Peter Cameron, mi è piaciuto molto e non escludo di leggere altri suoi romanzi. Ti mando un abbraccio.

    • Elena

      Non so se sia una cosa che col tempo succede a tutti i blogger ma a forza di leggerti, da te o qui nei miei commenti, mi sembra di esserti sempre più vicina. Le cose che dici ora sono poi esattamente coincidenti con la mia situazione. È incredibile. Sento la stessa cosa che descrivi, mi sembra in qualche momento di aver sprecato un tempo importante nella mia vita soprattutto se guardo indietro e torno ai momenti in cui tutte quelle parole venivano meticolosamente messe nero su bianco per poi essere abbandonate. Ecco è più questo che la sensazione di aver sprecato tempo, ovverosia il pensiero che ciò che è stato non vive più e non so come tenerlo in vita. Forse provi qualcosa di simile ora che ti sei resa conto che è il primo anno in cui non scrivi nemmeno una riga di un nuovo romanzo. Però tieni conto che l’anno non è ancora finito. Chissà cosa ti porta il periodo di festività che ci aspetta. Io, pienamente nel mio attuale mood, sto programmano soltanto feste e viaggi. Va così e non è poi tanto male 😀 un abbraccio

  • Sandra

    Secondo me siamo tutti un po’ sopraffatti dalla vita e la scrittura passa in secondo piano dopo anni in cui abbiamo dedicato tante risorse. Tu poi hai avuto un periodo molto duro con tua mamma, e ora questo viaggio bello e straniante (ci mancava solo il nuovo presidente argentino per completare il quadro di un mondo tremendo), non è facile mettersi lì a lusingare la creatività, le idee vanno attratte e non inseguite. Sotto sotto hanno il loro peso anche i mancati riconoscimenti, e quel sottile e subdolo pensiero “ne varrà la pena?”

    • Elena

      Ah ma certo è così, se avessi avuto un successone forse oggi sarei occupata a cercare nuove idee per scrivere e forse, anche in assenza di voglia, sarei come quando affronto un impegno di lavoro, ingaggiata e seriamente impegnata a portarlo a termine senza risparmiarmi. Ma la voglia? La voglia, l’entusiasmo, hanno bisogno di altro. Forse la stanchezza o forse un ciclo che si chiude perché se ne apra un altro. Staremo a vedere, intanto a voi grazie per aver risposto a questo post un po’ lagnoso come non accadeva da tempo

  • BRUNILDE

    Scrivere è una forma di creatività, e non si può essere creativi sempre, con continuità. Accetta questo momento, in cui energie e stimoli ti portano altrove, senza porti problemi. Tanto la scrittura è una passione, una forma di necessità carsica: sembra che sparisca, in realtà corre sottotraccia, e prima o poi riemerge.
    Cameron è un autore che amo, anche a mia figlia piace molto: entrambe lo siamo andate a sentire al Salone, la primavera scorsa. In realtà l’ultimo libro, una raccolta di racconti dal titolo” Che cosa fa la gente tutto il giorno ” non mi ha convinto. Molto bello per me invece un romanzo precedente ” Quella sera dorata “: buona lettura!

    • Elena

      E’ vero! Ora ricordo da chi avevo sentito parlare di Cameron! Ebbene, avevate ragione, è bravissimo! E forse hai ragione anche sul resto: farò come l’acqua del Carso, prima o poi riemergerà la voglia e nel frattempo mi godo cosa riesco a fare senza scrivere: amici, letture, teatro, maschere di bellezza! 😀

  • newwhitebear

    Capita anche nelle migliori famiglie che mancano gli stimoli per portare avanti progetti e idee. Come hai potuto notare da quattro anni il mio blog si è contratto, è smagrito e poche volte ho pubblicato qualcosa di nuovo. I motivi? Molti e variegati. L’età che avanza, lo stato di salute, il tempo che stranamente sembra essersi ristretto. Anche le letture dei blog altrui si sono ridotte e sono diventate più selettive. Penso che tradurre idee e pensieri in parole sarà più difficile nel futuro.
    Quindi capisco il tuo disagio.

    • Elena

      Non voglio fare pubblicità a Cameron ma il tema della difficoltà di tradurre pensieri in parole è un tema centrale nel romanzo che ho brevemente recensito. Si ho notato che il tuo blog è sempre più smilzo. Ma ho anche notato che possiedi un folto gruppo di lettori/trici che ti seguono anche solo per un saluto o un sorriso. Quando la scrittura crea relazioni, è difficile abbandonarla

  • Grazia Gironella

    Stai vivendo, nel tuo modo unico, quella che è anche la mia esperienza personale. Che io abbia smesso di scrivere sul blog non è una sorpresa. Avevo pensato di sottoporre almeno a revisione il romanzo che ho già scritto, e magari pubblicarlo, per poi arrivare a pormi domande più serie, ma forse questo non succederà. Nel mio distacco dalla scrittura gioca sicuramente un ruolo importante la delusione per gli scarsi risultati, anche del blog, peraltro, ma non c’è soltanto questo. Ho avuto la sensazione di avere sprecato tempo, intenzione, creatività in qualcosa che non solo non dà frutti, ma è del tutto irrilevante in una prospettiva più ampia. Se non scrivo, non fa nessuna differenza per il mondo. Scrivere, però, mi occupava tantissimo tempo, che ha compresso quello disponibile per il resto. Adesso che quel tempo si è liberato, non per questo sono serena. I problemi che se ne stavano nascosti negli angoli vengono fuori e fanno la voce grossa, ora che non mi intontisco a pensare a nuove storie e scriverle. Questo mi obbliga ad affrontare pensieri e sentimenti scomodi. Shadow work, ecco. Ma so per certo che non voglio attaccarmi alla scrittura come se fosse un salvagente, né sforzarmi di tenerla viva in modo artificiale. Credo che a volte si faccia proprio così: si lotta per trovare motivi per continuare a scrivere, quando sarebbe più giusto accettare che un periodo si è chiuso e un altro (ignoto) si apre. Anch’io leggo di più, leggo tanto. Adesso, anzi, vado a vedere se la mia biblioteca ha qualcosa di Cameron. Ti voglio bene.

    • Grazia Gironella

      Va da sé che la tua situazione non è la mia: forse ti tornerà la voglia di scrivere, forse tornerà anche a me. Che sia un capitolo chiuso, chi può dirlo? Il futuro, o forse nemmeno quello. 😉

    • Elena

      Ti voglio bene anche io @Grazia. E ho letto con trasporto la tua riflessione sulla scrittura. Il tuo blog è fermo da tempo, lo so perché di tanto in tanto vengo a vedere se per caso è cambiato qualcosa, c’è una novità, ma niente. Da tua lettrice posso dire che manchi, del resto non so dire perché la crisi che ho è simile alla tua. E’ proprio come racconti, la scrittura occupa molto tempo e spesso, in una prospettiva più ampia, ci si accorge che ha senso soltanto per noi, per il momento in cui quelle parole le abbiamo scritte e le ragioni per cui le abbiamo scritte. Penso di me che di recente mi sono sforzata di scrivere, di aggiornare il blog e tutto il resto per senso di colpa verso me stessa e una passione che merita tutta la mia energia, non tanto per offuscare la mente o riempirla di altro per non affrontare cose che non voglio affrontare. Ma il fatto stesso che abbia dovuto usare il termine “sforzata” mi fa pensare a una fatica che non ho voglia di compiere. Per ora vado avanti come posso. Non ho ancora deciso se questo è uno stop definitivo, ma al momento lo escludo. Abbracci

      • Grazia Gironella

        Non avevo niente di suo, ma ho già messo le mani su “Un giorno questo dolore ti sarà utile”… biblioteca vera, non i miei scaffali. Sarà un piacere condividere una lettura. 🙂

        • Elena

          Bene! Non vedo l’ora di conoscere il tuo parere! Chissà magari scriviamo una recensione a 4 maniera così torni a pubblicare e io… Pure!

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