Ci sono periodi in cui succedono molte cose nuove tutte insieme e questo, per me, è uno di quelli.
Dopo tutto lo sforzo per arrivare alla pubblicazione, pensavo al libro soprattutto come a un oggetto: carta, inchiostro, pagine da leggere, condividere, magari discutere. Un libro che, una volta uscito, avrebbe cominciato la sua vita nelle mani di altre persone.
Invece sto scoprendo che può essere molto di più.
Può diventare uno strumento vivo.
Me lo hanno dimostrato le prime presentazioni. La festa del libro (foto su Instagram a questo link) aveva già suscitato molto interesse, ma è stata soprattutto la prima presentazione alla libreria Trebisonda a mettere in moto esattamente quello che desideravo.

Ho deciso infatti di portare con me, in tutte le discussioni e le presentazioni che mi stanno organizzando, due strumenti: il microfono aperto e la scatola dei pensieri liberi.
Perché un libro che parla di partecipazione non può che provare a praticarla.
Ci sono momenti in cui tutto si muove
Nel libro racconto, tra le altre cose, un’esperienza molto semplice: quella della divisione equa del tempo in un’assemblea, in modo che non siano sempre le stesse persone a parlare e le altre ad ascoltare. Un esempio legato al mondo del lavoro che, evidentemente, resta impresso a chi mi ascolta perché quando lo racconto succede qualcosa.
A quel punto la partecipazione non è più soltanto una parola di cui discutere: diventa una cosa che si può provare a fare.
Così ho deciso di cambiare anche il modo tradizionale di presentare un libro.
Avete presente le presentazioni in cui qualcuno racconta il libro, magari legge qualche brano e poi arrivano alcune domande, spesso già previste?
Ecco, io ho scelto di fare diversamente.
Una parte del tempo è dedicata al dialogo con chi presenta il libro: domande, curiosità, riflessioni. Ma almeno metà del tempo che abbiamo a disposizione viene lasciata al pubblico.
E lì succede qualcosa.
Le domande arrivano. Le persone raccontano esperienze. Qualcuno collega quello che ha appena ascoltato alla propria storia, al proprio lavoro, alla propria organizzazione.
La scatola dei pensieri liberi
E poi ci sono quelli che al microfono non se la sentono di parlare. Ed è qui che entra in gioco la scatola dei pensieri liberi.
Dentro ci finiscono pensieri, osservazioni, domande, pezzi di esperienza che magari non avrebbero trovato spazio nella discussione pubblica. Chiedo all’inizio, per chi vuole, di lasciare una traccia dell’esperienza che stanno per fare, e poi al termine quasi tutti si fermano e scrivono. Sono bigliettini piccoli, piccolissimi, densi oppure che contengono una sola parola.
Io li raccolgo tutti.
E ne tengo traccia anche nei post che pubblico su Instagram qualche giorno dopo ogni incontro.
A proposito, Instagram, per me, è una piccola novità nella novità. Sono stata per anni molto più presente su Facebook e non l’avevo mai considerato particolarmente. Adesso sto imparando a usarlo in un modo che sento mio: non tanto come vetrina per promuovere un libro, ma come luogo in cui condividere quello che il libro sta generando.
Non so se sia il modo giusto di promuovere un libro.
Anzi, probabilmente non è il modo che usano tutti.
Ma è il mio modo.
E in questo momento mi interessa soprattutto capire che cosa succede quando un’idea esce dalle pagine e incontra le persone.
Forse è proprio questo che intendevo quando ho scritto che la partecipazione è un agente trasformativo.
Il blog e la sua distanza
Curiosamente, mentre il libro si muove e incontra persone, il blog sta diventando sempre più distante da quello che faccio e da quello che sento. Me ne accorgo da un po’ e forse ve ne siete accorte anche voi.
Mi torna in mente la riflessione sulla crisi che avevo scritto all’inizio dell’anno.
Una crisi non è necessariamente qualcosa che si rompe, a volte è solo qualcosa che sta cambiando forma.
Mi do tempo fino a marzo del prossimo anno per decidere che cosa fare del blog delle Volpi. Ma una decisione, dentro di me, sta già maturando.
La settimana del mio compleanno
E intanto la vita va avanti. La prossima settimana sarà la settimana del mio compleanno.
58 anni.
Una cifra notevole, devo ammetterlo. Ma stranamente in questo momento non ho molta voglia di guardarmi indietro. Mi viene molto più naturale guardare avanti.
La mia vita è piena.
Piena di novità, di incontri, di soddisfazioni. E, naturalmente, anche di tanta stanchezza. Ma piena.
Quest’anno ho deciso di farmi un regalo davvero speciale: un viaggio.
Partirò con un’amica per Copenaghen, una città che avevo visto molti anni fa, quando ero ancora una ragazzina. Sono curiosa di tornarci adesso, con occhi completamente diversi.
È anche un piccolo esercizio di coraggio, perché nel frattempo è tornata la mia paura di volare e per raggiungerla nel giorno e nell’orario che abbiamo stabilito mi aspettano ben due coincidenze di voli, sia all’andata che al ritorno.
Un salasso, praticamente. Economico ed emotivo. 😄
Ma lo so già come andrà.
Prima della partenza mi farò mille paranoie. Poi arriverò in aeroporto e, come sempre, improvvisamente tutto mi sembrerà normale. Salirò sull’aereo, partirò e mi chiederò ancora una volta perché mi sono preoccupata tanto.
Ma anbche di questo, ne riparleremo.
E voi?
Quali sono le novità, le piccole o grandi soddisfazioni, le cose che stanno cambiando nella vostra vita in questo momento?




Mia cara, ho sentito che molti blogger abbandonano le proprie creature per dedicarsi a strumenti di comunicazione ( forse ) più attuali e diversi,tipo Instagram.
Ci sarà una logica in questo, sicuramente gestire un blog è parecchio impegnativo, e tu in questo momento sei felicemente impegnatissima.
Per l’ennesima volta ti dico goditi il momento, accompagna il tuo libro, e sii felice il giorno del tuo compleanno.
Anche se mi dà un po’ fastidio pensare che mentre tu nascevi io avevo già iniziato la quarta elementare…
Scherzo, naturalmente. Il tempo che passa può essere una benedizione. A me ha portato maggiore capacità di accettazione e di godere le cose più profonde, e maggore serenità.
A te…ha fatto vincere la paura dell’aereo. Appena partirai non ci penserai neppure, e sarà bellissimo.
Viaggiare fisicamente è come leggere, un libro può essere meno complicato, lo ammetto, e consente spostamenti non solo nello spazio ma anche nel tempo.
Ma starsene un po’ fra le nuvole davvero, e vivere una città diversa, assaporandone le atmosfere e annusandone gli umori è impagabile.
Aspettiamo tutti notizie da Copenaghen!
Mi sembra interessante la scatola dei pensieri per raccogliere le impressioni anche di chi normalmente sta zitto.
Instagram, Facebook o altro no, non mi interessa. Ne faccio volentieri senza.
Ho capito cosa succederà del blog. Chiude. Mi sembra giusto che sia così, se lo senti sempre più distante.
58 anni? Ma sei giovanissima! Allora… niente auguri. Dicono che porta male. Te li farò in ritardo più avanti.
È bella l’idea della scatola dei pensieri liberi per coloro che non amano parlare o fare domande in pubblico, sicuramente arriveranno molti spunti di discussione.
anche per me sta cambiando il rapporto con il blog, sto meditando di rallentare molto o forse smettere di pubblicare post, per dedicarmi alla scrittura di un romanzo o, almeno, provarci
Credo che questa sintonia di atteggiamento nei confronti del blog provenga da medesime aspirazioni e condizioni. Entrambe facciamo – ancora – lavori che occupano gran parte del nostro tempo e della nostra testa e entrambe desideriamo trovare una forma più stabile di comunicazione con la scrittura, attraverso i libri. Tu poi ne hai scritti davvero molti e dalle ultime tue parole capisco che sei ferma da un po’; allora è giusto fermarsi e concentrarti su ciò che vuoi davvero fare, non girandoci intorno. Il tema per me è il tempo di qualità che voglio dedicare alla mia vita. E alla stanchezza che deriva da coltivare uno spazio come questo senza aver ben capito che cosa possa trarne in cambio. Tu come la senti questa distanza dal blog?
La tua bella energia traspare dalle parole che usi. Mi piace molto anche che tu interpreti la lettura a modo tuo. Secondo me quasi tutto il meglio viene dallo sguardo nuovo su cose usuali. Quanto a me, direi che sono quasi nella situazione opposta… quindi evito di rispondere alla tua domanda. (Oppure ho già risposto?)
Forse hai già risposto. Momenti come questo non sono comuni. Ho imparato a godermeli appieno, lasciando indietro le cose più oscure, almeno per un po’. Non sempre ci riesco, ma provarci significa far lavorare la parte bella di noi. Un caro saluto